Pietro Bembo e la creazione del canone linguistico-letterario in volgare

Cari amici e care amiche

Il nostro viaggio nella lingua italiana continua! Nei post precedenti, abbiamo studiato L’avvento della stampa e la tipografia di Aldo Manuzio e Pietro Bembo e la questione della lingua, nonché la sua importanza nell’Italia letteraria del cinquecento e non solo. Oggi, invece, parleremo del suo ideale di canone linguistico-letterario e dei suoi criteri per quanto riguarda le sue scelte editoriali. Prima di tutto bisogna chiarire l’idea di “canone”, avete mai sentito questo termine?

Il canone, in genere, è un insieme di regole o principi proposti come norma. In letteratura, il canone è definito come un elenco di opere e autori considerati come modelli da seguire o imitare (canone letterario).

Vi ricordate che gli ideali umanisti erano quelli di preservare i testi classici (Cicerone, Virgilio, Omero ecc.) dalla definitiva scomparsa? Pertanto, applicavano la tecnica filologica (o procedimento filologico). Anche Pietro Bembo applicò gli stessi criteri alla letteratura volgare del trecento, proponendo come modello linguistico e stilistico da seguire le opere di Petrarca, Boccaccio e Dante (in quest’ordine).

Nel 1501 e nel 1502 Bembo pubblicò a Venezia, presso la tipografia di Aldo Manuzio, le edizioni a stampa di Petrarca e Dante. Per quanto riguarda l’edizione della Commedia, il letterato veneziano si servì dell’autorevole codice Vaticano (Codex Vaticanus) 3199, contenente il manoscritto originale della Divina Commedia di Dante Alighieri, che fu donato da Giovanni Boccaccio a Francesco Petrarca.

Per l’edizione del Canzoniere di Petrarca, il cui titolo originale è Francisci Petrarche laureati poete Rerum vulgarium fragmenta (Frammenti di componimenti in volgare di Francesco Petrarca, poeta coronato d’alloro), Bembo consultò addirittura il codice Vaticano 3195, il quale costituisce ancora oggi la base fondamentale per l’edizione critica dell’opera.

Portrait of the Young Pietro Bembo - Raffael (eigntl. Rafaello Sant als  Kunstdruck oder handgemaltes Gemälde.
Pietro Bembo giovane, Raffaello Sanzio, 1506

Magari avete già intuito che non era così semplice (e non lo è tuttora) arrivare ai manoscritti originali dei testi antichi, anzi, direi che era una vera e propria impresa. Dunque, se il Bembo voleva costruire un canone linguistico-letterario affidabile da proporre come modello, doveva curare anche questi aspetti fondamentali. Infatti, l’autorevolezza dell’edizione del Canzoniere gli assicurò la possibilità di fissare un testo di riferimento, un modello da seguire/imitare e da cui ricavare una norma grammaticale.

Le mansioni di Bembo, all’interno della tipografia del veneziano Aldo Manuzio, andarono ben oltre: lui ebbe modo di rivedere, in senso toscaneggiante, molti testi in vista della pubblicazione, adeguandoli ai suoi ideali linguistici.

La prospettiva Bembiana non era solo linguistica ma soprattutto estetica, considerando che le opere di Petrarca e Boccaccio venivano additate anche come modelli stilistici e retorici: Petrarca per il linguaggio lirico, Boccaccio per la prosa. Così facendo, Bembo riuscì a trasferire il concetto umanistico di “imitazione dei classici”, come già abbiamo visto, dal dominio della letteratura greco-latina a quello della letteratura volgare del trecento. Nella concessione bembiana, la letteratura volgare aveva ormai raggiunto un livello di perfezione pari a quello della letteratura greca e latina. Quindi, il Canzoniere di Petrarca, il Decameron di Boccaccio e la Commedia di Dante rappresentavano l’apice (“le tre corone fiorentine”) della tradizione volgare e meritavano di assurgere alle vette altissime dei classici.

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Statue di Dante, Boccaccio e Petrarca nel loggiato degli Uffizi (Firenze)

Ma quali erano i criteri di equilibrio e compostezza inerenti al classicismo cinquecentesco applicati da Bembo nel momento di selezionare i testi, all’interno delle opere delle tre corone fiorentine? Il linguaggio lirico di Petrarca era armonioso, uniforme e selezionato, quindi corrispondeva pienamente ai criteri classici. Tuttavia, Bembo aveva un altro giudizio riguardo al Decameron di Boccaccio, il cui linguaggio è più svariato e articolato, presentandosi come un organismo complesso, dove convivono varietà di lingue molto distinte. Per questa ragione fu operata una selezione all’interno del testo boccacciano: la lingua da proporre come imitazione dei prosatori fu quella del Proemio, della cornice e delle novelle “tragiche” (per esempio, Tancredi e Ghismunda, IV 1), in cui lo stile sembra più sostenuto e ricercato, ben lontano e diverso dal volgare parlato presente in altre novelle. Per quanto riguarda Dante, il Bembo ebbe, invece, tantissime riserve non solo nei confronti del suo “plurilinguismo” aperto all’uso di lingue e volgari svariati ma anche del suo stile capace di oscillare da un registro elevato e aulico del Paradiso a quello basso e plebeo di alcuni canti dell’Inferno.

Per Bembo era pericoloso – considerando che la sua teoria prevedeva una connessione intima tra lingua e letteratura – tener presente anche il fiorentino vivo a lui contemporaneo, poiché, secondo lui, rischiava di corrompere la lingua “pura” degli autori del Trecento con dialettismi e neologismi. Quindi, tra gli ideali linguistici di Bembo, non è mai stato preso in considerazione il problema della comunicazione normale, quotidiana, che si dà prevalentemente per via orale. La sua proposta, ispirata ai principi del classicismo Cinquecentesco, era elitaria e abbastanza staccata dalla realtà dei problemi storicosociali, corrispondendo alle aspettative del selezionato e ristretto pubblico dei letterati italiani dell’epoca.

Ovviamente, ci furono altre tesi e proposte linguistiche il quel periodo, ma quella arcaizzante di Bembo prevarrà su tutte, dettando le leggi linguistico-letterarie nel corso del secolo XVI e dei secoli avvenire fino all’Ottocento, argomento che affronteremo nei prossimo post.

Spero che il viaggio nella lingua italiana che abbiamo fatto fin qui vi sia piaciuto.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (grammatica):

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (letteratura/cultura):

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.
  3. L’Italia è cultura – Letteratura. Edilingua.
  4. Treccani enciclopedia, Sapere.it, Wikipedia
  5. Materiale del Master in Didattica della Lingua Italiana come lingua seconda/L2

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Libro di verbi italiani strutturato in modo dinamico che riunisce sia la teoria sia la pratica, nonché le più significative difficoltà che uno studente straniero affronta quando comincia a studiare la lingua italiana. Per esempio, troverete: c’è e ci sono, mi piace e mi piacciono, la coniugazione nei tempi composti e gli ausiliari da usare (essere e avere) in presenza dei verbi servili e così via, la concordanza dei tempi (consecutio temporum) ecc. Il presente libro è utile ad approfondire la lingua italiana per gli studenti che già ne hanno una certa padronanza. Allora, cosa aspettare a ordinarlo?

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Pubblicato da Cláudia Valéria Lopes

Cláudia Valéria Lopes è nata a Rio de Janeiro, Brasile. Nel 2001 si laureò in Lingue straniere (portoghese e italiano) presso l’UFRJ – Universidade Federal do Rio de Janeiro. È traduttrice e insegnante di portoghese e italiano. Ha vissuto in Italia per sette anni, periodo in cui ha potuto approfondire le sue conoscenze della lingua italiana e dare continuità ai suoi studi. Ha lavorato per due anni come lettrice di lingua portoghese (norma brasiliana ed europea) presso l’Università degli Studi di Bari. Dal 2009 vive in Svizzera, dove lavora nel campo dell’e-learning, traduttrice (le sue lingue di lavoro sono: portoghese, italiano, inglese e tedesco) e insegnante di portoghese e italiano. Claudia è fondatrice, amministratrice e redattrice del Blog, della pagina Facebook di Affresco della Lingua Italiana e del canale Youtube.

12 pensieri riguardo “Pietro Bembo e la creazione del canone linguistico-letterario in volgare

      1. Credo che ho perso l’abitudine di dare esami. Prima quando non avevo famiglia, figlia, cane 🐕, lavoro , altri interessi era molto più semplice. Ah! C’è anche il tedesco … troppe cose, ma mi piace studiare, credo che è questo che mi mantiene “in forma”. Senti, com’è andato l’evento? Quale concorso hai fatto?

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      2. L’evento molto bene, grazie 🙂 Abbiamo fatto il pieno di pubblico e il riscontro mi sembra positivo. Giovedì scorso invece ho avuto l’orale di un concorso per bibliotecario.
        Penso che tu sia allenatissima quanto a studio ed esami! Sicuramente sarai abilissima nel dividerti tra mille cose. Non so come fai 😀

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      3. Non farai un post sull’evento? Sono curiosa di vedere le belle foto che hai scattato e di leggere le tue impressioni. Per quanto riguarda me e la gestione del mio tempo avrei una risposta: tre anni fa ho avuto il cancro, ecco perché ho tanta fretta di vivere, mi è rimasta la paura di non riuscire a fare tutte le cose che piacciono o di non realizzare tutti i miei progetti (almeno una parte). Ti auguro una buona giornata.

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      4. In realtà no, qui non pubblicherò un articolo sull’evento. Ho messo su Instagram qualche foto che ha scattato mio papà.
        Complimenti per la tua “fretta”, o meglio determinazione nella realizzazione dei tuoi progetti 🙂 mi ha colpito leggere che deriva da un’esperienza come il cancro, ammiro sempre chi riesce ad affrontare un evento negativo trasformandolo in una occasione di ripartenza

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      5. Ciao Lorenzo!
        Quindi vado a dare un’occhiata alle foto. Per quanto riguarda la mia ripartenza, ti devo dire che non è stata semplice, ma ce l’ho fatta in qualche modo, anche se la paura è rimasta. Tuttavia, ho deciso di vivere giorno per giorno, organizzando dei piccoli progetti non a lunghissimo termine. Ah, ho cambiato direzione: ho pensato di fare il Master di II livello in Itals alla Ca’ Foscari (mi hanno già dato l’ok). Adesso devo solo aspettare che riaprano le iscrizioni. Per quanto riguarda il dottorato, mi devo organizzare meglio, perché, di solito, loro esigono la presenza agli eventi didattici ed io non potrei esserci (sempre alla Ca’ Foscari), vivo a Zurigo. E poi non avrei nemmeno la possibilità di una borsa di studio, dovrei pagare tutto di tasca mia. D’altronde, anche il Master lo dovrò pagare, e poi l’ultimo mese, da ciò che ho capito, viene svolto in presenza. Dunque, dovrò trovarmi una sistemazione a Venezia. Ho un caro amico brasiliano che mi dice sempre che io creo delle complessità alla mia vita… come dargli torto.

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  1. Ah, ho fatto anch’io il master della Ca’ Foscari. Deve essere cambiato un po’ perché quando l’ho fatto io non c’era nessun evento per cui era richiesta la presenza, a parte la discussione delle tesi alla fine. Infatti io l’ho svolto quasi tutto quando vivevo in Scozia!

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    1. Mi riferivo al dottorato per quanto riguarda la presenza (dovrei partecipare a degli eventi ed io non posso)

      Infatti, per quanto riguarda il Master, avevo capito male; in presenza soltanto la tesi, questo se la situazione sanitaria lo permetterà. Como ti è sembrato il corso? Venerdì prossimo devo dare l’ultimo esame e la prova orale, così finisco il master di primo livello (modalità online Ecampus). Mi potresti dire qual è il programa della ca’ foscari? Quindi vivi in Scozia? Io vivo in Svizzera, a Zurigo.

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