Cosa significa il termine BREXIT?

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Oggi è un giorno molto importante per la Gran Bretagna, poiché i suoi cittadini dovranno scegliere di rimanere nell’Unione Europea oppure votare per la Brexit e uscirne. Bruxelles ormai ha dato il suo verdetto: “chi è fuori, è fuori, nessun altro compromesso è possibile”, quindi gli inglesi dovranno decidere il futuro della Gran Bretagna, senza alcuna possibilità di tornare indietro. Ma cosa significa il termine Brexit?

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L’anno scorso abbiamo visto spesso il termine Grexit – coniato dagli analisti Willen Buiter e Ebahin Rahbri su Global Economics View, del 6 febbraio 2012 – su tutte le testate italiane. Il vocabolo nasce dalla lunghissima espressione Greek Euro Area Exit, cioè “uscita greca dall’area euro”. Quindi Brexit nasce da British Euro Area Exit, termine diventato corrente sia nella lingua inglese sia in altre lingua, entrato nella lingua italiana come prestito, così come Grexit.

Il filologo e linguista Bruno Migliori (Rovigo, 19 novembre 1896 – Firenze, 18 giugno 1975) denominava queste abbreviazioni di “parole macedonia”, cioè casi in cui “una o più parole maciullate sono state messe insieme con una parola intatta” come, appunto, exit.

Si deve dire la Brexit o il Brexit? Cerchiamo di ragionare insieme: exit è la forma verbale latina, adoperata in inglese come prestito nella formazione di didascalie teatrali (exit v.1 nell’Oxford English Dictionary), ma anche un sostantivo, che corrisponde all’italiano “uscita”, per cui l’Accademia della Crusca raccomanda che Brexit e Grexit siano adoperate come vocaboli femminili, preceduti dall’articolo “la”: la Brexit e la Grexit.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Espressioni idiomatiche con il vocabolo “labbra”

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Ciao, ragazzi!

Oggi imparerete alcune espressioni idiomatiche con il vocabolo “labbra”. Gli esempi sottostanti sono stati tratti da libri in lingua italiana (oppure tradotti), cosicché possiate capire in quali situazioni e contesti certe espressioni vengono adoperate:

 1) A fior di labbra

Dire qualcosa in modo vago, appena accennato, che si vede o si sente appena. Riferito a un sorriso, a parole mormorate e simili:

Es.: “Maigret entrò nel gioco parlando anche lui a fior di labbra, in tono leggero, come se dicesse cose senza importanza.”

(dal libro Il mio amico Maigret, di Georges Simenon)

2) Arricciare le labbra

Manifestare disapprovazione, dubbio, disgusto o simili:

Es.: “Dei rumori conosciuti gli fecero arricciare le labbra in un debole sorriso e continuò a camminare finché raggiunse il salotto e la cucina, dove Aaron era affaccendato.”

(dal libro Jerry è meglio, di Erin E. Keller)

3) Leccarsi le labbra

Figurativo: apprezzare molto qualcosa di gustoso, in genere una vivanda e simili, oppure pregustarla con grande piacere; anche figurato:

Es.: “Si è riempito la gola, si è leccato le labbra, ha pulito i suoi denti, brillanti i suoi occhi. Si è preso il dovuto, soddisfatto di sé.”

(dal libro Polveri sui lari, di Carla Magnati)

4) Pendere dalle labbra di qualcuno

Ascoltare una persona che parla con grande attenzione e interesse:

Es.: “«Sì, ho sentito.» «Sul serio? Ti credevo troppo preso a pendere dalle labbra di Karina per ascoltare quello che mi ha detto John» ribatté lei aspra. «Io pendere dalle labbra di Karina?» ripeté Rick, sorpreso e divertito. «Lucy, non sarai gelosa? ”

(dal libro Il tropico del cuore, di Kathryn Ross)

Arrivederci e buono studio!
Claudia V. Lopes
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Alcune espressioni e locuzioni con il vocabolo “cuore”

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, parleremo del vocabolo “cuore”, che deriva dal latino r, ma anche di alcune locuzioni ed espressioni in cui esso viene usato.

Il cuore, anatomicamente parlando, “è un organo muscolare cavo a forma di cono, situato nella parte mediana della cavità toracica con l’apice rivolto a sinistra, le cui contrazioni pompano il sangue nell’apparato circolatorio”, per cui ci sono espressioni come:

i battiti del cuorequando l’ho visto, mi si sono accelerati e battiti del cuore; il medico controlla i battiti del cuore del paziente;

le malattie del cuore le malattie del cuore più frequenti sono: aritmie, ictus, arteriosclerosi, infarto, angina pectoris;

trapianto del cuoreil trapianto del cuore è la sostituzione di un cuore malato con uno sano prelevato da un donatore.

Il diminutivo di cuore è “cuoricino“, termine molto usato dalle mamme per rivolgersi ai propri figli.

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Il cuore indica anche la parte sinistra del petto, perciò portiamo spesso la mano al cuore, quando parliamo di qualcosa che ci fa emozionare in modo particolare, e quindi stringiamo qualcuno al cuore, al petto.

Il cuore è anche la sede dei nostri affetti, sentimenti ed emozioni, in poche parole, la parte più intima del nostro animo, perciò esistono tante espressioni a riguardo:

avere o non avere il cuore – essere, non essere buono e generoso;

avere un cuore di pietra, di sasso, di ghiaccio – essere spietato, insensibile.

Quando facciamo qualcosa di cui siamo veramente fieri, sovente diciamo “questo l’ho fatto col cuore“, “mi è venuto dal cuore“. Tuttavia se feriamo qualcuno a cui vogliamo bene, ci sentiremo dire, con molta probabilità: “tu mi hai spezzato il cuore“, nel senso che gli/le abbiamo provocato un grave dolore.

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E quando ci confidiamo con un’amica, oppure un amico, le/gli apriamo letteralmente il cuore, raccontiamo i nostri segreti, le nostre più intime impressioni: un vero amico sa leggerci nel cuore se siamo tristi, allegri, pensierosi. Succede a volte che qualcuno ci tocca il cuore con delle belle parole e ci fa commuovere fino alle lacrime, e di solito sono proprio quelle persone che ci prendono a cuore.

Altre espressioni:

avere il cuore grande come una casa – essere molto generosi.

mettersi il cuore in pace – tranquillizzarsi definitivamente.

affari, problemi, pene di cuore – problemi d’amore

rubare il cuore a qualcuno – fare innamorare di sé

donare il cuore – dare il proprio cuore

parlare a cuore aperto – parlare con sincerità.

Grazie di cuore per aver letto questo testo!

Claudia V. Lopes

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L’avverbio “mica” non è mica difficile!

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi parleremo dell’avverbio “mica“, adoperato, soprattutto, nel linguaggio parlato, motivo per cui molti studenti stranieri trovano talora difficoltà al momento di usarlo.

La forma avverbiale “mica” deriva dal latino ca(m), cioè briciola, briciolo, parte piccolissima, attestata già nel XII secolo. Dal significato originario, a lungo andare, ha assunto altri tratti semantici passando a significare “per nulla, per nienteaffatto, minimamente”.

In quali situazioni lo possiamo usare?

1) L’avverbio “mica” serve come rafforzativo di una negazione, che può anche rimanere sottintesa, ed equivale a “non è vero che…“:

 Anna non sta mica male.
 Anna mica sta male.
(Non è vero che Anna sta male)

Attenzione! Se il verbo ha già una negazione, l’avverbio “mica” lo segue; se invece la negazione manca, lo precede: – Francesco non è mica alto. – Francesco mica è alto.

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2) L’avverbio “mica” è usato, soprattutto, nella locuzione “mica male” come litote, e serve a esprimere un giudizio positivo:

 – Mica male questo albergopensavo peggio.
Mica male questo colore!
Mica male questo libro!

La litòte (dal greco antico litótēs, “semplicità” e “attenuazione”, da litós “semplice”) è una figura retorica che consiste nel dare un giudizio o fare un’affermazione adoperando la negazione di una espressione di senso contrario. Si ha quando si sostituisce un’espressione troppo cruda con la negazione del contrario. Può avere intento di attenuazione o enfasi, ma anche di eufemismo o ironia.

Esempio: Carlo non si sente troppo bene, cioè “si sente male”.

3) Anche senza l’avverbio di negazione “non“:

È un sentimento vero, mica fantasia. (= non è fantasia)

4) In espressioni dubitative o interrogative “mica” significa “per caso“:

– Fabio non si sarà mica offeso? 

5) Quando unito direttamente alla negazione, l’avverbio “mica” la rafforza:

– Devi capire che non stavo bene in quel periodo, e non mica (non certo) perché non ci fossi più per te.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Scrittura unita o separata – seconda parte

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, conosceremo altri particolari sulla scrittura unita o separata di alcune parole della lingua italiana. Spero che abbiate avuto modo di leggere il post precedente!

Ecco alcune parole che devono essere scritte SEMPRE separate. Quindi fate attenzione!

a) al di sopra (di)/al disopra (di) – locuzione avverbiale:

– Era un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

"disopra" è la forma graficamente unita della locuzione avverbiale "di sopra", con il significato del semplice "sopra":

- Vado un momento disopra/sopra a prendere dei libri.

b) al di sotto (al disotto):

– L’Europa non riesce a competere sul piano mondiale e la nostra attuale fetta di mercato del 25 per cento è al di sotto delle aspettative.

"disotto" è la forma graficamente unita della locuzione avverbiale "di sotto", con il significa del semplice "sotto":

- Vado disotto a prendere delle bottiglie di acqua frizante.

c) all’incirca – avverbio:

– Queste casse peseranno all’incirca cinque quintali.

Sinonimi: circa, approssimativamente, più o meno.

d) d’accordo – locuzione prepositiva:

– Vorrei soltanto andare d’accordo con te.

– Adesso vanno d’amore e d’accordo, prima litigavano sempre.

"d'accordo" nelle risposte:

- Quindi andiamo al cinema stasera?
- D'accordo! (sì; certamente)

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Il vocabolo “oltre” come avverbio

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, impareremo alcuni usi del vocabolo oltre come avverbio, che significa più là (o più qua) di un certo limite spaziale, temporale o ideale; più avanti e può essere adoperato:

a) Con i verbi di moto “andare, passare, proseguire, ecc.”:

– È necessario andare oltre i pregiudizi;

– Andando oltre nella lettura, il libro cominciò a piacermi;

– I ragazzi si erano fermati per la stanchezza, le ragazze, invece, avevano proseguito oltre.

– Ieri avevo fretta e sono passata oltre senza fermarmi da Anna.

 b) Anche in senso figurato con significato di oltrepassare i limiti giusti, del conveniente:

– Se continui a comportarti così, non andrai molto oltre;

– Temo di essere andata troppo oltre nei suoi confronti.

c) Con valore temporale, in frasi negative, “più, di più per altro tempo ancora”:

– Grazie dell’invito, ma non vorrei abusare oltre della vostra pazienza e disponibilità;

– Che cosa hai deciso riguardo alla proposta di lavoro?
– Ho deciso di non aspettare oltre, domani mattina gli darò la mia disponibilità.

– Non ti affaticare oltre con l’organizzazione della casa, tanto è inutile! Fra poco arrivano i bambini e mettono tutto sottosopra.

– L’opera di restauro della chiesa del paesino durerà un anno e oltre.

d) Con il significato di “essere oltre, molto oltre”,  cioè “essere avanzato”:

– La piccola Francesca è molto oltre nell’apprendere riguardo agli altri bambini.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Fabrizio de André – Bocca di Rosa

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi parleremo di Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999), considerato dalla critica musicale italiana uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi. De André ha inciso, in quasi 40 anni di carriera, tredici album ed alcune canzoni pubblicate come singoli, che sono state inserite anche nelle antologie letterarie usate nelle scuole, poiché ricchissime di riferimenti letterari.

La maggior parte dei testi delle sue canzoni parlano degli emarginati, dei ribelli, delle prostitute, in poche parole, dei senza voce. Inoltre, De André è stato il primo artista italiano a dare spazio a tematiche del tutto nuove per l’epoca, molto diverse da quelle sentimentali tipiche della musica leggera nazionale.

Abbiamo scelto per voi una delle sue canzoni più conosciute chiamata Bocca di Rosa, considerata la signature song (canzone firma) dell’autore, alla quale viene maggiormente associato e conosciuto dal suo pubblico. In senso metaforico, l’espressione “bocca di rosa” viene usata, nel linguaggio comune, per far riferimento alla figura della prostituta.

Contenuto ed ispirazione:

“La canzone racconta la vicenda di una forestiera (Bocca di rosa) che, trasferitasi nel “paesino di Sant’Ilario”, con il suo comportamento passionale e libertino («faceva l’amore per passione»), ne sconvolge la quiete. Per cui viene presa di mira dalle «comari del paesino a cui aveva sottratto l’osso», le quali, non tollerando la condotta della nuova arrivata, si rivolgono al commissario, che manda «quattro gendarmi, con i pennacchi e con le armi» che condurranno Bocca di Rosa alla stazione di polizia e successivamente alla stazione ferroviaria, dove sarà accompagnata sul treno per essere allontanata per sempre dal paesino. Alla forzata partenza di Bocca di rosa assistono commossi tutti gli uomini del borgo, i quali intendono «salutare chi per un poco portò l’amore nel paese». Alla stazione successiva, la donna viene accolta in modo trionfale e addirittura voluta dal parroco accanto a sé nella processione.” (Wikipedia)

Bocca di rosa

La chiamavano Bocca di Rosa
metteva l’amore, metteva l’amore,
la chiamavano Bocca di Rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
nel paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’è chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
Bocca di Rosa né l’uno né l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
Bocca di Rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie,
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
“Il furto d’amore sarà punito-
disse- dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Spesso gli sbirri e i carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme
e l’accompagnarono al primo treno.
Alla stazione c’erano tutti
dal commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva “Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano

Claudia V. Lopes

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Equilibrio distante – Renato Russo

So solo una cosa:di non sapere niente
(Socrate)

Cari amici,

Il post di oggi è un po’ diverso dal solito, poiché parlerò dei motivi che mi hanno spinto a studiare la lingua italiana (e grazie a chi), anche se – come tanti di voi – non sono discendente d’italiani. Perché vi scrivo queste parole? Stamattina, mentre cercavo dei video musicali per i nuovi post, mi si sono trovata davanti a un video di un cantautore molto speciale per me – ormai passato a miglior vita – chiamato Renato Russo, che fu, per così dire, il responsabile della mia scelta di studiare la lingua italiana, nel lontano 1995.

Renato Russo

Renato Russo nome artistico di Renato Manfredini Júnior (Rio de Janeiro, 27 marzo 1960 – Rio de Janeiro, 11 ottobre 1996) fu un cantautore, musicista, compositore brasiliano, fondatore e leader della banda “Legião Urbana”, sciolta subito dopo la sua morte. Lui fu l’idolo della mia generazione, un cantante che ci stava veramente a cuore, un poeta che trasformava tutti i nostri sogni, le nostre paure e i problemi sociali dell’epoca in poesia cantata. La sua discografia vastissima fu influenzata da band come The Rolling Stones, The Beatles e cantanti come John Lennon, Robert Smith, e molti altri.

Nel 1995, Renato incise, con la sua band, un cd di canzoni italiane famose chiamato “Equilibrio distante” che vendette più di 1 milione di copie in pochi mesi. Non c’è bisogno di dire che lo comprai subito e, sinceramente, non so come non lo perforai: lo sentivo almeno tre volte al giorno! Le canzoni erano bellissime e la sua interpretazione perfetta, e più lo ascoltavo più m’innamoravo della lingua italiana, della sua sonorità, della sua cadenza. Renato fece una cosa speciale poiché, non conoscendo la lingua italiana – nonostante fosse discendente -, dovette impararla foneticamente, e il risultato fu davvero incredibile: il modo come capiva le emozioni di quello che cantava era completo e profondo, grazie, sicuramente, al periodo che passò in Italia a scegliere il repertorio per il CD e a scoprire la cultura italiana in loco. Io credo che le emozioni presenti nelle parole di queste canzoni e nell’interpretazione di Renato siano le stesse che sentiamo tutti noi, che dedichiamo la nostra vita e la nostra anima a imparare questa dolce lingua.

L’album Equilibrio distante include brani tali come Dolcissima Maria della Band progressiva Premiata Forneria Marconi, Strani amori e La Solitudine, di Laura Pausini, quando lei non era ancora conosciuta in Brasile, oltre la versione di “Como uma onda” (Come fa un’onda), di Lulu Santos e Nelson Motta e tanti altri.

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(Copertina del CD)

Pochi mesi dopo, m’iscrissi all’università di lettere/lingue portoghese-italiano – in Brasile studiamo la nostra lingua e un’altra straniera per quattro anni. La scelta sembrava incosciente, ma sicuramente una parte di me ormai era stata sedotta dalla lingua di Dante e di tanti altri scrittori e poeti che ho avuto modo di conoscere durante gli anni dell’università e anche dopo, perché non ho mai smesso di studiare l’italiano!

E mentre scrivo questo post, penso a tutti voi che mi state leggendo adesso, penso ai vostri commenti, alla vostra ansia di imparare bene la lingua italiana e perché mai avete deciso di studiarla. Penso anche a me stessa ai primi anni di università, quando ancora ero alle prese con le sue regole sintattiche, fonetiche e grammaticali. Qualcuno di voi mi ha chiesto, in questi giorni, come si fa a diventare un bravo insegnate d’italiano. Che cosa potrei dirvi? Prima di tutto ci vuole tanta passione, ma anche tanta dedizione e impegno; dobbiamo essere coscienti che non si finisce mai di imparare e che non saremo mai così bravi da non sbagliare: ci vuole umiltà.

Ho scelto per voi una delle canzoni più conosciute che fa parte del cd Equilibrio Distante, chiamata Strani amori, che sicuramente avrete già sentito. Buon ascolto!

Strani amori

Mi dispiace devo andare via

Ma sapevo che era una bugia

Quanto tempo perso dietro a lui

Che promette poi non cambia mai

Strani amori mettono nei guai

Ma in realtà siamo noi

E lo aspetti ad un telefono

Litigando che sia libero

Con il cuore nello stomaco

Un gomitolo nell’angolo

Lì da sola dentro un brivido

Ma perché lui non c’è, e sono

Strani amori che fanno crescere

E sorridere tra le lacrime

Quante pagine, lì da scrivere

Sogni e lividi da dividere

Sono amori che spesso a quest’età

Si confondono dentro a quest’anima

Che s’interroga senza decidere

Se è un amore che fa per noi

E quante notti perse a piangere

Rileggendo quelle lettere

Che non riesci più a buttare via

Dal labirinto della nostalgia

Grandi amori che finiscono

Ma perché restano, nel cuore

Strani amori che vanno e vengono

Nei pensieri che li nascondono

Storie vere che ci appartengono

Ma si lasciano come noi

Strani amori fragili

Prigionieri liberi

Strani amori mettono nei guai

Ma in realtà siamo noi

Strani amori fragili

Prigionieri liberi

Strani amori che non sanno vivere

E si perdono dentro noi

Mi dispiace devo andare via

Questa volta l’ho promesso a me

Perché ho voglia di un amore vero

Senza te

Grazie di aver letto queste parole, mi auguro di cuore che non desistiate mai di imparare questa meravigliosa lingua (o altre), nonostante tutte le difficoltà. Non ve la prendete con i vostri sbagli e non cercate la perfezione, poiché, nella vita, come ho detto prima, non si finisce mai d’imparare. Infatti, Socrate – filoso grego antico, il più grande esponente della tradizione filosofica occidentale -, sostenne per tutti gli anni della sua vita che sapeva “solo una cosa: di non sapere niente“.

Claudia V. Lopes

Arrivederci e buono studio d’italiano a tutti!

I tortellini – un’eccellenza tutta italiana!

Ciao ragazzi!

Oggi parleremo di una pasta alimentare tipica dell’Emilia-Romagna e zone limitrofe: il tortellino [diminutivo di tortello] -, usato solitamente al plurale, cioè tortellini.

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I tortellini sono piccoli fagottini all’uovo farciti, che hanno l’aspetto di un minuscolo cappello medievale, molto simile, per la forma, ai cappelletti ma diversi per quanto riguarda il ripieno. Per ottenere questa forma speciale, è necessario tagliare la pasta sfoglia (o sfogliata) molto sottile, in quadratini di circa 2,5 cm di lato, anche se, in altre regioni, essa possa essere tagliata in tondo.

Al centro dei quadratini dobbiamo mettere il ripieno fatto d’ingredienti vari secondo la località (carne, ricotta, prosciutto, bresaola ecc.), poi piegare la pasta a triangolo, arrotondandola in modo che le due estremità coincidano.

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Anche se possiamo trovare la pasta sfoglia in qualsiasi supermercato, ci sono ancora tante persone che preferiscono farla a casa, tirandola con il mattarello, dalla quale si possono ricavare anche le tagliatelle, i tagliolini, la lasagna, i ravioli, ecc.

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I tortellini vanno prevalentemente consumati in brodo, ma sovente vanno serviti anche asciutti (con il ragù, con il burro, con il pomodoro) o in pasticcio.

Ecco come prepare i tortellini bolognesi!

Buon appetito!

Claudia Valeria Lopes

Se vi è piaciuto il post, fatecelo sapere nei commenti!

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Esercizio musicale – Massimo di Cataldo

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Ciao ragazzi!

Oggi vi proponiamo un esercizio di ascolto molto semplice e piacevole: abbiamo cancellato alcune parole del testo della canzone “Se adesso ne te vai”, interpretata dal cantautore, musicista e attore italiano Massimo Di Cataldo (Roma, 25 aprile 1968). Vi consigliamo di sentirla almeno due volte prima di cominciare a scrivere le palore mancanti, va bene? Alla fine, quando sarete sicuri di quello che avete scritto, potete guardare le parole originali clicando qui.

Fateci sapere nei commenti se vi siete trovati bene con questo tipo di attività e se ne volete altre. Buon lavoro!

Se adesso te ne vai

(Massimo di Cataldo, Bruno Incarnato)

Guardami ______ occhi, ora sto per dirti ___

Non _______ paura di restare senza ___

Se adesso te ___ vai non me ___ frega niente

_______ è un altro _____ ricomincerò

E non avrò _____ quando parlerò ___ noi

________ il dolore come non ho _____ mai

Ma _____ mi dire _____che ti dovrei _____

Perdonami ma io non ti _________

Se adesso te _____ vai e fai crollare il mondo ____di me

Adesso te _____vai ed io non _____più

Lo so ____ abituerò a camminare _____ averti accanto

Non è ______ per te che lo _______ già

L’ultima _______ e poi tutto cambierà

E ____ qualcuno aspetta per _______ via di qua

Spero _______ che stavolta ____ per sempre

Ma quanto male fa ______ dire che

Se adesso te _____  vai, non ci sarà più ______dentro me

Ti giuro _____  in poi non so _____ chi sei

Trascina via _____ te le tue ________ e la tua ipocrisia

Ma il male che _____ fai non puoi portarlo via

Diventerà uno _____ con il quale mi _______ da te

E adesso _____ forte quella porta ____ da me…

E _______ il giorno che ci ha ______

E questo che ti vede andare via, non mi rimane che un saluto

_________ la testa e così ____ …

Se adesso te ____ vai e _____ crollare tutto ____ di me

Ti _____ d’ora in poi non ____ più chi sei

Se adesso te ne vai ti _____ solo non voltarti ____

_______ non ci sarò se un giorno tornerai…

Guardami negli ______, ora sto per dirti _____

____ tu mi lasci io _____ senza te…

Le parole complete

Se adesso te ne vai

Guardami negli occhi, ora sto per dirti che

Non avrò paura di restare senza te

Se adesso te ne vai non me ne frega niente

Domani è un altro giorno ricomincerò

E non avrò rancore quando parlerò di noi

Nasconderò il dolore come non ho fatto mai

Ma non mi dire adesso che ti dovrei capire

Perdonami ma io non ti perdonerò

Se adesso te ne vai e fai crollare il mondo su di me

Adesso te ne vai ed io non vivo più

Lo so mi abituerò a camminare senza averti accanto

Non è così per te che lo sapevi già

L’ultima valigia e poi tutto cambierà

E già qualcuno aspetta per portarti via di qua

Spero soltanto che stavolta sia per sempre

Ma quanto male fa doverti dire che

Se adesso te ne vai, non ci sarà più posto dentro me

Ti giuro d’ora in poi non so più chi sei

Trascina via con te le tue incertezze e la tua ipocrisia

Ma il male che mi fai non puoi portarlo via

Diventerà un scudo con il quale mi difenderò da te

E adesso sbatti forte quella porta via da me…

E maledico il giorno che ci ha unito

E questo che ti vede andare via, non mi rimane che un saluto

Abbasserò la testa e così sia…

Se adesso te ne vai e fai crollare tutto su di me

Ti giuro d’ora in poi non so più chi sei

Se adesso te ne vai ti chiedo solo non voltarti mai

Perché non ci sarò se un giorno tornerai…

Guardami negli occhi, ora sto per dirti che

Mentre tu mi lasci io rinasco senza te…

Claudia Valeria Lopes

Buon lavoro!