Cosa significa il termine BREXIT?

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Oggi è un giorno molto importante per la Gran Bretagna, poiché i suoi cittadini dovranno scegliere di rimanere nell’Unione Europea oppure votare per la Brexit e uscirne. Bruxelles ormai ha dato il suo verdetto: “chi è fuori, è fuori, nessun altro compromesso è possibile”, quindi gli inglesi dovranno decidere il futuro della Gran Bretagna, senza alcuna possibilità di tornare indietro. Ma cosa significa il termine Brexit?

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L’anno scorso abbiamo visto spesso il termine Grexit – coniato dagli analisti Willen Buiter e Ebahin Rahbri su Global Economics View, del 6 febbraio 2012 – su tutte le testate italiane. Il vocabolo nasce dalla lunghissima espressione Greek Euro Area Exit, cioè “uscita greca dall’area euro”. Quindi Brexit nasce da British Euro Area Exit, termine diventato corrente sia nella lingua inglese sia in altre lingua, entrato nella lingua italiana come prestito, così come Grexit.

Il filologo e linguista Bruno Migliori (Rovigo, 19 novembre 1896 – Firenze, 18 giugno 1975) denominava queste abbreviazioni di “parole macedonia”, cioè casi in cui “una o più parole maciullate sono state messe insieme con una parola intatta” come, appunto, exit.

Si deve dire la Brexit o il Brexit? Cerchiamo di ragionare insieme: exit è la forma verbale latina, adoperata in inglese come prestito nella formazione di didascalie teatrali (exit v.1 nell’Oxford English Dictionary), ma anche un sostantivo, che corrisponde all’italiano “uscita”, per cui l’Accademia della Crusca raccomanda che Brexit e Grexit siano adoperate come vocaboli femminili, preceduti dall’articolo “la”: la Brexit e la Grexit.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Espressioni idiomatiche con il vocabolo “labbra”

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Ciao, ragazzi!

Oggi imparerete alcune espressioni idiomatiche con il vocabolo “labbra”. Gli esempi sottostanti sono stati tratti da libri in lingua italiana (oppure tradotti), cosicché possiate capire in quali situazioni e contesti certe espressioni vengono adoperate:

 1) A fior di labbra

Dire qualcosa in modo vago, appena accennato, che si vede o si sente appena. Riferito a un sorriso, a parole mormorate e simili:

Es.: “Maigret entrò nel gioco parlando anche lui a fior di labbra, in tono leggero, come se dicesse cose senza importanza.”

(dal libro Il mio amico Maigret, di Georges Simenon)

2) Arricciare le labbra

Manifestare disapprovazione, dubbio, disgusto o simili:

Es.: “Dei rumori conosciuti gli fecero arricciare le labbra in un debole sorriso e continuò a camminare finché raggiunse il salotto e la cucina, dove Aaron era affaccendato.”

(dal libro Jerry è meglio, di Erin E. Keller)

3) Leccarsi le labbra

Figurativo: apprezzare molto qualcosa di gustoso, in genere una vivanda e simili, oppure pregustarla con grande piacere; anche figurato:

Es.: “Si è riempito la gola, si è leccato le labbra, ha pulito i suoi denti, brillanti i suoi occhi. Si è preso il dovuto, soddisfatto di sé.”

(dal libro Polveri sui lari, di Carla Magnati)

4) Pendere dalle labbra di qualcuno

Ascoltare una persona che parla con grande attenzione e interesse:

Es.: “«Sì, ho sentito.» «Sul serio? Ti credevo troppo preso a pendere dalle labbra di Karina per ascoltare quello che mi ha detto John» ribatté lei aspra. «Io pendere dalle labbra di Karina?» ripeté Rick, sorpreso e divertito. «Lucy, non sarai gelosa? ”

(dal libro Il tropico del cuore, di Kathryn Ross)

Arrivederci e buono studio!
Claudia V. Lopes
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Scena di vita quotidiana – dalla parrucchiera

Ciao, ragazzi!

Nel nostro post precedente abbiamo visto che cosa dobbiamo fare se ci troviamo all’aeroporto, come facciamo il check-in, come ritiriamo i biglietti per imbarcare, ecc. Oggi faremo un giro dalla parrucchiera e impareremo a chiedere, per esempio, quanto costa fare il taglio, il colore, la piega, nonché alcuni termini utili che possiamo usare in queste situazioni. Siete pronti?

Ascolta il podcast alla fine del testo!

Anna e Francesca hanno deciso di farsi tagliare i capelli e di cambiare il colore, pertanto cercano su Internet il parrucchiere più vicino a casa loro.

Anna – Ecco! Ne ho trovato uno a una decina di minuti da qui in macchina.
Francesca – Come si chiama?
Anna – New Stile, e sembra che i prezzi siano convenienti. Adesso chiamo e chiedo se è possibile prenotare un orario di pomeriggio.
Francesca – Va bene, chiama.

Chiamata in corso…

Parrucchiera – New Stile, buon giorno!
Anna – Buongiorno! Mi chiamo Anna Rossi e vorrei prenotare per due persone.
Parrucchiera – Di quale trattamento avete bisogno?
Anna – Vorremmo fare il taglio e il colore.
Parrucchiera – Un momento, guardo sull’agenda. Per oggi pomeriggio ci sono due orari disponibili, dalle 15 alle 16 e dalle 16 alle 17.
Anna – Va benissimo! Li può prenotare, per cortesia.
Parrucchiera – Quindi vi aspetto alle 15, arrivederci!
Anna – Arrivederci!

Più tardi dalla parrucchiera

Anna e Francesca – Salve, siamo Anna e Francesca, abbiamo chiamato sta mattina per un appuntamento.
Parrucchiera – Salve! Vi stavo aspettando, accomodatevi. Chi è la prima?
Francesca – Io, grazie.
Parrucchiera – Che cosa vorrebbe fare?
Francesca – Il taglio, il colore e la piega.
Parrucchiera – Quanto corti li vuole?
Francesca – Non molto, magari solo spuntati.
Parrucchiera – E per il colore?
Francesca – Sinceramente, vorrei fare dei colpi di sole.
Parrucchiera – Quindi: il taglio, i colpi di sole e la piega?
Francesca – Esattamente, quando viene il tutto?
Parrucchiera – € 90.

Vocabolario e frasi utili:

vorrei tagliarmi i capelli, per favore
devo prenotare?
può tagliarmeli ora?
vuole prendere un appuntamento?
vuole che glieli lavi?
come vuole che glieli tagli?
vorrei …
una spuntata
un taglio nuovo
una permanente
una frangetta
dei colpi di sole
una tinta
solo il taglio, per favore
quanto corti li vuole?
non troppo corti
abbastanza corti
molto corti
completamente rasati

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Il ratto di Proserpina – Bernini

Il Ratto di Proserpina è una scultura (o gruppo scultoreo) di Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680), considerato uno dei più grandi artisti del XVII secolo, esposta nella Galleria Borghese di Roma. In realtà, l’opera d’arte in questione fa parte dello stesso gruppo di opere che comprende anche “Apollo e Dafne”, “Enea e Anchise” e il “David“, realizzate da Bernini – a quell’epoca poco più che ventenne – per il cardinale Scipione Borghese, collezionista d’arte, nipote di papa Paolo V.

L’opera – capolavoro della scultura barocca – ritrae il momento esatto in cui Plutone, signore degli inferi, rapisce Proserpina, figlia di Giove e Cerere, per farla divenire sua sposa. Cerere, dea dei messi, amareggiata dal dolore, decide di ritirarsi in solitudine, provocando una grave carestia sulla terra, che porta fame e miseria ovunque. Giove, però, cerca di rimediare alla situazione e trova un accordo tra Cerere e Plutone: Proserpina avrebbe dovuto trascorrere sei mesi all’anno con la madre, favorendo, così, l’abbondanza dei raccolti; i restanti dei mesi – precisamente quelli invernali -, la fanciulla sarebbe rimasta con Plutone nell’Ade. La storia di Proserpina è sovente intesa come simbolo dell’infelicità coniugale, la storia di un amore non corrisposto e non voluto.


Il vocabolo “ade” proviene dal greco antico Ἅιδης, Hádēs, che identifica il regno della anime greche e romane, chiamato anche “Orco” e “Averno”.


In questo capolavoro dell’arte italiana, Bernini crea un movimento “dinamico tra la forza avvolgente di Plutone e quella respingente di Proserpina”, realizzando un effetto particolare, poiché sembra che tutta la scultura si muova davanti ai nostri occhi. Le forze si contrappongano e si dirigono verso lati apposti. I corpi, seminudi, formano due semicerchi. Ai piedi, lo scettro di due punte. Cerbero, il cane a tre teste (nella mitologia, rappresenta uno dei mostri che facevano la guardia all’ingresso degli inferi su cui regnava il dio Ade), funge da supporto a tutta la scultura.

Bernini trae spunto dalle Metamorfosi di Ovidio per creare la sua opera, poema epico-mitologico incentrato sul fenomeno della metamorfosi, tema che ha una lunghissima storia nella letteratura, mitologia e folklore.


Alla base del gruppo marmoreo, ci sono dei versi latini che gli storici ritengono siano stati pronunciati da Proserpina, la quale allertava sull’infermità dei fiori sulla Terra.


Adesso guarda il video con tutti i dettagli dell’opera!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Verbo “fare”: il jolly della lingua italiana

 

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi parleremo dell’uso eccessivo che si fa del verbo “fare” sia nel parlato sia nello scritto. La lingua italiana s’impoverisce ogni giorno che passa, poiché viene usato un numero illimitato di vocaboli ai danni di tanti altri che servirebbero a arricchire il nostro vocabolario. E non stiamo parlando soltanto degli stranieri, ma, soprattutto, degli italiani.

Il verbo fare è uno di quei verbi considerati jolly della lingua italiana, che assume svariate funzioni e va bene dappertutto. Infatti, lo si preferisce al posto di innumerevoli verbi molto più adatti e corretti dal punto di vista semantico e grammaticale.

Ecco l’elenco (NON ESAUSTIVO) di alcune espressioni comuni con il verbo “fare” con accanto la forma considerata più corretta:

1) fare la cena = preparare/cucinare la cena

Dobbiamo preparare/cucinare la cena per venticinque persone.

2) fare il tema di italiano – svolgere il tema di italiano

Gli studenti hanno svolto il tema di italiano.

3) fare la strada – percorrere la strada

Per arrivare a casa mia, dobbiamo percorre tutta quella strada!

4) fare il/un contratto – stipulare il/un contrato

Hai già stipulato il contrato per i nuovi abbonati?

5) fare attenzione – prestare attenzione

Ragazzi, prestate attenzione alle spiegazioni!

6) fare pietà – suscitare pietà

Gli animali abbandonati durante le vacanze estive suscitano pietà.

7) fare i compiti – eseguire i compiti

Anna, hai già eseguito i compiti?

8)  fare l’esame – sostenere l’esame

Mio fratello ha sostenuto l’esame di maturità l’anno scorso.

9) fare la/una lezione – tenere la/una lezione

Ieri sera ho tenuto una bellissima lezione di lingua italiana.

10) Fare una buona azione – compiere una buona azione

Compiere delle buone azioni ci fa crescere come essere umani.

Altri usi particolari del verbo “fare”:

1) creare:

Dio fece il mondo in sette giorni.

2) procreare, generare; produrre:

Carla ha fatto tre figli; il pero non fa più frutti da tanti anni; 

3) realizzare, fabbricare; costruire:

Francesco fa mobili bellissimi.

4) credere, pensare:

Ti facevo ormai a Parigi! Cos’è successo?

Lo facevo più furbo.

5) emettere, versare:

Il bambino ha fatto molto sangue dal naso.

6) raccogliere, mettere insieme:

Dobbiamo fare tanti soldi per andare in Brasile.

7) esercitare un’arte, una professione, un mestiere:

Fare l’avvocato, la maestra, il falegname.

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Espressioni idiomatiche con il verbo “fare”

1) Mia sorella ci sa fare (è brava) con il pianoforte.

2) Non farci caso (non badarci), vedrai che tutto si rimetterà a posto.

3) Con il mio ex non ho più niente a che fare (non ho più alcun rapporto).

4) Non posso fare a meno di te (non posso rinunciare a te).

5) Se vuoi superare l’esame, devi darti da fare (lavorare/studiare duramente, sodo).

6) Dopo tanti sacrifici, ce l’ho fatta (Ci sono riuscita)! Mi sono trovata un bel lavoro. 

7) Questa volta l’hai fatta grossa (hai combinato un grande guaio).

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Alcune espressioni e locuzioni con il vocabolo “cuore”

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, parleremo del vocabolo “cuore”, che deriva dal latino r, ma anche di alcune locuzioni ed espressioni in cui esso viene usato.

Il cuore, anatomicamente parlando, “è un organo muscolare cavo a forma di cono, situato nella parte mediana della cavità toracica con l’apice rivolto a sinistra, le cui contrazioni pompano il sangue nell’apparato circolatorio”, per cui ci sono espressioni come:

i battiti del cuorequando l’ho visto, mi si sono accelerati e battiti del cuore; il medico controlla i battiti del cuore del paziente;

le malattie del cuore le malattie del cuore più frequenti sono: aritmie, ictus, arteriosclerosi, infarto, angina pectoris;

trapianto del cuoreil trapianto del cuore è la sostituzione di un cuore malato con uno sano prelevato da un donatore.

Il diminutivo di cuore è “cuoricino“, termine molto usato dalle mamme per rivolgersi ai propri figli.

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Il cuore indica anche la parte sinistra del petto, perciò portiamo spesso la mano al cuore, quando parliamo di qualcosa che ci fa emozionare in modo particolare, e quindi stringiamo qualcuno al cuore, al petto.

Il cuore è anche la sede dei nostri affetti, sentimenti ed emozioni, in poche parole, la parte più intima del nostro animo, perciò esistono tante espressioni a riguardo:

avere o non avere il cuore – essere, non essere buono e generoso;

avere un cuore di pietra, di sasso, di ghiaccio – essere spietato, insensibile.

Quando facciamo qualcosa di cui siamo veramente fieri, sovente diciamo “questo l’ho fatto col cuore“, “mi è venuto dal cuore“. Tuttavia se feriamo qualcuno a cui vogliamo bene, ci sentiremo dire, con molta probabilità: “tu mi hai spezzato il cuore“, nel senso che gli/le abbiamo provocato un grave dolore.

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E quando ci confidiamo con un’amica, oppure un amico, le/gli apriamo letteralmente il cuore, raccontiamo i nostri segreti, le nostre più intime impressioni: un vero amico sa leggerci nel cuore se siamo tristi, allegri, pensierosi. Succede a volte che qualcuno ci tocca il cuore con delle belle parole e ci fa commuovere fino alle lacrime, e di solito sono proprio quelle persone che ci prendono a cuore.

Altre espressioni:

avere il cuore grande come una casa – essere molto generosi.

mettersi il cuore in pace – tranquillizzarsi definitivamente.

affari, problemi, pene di cuore – problemi d’amore

rubare il cuore a qualcuno – fare innamorare di sé

donare il cuore – dare il proprio cuore

parlare a cuore aperto – parlare con sincerità.

Grazie di cuore per aver letto questo testo!

Claudia V. Lopes

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L’avverbio “mica” non è mica difficile!

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi parleremo dell’avverbio “mica“, adoperato, soprattutto, nel linguaggio parlato, motivo per cui molti studenti stranieri trovano talora difficoltà al momento di usarlo.

La forma avverbiale “mica” deriva dal latino ca(m), cioè briciola, briciolo, parte piccolissima, attestata già nel XII secolo. Dal significato originario, a lungo andare, ha assunto altri tratti semantici passando a significare “per nulla, per nienteaffatto, minimamente”.

In quali situazioni lo possiamo usare?

1) L’avverbio “mica” serve come rafforzativo di una negazione, che può anche rimanere sottintesa, ed equivale a “non è vero che…“:

 Anna non sta mica male.
 Anna mica sta male.
(Non è vero che Anna sta male)

Attenzione! Se il verbo ha già una negazione, l’avverbio “mica” lo segue; se invece la negazione manca, lo precede: – Francesco non è mica alto. – Francesco mica è alto.

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2) L’avverbio “mica” è usato, soprattutto, nella locuzione “mica male” come litote, e serve a esprimere un giudizio positivo:

 – Mica male questo albergopensavo peggio.
Mica male questo colore!
Mica male questo libro!

La litòte (dal greco antico litótēs, “semplicità” e “attenuazione”, da litós “semplice”) è una figura retorica che consiste nel dare un giudizio o fare un’affermazione adoperando la negazione di una espressione di senso contrario. Si ha quando si sostituisce un’espressione troppo cruda con la negazione del contrario. Può avere intento di attenuazione o enfasi, ma anche di eufemismo o ironia.

Esempio: Carlo non si sente troppo bene, cioè “si sente male”.

3) Anche senza l’avverbio di negazione “non“:

È un sentimento vero, mica fantasia. (= non è fantasia)

4) In espressioni dubitative o interrogative “mica” significa “per caso“:

– Fabio non si sarà mica offeso? 

5) Quando unito direttamente alla negazione, l’avverbio “mica” la rafforza:

– Devi capire che non stavo bene in quel periodo, e non mica (non certo) perché non ci fossi più per te.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Scrittura unita o separata – seconda parte

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, conosceremo altri particolari sulla scrittura unita o separata di alcune parole della lingua italiana. Spero che abbiate avuto modo di leggere il post precedente!

Ecco alcune parole che devono essere scritte SEMPRE separate. Quindi fate attenzione!

a) al di sopra (di)/al disopra (di) – locuzione avverbiale:

– Era un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

"disopra" è la forma graficamente unita della locuzione avverbiale "di sopra", con il significato del semplice "sopra":

- Vado un momento disopra/sopra a prendere dei libri.

b) al di sotto (al disotto):

– L’Europa non riesce a competere sul piano mondiale e la nostra attuale fetta di mercato del 25 per cento è al di sotto delle aspettative.

"disotto" è la forma graficamente unita della locuzione avverbiale "di sotto", con il significa del semplice "sotto":

- Vado disotto a prendere delle bottiglie di acqua frizante.

c) all’incirca – avverbio:

– Queste casse peseranno all’incirca cinque quintali.

Sinonimi: circa, approssimativamente, più o meno.

d) d’accordo – locuzione prepositiva:

– Vorrei soltanto andare d’accordo con te.

– Adesso vanno d’amore e d’accordo, prima litigavano sempre.

"d'accordo" nelle risposte:

- Quindi andiamo al cinema stasera?
- D'accordo! (sì; certamente)

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Il vocabolo “oltre” come avverbio

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, impareremo alcuni usi del vocabolo oltre come avverbio, che significa più là (o più qua) di un certo limite spaziale, temporale o ideale; più avanti e può essere adoperato:

a) Con i verbi di moto “andare, passare, proseguire, ecc.”:

– È necessario andare oltre i pregiudizi;

– Andando oltre nella lettura, il libro cominciò a piacermi;

– I ragazzi si erano fermati per la stanchezza, le ragazze, invece, avevano proseguito oltre.

– Ieri avevo fretta e sono passata oltre senza fermarmi da Anna.

 b) Anche in senso figurato con significato di oltrepassare i limiti giusti, del conveniente:

– Se continui a comportarti così, non andrai molto oltre;

– Temo di essere andata troppo oltre nei suoi confronti.

c) Con valore temporale, in frasi negative, “più, di più per altro tempo ancora”:

– Grazie dell’invito, ma non vorrei abusare oltre della vostra pazienza e disponibilità;

– Che cosa hai deciso riguardo alla proposta di lavoro?
– Ho deciso di non aspettare oltre, domani mattina gli darò la mia disponibilità.

– Non ti affaticare oltre con l’organizzazione della casa, tanto è inutile! Fra poco arrivano i bambini e mettono tutto sottosopra.

– L’opera di restauro della chiesa del paesino durerà un anno e oltre.

d) Con il significato di “essere oltre, molto oltre”,  cioè “essere avanzato”:

– La piccola Francesca è molto oltre nell’apprendere riguardo agli altri bambini.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Fabrizio de André – Bocca di Rosa

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Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi parleremo di Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999), considerato dalla critica musicale italiana uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi. De André ha inciso, in quasi 40 anni di carriera, tredici album ed alcune canzoni pubblicate come singoli, che sono state inserite anche nelle antologie letterarie usate nelle scuole, poiché ricchissime di riferimenti letterari.

La maggior parte dei testi delle sue canzoni parlano degli emarginati, dei ribelli, delle prostitute, in poche parole, dei senza voce. Inoltre, De André è stato il primo artista italiano a dare spazio a tematiche del tutto nuove per l’epoca, molto diverse da quelle sentimentali tipiche della musica leggera nazionale.

Abbiamo scelto per voi una delle sue canzoni più conosciute chiamata Bocca di Rosa, considerata la signature song (canzone firma) dell’autore, alla quale viene maggiormente associato e conosciuto dal suo pubblico. In senso metaforico, l’espressione “bocca di rosa” viene usata, nel linguaggio comune, per far riferimento alla figura della prostituta.

Contenuto ed ispirazione:

“La canzone racconta la vicenda di una forestiera (Bocca di rosa) che, trasferitasi nel “paesino di Sant’Ilario”, con il suo comportamento passionale e libertino («faceva l’amore per passione»), ne sconvolge la quiete. Per cui viene presa di mira dalle «comari del paesino a cui aveva sottratto l’osso», le quali, non tollerando la condotta della nuova arrivata, si rivolgono al commissario, che manda «quattro gendarmi, con i pennacchi e con le armi» che condurranno Bocca di Rosa alla stazione di polizia e successivamente alla stazione ferroviaria, dove sarà accompagnata sul treno per essere allontanata per sempre dal paesino. Alla forzata partenza di Bocca di rosa assistono commossi tutti gli uomini del borgo, i quali intendono «salutare chi per un poco portò l’amore nel paese». Alla stazione successiva, la donna viene accolta in modo trionfale e addirittura voluta dal parroco accanto a sé nella processione.” (Wikipedia)

Bocca di rosa

La chiamavano Bocca di Rosa
metteva l’amore, metteva l’amore,
la chiamavano Bocca di Rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
nel paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’è chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
Bocca di Rosa né l’uno né l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
Bocca di Rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie,
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
“Il furto d’amore sarà punito-
disse- dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Spesso gli sbirri e i carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme
e l’accompagnarono al primo treno.
Alla stazione c’erano tutti
dal commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva “Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano

Claudia V. Lopes

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