La particella “ne” – prima puntata

particella ne

Ciao a tutti!  Dopo le due puntate sulla particella “ci”, credo che sia il momento di presentarvi la particella “ne”, anche se tanti di voi già la conoscono. So che tratteremo di uno dei punti più complessi della grammatica (insieme a ci) secondo la maggior parte degli stranieri che studia, appunto, la lingua italiana. Tuttavia non è così difficile come può sembrare, basta fare un po’ di attenzione e, soprattutto, capire che tutte le cariche ricoperte da “ne” sono strettamente collegate alle preposizioni rette dai verbi e nomi/sostantivi, come vedremo in seguito.

Adesso vediamo insieme alcuni ruoli della particella “ne”, quindi molta attenzione agli esempi e alle preposizioni rette da ogni singolo verbo e nome:

1) “ne” avverbiale,  con verbi di moto da luogo – da lì, da qui:

– È andata all’università e ne è (n‘è) uscita dopo la lezione d’italiano.è uscita da lì = ne è (n’è) uscita
– Non ti voglio sentire più. Vattene!vai via da qui – vattene

PS.: si può anche dire “vai via di qui

P.S: Approfondiremo questo uso specifico della particella “ne” alla seconda puntata, quando tratteremo dei verbi pronominali retti da due clitici tali: andarsene, intendersela, prendersela, ecc.

2) “ne” con valore pronominale (sostituisce un nome/un sostantivo) – di ciò, di questo, di quello:

– Compriamo una macchina più grande?
– Non ne vedo la necessità.
non vedo la necessità di comprare un macchina più grande – non vedo la necessità di ciò/di questa cosa – non ne vedo la necessità
– Hai già parlato con qualcuno del trasferimento?
– No, ne parlerò domani ai colleghi dell’ufficio.
Ne sei sicuro?
– Sì, certo. *Gliene parlerò domani mattina.
parlerò con i colleghi del trasferimento – parlerò di ciò/di questo con i colleghi ne parlerò con i colleghi

* In questo caso, possiamo anche accoppiare la particella “ne” al pronome indiretto di terza persona plurale “gli” che sostituisce “ai colleghi”: gliene parlerò.

 

– Carla, ti ho comprato un bel libro di ricette medievali.
– Grazie, ma non saprei cosa farmene. Non mi piace cucinare…
non saprei cosa farmi del libro di ricette medievali – non saprei cosa farmene

 mi + ne = me ne

– Secondo me, dovresti andare a Parigi in macchina. Tu che ne pensi?che pensi di questa cosa/di ciò
– Lui e partito soltanto da una settimana e ne sento già la mancanza.sentire la mancanza di qualcuno/qualcosa
– Hai comprato il pane?
– Oh, me ne sono dimenticato?
mi sono dimenticato di comprare il pane – me ne sono dimenticato

3) La particella “ne” è usata assai di frequente con valore di genitivo partitivo, cioè per indicare una parte:

– Ti piacciono questi dolcetti che ho preparato per te?
– Certo! Ne vorrei due, posso?
– Te ne do anche quattro!
di questi dolcetti io vorrei due – ne vorrei due
– Scusami, ma bevi tutto quella grappa?
– No, ne bevo soltanto un bicchierino, mica sono un ubriacone!
bevo soltanto un bicchierino della grappane bevo soltanto un bicchierino
– Hai mai letto qualche libro di Italo Calvino?
– Sì, ne ho letti quattro.
ho letto quattro libri di Italo Calvinone ho letti quattro
– Avete letto tutte le riviste?
– No, ne abbiamo lette due.
abbiamo letto 2 riviste – ne abbiamo lette due
– Conoscevi tutti gli invitati alla festa di Anna?
– No, non ne conoscevo nessuno.
non conoscevo nessuno degli invitati – non ne conoscevo nessuno

Siamo arrivati alla fine della nostra prima puntata, spero che abbiate capito che per usare bene la particella “ne” è necessario fare molta attenzione alle preposizioni richieste dai verbi e ai rapporti tra un nome/sostantivo e i termini da esso retti. Se vi dico, per esempio, “ho parlato…”, mi chiederete, sicuramente, “hai parlato di chi, con chi, ecc.?”, poiché l’informazione che il verbo dovrebbe darci rimane incompiuta. Quali delle due particelle dovremmo usare in questo caso? D’altra parte, se vi dico “ho bisogno…”, mi chiederete, senza dubbio, “di che cosa hai bisogno?”. Quindi, riflettete un po’ su tutto ciò che abbiamo visto in questo post, va bene? Ci ritroviamo alla seconda puntata.

Arrivederci e buono studio!

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Musica italiana – Lucio Battisti

Lucio Battisti

Ciao, ragazzi!

Finalmente sono riuscita a elaborare un post su uno dei più grandi cantanti e compositori italiani degli ultimi tempi chiamato Lucio Battisti (Poggio Bustone, 5 marzo 1943 – Milano, 9 settembre 1998). Confesso che non è stato facile scrivere queste poche parole su di lui: parlare di Lucio è, per me, una grande sfida perché non sono cresciuta con le sue canzoni, e quindi tutto il sentimento che ho verso di lui e tutta l’emozione che provo, quando lo sento, sono maturati dentro di me allo stesso tempo che interiorizzavo la lingua italiana.

Appena arrivata in Italia, ho conosciuto la sua opera – così la dobbiamo definire -, e subito mi sono accorta che lui, dopo tanti anni dalla sua scomparsa, era (ed è) ancora molto presente nel cuore degli italiani, dai più grandi ai più giovani che magari non erano nemmeno nati, quando lui morì. Lucio Battisti – quel ragazzo così timido e introspettivo – seppe coniugare, in un modo assai originale, “la vena melodica tipica della canzone italiana con sonorità, arrangiamenti e tratti ritmici speciali ispiratosi nel rhythm and blues, nel rock, nei ritmi latini e tanto altro ancora”. Dal 1965 al 1980, grazie al sodalizio con Mogol, Battisti rilancia temi allora ritenuti esauriti o considerati poco rinnovabili come: i coinvolgimenti sentimentali e i piccoli avvenimenti della vita quotidiana. A partire dal 1969 incomincia a interpretare le proprie composizioni, senza, però, smettere di comporre brani destinati ad altri cantanti, collaborando, soprattutto, con Mina Mazzini.

I giardini di marzo, brano che ho scelto per voi, è soltanto una delle sue canzoni più famose e note, poiché ce ne sono tante altre come Emozioni, 29 settembre, E penso a te ecc. Come sempre, ho fatto la versione/traduzione in lingua portoghese (la mia lingua materna), ma devo dirvi che non è stato mica facile tradurre queste parole cariche di sentimento, immagini e metafore non usuali; ma ci ho provato! Il testo fu scritto da Mogol, in chiave autobiografica, poiché parla degli anni difficili della sua infanzia nel dopoguerra, tra tanta povertà e difficoltà a livello familiari ed esistenziali.

Giardini di marzo
(Jardins de março)
Lucio Battisti

Il carretto passava e quell’uomo gridava “gelati” A carrocinha passava e aquele homem gritava “sorvete”
al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti no 21o (dia) do mês o nosso dinheiro já tinha acabado
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti eu pensava na minha mãe e revia os seus vestidos
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti o mais bonito era preto com flores ainda não murchas  
All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri Na saída da escola os meninos vendiam os livros
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli eu os ficava olhando, buscando a coragem para imitá-los
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente i suoi tarli*

* Tarlo – senso fig. “pena persistente, che non dà pace e rode l’animo”

depois, derrotado, eu continuava a jogar com a cabeça cheia de preocupação

 

e alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli e de noite, ao telefone, você me perguntava por que você não fala
Che anno è che giorno è Que ano é, que vida é
questo è il tempo di vivere con te este e o tempo de viver com você
le mie mani come vedi non tremano più as minhas mãos, como você vê, não tremem mais
e ho nell’anima e tenho na alma
in fondo all’anima cieli immensi no fundo da alma céus imensos
e immenso amore e imenso amor
e poi ancora ancora amore amor per te E depois ainda, ainda amor por você
fiumi azzurri e colline e praterie rios azuis e colinas e pradarias 
dove corrono dolcissime le mie malinconie onde correm docíssimas as minhas tristezas
l’universo trova spazio dentro me o universo encontra espaço dentro de mim
ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è mas a coragem de viver, esta ainda não existe
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori os jardins de março se vestem de novas cores
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori e as jovens mulheres, naqueles meses, vivem novos amores
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti “tu muori” você caminhava ao meu lado e, de repente, me disse: “você morre”
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori se você me ajudar, eu tenho certeza que conseguirei sair disso
ma non una parola chiarì i miei pensieri mas nem uma palavra desanuviou os meus pensamento
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri Continuei a caminhar, deixando-a como atriz de ontem
Che anno è che giorno è Que ano é, que vida é
questo è il tempo di vivere con te este é o tempo de viver com você
le mie mani come vedi non tremano più as minhas mãos, como você vê, não tremem mais
e ho nell’anima e tenho na alma
in fondo all’anima cieli immensi no fundo da alma
e immenso amore e imenso amor
e poi ancora ancora amore amor per te e depois ainda, ainda amor por você
fiumi azzurri e colline e praterie rios azuis e colinas e pradarias  
dove corrono dolcissime le mie malinconie onde correm docíssimas as minhas tristezas
l’universo trova spazio dentro me O universo encontra espaço dentro de mim
ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è mas a coragem de viver, esta ainda não existe

Arrivederci e buon ascolto! 

Magari o forse?

magari o forse

Pochi giorni fa, su un forum di lingua italiana, ho letto una domanda di uno studente che chiedeva chiarimenti sugli usi di magari e forse, e mi sono subito ricordata che anch’io, all’inizio dei miei studi d’italiano, avevo tanti dubbi nel momento di usarli. Mi capitava spesso di usare l’uno al posto dell’altro, anche se, a volte, potevo usare sia l’uno sia l’altro. Pertanto ho fatto una piccola ricerca su due dizionari italiani, nient’altro, solo per cercare di capirli meglio, cosicché io sia in grado di aiutarvi. Quindi fate attenzione agli esempi:

Magari [dal gr. makárie, vocativo di makários ‘felice, beato’]

a) Esclamazione – viene usata da sola nelle risposte o anteposta per rinforzare una frase ottativa (che esprime un augurio) con il verbo al congiuntivo; esprime auspicio, desiderio o rimpianto per qualcuno o qualcosa:

– Allora, andiamo domani al cinema?
Magari! (Magari potessi venire!), ma devo studiare per l’esame di storia che si terrà lunedì mattina.

– Ti piacerebbe venire in Brasile con me il mese prossimo?
Magari!/Magari potessi venire con te!

 – Quindi lui ti manca così tanto?
– Tantissimo. Magari lo potessi rivedere.

– Magari fossi ricca!,; Magari potessi prendermi un anno di vacanza!

b) Avverbio

Piuttosto, perfino, addirittura; introduce una frase che ha preferenza rispetto a un’altra frase, introdotta generalmente da “ma” (coordinata avversativa):

– Che cosa farai dei libri del tuo ex?
Magari li butterò nella spazzatura, ma non glieli restituirò!

– Adesso come farai a vivere?
Magari vado a chiedere l’elemosina, ma a lei i soldi non li chiederò.

Anche se, con valore concessivo:

– Ci compreremo una casa nuova, magari (anche se) a rate.

Forse, probabilmente, con valore frasale:

– Perché Claudio non ti ha rivolto la parola alla festa?
– Che ne so! Magari (forse) si è offeso.

– Quando ci sentiamo?
Magari (forse) ti chiamo domani mattina.

Oss.: Avete notato che ho messo tra parentesi “forse”, perché, in realtà, se io dico “magari ti chiamo”, le possibilità che io lo faccia sono ridotte rispetto a “forse ti chiamo”. Lo stesso vale per “forse si è offeso” e “magari si è offeso”.

Eventualmente, semmai: 

– Veniamo da te il prossimo fine settimana, va bene?
Magari chiamatemi prima di venire.

Forse [dal lat. rsit, comp. di rs ‘sorte’ e t ‘sia’]

a) Probabilmente, chissà, può darsi (esprime incertezza), si contrappone a certamente, sicuramente:

– Scusami se non ti ho dato retta ieri sera, forse (magari) avevi ragione.

Il suo significato si proietta sull’intera frase, anche quando è posposto a essa:

– Sai dov’è Carlo?
– Lui è a Parigi, forse.

b) Indica eventualità:

– Partirai sabato prossimo?
Forse.

c) Seguito da un numerale equivale a circa, pressappoco:

– Quante persone hai invitato al tuo compleanno?
Forse ne ho invitate 40; ho invitato 40 persone.

– Quanti libri hai comprato ieri?
Forse una decina.

Adesso facciamo il punto della situazione. Prima di tutto, ci tengo a dirvi che, a mio vedere – e considerando che ormai sono quasi vent’anni che mi dedico agli studi d’italiano -, impariamo a usare forse e magari, soprattutto, vivendo in Italia, leggendo molto e parlando con gli italiani e in italiano.  Sono vocaboli “emotivi” e “intuitivi”, poiché siamo noi, come abbiamo visto dagli esempi, che stabiliamo e sappiamo se saremmo in grado di fare una determina cosa, quali probabilità abbiamo, se siamo, appunto, nella sfera del forse o del magari.

Arrivederci e buono studio!

 Claudia V. Lopes

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Scena di vita quotidiana – All’aeroporto

Ciao a tutti!

Nel nostro post precedente abbiamo visto che cosa dobbiamo fare se ci troviamo al bar, come ci rivolgiamo al barista o alla cassiera, che cosa possiamo chiedere. Oggi impareremo dei vocaboli e dei termini che usiamo quando dobbiamo viaggiare in aereo, come la carta d’imbarco, il passaporto, ecc. Siete pronti alla partenza?

All’aeroporto

Anna – Buongiorno. Ho prenotato due posti per Parigi presso questa compagnia.
Impiegato – Buongiorno. I biglietti, per cortesia.
Anna – Li ho prenotati su Internet tre giorni fa, ma non li ho ancora stampati.
Impiegato – Ha i numeri della prenotazione?
Anna – Sì, L5W4NW.
Impiegato – Un momento. Sì, l’ho trovato sul sistema, adesso glieli stampo. Ecco fatto, buon viaggio!

Nel frattempo…

Anna – Ecco il tuo biglietto, adesso dobbiamo andare a pesare i nostri bagagli al check-in e finalmente imbarcali.
Francesca – Grazie. Manca più di un’ora e mezza al nostro volo. Che ne dici se andiamo a fare un giro per i negozi, vorrei comprare un profumo e un paio di occhiali da sole nuovi.
Anna – Ma scherzi? Abbiamo le valigie piene zeppe e tu ancora hai intenzione di comprare altre cose? Chissà come torneremo da Parigi…
Francesca – Ma dai! Sono soltanto due cosettine che non pesano poi così tanto…, andiamo prima di fare il check-in.

parigi

Al check-in mezz’ora dopo
 
Impiegato – I biglietti e i passaporti, prego.
Anna – Ecco il mio passaporto e il mio biglietto, questi sono della mia amica Francesca.
Impiegato – Per cortesia, poggiate i vostri bagagli sulla bilancia.
Francesca – Anche le nostre borse?
Impiegato – No, la borsa è considerata bagaglio a mano.
Anna – Speriamo che le nostre valigie non siano sovrappeso, ahahah.
Francesco – Sovrappeso saremo noi dopo una settimana in suolo francese!
Anna – Ma smettila!
Impiegato – Ecco i vostri passaporti e le carte d’imbarco. Buon viaggio e divertitevi a Parigi.
Anna – Grazie mille, ci divertiremo!

Termini utili:
 

italiano portoghese inglese
cancello portão, porta gate
controllo passaporto controle (controlo – PT) de passaportes passport control
dogana alfândega customs
porta d’imbarco portão/porta de embarque boarding gate
sala d’attesa sala de espera waiting room
voli internazionali voos internacionais international flights
voli nazionali voos domésticos domestic flights
arrivi chegadas arrivals
partenze partidas departures
biglietteria bilheteria ticket office
collegamenti aerei conexões aéreas flight connections
ritiro bagagli retirada de bagagem baggage reclaim
parcheggi per brevi permanenze estacionamento de curta duração Short stay car park

Arrivederci e buon viaggio! 

P.S.: L’audio è stato registrato da me, Claudia Lopes, e da Jordi Tremosa, amministratore del blog Impariamo l’italiano.

Leggete anche il post Scena di vita quotidiana: alla stazione

Musica italiana – Biagio Antonacci

biagio

Ciao, ragazzi! Oggi vi presento Biagio Antonacci (Milano, 9 novembre 1963), un cantautore e chitarrista italiano padrone di una voce sensualissima, che ha conquistato spazio nel scenario musicale italiano a partire dal grande esordio, nel 1994. Ho scelto per voi uno dei suoi brani più belli chiamato Dolore e Forza, una ballata romantica, le cui parole (tradotte da me in portoghese brasiliano) si snodano in una musica profonda e allo stesso tempo delicata, con un tocco di sensualità, tipico di Antonacci. Quindi lasciatevi trasportare!

 

Dolore e forza – Dor e força

Spaccami amore mio Acabe comigo meu amor
non merito quel volo che hai dentro tu não mereço aquele voo que você tem dentro
tu sei nella mia storia e lì ci starai você está na minha história e ali ficará
da qui a l’eterno!!! daqui até a eternidade!!!
fammi del male tu me machuque
se può servirti fallo perché tu puoi se pode servir, faça-o porque você pode
m’aspetto il bello o il brutto perché a te ho preso tutto. espero o bem e o mau, porque para você eu peguei tudo.
La natura che hai A natureza que você tem
come muovi i tuoi occhi, quando prima mi parli como mexe os seus olhos, quando antes me fala
quando dopo mi ascolti, quando ridi di niente, quando leggi o ti spogli quando depois me escuta, quando ri por nada, quando lê ou se despe
quando apri la porta e mi porti la vita quando abre a porta e me tira a vida
il calore che emani, la tua pelle è una culla, sono io che dovrei o calor que você emana, a sua pele é um aconchego, sou eu quem deveria
rispettare il tuo esempio, sono io fatto male, sono io cerebrale respeitar o seu exemplo, eu sou feito assim, sou cerebral
vado oltre ogni cosa, vado oltre il segnale, sono meglio da perso. vou além de todas as coisas, vou além do sinal, sou melhor quando me perco.
Amore mio Meu amore
ma come ho fatto a restare in silenzio di fronte a te mas como eu consegui ficar em silêncio na sua frente
non ti mai detto le cose che ho dentro nunca lhe disse o que sinto por dentro
perdonami, capiscimi me perdoe, me entenda
Amore mio Meu amor
non è il coraggio che costruisce la libertà não é a coragem que constrói a liberdade
non è l’odore che passa dal naso la libertà, la libertà. não é o odor que se respira a liberdade, a liberdade.
Gridami amore mio….. me grite, meu amor…
saprò sentire l’urlo dovunque andrò saberei ouvir o grito onde quer que eu vá
l’amore è l’invenzione che ha dato all’uomo o amor é a invenção que deu ao homem
dolore e forza dor e força
della forza ricorderò da força eu lembrarei
il giorno che mi ha fatto incontrare te o dia que fez com que eu encontrasse você
invece del dolore mi resterà ……questo non “ per sempre “ em vez de dor ficará … este não “para sempre”
Posso vivere solo, posso vivere bene, ci sarà nuova vita, ci saranno le estati Posso viver sozinho, posso viver bem, haverá uma nova vida, haverá verões
torneranno i colori, quelli che fai fatica, a vedere d’inverno voltarão as cores, aquelas que são difíceis ver no inverno
benedetti colori che l’amore scompone. benditas cores que o amor desfaz.
Amore mio Meu amor
ma come ho fatto a restare in silenzio di fronte a te Mas como eu consegui ficar em silêncio na sua frente
non ti mai detto le cose che ho dentro Nunca lhe disse o que sinto por dentro
Perdonami, capiscimi me perdoe, me entenda
Amore mio Meu amor
non è il coraggio che costruisce la libertà não é a coragem que constrói a liberdade
non è l’odore che senti dal naso, la libertà não é o odor que você respira a liberdade, a liberdade.
Amore mio, amore mio Meu amore, meu amor

Arrivederci e buon ascolto! 

Informazioni utili sul permesso di soggiorno

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Ciao a tutti! Il testo che leggerete adesso è stato tratto dal sito della Polizia di Stato, che è una delle cinque forze di polizia italiane, direttamente dipendente dal Dipartimento della pubblica sicurezza, del Ministero dell’Interno. La Polizia di Stato autorità nazionale di pubblica sicurezza e vigila sul mantenimento dell’ordine pubblico. (Informazioni – Wikipedia)

Se avete intenzione di soggiornare in Italia è molto importante che teniate conto delle informazioni riguardo al rilascio, appunto, del permesso di soggiorno. Allora, leggete il testo con attenzione e cercate di rispondere alle domande proposte. Troverete anche un glossario commentato alla fine.

Il rilascio del permesso di soggiorno

“Gli stranieri che intendono soggiornare in Italia, per più di tre mesi, devono richiedere il permesso di soggiorno.

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(crediti immagine – liguriya.com)

Il permesso di soggiorno consente agli stranieri e agli apolidi presenti sul territorio dello Stato di rimanere in Italia, alle condizioni e nei limiti previsti dalla normativa vigente.

Chi arriva in Italia per la prima volta ha otto giorni lavorativi dal suo ingresso nel territorio dello Stato per chiedere il permesso di soggiorno e deve essere richiesto al questore della provincia in cui lo straniero intende soggiornare, in determinate ipotesi anche tramite gli uffici postali abilitati.

La durata del permesso di soggiorno è quella prevista dal visto d’ingresso.

Il permesso di soggiorno è rilasciato dalla questura in cui abita lo straniero, previo accertamento della sua identità personale, e contiene oltre ai dati anagrafici e l’immagine del volto, anche le impronte digitali del titolare. Ha caratteristiche tali da garantire maggiori standard di sicurezza nei termini di riconoscibilità del titolare e di falsificabilità del titolo.

Il permesso di soggiorno elettronico è stato adottato a decorrere dall’11 dicembre 2006 ed è stato attribuito all’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato il compito di produrre e attivare il documento, previa acquisizione dei dati concernenti l’identificazione del richiedente da parte delle questure.

Il documento consiste in una smart card, resistente all’usura (a tal fine i dati stampati sono protetti da una sottile pellicola trasparente, che é applicata su entrambi i lati in fase di produzione) e riporta:

  • le generalità del titolare;
  • la foto del titolare;
  • il numero del documento;
  • la tipologia del documento;
  • la data di emissione e di validità dello stesso;
  • e generalità dei figli;
  • il codice fiscale;
  • il motivo del soggiorno.

Glossario commentato:

1) soggiornare = Fare soggiorno; dimorare, trattenersi per un tempo più o meno lungo in uno stesso luogo

2) permesso di soggiorno = Il permesso di soggiorno, nell’ambito del diritto amministrativo italiano, è un’autorizzazione, rilasciata dalla Polizia di Stato, che deve essere richiesta dai soggetti extracomunitari per poter soggiornare nel paese per più di otto giorni, ovvero di novanta giorni se in possesso di visto d’ingresso per motivi di turismo. Non è richiesto per i cittadini di altri stati facenti parte dell’Unione europea. (wikipedia)

3) apolide – persona che, avendo perduto la cittadinanza di origine e non avendone assunta alcun’altra, non è cittadino di alcuno stato.

4) giorni lavorativi – dal lunedì al venerdì

5) questore – funzionario dell’amministrazione dell’Interno che, nell’ambito di una provincia, alle dipendenze del prefetto, è responsabile della direzione tecnica dei servizî di polizia e dell’ordine pubblico, ed è inoltre investito di specifiche attribuzioni (rilascio di determinate licenze e autorizzazioni, ecc.

6) questura – organo periferico dell’amministrazione dell’Interno costituito in ogni capoluogo di provincia, e il complesso degli uffici che ne fanno parte, nonché dei funzionarî e dipendenti: la q. di Milano, di Roma; agenti di q.; funzionario di q.; i registri della q.;chiamare la q.; rivolgersi alla q.; essere chiamato, interrogato dalla q.; una perquisizione operata dalla q.; irruzione della q. in una casa equivoca.

7) previo accertamento – verifica previa.

8) visto d’ingresso – visto per entrare in una nazione.

9) Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. (IPZS) –  è controllato al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze del quale è una società in house. È anche la della Repubblica Italiana. (Wikipedia)

11) usura – consumo di un materiale per effetto dello sfregamento con altro materiale, variabile a seconda della loro natura e della pressione che l’uno esercita sull’altro; più genericam., il deterioramento, il logorio che la superficie di un qualsiasi materiale, corpo, oggetto, subisce per effetto dell’uso prolungato.

12) entrambi – tutt’e due.

13) codice fiscale – il codice fiscale in Italia è un codice alfanumerico a lunghezza fissa di 16 caratteri, ispirato dall’uso biblioteconomico, che serve a identificare in modo univoco ai fini fiscali e amministrativi i cittadini, le associazioni senza partita Iva, i contribuenti e gli stranieri nati e domiciliati nel territorio italiano.

Rispondete:

a) Per quanti mesi gli stranieri possono rimanere in Italia senza richiedere il permesso di soggiorno?

b) Che cosa consente il permesso di soggiorno agli stranieri e agli apolidi sul territorio italiano?

c) Che cosa deve fare lo straniero che arriva in Italia per la prima volta?

d) Dove si fa la richiesta del permesso di soggiorno?

e) Il permesso di soggiorno deve essere richiesto soltanto al questore?

f) Qual è la durata del permesso di soggiorno?

g) Da quale questura è rilasciato il permesso di soggiorno? Qual è la procedura?

h) Quale organo pubblico è responsabile della produzione del permesso di soggiorno elettronico?

i) In che cosa consiste il documento e com’è realizzato?

 Arrivederci e buon soggiorno in Italia!

Buon pesce d’aprile a tutti!

pesce-aprile

Ciao a tutti!

Oggi in Italia, ma anche in tante altre nazioni, è il giorno in cui si fanno degli scherzi e si danno notizie false, cioè in cui si prendono in giro le persone con delle storie, a volte, all’insegna dell’incredibile. Magari ci dimentichiamo di quale giorno si tratti, il fatto è che tutti noi ci siamo cascati almeno una volta nella vita! Sì, stiamo parlando del famoso Pesce d’aprile, le cui origini non sono affatto note. Infatti, sono state proposte diverse storie, di cui una – la più accreditata – collocherebbe la nascita di questa famosa tradizione nella Francia del secolo XVI.

Prima che il calendario Gregoriano fosse adottato come quello ufficiale, nel 1528, si festeggiava il capodanno in Europa tra il 25 marzo e il 1o aprile, occasione in cui la gente si scambiava pacchi dono. Con la riforma di papa Gregorio XII, la data della festività fu spostata al primo gennaio. Da questo piccolo spostamento, sembra che sia nata la tradizione di dare dei pacchi regalo completamente vuoti e strani  in corrispondenza, appunto, del 1aprile. Al di là delle varie spiegazioni riguardo alle origini di questo giorno scherzoso, sembra che quest’usanza, diffusa non solo in Europa ma anche in America, si ricolleghi agli antichi riti propiziatori del mondo contadino e agricolo, influenzati dal cambio delle stagioni.

Impariamo alcune espressioni e modi di dire con il vocabolo “pesce”:

come un pesce fuor d’acquaIn discoteca mi sento un pesce fuor d’acqua.

espressivo come un pesceAnna ha lo sguardo espressivo come un pesce, cioè spento.

fare il pesce in barileCarlo fa finta di non vedere e non sentire nulla, in poche parole, fa il pesce in barile.

pesce grossoLui è una persona influente? Certo, è un pesce grosso, ha molta autorità!

pesce piccoloChe cosa significa esattamente l’espressione “pesce piccolo”? Nel linguaggio della malavita, indica il piccolo delinquente che opera per conto di altri…

Trattare a pesci in facciaCarlo ti ha trattato male? Malissimo, anzi, a pesci in faccia!

Arrivederci e buon pesce d’aprile!

Claudia Valeria Lopes

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Lettera ai lettori – mi presento

lettera al lettore

Cari lettori e lettrici!

Vorrei presentarmi, se mi permettete: mi chiamo Claudia Lopes, sono brasiliana di Rio de Janeiro. Mi sono laureata in lettere/lingue portoghese-italiano nel 2001, presso l’UFRJ (Universidade Federal do Rio de Janeiro). Ho vissuto per sette anni in Italia (ci torno almeno due volte all’anno), dove ho potuto approfondire le mie conoscenze nell’ambito dell’italianistica e continuare i miei studi. L’italiano per me è come se fosse la mia seconda lingua. Ho lavorato anche per due anni come lettrice di lingua portoghese presso l’Università degli Studi di Bari, periodo in cui ho avuto l’occasione non solo di conoscere persone fantastiche e fare delle belle amicizie ma, INNANZITUTTO, di avere un approccio tutto speciale con il portoghese: insegnare la propria lingua materna agli stranieri è una delle più grandi sfide per un insegnante di lingue. Ah! Sono anche una traduttrice tecnica e letteraria, le mie lingue di lavoro sono il portoghese, l’italiano, l’inglese e … fra non molto, spero …, il tedesco!

Dopo tutti i “mi piace” e tutte le iscrizioni che l’Affresco Italiano ha avuto in questi ultimi giorni – sia alla pagina Facebook sia al blog stesso -, mi sono sentita più che stimolata a scrivervi questa lettera. Prima di tutto, vi ringrazio di leggere e condividere i miei post, sappiate che tutto quello che trovate qui è frutto, soprattutto, della mia passione per la lingua e la cultura italiana, che sicuramente è lo stesso sentimento che vi spinge, ogni giorno, a cercare nuovi siti e pagine FB per impararne sempre di più, lo stesso sentimento che vi ha portato fin qui. Comunque, tanti di voi già mi conoscono dal blog Dicas de Italiano, dedicato all’insegnamento della lingua italiana ai brasiliani, per il quale ho scritto fino a pochi mesi fa. Poi ho deciso di creare l’Affresco Italiano, lingua italiana per stranieri, e Claulopes, dove pubblico post e materiali per gli italiani (e non solo) che desiderano imparare la lingua portoghese (pagina FB Lingua Portoghese per italiani). Quindi, se volete essere sempre aggiornati riguardo ai post, iscrivetevi al blog o alla pagina Facebook di Affresco italiano e Lingua Portoghese per italiani.

Ecco, questa sono io! Tutto quello che troverete qui o sull’altro blog è di mia totale responsabilità, cioè: tante cose belle, i miei sbagli (tutti noi sbagliamo), le mie impressioni, ecc.

Un caro saluto e a presto!

Claudia Lopes

 

Lunedì dell’Angelo (Pasquetta)

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(Crediti immagine – Green Pick)

Oggi in Italia, ma anche in tanti altri paesi del mondo, si festeggia il Lunedì dell’Angelo, detto anche lunedì di Pasqua, lunedì dell’Ottava di Pasqua (secondo il calendario liturgico) o popolarmente Pasquetta, che è il giorno dopo la Pasqua.

Il Lunedì dell’Angelo è una giornata speciale per gli italiani che (bel tempo permettendo) non rinunciano alle famose scampagnate, allungando così le feste pasquali. Non è considerata dalla Chiesa una festa di precetto, in cui i fedeli sono tenuti a partecipare alla Messa o astenersi dai lavori che li impediscono di rendere culto a Dio, ma un giorno da trascorrere a casa o all’aperto assieme alla famiglia e agli amici.

Quindi oltre ad essere una giornata di riposo, il Lunedì dell’Angelo ha un significato strettamente religioso legato alla storia del Cristianesimo e alla risurrezione di Cristo. Infatti, fin dal dopo guerra è considerato un giorno festivo come lo è il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano. Ma di quale angelo stiamo parlando? Leggiamo questo brano tratto dal Vangelo di Marco (16, 1-8-a):

angelo

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Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore.

Chiaramente, la tradizione popolare ha cambiato un po’ i fatti narrati anche negli altri Vangeli, poiché Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salomè andarono al sepolcro dove giaceva il corpo di Gesù e trovarono l’angelo non di lunedì, ma di domenica, cioè il terzo giorno, il giorno della resurrezione.

Paesi nel mondo che festeggiano il Lunedì dell’Angelo.

paesi che festeggiano la pasquetta

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Claudia V. Lopes

Arrivederci e buona Pasquetta!

 

Un po’ di lettura: Il segreto per capelli e pelle al top? L’acqua del riso!

giapponese

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La prossima volta che vi preparate a versare l’acqua di cottura del riso nel lavandino, ripensateci: basta dare un’occhiata ai capelli e alla pelle impeccabile delle donne giapponesi, che da anni la annoverano tra i loro segreti di bellezza, per capire che può fare miracoli, trasformando anche la chioma più ribelle in un disciplinato e lucido manto e contribuendo a dare lucentezza e radiosità all’incarnato.

Colonna portante dell’alimentazione delle popolazioni orientali, il riso ha infatti moltissime proprietà che trascendono la mera questione nutritiva e si estendono anche alla cura di pelle e capelli: gli sciacqui con la sua acqua di cottura, in particolare, sono un segreto di bellezza tramandato da secoli di generazione in generazione, con le donne giapponesi che sfruttano gli aminoacidi e le sostanze che contiene per proteggere i capelli e favorirne la crescita.

L’acqua del riso contiene infatti inositolo, una sostanza che migliora l’elasticità del fusto e contribuisce a chiuderne le squame penetrando in profondità e continuando ad agire anche una volta asciugata la chioma: da qui l’abitudine di utilizzarla dopo lo shampoo come balsamo interamente naturale, che oltre a nutrirla contribuisce a dare volume, lucentezza e morbidezza.

Ma i capelli non sono l’unica parte del corpo a beneficiare di quella che sino a oggi era vista dalla maggior parte delle donne come semplice “materia di scarto”: anche la pelle può trarre diversi benefici dall’acqua di cottura del riso, che svolge un’azione emolliente, idratante e antiossidante, migliora la circolazione sanguigna, calma i rossori e le infiammazioni e lascia l’epidermide liscia e luminosa. E’ sufficiente utilizzarla per risciacquare il viso dopo essersi struccate, o per un booster di idratazione applicarla sul viso e lasciarla in posa qualche minuto per dare alle sostanze nutritive il tempo di essere assorbite.

(Testo tratto dal sito Yahoo.it)

Esercizi di comprensione:

1 – Trovate un sinonimo per l’espressione “dare un’occhiata”.

2 – Quali sono le proprietà del riso sfruttate dalle donne giapponesi?

3 – Che cosa sono gli amminoacidi e a che cosa servono, secondo il testo?

4 – Trovate un sinonimo per il termine “chioma”.

5 – L’acqua di riso va utilizzata prima o dopo lo shampoo?

6 – Qual è il plurale del vocabolo “shampoo”?

7 – Quale azione svolge l’acqua di riso sulla pelle del viso e capelli?

8 – Che cosa significa, nell’ambito della cosmesi, il termine inglese “booster” ?

9 – Spiegate con le vostre parole l’espressione “lasciare in posa”.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes