Cos’è l’apocope?

Happy Birthday!Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi studieremo più dettagliatamente l’apocope, un è temine di origine greca (apokopé = taglio) che indica la caduta della vocale o della sillaba finale di una parola. Il realtà, l’apocope è una sorta di troncamento con apostrofo.

Adesso fate attenzione ai casi più frequenti di apocope presenti nell’italiano moderno. Normalmente si tratta di verbi al modo imperativo:

di’ al posto di dici
da’ al posto di dai
fa’ al posto di fai
sta’ al posto di stai
to’ al posto di togli
va’ al posto di vai

oppure di poche parole:

be’ al posto di bene
mo’ al posto di modo
po’ al posto di poco
pie’ al posto di piedi

Il troncamento non richiede l'apostrofo: mano - man mano, fiore - fior fiore,  buono - buon Natale,  quello - quel tipo, bello - quel bel tipo.

L'elisione è la caduta della vocale finale atona di una parola davanti alla vocale iniziale della parola seguente; è segnata dall'apostrofo: l'ira (la ira), l'amico (lo amico).

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Le congiunzioni o/oppure – qual è la differenza?


Ciao a tutti!

Come vi ho promesso, nel nostro nuovo post parleremo della congiunzione “o” con valore disgiuntivo. Spesso mi chiedete se c’è qualche differenza tra “o” e “oppure“, o se possiamo usare sia l’una sia l’altra indistintamente. Per rispondere a queste domande, ho creato degli esempi che vi aiuteranno a capire meglio, per cui fate molta attenzione!

1) La congiunzione “o“, con valore disgiuntivo, serve a coordinare due o più parti di una stessa frase, avvertite come alternative che si escludono a vicenda:

– Non hai molta scelta, è prendere o lasciare!
– Devi decidere al più presto: ora o mai più.

P.S.: direi che sono forme piuttosto cristallizzate, perché, in questo caso, non si suole usare "oppure".

2) Ancora con valore disgiuntivo, la congiunzione “o” serve a coordinare due o più parti di una stessa frase, intese come possibilità di cui una non esclude l’altra. In questo caso, potremmo usare anche “oppure“:

– Anna, cosa fai di solito la sera? 
– Leggo o/oppure guardo la televisione.

Qualche volta può essere seguita da magari o almeno, quando si aggiunge un’alternativa all’enunciato:

Prendi il dolce o almeno/magari un po’ di frutta.

P.S.: Nemmeno in questo caso si userebbe "oppure"

Se avete fatto attenzione agli esempi, capirete che non esiste una regola fissa che determini quando dobbiamo usare la congiunzione “o” piuttosto che “oppure“. Nonostante ciò, sui dizionari che ho consultato, “oppure” risulta come sinonimo di o, anzi è la sua forma rafforzata: vuoi un libro oppure (o) un CD?; puoi farlo tu oppure (ochiedi a qualcun’altro.

Secondo me, salvo le forme cristallizzate, – e parlo da straniera che ha vissuto per tanti anni in Italia e ci torna spesso -, i parlanti di lingua italiana usano l’una al posto dell’altra secondo ciò che vogliono effettivamente esprimere. A dire il vero, credo che si tratti di una scelta piuttosto incosciente, quando hanno intenzione di rafforzare un determinato enunciato.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Gli articoli determinativi con i nomi di parentela

Ciao a tutti!

L’argomento del nostro post di oggi non è, di certo, una novità per molti di voi. Normalmente è una delle prime cose che impariamo quando cominciamo a studiare la lingua italiana: l’uso degli articoli determinativi con i nomi di parentela.

In linguistica, esiste il termine singenionimo che usiamo per indicare un qualsiasi grado di parentela: padre (formale), papà, babbo (informale), madre (formale), mamma, mammina (informale), avo e ava (rispettivamente formali, pronunciati [à-vo] e [à-va]), nonno e nonna (informali) ecc.

Cerchiamo di capire alcune regole (o eccezioni!):

Una delle principali regole che impariamo riguardo all’uso dell’articolo determinativo è che dobbiamo ometterlo davanti ai nomi di parentela al singolare, quando sono preceduti da un aggettivo possessivo:

  • Questo è mio figlio.
  • Mia sorella si chiama Anna.
  • Mio padre è un avvocato.
  • Mio nipote è venuto a trovarmi.
  • Dov’è tua madre?
Attenzione: fa eccezione la terza persona plurale: la loro figlia; il loro figlio.
Alla mia nonna piace lavorare a maglia.

Tuttavia, l’uso dell’articolo diventa necessario quando i nomi di parentela sono al plurale:

  • Questi sono i miei figli.
  • Le mie sorelle si chiamano Anna e Francesca.
  • Questi sono i miei zii della Calabria.
  • I miei nipoti sono venuti a trovarmi.

L’articolo va adoperato anche con le varianti affettive e più informali come babbo, papà, mamma, figliolo, figliola ecc:

  • Fra poco arriverà il mio babbo.
  • La mia mamma si chiama Angela.
  • Il nostro nonno è andato a fare un passeggiata.
  • Ti presento il mio figliolo.
Se il nome di parentela è accompagnato da un aggettivo qualificativo o se è usato come diminutivo/vezzeggiativo, dobbiamo adoperare l’articolo: il mio fratello maggiore si chiama Claudio (aggettivo qualificativo); quella è la mia sorellina Beatrice (diminutivo); dov'è il mio cuginetto? (vezzeggiativo).

Le forme del diminutivo hanno spesso valore vezzeggiativo, cioè assumono un significato affettuoso e amorevole, che chiamiamo in grammatica aggettivo o nome alterato. Pertanto, usiamo i suffissi diminutivi per operare tale alterazione (-ello, –etto, –ino in fratellone, cuginetto, sorellina).

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

La costruzione “stare per + infinito”

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post parleremo della costruzione “stare per + infinito“, usata per indicare un’azione (o avvenimento) che succederà in un futuro prossimo. Se la stessa costruzione viene usata al passato, indica un momento futuro rispetto a un’altra azione.

Nella costruzione stare per + infinito vengono usate solo le forme semplici di stare, di solito al presente, imperfetto o futuro.

STARE (verbo irregolare)

                                     presente                   imperfetto                       futuro
io sto stavo starò
tu stai stavi starai
lui/lei sta stava starà
noi stiamo stavamo staremo
voi state stavate starete
loro stanno stavano staranno

Fate attenzione agli esempi!

Carlo e Anna stanno per sposarsi.

Anna stava per uscire quando la sua amica Francesca l’ha chiamata.

Fiorella sta per prendere il treno.

Sono le 13, l’areo di Cinzia starà per atterrare.

Adesso tocca a voi?

a) Cosa state/stavate per fare?

– guardare la TV.
– mettere a posto la casa.
– uscire con gli amici.
– chiudere la finestra.
– partire.
– dormire.

b) Cosa stavi/stavate per fare quando …?

– ha telefonato Carla.
– è andata via la luce.
– ha iniziato a piovere.
– ti hanno telefonato.
– hanno aperto la porta.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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L’avverbio di tempo “ora”

ora

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post, parleremo dell’avverbio ora che deriva dal latino ra(m). Dal punto di vista grammaticale non ci sarebbero differenze tra ora e adesso, poiché sono entrambi avverbi di tempo e vengono usati praticamente nelle stesse situazioni. Ovviamente, ci sono dei contesti in cui uno viene usato piuttosto che l’altro, ma questo, secondo me, ha a che fare con delle semplici scelte linguistiche che fanno i parlanti.

La forma tronca di ora è or che compare in alcune forme cristallizzate, come or ora e in altre già unificate, come ormai.

L’avverbio ora viene usato nei seguenti contesti e con svariati significati:

a) Adesso, in questo momento, e indica il preciso istante in cui avviene l’enunciazione o un breve segmento temporale (secondi, minuti, ore):

Ora è mezzanotte in punto.
Ora non posso aiutarti.

Può indicare anche un periodo di tempo più lungo (giorni, settimane, mesi):

Ora stiamo lavorando a un bellissimo progetto. 

b) Nell’immediato passato, poco fa, proprio adesso:

Carlo se n’è andato ora.
Francesca è arrivata or ora. (raddoppiato, con lo stesso significato)

c) Nell’immediato futuro, tra poco, subito:

– I ragazzi arriveranno ora.
– Aspetta un attimo, ora lo chiamo.

d) Con funzione correlativa, un momento, un altro, una volta:

Ora dice di sì, ora di no…non so cosa pensare.
Ora qui, ora lì. Dove vuoi andare?

Alcune espressioni in cui compare l’avverbio ora:

a) D’ora in poi, d’ora in avanti (a partire da questo momento):

D’ora in poi penserò più a me stessa.

b) Fino da ora, fin d’ora (sin da adesso, subito, da subito)

Fin d’ora vi dico che sarò inflessibile. 

c) Per ora, ora come ora (per il momento, nelle circostanze attuali)

Per ora Carlo non si vuole impegnare più di tanto.

d) Or sono o orsono (lasso ti tempo che separa dal momento dell’enunciazione, fa)

– Due anni orsono Francesco venne a trovarmi.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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La posizione di molto, poco, troppo nella frase

Ciao a tutti!

Oggi parleremo di un punto grammaticale molto importante: la posizione dei vocaboli molto, poco e troppo nella frase quando fungono da aggettivi e da avverbi.

a) quando sono avverbi si trovano di solito accanto a un verbo, un aggettivo o a un altro avverbio, e sono SEMPRE invariabili:

  1. Ieri Anna era molto triste.
  2. Ormai stanno molto meglio.
  3. Mi ha detto poco gentilmente che me ne dovevo andare.
  4. I ragazzi hanno mangiato troppo alla festa.
  5. L’esame non è andato bene perché ho studiato poco.
  6. Francesco è ancora troppo debole per potersi alzare.

b) Quando invece fungono da aggettivi si trovano DI SOLITO davanti a un nome con il quale dovranno concordare:

  1. Ho molti amici all’università.
  2. Carlo mi ha detto troppe cose senza senso.
  3. Mancano pochi minuti alla partenza.
  4. Hai messo troppa roba qui dentro.
  5. Filippo ha avuto molte difficoltà negli ultimi mesi.
  6. Ho poca fiducia in te.
Adesso confrontiamo le due funzioni dei vocaboli molto, poco, troppo:

AVVERBIO

AGGETTIVO 

Il tuo aiuto mi è servito poco. Mi sono rimasti pochi soldi.
Mi resta poco da dire sull’argomento. A teatro c’erano pochi spettatori.
Lui mi ha aiutato molto. Ho molti libri.
 Pietro è molto giù di morale. È avanzato molto pane.
 Questa minestra è troppo calda!  Mi hai messo troppe patate.
 Cerca di non fare troppo tardi.  Il treno è in ritardo di troppe ore.

NOTA: naturalmente queste regole e considerazioni si applicano anche agli altri aggettivi e avverbi.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.