Perché il nome Affresco della Lingua Italiana?

Ciao a tutti!

Qualche giorno fa, mi hanno lasciato un messaggio molto carino in cui mi chiedevano perché il nome della pagina/blog è Affresco della Lingua Italiana. Infatti, non vi ho mai detto perché l’ho scelto. Inizialmente, ho pensato a “Mosaico della Lingua Italiana”, ma subito dopo mi sono accorta che esisteva un libro con questo nome.

Siccome cercavo un nome inerente anche alla storia dell’arte, mi è venuto in mente il termine Afresco (scritto con una “f”). In principio, avevo l’intenzione di creare una pagina/blog rivolta soltanto a un pubblico di lingua portoghese (sono brasiliana), anche se tutti i post sarebbero stati scritti, comunque, in lingua italiana.

Poco tempo dopo, una cara amica italiana – che purtroppo non c’è più – mi ha suggerito il nome Affresco (scritto con doppia “f”), cioè all’italiana. Ed ecco che la pagina è decollata! Mi sono accorta che il pubblico che la frequentava non era soltanto di lingua portoghese (soprattutto dal Brasile), ma da tutte le parti del mondo.

In quel momento, ho dovuto prendere una decisione e mettermi letteralmente in gioco: scrivere post per gli stranieri che, come me, studiavano la lingua italiana. In pochi mesi la pagina è cresciuta tantissimo. Attualmente, siamo quasi 13 mila!

Pigmenti per la tecnica dell’affresco

Allora, perché Affresco della Lingua Italiana? L’affresco (dalla locuzione dipingere a fresco), è una pittura eseguita sull’intonaco appena steso su una parete e non ancora asciugato. Il colore ne è chimicamente incorporato e conservato per un tempo illimitato. Una volta che il processo di carbonatazione nell’intonaco è finito, i colori ne saranno completamente incorporati, acquistando, in questo modo, particolare resistenza all’acqua e al tempo.

L’affresco italiano più famoso al mondo è il Giudizio universale che si trova nella Cappella Sistina, dipinto da Michelangelo tra il 1535 e il 1541.

Il Giudizio universale

La lingua italiana, così come l’affresco, ci offre un’infinita gamma di colori e di sfumature. L’intonaco rappresenta la struttura resistente, di questa lingua meravigliosa, su cui dipingiamo ogni gradino del nostro sapere e del nostro progresso personale che rimarranno nel tempo.

Come vi ho detto più volte, imparare una lingua straniera non è per niente una passeggiata, a volte ci vogliono anni. Ormai è da più di 20 anni che mi dedico alla lingua italiana e ogni giorno mi sorprendo con una nuova struttura o un vocabolo particolare. Quindi, non mollate mai e andate avanti con i vostri studi. Ricordatevi: non si finisce mai di imparare.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Il ratto di Proserpina – Bernini

Il Ratto di Proserpina è una scultura (o gruppo scultoreo) di Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680), considerato uno dei più grandi artisti del XVII secolo, esposta nella Galleria Borghese di Roma. In realtà, l’opera d’arte in questione fa parte dello stesso gruppo di opere che comprende anche “Apollo e Dafne”, “Enea e Anchise” e il “David“, realizzate da Bernini – a quell’epoca poco più che ventenne – per il cardinale Scipione Borghese, collezionista d’arte, nipote di papa Paolo V.

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(crediti del’immagine – wikipedia)

L’opera – capolavoro della scultura barocca – ritrae il momento esatto in cui Plutone, signore degli inferi, rapisce Proserpina, figlia di Giove e Cerere, per farla divenire sua sposa. Cerere, dea dei messi, amareggiata dal dolore, decide di ritirarsi in solitudine, provocando una grave carestia sulla terra, che porta fame e miseria ovunque. Giove, però, cerca di rimediare alla situazione e trova un accordo tra Cerere e Plutone: Proserpina avrebbe dovuto trascorrere sei mesi all’anno con la madre, favorendo, così, l’abbondanza dei raccolti; i restanti dei mesi – precisamente quelli invernali -, la fanciulla sarebbe rimasta con Plutone nell’Ade. La storia di Proserpina è sovente intesa come simbolo dell’infelicità coniugale, la storia di un amore non corrisposto e non voluto.

Il vocabolo "ade" proviene dal greco antico Ἅιδης, Hádēs, che identifica il regno della anime greche e romane, chiamato anche "Orco" e "Averno".

In questo capolavoro dell’arte italiana, Bernini crea un movimento “dinamico tra la forza avvolgente di Plutone e quella respingente di Proserpina”, realizzando un effetto particolare, poiché sembra che tutta la scultura si muova davanti ai nostri occhi. Le forze si contrappongano e si dirigono verso lati apposti. I corpi, seminudi, formano due semicerchi. Ai piedi, lo scettro di due punte. Cerbero, il cane a tre teste (nella mitologia, rappresenta uno dei mostri che facevano la guardia all’ingresso degli inferi su cui regnava il dio Ade), funge da supporto a tutta la scultura.

Bernini trae spunto dalle Metamorfosi di Ovidio per creare la sua opera, poema epico-mitologico incentrato sul fenomeno della metamorfosi, tema che ha una lunghissima storia nella letteratura, mitologia e folklore.

Alla base del gruppo marmoreo, ci sono dei versi latini che gli storici ritengono siano stati pronunciati da Proserpina, la quale allertava sull'infermità dei fiori sulla Terra.

Adesso guarda il video con tutti i dettagli dell’opera!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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