Gli italiani visti dall’Europa e viceversa: le mappe degli stereotipi

La verità è che viviamo in un mondo in cui tutti dicono di accettare le differenze, ma quello che facciamo spesso è solo tollerare chi (o cosa) non segue gli standard stabiliti dalla società in cui siamo inseriti.


Da qualche anno circola in rete una serie di mappe, soprattutto sul Facebook che, in un primo momento, ci fanno ridere ma, in effetti, non hanno niente di divertente. Chi non ha mai avuto pregiudizi verso alcune persone o addirittura nazioni, creando dei veri e propri stereotipi? Potrei dire che tutti noi. La verità è che viviamo in un mondo in cui tutti dicono di accettare le differenze, ma quello che facciamo spesso è solo tollerare chi (o cosa) non segue gli standard stabiliti dalla società in cui siamo inseriti. Il più delle volte, creiamo per noi stessi e per gli altri stereotipi che si tramandano di generazione in generazione, che danno a noi e agli altri un profilo e un’immagine che traducono indirettamente ciò che siamo per davvero.

Nel 2010 il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo molto interessante, scritto dal giornalista Francesco Tortara, sull’artista bulgaro Yanko Tsvetkov, che ha mappato i “luoghi comuni” radicati nel Vecchio Continente, da tempo immemorabile, raccontando come i cittadini appartenenti alle diverse Nazioni che fanno parte dell’Unione Europea si vedono a vicenda. Il suo tentativo si è trasformato ben presto in un grande successo in rete: oltre un miliardo di utenti hanno potuto ammirare la serie di mappe chiamata Mapping stereotypes.

Come gli italiani vedono l’Europa? In effetti, una delle prime mappe è dedicata a questo tema. Il modo in cui gli italiani vedono i loro vicini non è uno dei migliori e tanto meno gratificante: dai vicini francesi, gli italiani apprezzavano e conoscevano, a quel tempo, la premiere dame Carla Bruni”; dalla Spagna riconoscono l’affinità culturale con l’Italia, poiché il paese iberico è indicato come la terra dai dialetti italiani; il Portogallo, a sua volta, è ammirato per la sua consanguineità con il Brasile. Contutto, gli stereotipi si intensificano (o peggiorano) man mano che ci spostiamo verso est: l’Ungheria, ad esempio, è il Paese delle pornostar; la Romania, quello dei ladri; la Bulgaria, quello delle baby-sitter, mentre i Paesi dell’ex Jugoslavia sono terre inesplorate e sconosciute. La Russia è conosciuta, praticamente, per il gigante Gazprom, da cui lo Stato Italiano acquista l’energia destinata al riscaldamento nel periodo invernale. L’Ucraina è il paese delle donne con le trecce; la Polonia, da parte sua, rimarrà per sempre il Paese del Papa. Per quanto riguarda le nazioni più a nord dell’Europa, l’Inghilterra è il Paese dello stadio di Wembley, il Belgio, grazie alla sua capitale, Bruxelles, la terra dell’Unione Europea e i Paesi Bassi la nazione in cui la marjuana è libera.  

L’Europa per gli italiani

E la Svizzera? Come non potrebbe essere altrimenti, è vista come il paese degli orologi a cucù e della cioccolata, mentre i tedeschi sono i clock addcts, cioè nevrotici per precisione o dipendenti dagli orologi. La Svezia è la terra della Volvo; la Finlandia, della Nokia; la Danimarca, il territorio dei Vichinghi; e, infine, la Turchia, vista come il Paese delle danzatrici del ventre.

Però, lo stereotipo più eclatante è la divisione “apparente” dell’Italia, dove il nord è indicato come Repubblica italiana, mentre parte del centro e del sud sono definiti come Etiopia e la Sicilia come Somalia.

E come l’Italia è vista dai suoi vicini e dagli Stati Uniti? La situazione non migliora più di tanto se guardiamo le altre mappe e riflettiamo sugli stereotipi che gli Stati Uniti ed Europa usano per definire l’Italia e gli italiani. Indiscutibilmente, per gli americani (e non solo), l’Italia è sinonimo di mafia e padrini; basta pensare al film epico Il padrino, di Francis Ford Coppola, con le bellissime interpretazioni di Marlon Brando e Al Pacino. Per i francesi gli italiani sono i cugini chiassosi e rumorosi; per i tedeschi è la terra della pizza e dei musei; per i bulgari è la terra degli spaghetti. L’Inghilterra si unisce al resto del continente, definendo l’Italia come l’Impero Federale e diabolico d’Europa.

L’Europa secondo gli americani

La lista è infinita. In fondo, gli stereotipi con cui viviamo quotidianamente si rinnovano a ogni momento, al punto che, quando ci riferiamo a una determinata Nazione, lo facciamo attraverso uno o più stereotipi consolidati e cristallizzati nel tempo. Il più delle volte, non sappiamo nemmeno perché diciamo, ad esempio, che i russi sono, fino ad oggi, comunisti. Molti non conoscono nemmeno il concetto di comunismo. Tuttavia, come possiamo vedere nella mappa sopraindicata, non solo l’Italia e gli italiani sono vittime di pregiudizi e luoghi comuni. Ad esempio, gli americani vedono i francesi come persone maleodoranti, i russi saranno sempre comunisti, i tedeschi sono cultori della pornografia spinta e così via.   

Le mappe dei pregiudizi – Yanko Tsvetkov

Indiscutibilmente, per gli americani (e non solo), l’Italia è sinonimo di mafia e padrini; basta pensare al film epico Il padrino, di Francis Ford Coppola, con le bellissime interpretazioni di Marlon Brando e Al Pacino.

Europa versus Italia è un video che ha circolato a lungo in rete, creato da Bruno Bozzetto, il quale affronta diverse situazioni tipiche del settore politico e sociale.  È interessante rendersi conto che gli stereotipi, oggetto di ispirazione per la creazione di questo video, nascono da situazioni con cui gli italiani vivono ogni giorno in Italia, considerate, in una certa misura, abbastanza normali. Qui in Svizzera ho sentito spesso degli italiani che si lamentavano, ad esempio, delle code chilometriche che devono fare alla Posta in Italia (ed è vero, ho vissuto per ben 7 anni in Italia), del ritardo dei trasporti pubblici e, chiaramente, della lunga burocrazia, situazioni che non si verificano qui nelle terre elvetiche.

(L’Europa x l’Itaia – Bruno Bozzetto)

Stereotipi a parte, non importa la nostra nazionalità. Credo che siamo tutti soggetti a comportamenti non consoni, soprattutto, quando viviamo o siamo costretti a vivere in terre straniere. Purtroppo anche noi brasiliani – soprattutto le brasiliane – siamo visti “in un certo modo”, e non solo dagli europei. Questi sono i luoghi comuni di cui abbiamo parlato in questo post, la cui unica funzione è quella di creare pregiudizi. L’importante è non dimenticare che siamo tutti – intendo TUTTI – esseri umani che condividono almeno una cosa in comune: viviamo su questo immenso e fragile pianeta chiamato Terra, che ci accoglie indipendentemente dal colore della nostra pelle, dalla lingua o dall’origine. 

(traduzione dal testo in lingua portoghese di mia autoria, pubblicato sul Forum de Língua Italiana/Dicas de Italiano, 2016)

Claudia V. Lopes

25 novembre – poesie che parlano di donne

Sono numerose le poesie che hanno come tema centrale la figura della donna, della sua lotta quotidiana, della sua forza, fragilità e umanità.

Se esiste una data per commemorare un giorno che porta con sé una carica emozionale, psicologica e fisica così pesante, che riguarda le donne di tutto il mondo, è perché esiste qualcuno che non le rispetta come essere umano, qualcuno che oltrepassa, ogni giorno, tutti i limiti possibili, immaginabili e umani.

Arte ValyB 

A prescindere se sei una donna o un uomo, ti sei mai chiesta/o perché il 25 novembre è il giorno stabilito per celebrare la Giornata internazionale della violenza contro le donne?

Il 25 novembre del 1960, nella Repubblica Domenicana, tre donne furono uccise, tre sorelle, loro si chiamavano Patria Mirabal, Minerva Mirabal e Maria Teresa Mirabal. Le sorelle Mirabelle erano attiviste politiche e furono uccise per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961). In quel fatidico giorno loro, mentre andavano a visitare in prigione i loro mariti, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di Informazione militare. Di seguito, furono condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze, furo stuprate, torturate e massacrate a colpi di bastone e strangolate. Dopo aver subito tutto questo martirio, furono gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Immagine Wikipedia

Così, nel primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotá, in Colombia, nel 1981, fu deciso che il 25 novembre sarebbe stato celebrato, ogni anno, come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Miralbel.

Una storia straziante, vero? Una storia che si ripete da tempi immemorabili. La verità è che, ancora oggi, migliaia e migliaia di donne in tutto il mondo subiscono violenza di ogni tipo: fisica, psicologica, culturale, a casa, per strada, al lavoro. Per questo, per cambiare un po’ l’atmosfera di questa giornata, vorrei commemorarla insieme a voi e alla poesia.


Poesie che parlano di donne

Cantico dei cantici, Bibbia

Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono come un gregge di capre,
che scendono dal monte Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte hanno gemelli,
nessuna di loro è senza figli.
Come nastro di porpora le tue labbra,
la tua bocca è piena di fascino;
come spicchio di melagrana è la tua tempia
dietro il tuo velo.

Tutta bella sei tu, amata mia,
e in te non vi è difetto.

Io voglio del ver la mia donna laudare, Guido Guinizzelli
Io voglio del ver la mia donna laudare
Ed assembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro a l’are,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede:

e no ‘lle po’ apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’om po’ mal pensar fin che la vede.

A tutte le donne, Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Donne appassionate, Cesare Pavese

Le ragazze al crepuscolo scendendo in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.
[…]

Tanto gentile e tanto onesta pare, Dante Alighieri

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Minasmoke - Professional, Traditional Artist | DeviantArt
Arte Minasmoke

Alla sua donna, Giacomo Leopardi

Cara beltà che amore
Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne’ campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l’innocente
Secol beasti che dall’oro ha nome,
Or leve intra la gente
Onima voli? o te la sorte avara
Ch’a noi, t’asconde, agli avvenir prepara?
[…]

Maria Teresa di Calcutta

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Arte ValyB 

Sonetto 18, William Shakespeare

Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?
Tu sei più amabile e temperato:
cari bocci scossi da vento eversivo
e il nolo estivo presto è consumato.

L’occhio del cielo è spesso troppo caldo
e la sua faccia sovente s’oscura,
e il Bello al Bello non è sempre saldo,
per caso o per corso della natura.

Ma la tua eterna Estate mai svanirà,
né perderai la Bellezza ch’ora hai,
né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà.

Corpo di donna, Pablo Neruda

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.

Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

Il serpente che danza, Charles Baudelaire

O quant’amo vedere, cara indolente,
delle tue membra belle,
come tremula stella rilucente,
luccicare la pelle!
Sulla capigliatura tua profonda
dall’acri essenze asprine,
odorosa marea vagabonda
di onde turchine,
come un bastimento che si desta
al vento antelucano
l’anima mia al salpare s’appresta
per un cielo lontano.
I tuoi occhi in cui nulla si rivela
di dolce né d’amaro
son due freddi gioielli, una miscela
d’oro e di duro acciaro.
Quando cammini cadenzatamente
bella nell’espansione,
si direbbe, al vederti, che un serpente
danzi in cima a un bastone.

Arte Irma Gruenholz

Claudia V. Lopes

Venite a trovarci anche su Instagram!

Il fenomeno dell’elisione

Forse una delle prime regole fonetiche (e ortografiche) che impariamo quando cominciamo a studiare l’italiano è l’elisione.


Ma cos’è esattamente? L’elisione è la caduta della vocale finale atona di una parola davanti alla vocale iniziale della parola seguente. Il fenomeno viene indicato graficamente con l’apostrofo (). Di norma, avviene con gli articoli determinativi lo e la (e rispettive preposizioni articolate: l’amico, l’amicaall’amico, all’amicadall’amico, dall’amica); articolo indeterminativo femminile una davanti a tutte le vocali (un’amica, un’insegnante ecc., con gli soltanto davanti a i: gl’insegnanti di italiano; si deve evitare invece con le. L’elisione, però, è meno usata al plurale (considerata rara), anche se accettabile in uso letterario: questo – quest’impegni sono davvero troppi; quest’ermo colle (Leopardi).

Tuttavia, alcuni studenti stranieri (anche italiani) hanno dei dubbi per quanto riguarda, per esempio, l’uso dell’apostrofo con i pronomi/aggettivi dimostrativi singolari questo/a, quello/a, che si possono elidere davanti a parola che comincia con vocale sia al maschile sia al femminile: quest’uomoquell’uomo, quest’orologioquell’orologio; quest’amicaquell’amica, quest’isolaquell’isola; bello/a: bell’uomo, bell’amica.

Riscontriamo il fenomeno dell’elisione anche davanti al vocabolo santo: Sant’Alberto, Sant’Agata (la scrittura “S. Antonio” è considerata sbagliata, anche se molto diffusa, dato che s. è l’abbreviazione di san, per cui San SilvestroS. Silvestro). Infine, come e ci (particella di luogo) davanti ad alcune forme del verbo essere: com’era, com’èc’è Francesco?

L’elisione non deve essere confusa con il troncamento, in quanto quest’ultimo non richiede l’apostrofo: mano – man mano; fiore – fior fiore, buono – buon Natale; quello – quel tipo; bello – quel bel tipo.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes


Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BECCARIA, Gian Luigi, Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica. Torino, Einaudi, 2004.

Venite a trovarci anche su Instagram!


	

Sul vocabolo “altrettanto”

Nella lingua italiana ci sono delle espressioni molto particolari che sono usate quotidianamente dagli italiani come ricambio gentile di augurio e non solo


Il vocabolo altrettanto (ant. altretanto), composto da altro e tanto, può fungere da aggettivo indefinito, pronome indefinito e avverbio.

  • aggettivo indefinito (concorda in genere e numero) – di pari numero, misura o quantità: Maria mi vuole bene e io gliene voglio altrettanto; ho provato per la tua vittoria altrettanta gioia che se avessi vinto io; la collezione è una raccolta di 100 poesie e di altrettanti autori.
  • Pronome indefinito – (concorda in genere e numero) la stessa quantità o misura: ho vissuto nove anni in Italia e altrettanti in Svizzera; (solo maschile singolare) la medesima cosa, lo stesso: – ho speso 200 euro al supermercato. – Io ho speso altrettanto; nelle risposte a frasi augurali: Signora Rossi, le auguro una bella giornata.Altrettanto!; – Buon apetito!Grazie, altrettanto!
  • Avverbio – (invariabile) nella stessa misura: – Conosco bene Anna e non mi fido di lei. – Anch’io la conosco altrettanto bene, perciò nemmeno io mi fido di lei; il mio giudizio vale altrettanto che il tuo.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

Venite a trovarci anche su Instagram!

La Colonna dell’Ospitalità

Storie che parlano dell’ospitàla dei bertinoresi


Nel comune romagnolo di Bertinoro, vicino a Forlì, sorge un monumento conosciuto come la Colonna dell’Ospitalità (detta anche Colonna degli Anelli o “delle Anella”). Essa fu costruita in sasso bianco, il cui colore fa trasparire l’indole ospitale dei bertinoresi.

Il motivo della sua costruzione è molto interessante: la colonna fu fatta erigere da Guido del Duca e Arrigo Mainardi, nel XIII secolo, con lo scopo di porre fine alle dispute suscitate ogni qualvolta si doveva decidere quale famiglia dovesse ospitare i forestieri che arrivavano in città.

(Immagine Wikipedia – Colonna dell’Ospitalità)

Quindi, con la sua costruzione, ogni pellegrino che arrivasse a Bertinoro poteva legare il suo cavallo a uno degli anelli presenti nella colonna. Dunque, la famiglia alla quale apparteneva l’anello era tenuta a ospitarlo e a fare tutte le veci.

Buono studio e alla prossima!

Claudia V. Lopes

Venite a trovarci su Instagram!

La lingua italiana nel mondo

Cari amici e care amiche,

Il testo che leggerete adesso è la traduzione della versione in portoghese di un testo che ho pubblicato nel 2015 sul Blog Dicas de Italiano, un progetto che amministravo, in quel periodo, insieme alla mia cara amica Luciana. Ho deciso di tradurlo per ocasione della XX  Settimana  della  Lingua Italiana nel mondo, poiché ci sono delle informazioni molto rilevanti e importanti che vorrei condividere con voi.

Fatemi sapere nei commenti se il post vi è piaciuto 💕

Buona lettura!


Ciao ragazzi, mi chiamo Claudia e volevo condividere con voi un’esperienza molto interessante che ho avuto quando ho cominciato a studiare il tedesco qui in Svizzera. Nel primo giorno di lezione, quando sono entrata in classe, mi sono accorta che c’era un gruppo di tre donne che parlavano una lingua diversa che, subito dopo, ho concluso che si trattava di una lingua africana, a giudicare dall’aspetto e dagli abiti che indossavano.

Mi sono molto incuriosita, poiché era la prima volta che sentivo una lingua africana così “in diretta”. Tuttavia, la cosa più curiosa era che, in mezzo a quelle parole per me del tutto incomprensibili, saltavano fuori alcune paroline italiane del tipo “ecco”, “allora”, “va bene”. La mia curiosità è stata così tanta che non ci sono riuscita a trattenermi e mi ci sono avvicinata, cercando, inizialmente, di comunicare in inglese, ma nessuna di loro lo capiva.  Nel frattempo, è arrivata una bambina carinissima e ha chiamato una di loro “mamma“, e lei ha risposto “dimmi, cosa vuoi?”, con un italiano, diciamo, “africanizzato”, con una cadenza molto dura e molto diversa dall’italiano parlato in Italia, ma era italiano. Quindi le ho chiesto: “come mai parli italiano?” e lei, con molta proprietà, mi ha risposto “è la lingua del mio paese”. Il Paese era l’Eritrea che, con mia grande sorpresa e ignoranza, in quel momento, non sapevo (o non ricordavo) nemmeno in quale parte dell’Africa si trovasse.

Cartina geografica mappa Eritrea
(Crediti immagine Istituto Geografico De Agostini)

Appena tornata a casa, la prima cosa che ho fatto è stato prendere un Atlante e cercare di localizzarlo, nonché leggere un po’ della storia di questo piccolo Paese situato nel Corno d’Africa.  In realtà, l’Eritrea non ha una lingua ufficiale, le più usate dalla popolazione sono l’arabo, l’etiope, l’inglese e il tigrino (lingua semitica etiope, che era la lingua che le tre donne parlavano, considerata lingua nazionale) e molte altre. Tuttavia, queste informazioni loro non mi potevano dare, considerando che erano persone molto semplici.

Magari vi state chiedendo come mai loro parlassero l’italiano. Ebbene, dopo l’apertura del Canale di Suez nel 1869, all’epoca della corsa delle grandi potenze europee verso l’Africa, l’Italia invade l’Eritrea e la occupa; il 1° gennaio 1890 divenne ufficialmente colonia italiana. Nel 1936 diverrà anche una provincia dell’Africa orientale italiana insieme all’Etiopia e alla Somalia italiana, situazione che rimarrà fino a quando le forze armate britanniche non espelleranno gli italiani nel 1941. Non è, quindi, difficile immaginare il motivo per cui la lingua italiana viene parlata da buona parte della popolazione.

L’impero coloniale italiano dal 1936 al 1941

Il punto più interessante di tutto ciò è che questo fatto ha suscitato in me una certa curiosità di sapere dove nel mondo la lingua italiana fosse considerata ufficiale (o nazionale), oltre che in Italia, Vaticano, Svizzera, Malta e San Marino. Confesso che ai tempi dell’università questo tema non fu nemmeno mai preso in considerazione, e secondo me è di estrema importanza.

Secondo le stime della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana, i parlanti di italiano nel mondo sono attualmente circa 66.5 milioni, dei quali 60 milioni si trovano in Italia e 6,5 all’estero.  È importante sottolineare – e di questo aspetto parleremo più avanti – che gli immigrati italiani giunti in Brasile tra il 1875 e il 1935 (circa 1,5 milioni) non parlavano l’italiano “standard” che conosciamo oggi ma dialetti, poiché la lingua italiana cominciava a diffondersi in quel momento.

Di seguito i paesi in cui la lingua italiana è ufficiale:

  1. Italia
  2. Svizzera
  3. Slovenia
  4. Croazia
  5. Repubblica di San Marino
  6. Vaticano
  7. Unione Europea (lingua ufficiale insieme a 23 altre lingue)
  8. Ordine di Malta

L’italiano come lingua amministrativa, turistica e/o insegnata obbligatoriamente nelle scuole:

  1. Albania (lingua straniera più insegnata nelle scuole)
  2. Brasile (ufficiale a livello regionale ed etnico a Santa Teresa e Vila Velha, e come tale insegnato obbligatoriamente nelle scuole).
  3. Cile
  4. Egitto
  5. Eritrea (parlata a livello di seconda lingua e nazionale)
  6. Etiopia (usata a livello nazionale)
  7. Francia (usata a livello regionale in Corsica e a Nizza).
  8. Liechtenstein
  9. Lussemburgo
  10. Malta (lingua ufficiale fino a 1934; attualmente parlata come seconda lingua e commerciale).
  11. Monaco
  12. Montenegro
  13. Paraguay
  14. Filippine
  15. Porto Ricco
  16. Romania
  17. Arabia Saudita
  18. Somalia (lingua ufficiale fino a 1963, oggi lingua amministrativa e commerciale)
  19. Tunisia
  20. Emirati Arabi Uniti
  21. Regno Unito
  22. Stati Uniti (lingua usata dagli emigranti nel New England e New York/New Jersey come lingua regionale)
  23. Uruguay

Italiano come altra lingua parlata:

  1. Germania
  2. Argentina
  3. Australia
  4. Belgio
  5.  Bosnia ed Erzegovina 
  6. Canada  
  7. Costa Rica
  8. Cuba
  9. Francia
  10. Grecia
  11. Israele  
  12. Libia

È ovvio che il motivo per cui questi paesi hanno l’italiano come lingua ufficiale, nazionale o amministrativa è fortemente legato alla storia linguistica del paese stesso o all’emigrazione e alle occupazioni/colonizzazioni, informazioni che potete ottenere facendo una piccola ricerca rete o nei libri di storia.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Post recenti su Instagram

Sul vocabolo “prego”

La lingua italiana ha tantissime peculiarità e stranezze che possono mettere in difficoltà qualsiasi studente straniero alle prime armi.


Sicuramente tanti studenti stranieri si sono già trovati in difficoltà difronte al vocabolo prego, che, a seconda del contesto in cui viene usato, può avere significati molto diversi.

In effetti, l’interiezione prego, attestata nel 1868, equivale alla prima persona del presente indicativo del verbo pregare, adoperata come formula di cortesia per rispondere a una persona che ci ringrazia: «Grazie mille del tuo aiuto» «Prego!», per chiedere scusa:  «Mi scuso per averti fatto aspettare» «Prego!», oppure quando invitiamo una persona ad accomodarsi, a entrare, a sedersi o a uscire: «Francesco, accomodati, prego!»/«Signor Politi, s’accomodi, prego»; a prendere qualcosa che offriamo, per esempio un pezzo di torta: Signora Rossi, ho visto che la torta Le è piaciuta, ne prenda ancora un pezzo, prego!.

L’interiezione prego va usata anche con tono di domanda che, in realtà, è una formula che si adopera quando non capiamo o non abbiamo sentito bene ciò che è stato detto. In questo modo, invitiamo chi ha parlato a ripetere: «come hai detto, prego!», o semplicemente «prego?».

Se il post ti è piaciuto, faccelo sapere con un “mi piaci”!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes


Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

Post recenti!

XX Settimana della Lingua Italiana nel mondo

“Conoscere un’altra lingua significa avere una seconda anima.” (Imperatore Carlo Magno)


Ciao a tutti!

Questa è una settimana molto speciale per tutti gli italianisti e amanti della lingua italiana: XX Settimana della Lingua Italiana nel mondo, che verrà celebrata con numerosi eventi organizzati da tutte le ambasciate e consolati italiani. Quest’anno gli eventi e le attività previsti esalteranno forme espressive molto speciali: il fumetto, la novella grafica e l’editoria per l’infanzia e adolescenza.

Idea, Invenzione, Inventore, Pensiero, Creazione

Istituita nel 2001, La Settimana della Lingua Italiana nel mondo è diventata un appuntamento che accade ogni anno, esattamente nella terza settimana di ottobre. “Organizzata dal Ministero degli Affari Esteri attraverso la rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, in collaborazione con MiBACT, MIUR e i principali partner della promozione linguistica in Italia, ovvero l’Accademia della Crusca e la Società Dante Alighieri, con la partecipazione del Governo della Confederazione elvetica, la Settimana è divenuta nel tempo una delle più importanti iniziative dedicate alla celebrazione della lingua italiana nel mondo.” (governo.it)

Ragazzo, Bambini, Colorato, Personaggi Dei Fumetti

Guarda lo Spot!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes


Post recenti su Instagram!

Affresco della Lingua Italiana completa 5 anni!

Cari amici e care amiche,

Non sembra vero, ma oggi Affresco della Lingua Italiana completa 5 anni. Sembra ieri che ho iniziato questo progetto con un pizzico di timidezza, poiché, all’inizio, avevo l’intenzione di rivolgermi esclusivamente a un pubblico di lingua portoghese (sono brasiliana). Poco tempo dopo, mi sono accorta che il mio pubblico era composto da gente da tutte le parti del mondo. Allora, mi sono messa in discussione e ho iniziato a scrivere tutti i post in lingua italiana, il che è stata una grande sfida per me.

Torta Di Compleanno, Torta, Red, Blu, Cibo, Dessert

Dunque, vorrei ringraziarvi della vostra compagnia e amicizia. Grazie a voi questa pagina è cresciuta così tanto ed è diventata punto di riferimento per tutti coloro che amano la lingua e la cultura italiana.

Vi abbraccio ovunque voi siate.

Claudia Lopes 💕

Post recenti!

Gli italiani visti dall’Europa e viceversa: le mappe degli stereotipi

La verità è che viviamo in un mondo in cui tutti dicono di accettare le differenze, ma quello che facciamo spesso è solo tollerare chi (o cosa) non segue gli standard stabiliti dalla società in cui siamo inseriti. Da qualche anno circola in rete una serie di mappe, soprattutto sul Facebook che, in un primoContinua a leggere “Gli italiani visti dall’Europa e viceversa: le mappe degli stereotipi”

Il fenomeno dell’elisione

Forse una delle prime regole fonetiche (e ortografiche) che impariamo quando cominciamo a studiare l’italiano è l’elisione. Ma cos’è esattamente? L’elisione è la caduta della vocale finale atona di una parola davanti alla vocale iniziale della parola seguente. Il fenomeno viene indicato graficamente con l’apostrofo (‘). Di norma, avviene con gli articoli determinativi lo eContinua a leggere “Il fenomeno dell’elisione”

La preposizione “entro”

Nella lingua italiana, ma anche in altre lingue, l’argomento che più mette gli studenti in difficoltà è, senza dubbio, l’uso delle preposizioni.


Avete mai sentito o adoperato la preposizione entro? Conoscete il suo significato?

La preposizione entro si usa piuttosto con valore temporale, prima di un certo termine o della fine di un dato periodo:

  • Anna si sposerà entro la fine di quest’anno;
  • Entro due mesi finirò il master.

Possiamo anche rafforzare il valore temporale adoperando la locuzione “entro e non oltre“:

  • Inviare i documenti per l’iscrizione al corso di traduzione entro e non oltre la fine del mese

La preposizione oltre può essere adoperata con valore spaziale, con il significato di dentro, solo nelle espressioni “entro un certo perimetro”; “entro i confini d’Italia”:

  • Entro il perimetro dell’area di sicurezza esterna, i corpi di guardia hanno facoltà di: a. accertare l’identità delle persone; b. perquisire persone e veicoli ecc. (Portale del Governo svizzero);
  • Viaggio entro i confini d’Italia.

Altri esempi:

  • Margherita si sposerà entro l’anno.
  • Carlo arriverà entro le tre.
  • Bisogna fermarsi entro la linea d’arresto.
  • Si prega di rimanere entro i confini della città.
  • La lezione inizia entro pochi minuti.

Spero che il post vi sia piaciuto, ci vediamo presto con altri post interessanti.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.