Buon Natale a tutti!

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Lorenzo Lotto – La Natività

Cari amici miei,

Ormai siamo alla vigilia di Natale e vorremmo auguravi che lo passiate serenamente e in famiglia. Vi ringraziamo, come sempre, della vostra preziosa compagnia.

Il Natale non è soltanto una festa cristiana che celebra la nascita di Gesù, detta anche “Natività”; per la maggior parte delle Chiese cristiane occidentali e greco-ortodosse cade il 25 dicembre. Le Chiese ortodosse orientali, ortodosse-slave e copte lo festeggiano il 6 e il 7 gennaio rispettivamente, poiché seguono il calendario giuliano.

Che lo spirito natalizio possa fiorire dentro ognuno di voi, che il suo significato vada oltre allo scambio di regali e alle luci che illuminano le città e le nostre case.

Buon Natale a tutti!

Claudia ed Emma

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La leggenda delle palline di Natale

Ciao a tutti!

Siccome siamo alle porte delle feste natalizie, abbiamo deciso di portare alla luce altre leggende legate a questo periodo così magico e carico di sentimenti.

Quindi, oggi vi proponiamo “La leggenda delle palline di Natale”. Perché addobbiamo i nostri alberi con delle palline colorate? Conoscete altre leggende su questo tema?

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A Betlemme c’era un artista di strada molto povero che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù. “Tutti portano qualcosa al piccolo Gesù ed io invece non ho proprio niente!.. Forse sarebbe meglio non andarci” pensava e questo pensiero lo faceva sentire molto triste. “Cos’hai?” gli chiese un giorno un pastore vedendolo così triste. Allora il povero artista gli confidò il suo problema… “Ti sbagli amico mio” disse il pastore “non è vero che non hai niente, tu hai il tuo talento … Va’ da Gesù mostragli i tuoi giochi e vedrai che lo renderai felice.” Rincuorato dalle parole del pastore, l’artista si fece coraggio e andò da Gesù e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere. Questo è il perché ogni anno sull’albero appendiamo le palline colorate, per ricordarci delle risate di Gesù Bambino.

Arrivederci e buon Natale!

Claudia Lopes

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La leggenda dell’albero di Natale

 

Ciao a tutti!

Vi siete mai chiesti come sia nata la leggenda dell’albero di Natale? Ho fatto una piccola ricerca in rete e ne ho trovate due versioni diverse, una più classica e l’altra molto diffusa. Sono tutte e due molto brevi, per cui molto facili da memorizzare e, chissà, da raccontarle ai vostri figli o nipotini. Fatemi sapere nei commenti quale vi è piaciuta di più. Buona lettura!

LA LEGGENDA DELL’ALBERO DI NATALE

Tanto tempo fa, durante una notte d’inverno, un ragazzo fu mandato dalla madre a tagliare qualche ceppo di legna nel bosco. Infatti, i due erano rimasti senza legna da bruciare e stavano morendo di freddo. Il giovane prese con sé un lanternino e la sua accetta, poi si addentrò nel bosco con un piccolo slittino da caricare di legna.
Mentre camminava nel bosco, il ragazzo inciampò in una radice: finì disteso nella neve con il suo lanternino, che si spense. Solo e senza luce, il piccolo taglialegna cercò di ritrovare la strada di casa  a tentoni, ma si perse nel bosco. Girovagò per un’ora nell’oscurità, poi, sfinito, si accasciò accanto al tronco di un’abete.

“Povero ragazzo” pensò l’abete “nessuno dovrebbe patire il freddo nel bosco”. Così, chinò i suoi rami fino a toccare terra e li avvolse intorno al tronco, in modo da proteggere il piccolo taglialegna dal gelo. In questo modo, protetto dalle fitte fronde dell’abete, il giovane riuscì ad addormentarsi e a sopravvivere al gelo.
Al sorgere del Sole, la madre del ragazzo, insieme ai suoi amici, si addentrò nel bosco per cercarlo. Lo trovarono ancora addormentato, avvolto nei rami dell’abete. La luce del Sole faceva scintillare il ghiaccio sui rami, che sembravano coperti d’oro e di diamanti. Il ragazzo, per ringraziare l’albero che gli aveva salvato la vita, piantò un piccolo abete nel giardino di casa e lo addobbò con ghirlande e festoni. Così nacque l’usanza dell’albero di Natale.

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Abete di Natale

L’ALBERO DI NATALE

C’era una volta un bosco coperto di neve. Quando giunse l’inverno, i taglialegna cominciarono ad abbattere gli alberi e a ricavare i ciocchi di legna da bruciare nei camini. Per primi tagliarono i faggi, poi i castagni e infine i pini e i larici. Uno alla volta, tutte le piante del bosco vennero tagliate, con loro somma gioia: infatti, gli alberi sono felici di trasformarsi in fuoco e calore.

A dicembre, nel bosco era rimasto solo un piccolo abete: era alto come un uomo e il suo tronco era esile e storto.
“Nessuno ti prenderà” gli aveva detto un faggio.
“Sei così piccolo e brutto che nessuno ti vorrà nel suo camino” gli aveva detto un castagno.
“Mi vergogno di essere un tuo parente” gli aveva detto un pino.
E infatti, nessun taglialegna si era preso la briga di tagliarlo e di ricavarne dei ciocchi: così, il povero abete era rimasto solo, a piangere nel gelido inverno.

Una notte, un angelo che passava di lì udì il pianto dell’abete e decise di mettere fine alle sofferenze di quel povero alberello. Tempestò l’abete di luci scintillanti e pose sulla sua sommità una stella d’oro, poi lo avvolse in un chiarore fatato. La mattina, quando i bambini del paese uscirono per giocare, videro da lontano il piccolo abete e corsero a guardarlo da vicino. Tutti rimasero incantati dalle luci di quell’albero al punto che i taglialegna si misero a scavare e, con molta attenzione, lo portarono via con tanto di radici. Lo piantarono in un grande vaso nella piazza del loro paesino, in modo che tutti potessero ammirare le sue decorazioni luminose. E così, quell’abete che era stato tanto bistrattato ebbe l’onore più grande di tutti: portò la luce e la gioia agli uomini. Era nato l’albero di Natale.

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Arrivederci e buono studio!

Claudia Lopes

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Le ha buscate!

Ciao a tutti!

Conoscete il verbo buscare? L’avete mai usato nelle vostre conversazioni?

buscare è un verbo transitivo proveniente dallo spagnolo buscar «cercare» che ha molti significati:

1 – (procacciarsi, trovare, ottenere) riuscire a trovare o a ottenere, per lo più con fatica:

es.: Si è buscato da vivere/da mangiare; Carlo s’è buscato un bel premio alla competizione.

P.S.:  più comune con la particella pronominale si. 

2 – (regionale) guadagnare:

Es.: Francesco si è buscato un sacco di soldi con i mercatini di Natale.

Mercatino di Natale
Mercatino di Natale

3- (figurativo) ricevere, prendere, specie con riferimento a cose non piacevoli:

Es.: Il bambino si è buscato un ceffone; la bambina si è buscata una bella sgridata; Anna è uscita senza la giacca e si è buscata un raffreddore.

4 – (familiare) venire picchiato, prenderle, buscarle, con complemento oggetto indeterminato:

Es.: Il bambino ha paura di buscarle dalla madre.

5 – (figurativo) sport, perdere clamorosamente una partita:

Es.: La Nazionale Brasiliana ne ha buscate 7-1 contro la Germania nei Mondiali del 2014.

Spero che il post vi sia piaciuto. Ricordatevi sempre che è molto importante adoperare il dizionario quando si impara una lingua straniera.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Lopes

Se avete dei suggerimenti per i prossimi post, fateceli sapere nei commenti!

I nomi di genere promiscuo

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi studieremo i nomi detti di genere promiscuo che si riferiscono ad animali che hanno solo una forma – o maschile o femminile – per indicare tanto il maschio quanto la femmina:

Es.: l’aquila, la giraffa, la pantera, la volpe, la balena, il corvo, l’usignolo, il delfino, il leopardo, lo scorpione.

Volpe, Animale, Gli Animali Selvatici, Senza Sfondo
La volpe maschio

Per distinguere, in questi casi, il genere “naturale” dobbiamo aggiungere la parola maschio o femmina:

l’aquila maschio – l’aquila femmina, la giraffa maschio – la giraffa femmina, la pantera maschio – la pantera femmina, la volpe maschio – la volpe femmina, la balena maschio – la balena femmina e così via.

Possiamo anche dire:

il maschio della volpe – la femmina della volpe, il maschio del leopardo – la femmina del leopardo, il maschio della giraffa – la femmina della giraffa.

Ci sono dei nomi zoologici che possono essere maschili e femminili, e quindi dobbiamo adoperare sempre la medesima forma: il serpe – la serpe, il lepre – la lepre.

Serpente, Pitone, Verde, Rettile, Natura, Animale
La serpe femmina

Tuttavia la forma maschile non si usa solo per il maschio e la forma femminile solo per la femmina, possiamo usare sia l’una sia l’altra, per cui, se si vuole distinguere il genere, dobbiamo specificare il sesso come abbiamo visto sopra: Es.: il lepre maschio – il lepre femmina, la lepre maschio –  la lepre femmina, il serpe maschio – il serpe femmina, la serpe maschio – la serpe femmina.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BOTTIROLA, Giovanni e CORNO, Dario – Comprendere e comunicare. Torino, Paraiva, 1986.

Alcune filastrocche di Halloween

Dolcetto o scherzetto?

(Jolanda Restano)

O mi dai un buon dolcetto,
o ti becchi uno scherzetto!
Devi fare questa scelta
muoviti, su, fai alla svelta!

Non hai tempo di pensare
sono qui per spaventare
chi i dolcetti non mi dà
prima o poi si pentirà!

Halloween

(Marzia Cabano)

C’è una strega nel giardino!
Ora chiamo il mio vicino,
ora suono alla sua porta
e mi apre una “man morta”.

Suono alla porta accanto
e ci trovo uno zombi stanco.
Scappo via di tutta fretta
ma… ecco ancora una streghetta!

Scappo allora a casa mia
e non trovo più la zia:
l’hanno vista col mantello
in compagnia di un pipistrello.

Ho paura, dove andrò?
Io un’idea già ce l’ho…
Mi travesto da fantasma
e faccio finta avere l’asma!

I passi nel corridoio

(Corinne Albaut)

Sento dei passi nel corridoio
ho un po’ paura è troppo buio.
Allora che faccio, vado a vedere
magari è un ladro venuto a rubare.
Forse un bandito, forse un furfante,
un malandrino, un losco brigante.

Che sia un alieno, un verde marziano
venuto su un disco da molto lontano?
Chissà chi è, mi chiedo, chissà…
No. E’ solo un gatto passato di là.

Dolcetto o scherzetto?

(Serena Riffaldi)

In questa notte di mostri e vampiri
qualcuno è in cerca di urla e sospiri,
li cerca ovunque, portato dal vento,
è il dispettoso fantasma Spavento.

Gira le case di tutti i bambini
alla ricerca di ghiotti dolcini.
Se non ne trova fa degli scherzetti,
togliendo calze e muovendo un po’ i letti.

Ma vi assicuro, è soltanto un burlone,
non è cattivo, ma cerca attenzione.
Se lasci un dolcetto sul tuo comodino.
Sarà felice… E vorrà darti un bacino.

Halloween per i bambini

(Simona Maiozzi)

È una notte scura, scura di fantasmi e pipistrelli,
una notte di paura da far torcere i budelli.

È una notte di terrore che risveglia ogni vampiro,
una notte di rumore da far togliere il respiro.

Ma chi avanza da lontano con in mano il suo cestino?
È una mummia, un brutto nano, è una strega o un assassino?

Ma guardate: son bambini! Sono mostri mascherati:
chiedono dolci e pasticcini ai vicini un po’ allarmati.

Van bussando ad ogni porta e, ridendo a crepapelle,
fan scherzetti di ogni sorta per avere caramelle.

Halloween, festa pagana, è però una buona cura:
i timori li allontana e fa scappare la paura!

Arrivederci e buon Halloween!

Claudia Lopes

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La notte di Halloween

Ciao a tutti!

Nella notte del 31 ottobre, in quasi tutto il mondo, si celebra l’Halloween. Nonostante sia una festa tipicamente americana, è ormai conosciuta e celebrata in quasi tutto il mondo. In Italia l’Halloween è una tradizione relativamente recente che risale a qualche decennio, ma che ogni anno diventa sempre più popolare. L’originale elaborazione italiana di “Tricks or treat?” era, in principio, “Offri o soffri?“, che giocava proprio sull’omofonia delle parole originali. Oggi la domanda più diffusa e conosciuta in Italia è “Dolcetto o scherzetto?“.

L’Halloween ha le sue origini non nella cultura americana come si suole pensare, ma nella cultura celtica, e il suo nome deriva proprio da “All Hallows’ Eve”: hallow = santo; eve = vigilia. Il termine designava, fino al XVI secolo, la vigilia del giorno di tutti i Santi – noto popolarmente come Ognissanti – celebrato il 1° novembre.

Dolcetti di Halloween

Come da tradizione, i bambini festeggiano la notte stregata di Halloween andando in giro di casa in casa dicendo “Dolcetto o scherzetto? Se saranno fortunati, torneranno a casa con la borsetta piena di dolcetti, noci, castagne e tante altri dolciumi e prelibatezze.

Jack-o’-lantern

Perché le zucche rappresentano questa festività?

L’usanza di Halloween è legata alla famosa leggenda dell’irlandese Jack (Jack-o’-lantern), un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che una sera al pub incontrò il diavolo. A causa del suo stato d’ebbrezza, la sua anima era quasi nelle mani del demonio, ma astutamente, Jack gli chiese di trasformarsi in una moneta promettendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Mise poi rapidamente il diavolo nel suo borsello, accanto ad una croce d’argento, cosicché egli non potesse ritrasformarsi. Per farsi liberare il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò andare. Dieci anni più tardi, il diavolo si presentò nuovamente e questa volta Jack gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Al fine di impedire che il diavolo scendesse dal ramo, il furbo Jack incise una croce sul tronco. Soltanto dopo un lungo battibecco i due giunsero ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita commise così tanti peccati che, quando morì, fu rifiutato dal paradiso e presentatosi all’Inferno, venne scacciato dal diavolo che gli ricordò il patto, ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. All’osservazione che era freddo e buio, il diavolo gli tirò un tizzone ardente, che Jack posizionò all’interno di una rapa che aveva con sé. Cominciò da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi. (Wikipedia)

Alcune filastrocche di Halloween

Dolcetto o scherzetto?
(Jolanda Restano)

Dolcetto o scherzetto?
Mi viene un sospetto:
se un dolce non do
che fine farò?

Scherzetto o dolcetto?
Mi fanno un dispetto!
Che fine farò
se un dolce non ho?

Dolcetto o scherzetto?
Con tutto rispetto
vi dono un dolcino:
mi date un bacino?

Scherzetto o dolcetto?
Non voglio il dispetto!
Vi porgo un dolcino
mi fate l’inchino?

Il fantasma di Halloween
(Marzia Cabano)

Un ammasso di ossa bianche
vanno a spasso sulle anche
che un po’ di rumore fanno,
mamma mia, prendo l’affanno.
Se mi volto c’è un fantasma
che mi pare abbia un po’ d’asma…
Han paura tutti quanti
nella notte di Ognissanti!

Le streghe
(Giovanni Giudici)

Per chi ci crede e chi non ci crede
parleremo delle streghe.
Dice la gente che sono vecchie
con i pidocchi fin dentro le orecchie,
con gli occhi storti e affumicati,
con i vestiti sporchi e stracciati.
Vivono dentro castelli in rovina
con gli uccellacci di rapina:
perché gufi e barbagianni
son delle streghe gli eterni compagni…
Durante il giorno stan chiotte chiotte
aspettando che faccia notte.
Ma quando è buio vispe e allegre
spiccano il volo le brutte streghe:
vanno a cavallo delle scope,
corrono come milioni di ruote.
Passano monti, passan pianure,
passano buchi di serrature;
bevono il latte dei pipistrelli,
di ragnatele hanno i capelli,
e pili dei ladri e degli assassini
vogliono fare paura ai bambini.
Cosa! Ti dicono se fai i capricci
e a far la nanna se non ti spicci.
Ma io t’insegno il modo sicuro
per inchiodare la strega al muro;
e ti spiego come fare
a ruzzolarla giù per le scale.
Se la senti che sta arrivando
non devi piangere tremando;
se cerca di farti un dispetto
non rannicchiarti nel tuo letto;
e se ti fa il solletico ai piedi
dille: – Stupida cosa ti credi?
Falle in faccia una gran risata
e la strega sarà spacciata.
Questo è il sugo dell’avventura:
la paura è di chi ha paura.
Tu falle solo «coccodé»
e ogni strega ha paura di te.
Pazza di rabbia e di spavento
se ne scappa via come il vento,
via lontano per mai più tornare:
e tu puoi andartene a russare.

Arrivederci e buon Halloween a tutti!

Claudia Valeria Lopes

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Parlare del lavoro!

Ciao a tutti!

In questo nuovo post imparerete alcuni termini e frasi per parlare di lavoro/professione, che vi permetteranno di discutere non solo sul lavoro che fate ma anche di chiedere agli altri che lavoro fanno oppure di che cosa si occupano. Parleremo anche delle professioni al femminile, un tasto dolente ancora oggi molto gettonato tra i linguisti della lingua italiana.

Le frasi/i termini più comuni che possiamo adoperare sono (formali e informali):

a) che lavoro fa/fai?

b) di che cosa si occupa/ti occupi?

c) cosa fa/fai nella vita?

Le risposte possono essere tante, eccone alcune:

Io sono …

a) un insegnante/un’insegnante, un avvocato, un ingegnere, un uomo d’affari, una donna d’affari, uno studente, una studentessa…

b) io lavoro come avvocato, io faccio l’avvocato

c) io lavoro in televisione; io lavoro nel campo dell’informatica, nel campo dell’editoria (magari sono uno scrittore, lavoro con il proofreading/revisione di bozze, testi, libri ecc.).

Alcune professioni al maschile e al femminili:

il maestro – la maestra

il cuoco – la cuoca

il sarto – la sarta

l’infermiere – l’infermiera

Con i nomi di professione che appartengono alla categoria dei nomi di genere comune in –e, –a, –ista, –cida il nome maschile di professione rimane invariato. In questo caso, si deve cambiare l’articolo:

a) nomi in -e:

il nipote – la nipote 

il custode – la custode

il parente – la parente

b) nomi in -a:

il collega – la collega

il pediatra – la pediatra

un atleta – un’atleta

c) i nomi in -ista e -cida:

il giornalista – la giornalista 

il pianista – la pianista 

un artista – un’artista (con l’articolo determinativo può essere maschile o femminile, dipende dal genere del soggetto: l’artista è appena arrivato; l’artista è appena arrivata)

il suicida – la suicida 

un omicida – un’omicida

d) i nomi che corrispondono a forme sostantivate di participio presente:

 il cantante – la cantante

un insegnante – un’insegnante

un amante – un’amante 

e) Ci sono altri nomi che formano il femminile aggiungendo il suffisso essa al nome maschile:

dottore – dottoressa

presidente – presidentessa

vigile – vigilessa

poeta – poetessa

Il suffisso -essa assume, in particolare, una connotazione negativa nella lingua comune, proprio per questo è il meno adoperato nella formazione del femminile: fiolosofessa, generalessa, gigantessa, giudicessa

In alcuni casi, è possibile aggiungere al maschile il determinante donna

il poliziottola donna poliziotto oppure il più comune poliziotta

il magistratola donna magistrato oppure il meno comune magistrata

Dobbiamo tenere conto che, negli ultimi decenni, le condizioni sociali femminili sono cambiate davvero tanto. Le donne si sono affermate in molti settori e oggi svolgono delle professioni che in passato erano loro praticamente vietate. Nel campo politico e istituzionale, per esempio, già spuntano nomi come “sindaca” e “magistrata”.

Tuttavia, nei settori ai quali le donne hanno avuto accesso solo recentemente, come l’esercito e le forze dell’ordine, il plurale è ancora, per così dire, in fase di assestamento: per il sostantivo soldato, il dizionario Sapere.it registra il femminile soldata, specificando che soldatessa deve essere evitato poiché ha una denotazione scherzosa e un valore spregiativo. Per il femminile di generale, invece, lo stesso dizionario ci informa che, secondo le normali regole della lingua italiana, può essere maschile e femminile (cioè, di genere comune come nipote e custode) e può essere distinto solo dall’articolo o, eventualmente, dall’aggettivo che lo segue: il generale – la generale; il nipote – la nipote, il custode – la custode; che nipote bella che ho; che nipote bello che ho. Ovviamente, il femminile generalessa va evitato.

Spero che il post vi sia piaciuto che che vi abbia aiuta a capire un po’ come dobbiamo impostare il nostro discorso nel momento di parlare del lavoro e della professione.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BOTTIROLA, Giovanni e CORNO, Dario – Comprendere e comunicare. Torino, Paraiva, 1986.

 

 

 

Buon Ferragosto a tutti!

L’Italia, come si sa, è ricca di tradizioni, soprattutto quelle legate alle festività estive. Una delle più famose è, senza dubbio, il Ferragosto – festeggiato il 15 agosto -, punto di partenza alle tanto sognate vacanze degli italiani.

Questa festività è stata istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C., unendosi alle già esistenti e antiche celebrazioni del mese di agosto come la Vinalia Rustica e la Consualia, in cui veniva celebrato il dio Conso, una delle più antiche divinità agrarie romane. In quell’occasione, si commemoravano anche la vendemmia e la chiusura dei principali lavori agricoli con grandi banchetti, musica e mercati. Durante i festeggiamenti, in tutto l’Impero, i cavalli e gli animali da soma come buoi, asini, muli e cavalli erano usati per le gare.

È importante sottolineare che molte di queste tradizioni, assimilate dal cristianesimo, durano fino ai giorni nostri praticamente invariate, ad esempio il Palio dell’Assunta, tenutosi a Siena il 16 agosto. Il termine palio (dal latino pallium) non era altro che il mantello offerto come premio ai vincitori delle gare ippiche che si svolgevano nella Roma Antica. Inoltre, era consuetudine che, a quel tempo, i contadini rendessero omaggio ai signori e ai proprietari di terra, ricevendo in cambio un premio in denaro (la mancia), tradizione radicatasi nel Rinascimento e assimilata dalla Chiesa Cattolica. In realtà, trattasi di una festa pagana che si tornò cattolica nel V secolo circa, periodo in cui si cominciò a celebrare l’Assunzione di Maria in Cielo. Secondo questa tradizione, “Maria, la madre di Gesù, terminato il corso della vita terrena, fu trasferita in Paradiso, sia con l’anima che con il corpo, cioè fu assunta, accolta in cielo”.

Palio di Siena

Ai giorni d’oggi, il Ferragosto, per la maggior parte degli italiani, non è altro che un giorno di vacanza. Infatti, quasi la metà degli italiani sceglierà di muoversi per trascorrere questo giorno di festa a casa di parenti o amici, al mare, in campagna o in montagna.

L’anguria non può mancare nelle scampagnate di Ferragosto!

Di solito, le famiglie e gli amici si riuniscono per fare una bella scampagnata in cui non può mancare l’anguria! Molti giovani, e anche gli adulti, preferiscono festeggiare al mare, organizzandosi già il giorno prima per fare un falò (anche se è ormai vietato) sulla spiaggia, con tanta musica, danza, prelibatezze e bevande. Spesso la festa finisce all’alba del 15 agosto.

Buon Ferragosto a tutti!

Claudia Valeria Lopes

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Chiuso per vacanze!

Cari amici e amiche,

Piano piano mi sto riprendendo dalle cure che ho dovuto fare per via di un cancro al seno. Adesso mi molto sento meglio, anche se, a volte, il corpo mi dice che mi devo assolutamente riposare. 

Cerco di guardare la vita diversamente e, soprattutto, di approfittare ogni secondo della mia giornata. Confesso che non è stato facile, ma posso dire che ce l’ho fatta! Ringrazio Dio ogni giorno per aver ripristinato la mia salute.

Dopo domani parto con la mia famiglia verso l’Italia, stiamo andato esattamente in Salento (mio marito è salentino). Non vedo l’ora di staccare un po’ di qua e di vivere qualche giorno in modo completamente spensierato, senza nemmeno guardare l’orologio! 

Vi ringrazio della vostra amicizia e supporto durante tutti questi mesi. 

Vi abbraccio ovunque voi siate 💞

Claudia