La proposizione (frase) condizionale e il periodo ipotetico

Ciao, ragazzi!

Il titolo del nostro nuovo post, come avete visto, è “la proposizione (frase) condizionale e il periodo ipotetico”, per cui vi consiglio di dare anche un’occhiata al post sul modo condizionale che ho pubblicato l’anno scorso, va bene?

Il periodo ipotetico esprime una condizione, l’ipotesi della quale dipende l’avversarsi (o il non avverarsi) di quanto è stato detto nella frase reggente. La frase reggente (o apodosi) esprime la conseguenza che può derivare dal momento in cui viene realizzata la condizione indicata dalla frase subordinata (o protasi). Sembra complesso, vero? Ma non lo è.

            protasi = posta prima  -  apodosi = che viene dopo
           
                  Se ti togli il maglione (protasi)
                  avrai freddo (apodosi)

L'ordine (prima la protasi, poi l'apodosi) non è obbligatorio, per cui possiamo trovare nei testi e nella lingua parlata prima l'apodosi e dopo la protasi:

                 Avrai freddo (apodosi)
                 se ti togli il maglioni (protasi)

Adesso cercheremo di capire insieme attraverso l’analisi delle proposizioni sottostanti:

Se piove, restiamo a casa. (restare a casa è la conseguenza, “apodosi”)

Se ti offrissi un caffè, lo accetteresti? (accettare il caffè è la conseguenza, “apodosi”)

Se domani sarà bel tempo, andremo al mare. (andare al mare è la conseguenza, “apodosi”)

Tuttavia, secondo il grado di probabilità dell’ipotesi indicata dalla proposizione subordinata (protasi), il periodo ipotetico può essere di tre tipi:

1) Periodo ipotetico della realtà (o “certezza”)

(protasi) INDICATIVO        +           (apodosi) INDICATIVO

– Se c’è il sole, è una bella giornata.

(P.S.: quando c’è il sole la giornata è sempre bella)

(protasi) INDICATIVO          +          (apodosi) IMPERATIVO

– Se c’è forte vento, mettiti la sciarpa e la giacca.

(P.S.: è possibile che ci sia vento, quindi devi coprirti.)

2) Periodo ipotetico della possibilità (quando l’ipotesi è possibile)

(protasi) CONGIUNTIVO IMPERFETTO + (apodosi) CONDIZIONALE PRESENTE

– Se non dovessi lavorare stasera, verrei volentieri al cinema con te.

(protasi) CONGIUNTIVO IMPERFETTO + (apodosi) IMPERATIVO

– Se Anna ti chiedesse qualcosa su quanto è accaduto, dille che non ne sai nulla.

(protasi) CONGIUNTIVO IMPERFETTO + (apodosi) CONDIZIONALE PRESENTE

– Se leggessi di più, conosceresti più parole.

3) Periodo ipotetico dell’irrealtà (o “impossibilità”)

(protasi) CONGIUNTIVO IMPERFETTO + (apodosi) CONDIZIONALE PRESENTE

– Se fossi al posto tuo, non parlerei più con Carla.

(protasi) CONGIUNTIVO TRAPASSATO + (apodosi) CONDIZIONALE PASSATO

– Se lo avessi saputo prima, le avrei regato un altro genere di libro.

Nella l’italiano parlato, però, si verifica un periodo detto misto, quando nella proposizione subordinata (protasi) il verbo è al congiuntivo e nella reggente (apodosi) all’indicativo o nella protasi all’indicativo e nell’apodosi al condizionale:

– Se tu mi avessi detto che non stavi bene, rimanevo a casa.

– Se sapevo che stavi male, non sarei venuta.

Oppure la costruzione con l’indicativo imperfetto sia nella protasi sia nell’apodosi, che sarebbe meglio non usare, soprattutto, nell’italiano scritto:

– Se lo sapevo, venivo anch’io.

– Se mi alzavo prima, arrivavo in orario alla riunione.

ATTENZIONE!

È da considerare scorretta (perché d'uso dialettale) la costruzione con doppio condizionale: se ti impegneresti di più, prenderesti bei voti (forma corretta: Se ti impegnassi di più, prederesti bei voti).

Oppure la costruzione con doppio congiuntivo: se tu lo sapessi, me lo dicessi? (forma corretta: Se tu lo sapessi, me lo diresti?).

Credo che per oggi possa bastare, vero? Come avete notato, il periodo ipotetico è un argomento abbastanza complesso che richiede uno studio più attento e sistematico.

Per sdrammatizzare un po’, vi lascio questa bella canzone di Mina chiamata “Se telefonando”, così potrete approfondire le vostre conoscenze riguardo al periodo ipotetico:

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BOTTIROLA, Giovanni e CORNO, Dario – Comprendere e comunicare. Torino, Paraiva, 1986.

 

 

Le preposizioni proprie nelle frasi implicite

Le preposizioni proprie nelle frasi impliciteCiao a tutti!

Nel nostro nuovo post parleremo delle preposizioni proprie usate per mettere in relazioni due frasi. Queste preposizioni introducono frasi (proposizioni) subordinate implicite, con il verbo all’infinito.

Attenzione: le preposizioni sono sempre semplici quando introducono una frase.

Ecco una piccola lista con degli esempi raggruppati in base al tipo di proposizione subordinate introdotte dalle preposizioni semplici:

a) Proposizione oggettiva con di

Spero di poterti aiutare oggi.

b) Proposizione soggettiva con di

Succede, a volte, di stare male.

c) Proposizione causale con di, a e per 

Mi dispiace molto di non poterti aiutare.

Sono stata sciocca a non capire ciò che stava succedendo.

Mio figlio ha ricevuto un bel regalo per aver avuto un buon voto in matematica.

d) Proposizione finale con di, a, da e per

Si prega la gentile clientela di richiedere la fattura al check-in.

– Andiamo a fare un bel giretto in città?

Hai qualcosa da leggere?

Ti chiamo domani per stabilire la data e il giorno della recita.

e) Proposizione consecutiva con di, da e per

So che sarà difficile, ma penso che la verità meriti di essere svelata. 

Sono riuscita a superare l’esame. Sono felice da morire!

– Figlio mio, sei troppo piccole per uscire la sera.

f) Proposizione condizionale con a

A sentire le sue spiegazioni, direi che non ha avuto alcuna colpa.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

Sul verbo “spicciare”

SpicciareCiao a tutti!

Dalla serie “non si finisce mai di imparare”, oggi vi propongo un verbo che credevo fosse adoperato soltanto a livello regionale (o dialettale, soprattutto in Sud Italia). Si tratta del verbo spicciare che può essere transitivo ed indicare:

sbrigare, fare in fretta qualcosa: vorrei spicciare le faccende domestiche in mattinata; Carlo, hai già spicciato il lavoro?

disimpegnare, sbrigare qualcuno da un’attesa e sim. – aiutami, per favore, a sbrigare tutti i clienti?

moneta, cambiarla in pezzi di taglio minore, renderla spicciola: mi scusi, mi potrebbe spicciare 50 dollari?

– (toscanismo) sgombrare, riordinare, rassettare: spiccio la casa e vado a fare la spessa.

spicciare è anche intransitivo pronominale e indica sbrigarsi, fare in frettaaffrettarsi: spicciamoci a correre a casa! Fra poco inizierà a piovere.

Con uso popolare significa "spicciarsela", "disimpegnarsi di una cosa": - Hai finito il riassunto per domani? - Ancora no. Me lo devo spicciare subito!
Mi raccomando: imparate ad usare il vocabolario monolingue (cioè solo in italiano), sono sicura che, in poco tempo, migliorerete le vostre prestazioni linguistiche.
Arrivederci e buono studio!
Claudia V. Lopes
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Un po’ di poesia con Vera Lúcia de Oliveira

 

Vera Lúcia de OliveiraCiao a tutti!

Oggi parleremo della poetessa brasiliana Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani), residente da molti in Italia. Attualmente insegna Lingua e letteratura portoghese e brasiliana presso l’Università degli Studi di Perugia. Nel corso della sua vita poetica, Vera ha pubblicato diversi libri di poesia, molti dei quali hanno ricevuto riconoscimento nazionale e internazionale sia in Brasile sia in Italia.

La sua produzione poetica ha ricevuto critiche positive e affettuose da poeti e scrittori come Carlos Drummond de Andrade, Moacyr Félix, Manoel de Barros, José Saramago e molti altri.

Il suo poetizzare, sebbene percorra i cicli della giornata, privilegia in particolare le ore pomeridiane, mettendo in evidenza i momenti infiniti che abitano tra i nostri sentimenti e la realtà che ci circonda; una realtà che si riflette nel desiderio perenne che ha ogni essere umano di slegarsi e migrare, proprio come fanno gli uccelli migratori.

Non sono rare le volte in cui la nostra poetessa denuda i colori autunnali e il sibilo delle foglie, quando cadono in autunno, attraverso giochi sonori e allitterazioni che rivelano la natura delle cose, la spersonalizzazione dell’io di ciascuno di noi, svelandoci molti dettagli nascosti che solo uno sguardo attento come il suo è capace di catturare.

Abbiamo scelto per voi alcune delle sue numerose poesie con traduzione in lingua portoghese, a cura della stessa autrice. Se volete saperne di più su Vera Lúcia e la sua produzione poetica, visitate la sua pagina Poesia e poesia.

Pomeriggi di scuola 

Pomeriggi di scuola
in cui la pulsazione svaniva
l’universo
si incorporava
in un pezzetto di gesso
all’insegnante
e alla sua flemma io davo l’ovvio
a volte anche secoli passavano
senza che io mi ritrovassi 

(dal libro A porta range no fim do corredor, 1993)

Tardes de aula

Tardes de aula
em que se esvaía a pulsação
o universo
se incorporava
a um pedaço de giz
ao professor
e sua fleuma de ensinar eu dava o óbvio
às vezes se passavam séculos até
sem que eu me encontrasse
(do livro A porta range no fim do corredor, 1993)

La poesia si lacera 

La poesia dentro di me si lacera
come quando mio padre potava la vite
io vedevo cadere
le foglie
e vedevo cadere le foglie
e nessuno sapeva 
come i rami stillavano suoni 
dolorosi 
(dal libro A porta range no fim do corredor, 1993)

A poesia dói dentro de mim 

A poesia dói dentro de mim
como quando meu pai podava a parreira
e eu via caírem
as folhas
e ia vendo caírem
e ninguém sabia
como os ramos derramavam sons
dolorosos
(do livro A porta range no fim do corredor, 1993)

Pezzi

Sono frantumata
silenzi escono dalla bocca
tenui,
stavo disegnando 
parole,
ho perso il modo di destarmi
sono in tanti pezzi 
da essere quasi infinita 

(dal libro Geografia d’ombra, 1989)

Pedaços 

Estou estilhaçada
silêncios saem da boca
mansos
estava desenhando
palavras
perdi o jeito de amanhecer
tenho tantos pedaços
que sou quase infinita
(do livro Geografia de sombra, 1989)

Migrazione 

in cielo settembre nasce
i miei occhi tropicali migrano
muri
scuri
attendono foglie
chiare rosse
morte
i miei occhi uccelli simulano ali
si attaccano alle cose che
partono
e stretti
incollati alla luce
attendono crescere la sera

(dal libro Pezzi/Pedaços, 1992)

Migração 

no céu setembro nasce
meus olhos tropicais emigram
os muros
escuros
esperam folhas
claras vermelhas
mortas
meus olhos pássaros simulam asas
grudam nas coisas que
partem
e estreitos
pregados na luz
esperam a tarde crescer
(do livro Pezzi/Pedaços, 1992)

Sull’autobus

dormiva sull’autobus
a ogni fermata il corpo sussultava
lui apriva gli occhi vedeva la gente

che saliva
vedeva la gente che scendeva pensava se io fossi
un altro quella donna quel ragazzo
aveva un’altra storia cominciava di nuovo
abitava in un altro canto della città.
dormicchiava con quel sogno
di essere chiunque altro nel mondo
tranne che se stesso
(dal libro Nel cuore della parola, 2003)

No ônibus

dormia no ônibus
a cada parada o corpo sacudia
ele abria os olhos via a gente que entrava
via a gente que saía pensava fosse
outro aquela moça aquele rapaz
tinha outra história começava de novo
morava noutro canto da cidade
cochilava com aquele sonho
de ser qualquer outra pessoa no mundo
menos ele mesmo
(do livro No coração da boca, 2003)

Arrivederci e buona poesia!

Cláudia Valéria Lopes

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Che plurali strani!

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post tratteremo un argomento che provoca non pochi problemi agli studenti stranieri e non solo: i nomi sovrabbondanti, cioè i nomi che presentano doppia forma di plurale. Parecchi nomi maschili che finiscono in –o, oltre al plurale normale in –i, ne hanno un altro con la desinenza in –a, ecco perché vengono chiamati sovrabbondanti. Spesso, ma non sempre, le due forme plurali corrispondo per lo più a significati diversi (normalmente, il plurale maschile ha senso figurato e il plurale femminile senso proprio).

Ecco la lista delle parole più conosciute:

a) braccio
i bracci (di una poltrona, di un carcere)
le braccia (del corpo umano)

b) budello
i budelli (tubi, vie lunghe e strette)
le budella (intestini)

c) calcagno
i calcagni (dei piedi, delle calze, delle scarpe)
le calcagna (in locuzioni del tipo: avere qualcuno alle calcagna)

d) cervello
i cervelli (gli ingegni, le menti)
le cervella (materia bianca)

e) ciglio
i cigli (di una strada, di un fosso)
le ciglia (degli occhi)

f) corno
i corni (strumenti musicali)
le corna (degli animali)

g) dito
i diti (considerati distintamente l’uno dall’altro)
le dita (considerate del loro insieme)

h) filamento
i filamenti
le filamenta
(senza distinzione di significato)

i) filo
i fili (dell’erba, della luce)
le fila (dell’ordito/catena, di una congiura)

h) fuso
i fusi (rocchetti per filare; in senso geografico: i fusi orari)
le fusa (in frasi come: ill gatto, le fusa)

i) gesto
i gesti (movimenti)
le gesta (imprese, azioni eroiche: le gesta di re Artù)

l) ginocchio
i ginocchi
le ginocchia
(senza differenza di significato)

m) grido
i gridi (degli animali)
le grida (dell’uomo)

n) labbro
i labbri (di una ferita, di un vaso)
le labbra (della bocca)

o) lenzuolo
i lenzuoli (presi uno per uno)
le lenzuola (considerata a paia)

p) membro
i membri (della famiglia, della giuria ecc.)
le membra (del corpo umano, nel loro complesso)

q) muro
i muri (di una casa)
le mura (di una città, di una fortezza)

r) osso
gli ossi (per lo più di animali macellati)
le ossa (l’insieme dell’ossatura)

s) strido (suono, rumore, grido acuto e fastidioso)
gli stridi
le strida
(senza differenza di significato)

t) urlo
gli urli (soprattutto di animali)
le urla (dell’uomo)

Chiarimento: 

Questi plurali in -a sono, come avreste sicuramente intuito, un'eredità della lingua latina. Il plurale del nome maschile uovo, per esempio, è uova, cioè femminile. In realtà, nel latino, i nomi neutri, che al singolari terminavano in -um (ovum), si declinavano in -a (ova). Il vocabolo curriculum è latino e, così come ovum, faceva parte del genere neutro, quindi il suo plurale è curricula (non è obbligatorio usarlo nell'italiano odierno). Come succede con la maggior parte delle parole straniere, soprattutto quelle che finiscono in consonante, il plurale è invariabile, cioè non cambia la sua forma (il bar - i bar, il bus - i bus).

Nella lingua antica, e in alcuni dialetti italiani, il plurale maschile di uovo è ovi e il femminile ove.

Buono studio e a presto!

Claudia Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

 

 

 

 

Cos’è il pronome?

I pronomiCiao, ragazzi!

Nel nostro nuovo post parleremo del pronome, parte variabile del discorso, che sostituisce il nome, permettendo di indicare, senza nominarli, esseri o cose.

I pronomi posso essere:

  • personali
  • relativi
  • determinativi (possessivi, dimostrativi, indefiniti, interrogativi, esclamativi)

Qual è la funzione e classificazione dei pronomi?

Il pronome sostituisce il nome per evitarne la ripetizione:

Conosci Francesco?
Sì, lo conosco.

Il pronome viene chiamato anche sostituente perché sostituisce anche altre parti del discorso:

  • un aggettivo: credevo che Carlo fosse più disponibile, invece non lo è.
  • un altro pronome: a quel libro preferisco questo, che è molto più interessante. 
  • un verbo: Maria era stata ingannata e non lo sapeva.
  • un’intera frase: devo pulire la casa sola? Non lo trovo giusto!

Il pronome ci dà la possibilità non solo di richiamare un elemento già espresso ma anche di anticipare un elemento che sarà nominato in seguito:

Lo so: ti manco da morire.

La maggior parte dei pronomi è variabile, quindi dobbiamo fare attenzione nel momento di fare la concordanza nel genere e nel numero a seconda del nome:

Sono veramente bei vestiti, ma quanti veramente userai? 

È una specie in via di estinzione: dobbiamo salvarla per conservare la biodiversità.

I pronomi possono anche svolgere altre funzioni e si distinguono in vari gruppi:

  • Pronomi personali: io, tu, egli, noi, voi, essi
  • pronomi relativi: che, il quale, cui
  • pronomi determinativi che (come gli aggettivi) vengono suddivisi in: 

    – possessivi (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro…)
    – dimostrativi (questo, codesto, quello, ciò…)
    – indefiniti (poco, molto, troppo…)
    – interrogativi ed esclamativi (che?, quale?, quanto!…)

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

La concordanza del participio passato

Ciao, ragazzi!

Avete mai avuto dei dubbi nel momento di accordare il participio passato nel genere e nel numero? Io sì! Soprattutto all’inizio dei miei studi di lingua italiana.

Dunque, nel nostro nuovo post tratteremo (non in modo esauriente) un argomento molto gettonato tra gli studenti italiani e stranieri, e cioè: la concordanza del participio passato dei tempi semplici e composti.

Pertanto cercherò di schematizzare i principali casi:

1) Con i verbi passivi e riflessivi il participio passato si accorda nel genere e nel numero con il soggetto:

– I libri sono stati letti dai ragazzi.

– Anna è molto ammirata dai suoi amici.

– Oggi mi sono svegliato/a alla 5 del mattino.

2) Tuttora oscillante è l’accordo del participio passato di essere o di un verbo copulativo con il soggetto (Serianni):

– Il suo arrivo inaspettato è stato/risultato una bellissima sorpresa. (costrutto più frequente)

– Il suo arrivo inaspettato è stata/risultata una bellissima sorpresa. (costrutto meno frequente ma previsto dalla norma colta)

3) Con un verbo atmosferico il participio passato è invariabile, rimanendo nella forma maschile singolare:

– Ha piovuto per tre ore la notte scorsa.

– È nevicato la settimana scorsa.

4) Il participio è femminile in espressioni come “è fatta”, “è andata bene”.

– Allora, com’è andata?
– È andata bene/benissimo. L’esame non è stato difficile.

 – È fatta! Sono riuscita a finire il lavoro.

5) Con un verbo composto dall’ausiliare avere con il complemento oggetto posposto ci sono due possibilità:

– Ho letto tutti i testi. (costrutto più frequente)

– Ho letti tutti i testi. (costrutto più frequente ma previsto dalla norma colta)

Ovviamente la tendenza attuale predilige la prima soluzione (costrutto con il participio passato invariato). Per quanto riguarda la seconda soluzione, la troviamo spesso in testi del primo novecento nelle opere di scrittori come Pirandello, Dannunzio ecc.

6) Con un verbo composto dall’ausiliare avere con l’oggetto anteposto o seguito da un pronome relativo il participo può rimanere variato o invariato:

– Carlo ha detto che non ci ha visti (ci ha visto).

– Anna non ci ha salutato (ci ha salutate/ci ha salutati).

– Ecco la rivista che ho comprata (che ho comprato) ieri sera.

7) Tuttavia, è OBBLIGATORIO accordare il participio passato, preceduto dall’ausiliare avere, con il complemento oggetto in genere e numero, se questo è rappresentato dai pronomi diretti lo, la, li, le:

– Hai comprato i libri di inglesi?
– Sì, li ho comprati.

– Avete visto Claudia ed Emma?
– No, non le abbiamo viste.

– Il bambino ha mangiato la pappa?
– L’ha mangiata tutta!

– Carlo, hai visto Antonio?
– Sì, l’ho visto mezz’ora fa.

Per oggi è tutto, ragazzi! Spero che il post vi sia stato utile qualche modo. Ricordatevi di ricercare sui dizionari e grammatiche ogniqualvolta avrete dei dubbi linguistici.

Buono studio e a presto!

Claudia V. Lopes

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.