Sul vocabolo “prego”

La lingua italiana ha tantissime peculiarità e stranezze che possono mettere in difficoltà qualsiasi studente straniero alle prime armi.


Sicuramente tanti studenti stranieri si sono già trovati in difficoltà difronte al vocabolo prego, che, a seconda del contesto in cui viene usato, può avere significati molto diversi.

In effetti, l’interiezione prego, attestata nel 1868, equivale alla prima persona del presente indicativo del verbo pregare, adoperata come formula di cortesia per rispondere a una persona che ci ringrazia: «Grazie mille del tuo aiuto» «Prego!», per chiedere scusa:  «Mi scuso per averti fatto aspettare» «Prego!», oppure quando invitiamo una persona ad accomodarsi, a entrare, a sedersi o a uscire: «Francesco, accomodati, prego!»/«Signor Politi, s’accomodi, prego»; a prendere qualcosa che offriamo, per esempio un pezzo di torta: Signora Rossi, ho visto che la torta Le è piaciuta, ne prenda ancora un pezzo, prego!.

L’interiezione prego va usata anche con tono di domanda che, in realtà, è una formula che si adopera quando non capiamo o non abbiamo sentito bene ciò che è stato detto. In questo modo, invitiamo chi ha parlato a ripetere: «come hai detto, prego!», o semplicemente «prego?».

Se il post ti è piaciuto, faccelo sapere con un “mi piaci”!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes


Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

Post recenti!

XX Settimana della Lingua Italiana nel mondo

“Conoscere un’altra lingua significa avere una seconda anima.” (Imperatore Carlo Magno)


Ciao a tutti!

Questa è una settimana molto speciale per tutti gli italianisti e amanti della lingua italiana: XX Settimana della Lingua Italiana nel mondo, che verrà celebrata con numerosi eventi organizzati da tutte le ambasciate e consolati italiani. Quest’anno gli eventi e le attività previsti esalteranno forme espressive molto speciali: il fumetto, la novella grafica e l’editoria per l’infanzia e adolescenza.

Idea, Invenzione, Inventore, Pensiero, Creazione

Istituita nel 2001, La Settimana della Lingua Italiana nel mondo è diventata un appuntamento che accade ogni anno, esattamente nella terza settimana di ottobre. “Organizzata dal Ministero degli Affari Esteri attraverso la rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, in collaborazione con MiBACT, MIUR e i principali partner della promozione linguistica in Italia, ovvero l’Accademia della Crusca e la Società Dante Alighieri, con la partecipazione del Governo della Confederazione elvetica, la Settimana è divenuta nel tempo una delle più importanti iniziative dedicate alla celebrazione della lingua italiana nel mondo.” (governo.it)

Ragazzo, Bambini, Colorato, Personaggi Dei Fumetti

Guarda lo Spot!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes


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Affresco della Lingua Italiana completa 5 anni!

Cari amici e care amiche,

Non sembra vero, ma oggi Affresco della Lingua Italiana completa 5 anni. Sembra ieri che ho iniziato questo progetto con un pizzico di timidezza, poiché, all’inizio, avevo l’intenzione di rivolgermi esclusivamente a un pubblico di lingua portoghese (sono brasiliana). Poco tempo dopo, mi sono accorta che il mio pubblico era composto da gente da tutte le parti del mondo. Allora, mi sono messa in discussione e ho iniziato a scrivere tutti i post in lingua italiana, il che è stata una grande sfida per me.

Torta Di Compleanno, Torta, Red, Blu, Cibo, Dessert

Dunque, vorrei ringraziarvi della vostra compagnia e amicizia. Grazie a voi questa pagina è cresciuta così tanto ed è diventata punto di riferimento per tutti coloro che amano la lingua e la cultura italiana.

Vi abbraccio ovunque voi siate.

Claudia Lopes 💕

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Sul vocabolo “prego”

La lingua italiana ha tantissime peculiarità e stranezze che possono mettere in difficoltà qualsiasi studente straniero alle prime armi. Sicuramente tanti studenti stranieri si sono già trovati in difficoltà difronte al vocabolo prego, che, a seconda del contesto in cui viene usato, può avere significati molto diversi. In effetti, l’interiezione prego, attestata nel 1868, equivaleContinua a leggere “Sul vocabolo “prego””

XX Settimana della Lingua Italiana nel mondo

“Conoscere un’altra lingua significa avere una seconda anima.” (Imperatore Carlo Magno) Ciao a tutti! Questa è una settimana molto speciale per tutti gli italianisti e amanti della lingua italiana: XX Settimana della Lingua Italiana nel mondo, che verrà celebrata con numerosi eventi organizzati da tutte le ambasciate e consolati italiani. Quest’anno gli eventi e leContinua a leggere “XX Settimana della Lingua Italiana nel mondo”

Affresco della Lingua Italiana completa 5 anni!

Cari amici e care amiche, Non sembra vero, ma oggi Affresco della Lingua Italiana completa 5 anni. Sembra ieri che ho iniziato questo progetto con un pizzico di timidezza, poiché, all’inizio, avevo l’intenzione di rivolgermi esclusivamente a un pubblico di lingua portoghese (sono brasiliana). Poco tempo dopo, mi sono accorta che il mio pubblico eraContinua a leggere “Affresco della Lingua Italiana completa 5 anni!”

La preposizione “entro”

Nella lingua italiana, ma anche in altre lingue, l’argomento che più mette gli studenti in difficoltà è, senza dubbio, l’uso delle preposizioni.


Avete mai sentito o adoperato la preposizione entro? Conoscete il suo significato?

La preposizione entro si usa piuttosto con valore temporale, prima di un certo termine o della fine di un dato periodo:

  • Anna si sposerà entro la fine di quest’anno;
  • Entro due mesi finirò il master.

Possiamo anche rafforzare il valore temporale adoperando la locuzione “entro e non oltre“:

  • Inviare i documenti per l’iscrizione al corso di traduzione entro e non oltre la fine del mese

La preposizione oltre può essere adoperata con valore spaziale, con il significato di dentro, solo nelle espressioni “entro un certo perimetro”; “entro i confini d’Italia”:

  • Entro il perimetro dell’area di sicurezza esterna, i corpi di guardia hanno facoltà di: a. accertare l’identità delle persone; b. perquisire persone e veicoli ecc. (Portale del Governo svizzero);
  • Viaggio entro i confini d’Italia.

Altri esempi:

  • Margherita si sposerà entro l’anno.
  • Carlo arriverà entro le tre.
  • Bisogna fermarsi entro la linea d’arresto.
  • Si prega di rimanere entro i confini della città.
  • La lezione inizia entro pochi minuti.

Spero che il post vi sia piaciuto, ci vediamo presto con altri post interessanti.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

Ci mancherebbe (altro)!

Gli stranieri che vivono in Italia da qualche tempo avranno ormai capito il significato delle espressioni “ci mancherebbe” e “ci mancherebbe altro”, ma cosa vogliono dire esattamente?


Nella lingua italiana, come si sa, esistono delle espressioni molto particolari che sono difficili da tradurre in altre lingue: “ci mancherebbe”/”ci mancherebbe altro!” fanno parte di questo gruppo. Come avrete già sicuramente intuito, si trattata di registri tipici del linguaggio colloquiale, cioè parlato.

1) L’espressione “Ci mancherebbe!” è usata, normalmente, quando qualcuno ti dice grazie o ti chiede un favore:

  • Grazie di cuore di avermi aiutata a mettere a posto la casa.
  • Figurati, ci mancherebbe! Ho visto che eri stanca.

(In questo contesto, possiamo anche rafforzare l’idea usando figurati!)

  • Possiamo venire da voi domenica pomeriggio per un caffè?
  • Certo, ci mancherebbe! (nel senso che non si deve nemmeno chiederlo)

2) Tuttavia, se aggiungiamo il vocabolo altro, il significato sarà molto diverso: Ci mancherebbe altro! viene usato per dire che un fatto/avvenimento negativo non deve/dovrebbe succedere:

  • Speriamo che non cancellino il nostro volo.
  • Ci mancherebbe altro!

La possiamo usare anche per evidenziare che una cosa/un impegno non deve essere messo in dubbio:

  • Quindi, riesci a consegnarmi la monografia venerdì pomeriggio?
  • Certo, ci mancherebbe altro!

Spero che il post vi sia piaciuto! Fateci sapere nei commenti se esiste un’espressione simile nella vostra lingua madre.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

 

 


Aspetti culturali dell’Italia: formalità x informalità

Hai deciso di studiare la lingua italiana? Ecco alcuni aspetti importanti che dovresti sapere sulle relazioni sociali/interpersonali e sulle forme di trattamento formale e informale.


Potrebbe non essere rilevante per molte persone, ma per gli italiani è essenziale sapersi mettere al proprio posto! Per noi brasiliani, per esempio, che non appena conosciamo una persona, ci mettiamo a raccontare tutta la nostra vita, cioè morte, vita e miracoli, questo approccio potrebbe rappresentare un vero e proprio problema esistenziale. Dunque, prima di approdare per la prima volta in Italia, sia come turisti sia come studenti, è meglio informarsi su certe abitudine culturale.

Uno dei dilemmi più grandi per chi studia l’italiano, soprattutto per chi parla lingue dove non c’è una netta distinzione tra formale e informale come l’inglese, è sapere quando usare l’una e quando usare l’altra, cioè quando dare del tu o dare del Lei (quest’ultimo scritto con la L maiuscola). Ecco alcuni suggerimenti per evitare di sbagliare quando andrai in Italia o interagirai con gli italiani:

TU – si usa in tutti i contesti informali: tra amici, in famiglia, con i bambini, o anche tra stranieri coetanei, tra i quali è normale che nasca l’amicizia dopo qualche ora di conversazione.

 Prima di approdare per la prima volta in Italia sia come turisti sia come studenti è meglio informarsi su certe abitudine culturale.

LEI – è usato tra gli adulti sopra i quaranta, quando si parla con una persona anziana, o in contesti formali, quando si ci rivolge a persone gerarchicamente superiori a noi (capo, insegnante, ecc.). È buona norma usare un trattamento formale anche quando si parla con un cameriere, un commerciante, un receptionist, anche se sono più giovani di noi. Lo stesso vale per le telefonate, quando abbiamo bisogno di informazioni o servizi. Ricorda: l’operatore dall’altro capo della linea non ci ha mai visti!

Tuttavia, parlando della mia esperienza personale vivendo in Italia o interagendo con italiani qui in Svizzera, non sono state poche le occasioni in cui ho sentito dopo qualche ora o giorno: “possiamo darci del tu”? Cioè, “possiamo usare un trattamento informale”? Una volta rotto il ghiaccio, quindi, i rapporti saranno molto più rilassati e ci sentiremo molto più a nostro agio.

Spero che il post vi sia tornato utile, alla prossima con altri aspetti culturali del Bel Paese!

Claudia V. Lopes

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Modi di dire della lingua italiana

Ciao a tutti!

Ecco l’ultima novità di Affresco della Lingua Italiana: una pagina totalmente dedicata ai modi di dire (ovviamente non tutti) per aiutarvi ad arricchire il vostro vocabolario quotidiano. Alla fine di ogni sezione, troverete un formulario in cui vi chiedo di suggerirne altri che conoscete e sono si trovano nella nostra lista.

Allora, cliccate sull’immagine sottostante per scoprirne di più!

Buona lettura!
Claudia 💛

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La preposizione “entro”

Nella lingua italiana, ma anche in altre lingue, l’argomento che più mette gli studenti in difficoltà è, senza dubbio, l’uso delle preposizioni. Avete mai sentito o adoperato la preposizione entro? Conoscete il suo significato? La preposizione entro si usa piuttosto con valore temporale, prima di un certo termine o della fine di un dato periodo:Continua a leggere “La preposizione “entro””

Ci mancherebbe (altro)!

Gli stranieri che vivono in Italia da qualche tempo avranno ormai capito il significato delle espressioni “ci mancherebbe” e “ci mancherebbe altro”, ma cosa vogliono dire esattamente? Nella lingua italiana, come si sa, esistono delle espressioni molto particolari che sono difficili da tradurre in altre lingue: “ci mancherebbe”/”ci mancherebbe altro!” fanno parte di questo gruppo.Continua a leggere “Ci mancherebbe (altro)!”

Aspetti culturali dell’Italia: formalità x informalità

Hai deciso di studiare la lingua italiana? Ecco alcuni aspetti importanti che dovresti sapere sulle relazioni sociali/interpersonali e sulle forme di trattamento formale e informale. Potrebbe non essere rilevante per molte persone, ma per gli italiani è essenziale sapersi mettere al proprio posto! Per noi brasiliani, per esempio, che non appena conosciamo una persona, ciContinua a leggere “Aspetti culturali dell’Italia: formalità x informalità”

Come si salutano gli italiani?

Esistono tanti modi per salutarsi in Italia, dai più formali ai più informali; i loro usi dipendono dall’età e dal livello di confidenza che abbiamo con i nostri interlocutori.


In Italia, le persone si salutano con un gesto, con una stretta di mano (ovviamente, prima della pandemia) oppure con un bel sorriso. Gli italiani sono conosciuti in tutto il mondo per la gestualità e l’espressività corporea: hanno, infatti, una particolare attitudine nel parlare con le mani. Il saluto, inoltre, cambia a seconda dell’interlocutore, del momento della giornata e delle circostanze. Come vedremo, non ci sono regole fisse nell’utilizzo dei saluti, considerando che esistono delle varianti regionali e anche personali che li determinano.

La forma di saluto e di augurio standard (formale e informale) che si usa in Italia durante la mattinata, quando incontriamo o ci congediamo da qualcuno, è “buongiorno”, ma possiamo anche dire “buondì” o “dì”, anche se li dovremmo usare con persone con le quali abbiamo almeno un po’ di confidenza. Tuttavia, esiste il più informale “ciao”, che non può essere usato in tutte le situazioni, poiché è un modo assai confidenziale di salutare, sia quando arriviamo sia quando andiamo via. Possiamo dire “ciao” soltanto agli amici e ai nostri familiari ed è un saluto che va bene sempre, sia di mattina, pomeriggio, sera o notte. Ma la lingua italiana ci dà anche altre possibilità per congedarsi in modo informale! Esistono, per esempio: “a presto!”, “a domani!”, “alla prossima!”, “ci vediamo!”, “a risentirci!”.

Il saluto, inoltre, cambia a seconda dell’interlocutore, del momento della giornata e delle circostanze.

Quando siamo incerti su quale registro usare (cioè formale o informale) possiamo rincorrere al saluto neutro “salve” (dal latino salvus), che un tempo era usato dalla gente come augurio di buona salute. La buona notizia è che lo possiamo usare in tutti momenti della giornata per salutare tutte le persone che incontriamo.

Il periodo che va dal mezzogiorno al tramonto del sole è chiamato “pomeriggio”, dall’una alle cinque circa. Quindi, durante queste ore del giorno diciamo “buon pomeriggio”, che, tuttavia, è una forma saluto ormai rara, quasi esclusivamente usata in televisione e nella letteratura.

É difficile stabilire il momento della giornata in cui si passa dal “buongiorno” al “buonasera”, poiché la percezione del tempo varia molto da persona a persona e da una regione all’altra: in Toscana, per esempio, la gente si saluta con “buonasera” già dal primo pomeriggio. In Sardegna, invece, la gente si saluta con “buonasera” subito dopo il pranzo, a prescindere dall’ora in cui ha finito di mangiare! Per l’ultima parte della giornata l’italiano ci offre due possibilità: “buonasera” e “buonanotte” – saluti considerati leggermente più formali, ma che possono essere usati anche in situazioni informali. Non sono rare le volte in cui sentiamo una forma mista del tipo “Ciao, buongiorno!” o “Ciao, buonasera!”, che stabilisce, fin dai primi momenti, un tono informale. Tuttavia, “buonanotte” si utilizza esclusivamente per augurare un sereno riposo all’interlocutore oppure se noi stessi intendiamo andare a dormire, congedandoci dalla persona con cui stiamo parlando. Se decidiamo di continuare la serata da qualche altra parte, possiamo anche dire “buona serata”, “buona nottata” o “buon proseguimento.

Ciò nonostante, le formule di congedo mediamente più utilizzate dagli italiani sono “buona giornata” e “buona serata”. A quanto pare, sono espressioni che assumono un’importanza maggiore dei più comuni “giorno” e “sera”, perché coinvolgono non una porzione del tempo, ma tutto l’arco della giornata, cioè le 24 ore, compresi lavoro, vita personale, divertimento ecc.

Non sono rare le volte in cui sentiamo una forma mista del tipo “Ciao, buongiorno!” o “Ciao, buonasera!”, che stabilisce, fin dai primi momenti, un tono informale.

Un’altra espressione di saluto (formale e informale) molto usata tra persone che si separano con la certezza o la speranza di rivedersi è, appunto, “arrivederci”. Il termine “arrivederci” ha un’aria formale, poiché non lo usiamo mai quando ci congediamo da un amico o familiare. Quando ci rivolgiamo a una persona con la quale non abbiamo confidenza oppure che ha una certa età, usiamo la forma più cortese “arrivederla”, adoperata sia per la donna sia per l’uomo.

L’interiezione “addio” è una forma di saluto un po’ in disuso ed è utilizzata nell’italiano standard come saluto enfatico, quando ci separiamo da qualcuno in modo definitivo. In toscana “addio” é usato dalle persone più anziane con il senso di “arrivederci”.

Arrivederci e alla prossima!

Claudia V. Lopes


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10 proverbi italiani più usati

Ciao a tutti!

Conoscete i proverbi più usati in italia? Quindi, vi ho preparato una lista con 10 perle della cultura popolare italiana per aiutarvi ad arricchire il vostro vocabolario quotidiano.

A buon intenditor, poche parole

Sono sufficienti poche parole per spiegare qualcosa a chi vuole ed è in grado di capire.  

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

È molto difficile eliminare definitivamente le cattive abitudini ed evidenzia quanto siano enormi, e a volte insuperabili, le difficoltà che s’incontrano per riuscire a sconfiggere le stesse e i vizi di cui ogni persona può essere vittima.

ATTENZIONE A CHI VI DISPENSA SEMPRE CONSIGLI | La ForzaDellaNatura's Blog
Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

L’erba del vicino è sempre più verde

Quando qualcuno è invidioso di ciò che possiedono gli altri, non apprezza quello che ha. 

Ride bene chi ride ultimo

Non si deve cantar vittoria prima che un determinato evento sia definitivamente concluso perché si potrebbe avere un’amara sorpresa; è quindi un invito a non esultare con troppo anticipo.

Fra i due litiganti il terzo gode

Tra due persone che litigano per qualcosa, spesso ad avere la meglio è un terzo, che attende il momento di maggiore debolezza/distrazione dei due contendenti.

Non è tutto oro quello che luccica

È un ammonimento usato come invito a non giudicare dalle apparenze.

NON È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA.La confusione dei finanziamenti promessi.  | DI TUTTO DI PIU SENZA PELI SULLA LINGUA E SENZA FAKE.
Non è tutto oro quello che luccica.

Il buongiorno si vede dal mattino

Ciò significa che se la giornata o una situazione inizia nel migliore dei modi, andare avanti in modo positivo sarà molto più semplice.

La gatta frettolosa fa i figli ciechi

Dobbiamo fare le cose nei giusti tempi e modi. La fretta è sempre una cattiva consigliera e si sa, può creare situazioni spiacevoli da risolvere.

La gatta frettolosa fece i gattini ciechi - Significato • Scuolissima.com
La gatta frettolosa fa i figli ciechi.

Chi dorme non piglia pesci

Viene utilizzato per chi ha una natura pigra e che non fa mai nulla per migliorare la propria situazione.

I panni sporchi si lavano in famiglia.

Sempre meglio mantenere le questioni familiari all’interno della famiglia, evitando il coinvolgimento di qualcuno dall’esterno.

Vi abbraccio e alla prossima!

Claudia V. Lopes

✔Visitate la nostra sezione Proverbi e detti popolari italiani

✔Visita la nostra sezione Locuzioni e proverbi in italiano e portoghese

Fiorire, Linea, Confine, Decorazione, Vortice, Accento

Bibliografia di base per la scrittura dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. QUARTU, B.M., Dizionario dei modi di dire della lingua italiana. Milano, Rizzoli, 1993.
  8. MORTARE, Valerio, Locuções Italianas e Portuguesas Divergentes. Rio de Janeiro, Editora da Universidade do Rio de Janeiro, 2000.
  9. SORGE, Paola, Dizionario dei modi di dire della lingua italiana. Newton Compton Editori, 2011.

L’origine del vocabolo “cravatta”

Ciao a tutti!

Non mi ricordo se vi ho detto che a me piace tantissimo l’etimologia, cioè lo studio dell’origine delle parole e della loro storia. Tempo fa scrissi un post in cui parlavo dell’origine della lingua italiana e del perché ci sono tanti vocaboli simili nelle lingue dette romanze (o neolatine), come il portoghese, lo spagnolo, il catalano, il francese, il rumeno, l’italiano, ma anche nelle lingue appartenenti ad altri gruppi, come l’inglese e il tedesco. La risposta è semplice: 90% di questi vocaboli provengono dal latino.

Il latino è un’antica lingua indoeuropea appartenente al ramo italico, originariamente parlata nel Lazio (Lătĭŭm in latino), almeno dagli inizi del I millennio a.C. Fu diffuso principalmente nell’Europa occidentale, come lingua ufficiale della Repubblica Romana, dell’Impero Romano e, dopo la conversione al cristianesimo, dalla Chiesa Cattolica Romana.

Un patrimonio ereditario importante – il latino e il fiorentino

Tuttavia, ci sono tantissimi vocaboli che riscontriamo in più lingue la cui origine è più recente di quanto non crediamo come, per esempio, cravatta (portoghese gravata, tedesco Krawatte, spagnolo corbata, francese cravate, rumeno cravată, inglese cravat, ucraino краватка).

Secondo i dizionari etimologici, il vocabolo cravatta deriva dal francese (1648), che a sua volta deriva dal croato hrvati. Ma facciamo un salto ancora più indietro, prima di parlare della sua origine etimologica, perché, a quanto sembra, l’antenata dell’attuale cravatta rimonta ai tempi dei legionari romani. Infatti, essi indossavano una specie di striscia di stoffa di colori diversi chiamata focale (noto anche come sudario), le cui funzioni pratiche erano quelle di proteggere le vie respiratorie durante le marce oppure (e forse la principale) di proteggere il loro collo da sfregamento dalla corazza.

File:018 Conrad Cichorius, Die Reliefs der Traianssäule, Tafel XVIII.jpg
Focalia indossati dai soldati di cavalleria – infanteria su un pannello da Colonna Traiana, monumento innalzato a Roma per celebrare la conquista della Dacia (attuale Romania)

Facendo un salto in avanti, scopriamo che le origini dell’attuale cravatta risalgono alla Guerra dei trent’anni (1618-1648). Allora, i cavalieri croati assoldati da Luigi XIV e inquadrati nel reggimento Royal, indossavano i loro tradizionali piccoli foulard annodati; questa usanza ha suscitato un interesse molto particolare dalla parte dei parigini e quindi hrvati (cioè croati) fu infrancesato e diventò cravate.

Celebrazione dei 350 della Cravatta nel 2017 in Zagreb (crediti: Croazia week)

Quindi, d’ora in avanti, ogni volta que indosserete questo elemento accessorio dell’abbigliamento maschile, ma usato spesso per abbellimento del vestiario femminile, penserete alla lunga strada che ha fatto fino ad arrivare ai giorni nostri.

Fateci sapere in un commento come si dice cravatta nella vostra lingua materna!

Vi abbraccio e alla prossima!

Claudia V. Lopes

Fiorire, Linea, Confine, Decorazione, Vortice, Accento

Bibliografia di base per la scrittura dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. QUARTU, B.M., Dizionario dei modi di dire della lingua italiana. Milano, Rizzoli, 1993.
  8. MORTARE, Valerio, Locuções Italianas e Portuguesas Divergentes. Rio de Janeiro, Editora da Universidade do Rio de Janeiro, 2000.
  9. SORGE, Paola, Dizionario dei modi di dire della lingua italiana. Newton Compton Editori, 2011.