La paura di sbagliare e alcuni stili di apprendimento

Che scagli la prima pietra chi non ha mai avuto quella sensazione di brivido generalizzato nel momento di parlare o rispondere a una domanda fatta, per esempio, nella lingua che si crede di aver studiato bene e di conoscerne tutte le regole ed eccezioni?


Cari amici e care amiche,

Chi, a un certo punto della propria esistenza, non ha mai avuto paura di sbagliare? In realtà, la paura di sbagliare è l’altra faccia della medaglia della paura che molte persone hanno di ricevere delle critiche. Chissà quanti sogni e progetti non si sono mai realizzati semplicemente perché qualcuno ha avuto paura di sbagliare e di essere criticato. Chi non si ricorda il detto popolare “errare è umano”? Se esiste un detto del genere, significa che commettere errori è qualcosa di molto comune e inerente alla natura umana. Il problema è che molte persone, sebbene credano che commettere errori sia umano, non accettano che con loro qualcosa del genere possa succedere.

Tuttavia, questo pensiero non si applica (o non dovrebbe applicarsi) quando si tratta dell’apprendimento in generale: che scagli la prima pietra chi non ha mai avuto quella sensazione di brivido generalizzato nel momento di parlare o rispondere a una domanda fatta, per esempio, nella lingua che si crede di aver studiato bene e di conoscerne tutte le regole ed eccezioni?

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La verità è che, a un certo punto della nostra esistenza, ci è stato detto che sbagliare è l’esatto opposto di “fare la cosa giusta”, che gli errori devono essere nascosti o camuffati, ossia “gettati sotto il tappeto”. La situazione è talmente surreale che sono tanti gli studenti che chiedono scusa quando, ad esempio, commettono errori nella coniugazione di un verbo o vengono corretti, come se avessero commesso un crimine gravissimo. A mio avviso, l’errore ha una funzione pedagogica molto importante nel processo di apprendimento: se non commettiamo errori, significa che non stiamo mettendo in pratica tutto ciò che abbiamo imparato, e non mi riferisco solo all’apprendimento di una lingua straniera. Inoltre, se non commettiamo errori, ad esempio durante le lezioni, i nostri insegnanti non possono valutare se il metodo/modalità di insegnamento che stanno utilizzando funziona o è il più appropriato.

Dopotutto, siamo in questo mondo per sbagliare, imparare e fare nuove esperienze.

In tutti questi anni di insegnamento del portoghese e dell’italiano a studenti stranieri, mi sono resa conto di come loro siano sempre molto desiderosi di parlare bene, forse perché si rendono conto che la loro prestazione linguistica non ha ancora raggiunto il livello ottimale desiderato, poiché inciampano in cose che “dovrebbero ormai sapere”, nonostante abbiano studiato così duramente.

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Esiste, però, un fattore molto rilevante che molte persone non tengono in considerazione: quale sarebbe lo stile di apprendimento più efficace per ognuno di noi? Prima di rispondere a questa domanda, ne faccio un’altra: che cos’è l’apprendimento per voi? Potremmo dire che vivere è un apprendimento eterno. Ogni giorno acquisiamo nuove conoscenze attraverso le nostre esperienze quotidiane e l’educazione che abbiamo ricevuto (riceviamo) dai nostri genitori, anche a scuola quando eravamo bambini, all’università e, specialmente, quando abbiamo iniziato a far parte di altri gruppi. Quel che è certo è che dedichiamo tutta la nostra esistenza all’apprendimento.

Quindi qual è lo stile di apprendimento più efficace per ognuno di voi? Sappiamo però che è molto importante che l’insegnante renda il processo di apprendimento il più piacevole, semplice ed efficace possibile, e non importa se il pubblico è composto da bambini delle scuole primarie/secondarie o studenti universitari. Ciò che è evidente è che non tutti apprendono in modo univoco, ed è necessario accettare e rispettare queste diversità. Tale postura pedagogica aiuta, in modo significativo, l’amministrazione e l’accettazione dell’“errore” come qualcosa di necessario, sano e importante per l’assimilazione delle materie trattate e nella formazione cognitivo-intelettuale dei discenti.

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Esistono numerose classificazioni di tipologie di apprendimento sviluppate e proposte da diversi autori. Alonso, Gallego e Honey (1995), ad esempio, propongono 4 stili di apprendimento (Learning Styles), suddivisi per caratteristiche personali:

1) Attivo: le persone con uno stile di apprendimento attivo partecipano, improvvisano, incoraggiano e si lasciano coinvolgere in esperienze di apprendimento. Di solito, le loro menti sono aperte all’apprendimento di nuove materie e compiti, poiché sono sempre molto entusiasti di nuovi apprendimenti.

2) Teorico: le persone che utilizzano questo tipo di apprendimento sono più razionali, il loro modo di apprendere è ragionato in modo sequenziale. Per assimilare bene i concetti, hanno bisogno di seguire un percorso, passo dopo passo. Di solito sono persone molto critiche, analitiche, che pensano troppo prima di fare qualcosa, metodiche, perfezioniste e disciplinate, sintetizzano le conoscenze che ricevono e le integrano in teorie coerenti.

3) Riflessivo: le persone che utilizzano questo tipo di apprendimento sono analitiche, osservanti, riflessive o meditative, riflettono su un particolare argomento da tutti i punti di vista, al fine di trovare possibili soluzioni. Queste persone hanno bisogno di tempo per riflettere prima di trarre conclusioni affrettate.

4) Pragmatico: le persone che utilizzano questo tipo di apprendimento acquisiscono conoscenze dalla pratica. Di solito sono più obiettive, realistiche, concrete e amano sperimentare nuove idee per non lasciare conclusioni aperte. Per loro, più la materia studiata è concreta e utile meglio e più interessante è imparare.

Pertanto, considerando le riflessioni di cui sopra, direi che non dobbiamo dare una connotazione negativa ai nostri errori quando stiamo imparando qualcosa di nuovo, la cosa più sensata da fare è adottare (scoprire) un metodo di studio che sia in sintonia con il nostro profilo. Ultima cosa: ricordatevi sempre di ringraziare quando qualcuno vi corregge e non di chiedere scusa. Dopotutto, siamo in questo mondo per sbagliare, imparare e fare nuove esperienze.

Claudia V. Lopes

P.S.: l’elaborato scritto che avete appena letto nasce non solo a partire dalle mie esperienze lavorative e personali nel settore dell’insegnamento, ma anche dalle letture che ho fatto del materiale inerente alle materie pedagogiche del Master di I livello svoltosi presso l’università E-campus. Qualora aveste bisogno della bibliografia utilizzata dai professori delle materie, contattatemi in privato tramite affrescodellalinguaitaliana@gmail.com

Che battuta!

Ciao a tutti!

Il nostro post di oggi (molto differente degli ultimi che ho pubblicato) è sul vocabolo battuta. L’avete mai sentito o usato nei vostri discorsi? Quindi, vediamo insieme in quali contesti viene usato dagli italiani. Siete pronti?

La “battuta” può significare:

  • una frase o risposta spiritosa ed efficace – avere la battuta pronta, essere pronto e arguto nel rispondere: ti sei accorto che Carlo ha sempre la battuta pronta? (detto anche “battutina”);
  • in un dialogo teatrale, le frasi pronunciate volta per volta da ciascun attore – dare la battuta, cioè suggerirla oppure non perdere una battuta, il che significa seguire con molta attenzione: perché non hai voluto dare a me le battute migliori?; la prossima volta cerca di non perdere la battuta!;
  • ciascun colpo che si dà sulla tastiera della macchina da scrivere o del computer per battere un carattere: la nuova segretaria riesce a fare duecento battute al minuto. Il carattere che viene battuto e lo spazio che esso occupa; anche, ogni spazio di intervallo fra le parole: Teresa ha tradotto un testo di duemila battute; quanto costa tradurre una cartella da milleottocento battute?;
  • nella notazione musicale, cioè nel sistema che fissa per iscritto una composizione, una melodia o una qualsiasi idea di tale ordine, la battuta (o misura) è l’insieme di valori compresi tra due linee verticali poste sul pentagramma e chiamate stanghette;
  •  caccia a cui partecipano numerosi cacciatori, coadiuvati dai battitori e dai cani: battuta al cinghiale. Vasta azione delle forze di polizia per rintracciare o catturare persone ricercate; rastrellamento: Cosa nostra l’abbiamo battuta anche usando la «trattativa» (giornale Il Manifesto);
  • nello sport (tennis, pallavolo, ping pong), il colpo di chi mette in gioco la palla; nel baseball, rilancio della palla; nel salto, colpo battuto col piede sulla pedana di stacco. Battuta al volo, colpo dato alla palla prima che tocchi terra; battuta al salto, nella pallavolo, battuta effettuata lanciando in alto la palla e quindi colpendola con slancio e potenza dopo una rincorsa e un salto; battuta flottante, nella pallavolo, battuta effettuata colpendo la palla senza imprimerle rotazione.

Fatemi sapere nei commenti se il post vi è piaciuto!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia basica per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online

San Francesco d’Assisi e il Cantico delle creature

Cari amici e care amiche,

Ieri, 4 ottobre, si è festeggiato San Francesco d’Assisi. Sapevate che è lui l’autore de “Il Cantico delle Creature” – conosciuto anche come “Il cantico di Frate sole e Sorella Luna”? Questo bellissimo componimento è considerato la prima poesia scritta in italiano. Il suo autore è Francesco d’Assisi che la scrisse nel 1226. In realtà, la poesia è una lode a Dio, alla vita e alla natura che viene vista in tutta la sua bellezza e complessità.

Basilica di San Francesco d’Assisi

San Francesco nasce ad Assisi probabilmente intorno al 1182. Dopo un giovinezza tumultuosa e dedita ai godimenti ebbe, nel 1206, una profonda crisi religiosa che lo portò a vagheggiare – e a realizzare nella sua azione – l’ideale evangelico della povertà, dell’umiltà, della penitenza, della carità per il prossimo e della completa dedizione alla volontà di Dio. È diacono e fondatore dell’ordine che prende il suo nome, cioè, dei francescani.

Il cantico delle creature
(in volgare umbro)

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual’è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ’l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

San Francesco

Il cantico delle creature
(in italiano)

Altissimo, onnipotente, buon Signore
tue sono le lodi, la gloria e l’onore ed ogni benedizione.

A te solo, Altissimo, si confanno,
e nessun uomo è degno di te.

Laudato sii, o mio Signore,
per tutte le creature,
specialmente per messer Frate Sole,
il quale porta il giorno che ci illumina
ed esso è bello e raggiante con grande splendore:
di te, Altissimo, porta significazione.

Laudato sii, o mio Signore,
per sora Luna e le Stelle:
in cielo le hai formate
limpide, belle e preziose.

Laudato sii, o mio Signore, per frate Vento e
per l’Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo
per il quale alle tue creature dai sostentamento.

Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua,
la quale è molto utile, umile, preziosa e casta.

Laudato sii, o mio Signore, per frate Fuoco,
con il quale ci illumini la notte:
ed esso è robusto, bello, forte e giocondo.

Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,
la quale ci sostenta e governa e
produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.

Laudato sii, o mio Signore,
per quelli che perdonano per amor tuo
e sopportano malattia e sofferenza.
Beati quelli che le sopporteranno in pace
perché da te saranno incoronati.

Laudato sii, o mio Signore,
per nostra sora Morte corporale,
dalla quale nessun uomo vivente può scampare.
Guai a quelli che morranno nel peccato mortale.
Beati quelli che si troveranno nella tua volontà
poiché loro la morte non farà alcun male.

Laudate e benedite il Signore e ringraziatelo
e servitelo con grande umiltà.

Ascolta questa bellissima interpretazione del Cantico delle Creature

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (grammatica):

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (letteratura/cultura):

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.
  3. L’Italia è cultura – Letteratura. Edilingua.
  4. Treccani enciclopedia, Sapere.it, Wikipedia
  5. Materiale del Master in Didattica della Lingua Italiana come lingua seconda/L2

Pietro Bembo e la creazione del canone linguistico-letterario in volgare

Cari amici e care amiche

Il nostro viaggio nella lingua italiana continua! Nei post precedenti, abbiamo studiato L’avvento della stampa e la tipografia di Aldo Manuzio e Pietro Bembo e la questione della lingua, nonché la sua importanza nell’Italia letteraria del cinquecento e non solo. Oggi, invece, parleremo del suo ideale di canone linguistico-letterario e dei suoi criteri per quanto riguarda le sue scelte editoriali. Prima di tutto bisogna chiarire l’idea di “canone”, avete mai sentito questo termine?

Il canone, in genere, è un insieme di regole o principi proposti come norma. In letteratura, il canone è definito come un elenco di opere e autori considerati come modelli da seguire o imitare (canone letterario).

Vi ricordate che gli ideali umanisti erano quelli di preservare i testi classici (Cicerone, Virgilio, Omero ecc.) dalla definitiva scomparsa? Pertanto, applicavano la tecnica filologica (o procedimento filologico). Anche Pietro Bembo applicò gli stessi criteri alla letteratura volgare del trecento, proponendo come modello linguistico e stilistico da seguire le opere di Petrarca, Boccaccio e Dante (in quest’ordine).

Nel 1501 e nel 1502 Bembo pubblicò a Venezia, presso la tipografia di Aldo Manuzio, le edizioni a stampa di Petrarca e Dante. Per quanto riguarda l’edizione della Commedia, il letterato veneziano si servì dell’autorevole codice Vaticano (Codex Vaticanus) 3199, contenente il manoscritto originale della Divina Commedia di Dante Alighieri, che fu donato da Giovanni Boccaccio a Francesco Petrarca.

Per l’edizione del Canzoniere di Petrarca, il cui titolo originale è Francisci Petrarche laureati poete Rerum vulgarium fragmenta (Frammenti di componimenti in volgare di Francesco Petrarca, poeta coronato d’alloro), Bembo consultò addirittura il codice Vaticano 3195, il quale costituisce ancora oggi la base fondamentale per l’edizione critica dell’opera.

Portrait of the Young Pietro Bembo - Raffael (eigntl. Rafaello Sant als  Kunstdruck oder handgemaltes Gemälde.
Pietro Bembo giovane, Raffaello Sanzio, 1506

Magari avete già intuito che non era così semplice (e non lo è tuttora) arrivare ai manoscritti originali dei testi antichi, anzi, direi che era una vera e propria impresa. Dunque, se il Bembo voleva costruire un canone linguistico-letterario affidabile da proporre come modello, doveva curare anche questi aspetti fondamentali. Infatti, l’autorevolezza dell’edizione del Canzoniere gli assicurò la possibilità di fissare un testo di riferimento, un modello da seguire/imitare e da cui ricavare una norma grammaticale.

Le mansioni di Bembo, all’interno della tipografia del veneziano Aldo Manuzio, andarono ben oltre: lui ebbe modo di rivedere, in senso toscaneggiante, molti testi in vista della pubblicazione, adeguandoli ai suoi ideali linguistici.

La prospettiva Bembiana non era solo linguistica ma soprattutto estetica, considerando che le opere di Petrarca e Boccaccio venivano additate anche come modelli stilistici e retorici: Petrarca per il linguaggio lirico, Boccaccio per la prosa. Così facendo, Bembo riuscì a trasferire il concetto umanistico di “imitazione dei classici”, come già abbiamo visto, dal dominio della letteratura greco-latina a quello della letteratura volgare del trecento. Nella concessione bembiana, la letteratura volgare aveva ormai raggiunto un livello di perfezione pari a quello della letteratura greca e latina. Quindi, il Canzoniere di Petrarca, il Decameron di Boccaccio e la Commedia di Dante rappresentavano l’apice (“le tre corone fiorentine”) della tradizione volgare e meritavano di assurgere alle vette altissime dei classici.

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Statue di Dante, Boccaccio e Petrarca nel loggiato degli Uffizi (Firenze)

Ma quali erano i criteri di equilibrio e compostezza inerenti al classicismo cinquecentesco applicati da Bembo nel momento di selezionare i testi, all’interno delle opere delle tre corone fiorentine? Il linguaggio lirico di Petrarca era armonioso, uniforme e selezionato, quindi corrispondeva pienamente ai criteri classici. Tuttavia, Bembo aveva un altro giudizio riguardo al Decameron di Boccaccio, il cui linguaggio è più svariato e articolato, presentandosi come un organismo complesso, dove convivono varietà di lingue molto distinte. Per questa ragione fu operata una selezione all’interno del testo boccacciano: la lingua da proporre come imitazione dei prosatori fu quella del Proemio, della cornice e delle novelle “tragiche” (per esempio, Tancredi e Ghismunda, IV 1), in cui lo stile sembra più sostenuto e ricercato, ben lontano e diverso dal volgare parlato presente in altre novelle. Per quanto riguarda Dante, il Bembo ebbe, invece, tantissime riserve non solo nei confronti del suo “plurilinguismo” aperto all’uso di lingue e volgari svariati ma anche del suo stile capace di oscillare da un registro elevato e aulico del Paradiso a quello basso e plebeo di alcuni canti dell’Inferno.

Per Bembo era pericoloso – considerando che la sua teoria prevedeva una connessione intima tra lingua e letteratura – tener presente anche il fiorentino vivo a lui contemporaneo, poiché, secondo lui, rischiava di corrompere la lingua “pura” degli autori del Trecento con dialettismi e neologismi. Quindi, tra gli ideali linguistici di Bembo, non è mai stato preso in considerazione il problema della comunicazione normale, quotidiana, che si dà prevalentemente per via orale. La sua proposta, ispirata ai principi del classicismo Cinquecentesco, era elitaria e abbastanza staccata dalla realtà dei problemi storicosociali, corrispondendo alle aspettative del selezionato e ristretto pubblico dei letterati italiani dell’epoca.

Ovviamente, ci furono altre tesi e proposte linguistiche il quel periodo, ma quella arcaizzante di Bembo prevarrà su tutte, dettando le leggi linguistico-letterarie nel corso del secolo XVI e dei secoli avvenire fino all’Ottocento, argomento che affronteremo nei prossimo post.

Spero che il viaggio nella lingua italiana che abbiamo fatto fin qui vi sia piaciuto.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (grammatica):

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (letteratura/cultura):

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.
  3. L’Italia è cultura – Letteratura. Edilingua.
  4. Treccani enciclopedia, Sapere.it, Wikipedia
  5. Materiale del Master in Didattica della Lingua Italiana come lingua seconda/L2

LO STUDIO DEI VERBI ITALIANI è già arrivato!

Libro di verbi italiani strutturato in modo dinamico che riunisce sia la teoria sia la pratica, nonché le più significative difficoltà che uno studente straniero affronta quando comincia a studiare la lingua italiana. Per esempio, troverete: c’è e ci sono, mi piace e mi piacciono, la coniugazione nei tempi composti e gli ausiliari da usare (essere e avere) in presenza dei verbi servili e così via, la concordanza dei tempi (consecutio temporum) ecc. Il presente libro è utile ad approfondire la lingua italiana per gli studenti che già ne hanno una certa padronanza. Allora, cosa aspettare a ordinarlo?

Disponibile sul sito della casa editrice www.youcanprint.com e su tutti gli store (Google Play, Amazon, Feltrinelli ecc.)

Pietro Bembo e la questione della lingua

Cari amici e care amiche,

Nel nostro post precedente abbiamo studiato l’importanza della stampa per la diffusione del sapere in Europa, nonché il ruolo fondamentale che ebbe il tipografo italiano Aldo Manuzio per quanto riguarda le invenzioni della virgola, del corsivo tipografico e dei segni di interpunzione. Il nostro viaggio nella storia della lingua italiana continua! Oggi, invece, parleremo di Pietro Bembo e della sua importanza nell’Italia letteraria dell’epoca e della ‘questione della lingua’.

Tiziano, Ritratto di Pietro Bembo (1539); olio su tela, 94,5×76,5 cm, National Gallery of Art, Washington

Pietro Bembo (Venezia, 20 maggio 1470 – Roma, 18 gennaio 1547) fu un cardinale, scrittore, grammatico, poeta e umanista italiano. Appartenente a una nobile famiglia veneziana, fin dalla gioventù ebbe la possibilità di costruirsi una solida formazione e reputazione letteraria, non solo grazie ai contatti con l’ambiente paterno ma, soprattutto, all’amicizia con Ludovico Ariosto e alla consulenza editoriale che prestò a Aldo Manuzio. Tuttavia, il suo merito più grande è stato quello di reinventare l’italiano proponendo come modello il fiorentino antico, cioè di Dante, Petrarca e Boccaccio.

L’espressione ‘questione della lingua’ indica una disputa su quale modello linguistico adottare nella Penisola italiana; sorse in campo letterario e ebbe la sua fase più acuta all’inizio del Cinquecento, per poi proseguire con vicende alterne, almeno fino ad Alessandro Manzoni. Tuttavia, la tesi che prevalse fu quella arcaizzante di Pietro Bembo.

Nella veste di consulente editoriale di Aldo Manuzio, Pietro Bembo influenzò molte delle sue scelte sia nel campo grafico (uso dell’apostrofo e dell’accento) sia nel campo editoriale. È importante sottolineare che Bembo è stato il primo ad applicare alla letteratura volgare in fiorentino antico la tecnica filologica (o procedimento filologico) elaborata dagli umanisti. Ma di che cosa si tratta? Questa tecnica consiste nel tentare di risalire, con criteri probabilistici e linguistico-formali, alla forma originaria di un testo.

Prima della diffusione della stampa, i testi venivano copiati, appunto, dai copisti o amanuensi, una figura professionale il cui mestiere era quello di copiare testi manoscritti al servizio di privati o presso gli scriptorium (centro scrittori).

Avete mai provato a copiare una pagina di un libro o un qualsiasi testo? Vi siete accorti che tante volte sbagliamo, mangiando parole o scrivendole in modo erroneo? Questo succedeva anche ai copisti, cioè, commettevano degli errori involontari ma anche volontari (corruttela). Succedeva spesso che avessero la volontà di migliorare o chiarire un testo, e così facendo tramandavano testi non fedeli ai manoscritti originali. Dobbiamo pensare che i testi antichi che sono stati tramandati nella notte dei tempi fino ai giorni nostri sono stati copiati e ricopiati più volte, per cui anche gli errori sono stati tramandati, ed è in questo contesto che entra la tecnica filologica.

Ritratto di Jean Miélot, segretario, copista e traduttore del duca Filippo III di Borgogna.

Per gli umanisti, il latino classico aveva in Cicerone il suo modello di prosa e in Virgilio il suo modello di poesia. Dunque, anche Bembo applica gli stessi criteri alla letteratura volgare, e il suo ideale linguistico e stilistico proponeva come modelli per l’imitazione le opere di Petrarca e Boccaccio e, in subordine, di Dante; in realtà, le opere di questi autori sarebbero degne delle stesse cure filologiche di cui da tempo quelle di Cicerone e Virgilio, e anche di Omero, erano oggetto. L’idea fondamentale di Bembo era che la lingua da proporre fosse una lingua destinata ai posteri, e quindi non doveva riflettere il parlato corrente, cioè la lingua viva di quel periodo; in poche parole, la lingua che si proiettava nel futuro era letteraria. Forse adesso comincerete ad avere un’idea del perché si dice che l’italiano è una lingua letteraria.

Perché Dante, Petrarca e Boccaccio sono i padri della letteratura italiana
Dante, Petrarca e Boccaccio

Come abbiamo accennato prima, Pietro Bembo, oltre a essere amico di Aldo Manuzio era anche il suo consulente editoriale, condizione che gli permise di esprimere in pieno le sue scelte linguistiche e stilistiche. Insieme, Bembo e Manuzio realizzarono delle piccole edizioni di classici, in particolare di Dante e Petrarca. E come ci si sarebbe aspettato, questa iniziativa editoriale suscitò molte imitazioni, facendo sì che molti grammatici dell’epoca si dedicassero a restituire la lingua dei testi antichi scritti in volgare fiorentino del trecento, detto anche aureo.

Come possiamo costatare, la linea del Bembo si affermò in modo notevole, motivo per cui l’italiano che parliamo oggi è molto più vicino all’italiano del trecento che non a quello del cinquecento. Difatti, si affermò un italiano arcaizzante, molto più vicino a Boccaccio di quanto non sia a Machiavelli.

Machiavelli, le carte ritrovate
Stefano Ussi (1822–1901), «Niccolò Machiavelli nel suo studio», 1894

Spero che anche l’argomento di oggi vi sia piaciuto. Nel prossimo post parleremo dei criteri adottati dal Bembo nella scelta dei testi di Dante, Petrarca e Boccaccio come modelli di lingua da tramandare.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (grammatica):

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (letteratura/cultura):

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.
  3. L’Italia è cultura – Letteratura. Edilingua.
  4. Treccani enciclopedia, Sapere.it, Wikipedia
  5. Materiale del Master in Didattica della Lingua Italiana come lingua seconda/L2 (Ecampus)

I rumori/suoni preferiti dalla gente

Ciao a tutti!

Ieri ho letto un articolo che parlava di quali fossero i 10 suoni/rumori preferiti dalla gente. Ora vorrei sapere quali sarebbero i vostri. Forza, fatevi avanti numerosi!

Ecco alcuni dei miei:

1) il suono della pioggia

2) il fruscio del vento fra gli alberi

3) il suono di un pianoforte (soprattutto quando suona mia figlia)

4) il suono della moka quando esce il caffè

5) lo sfogliare delle pagine di un libro

6) il rumore delle onde che si infrangono sulla spiaggia/scogliera

7) il rumore del fuoco

8) il rumore della pioggia sul vetro della finestra

9) il crepitio della legna nel camino

10) i battiti del cuore di una vita che cresce nella pancia di una mamma.

Vi abbraccio!

Claudia V. Lopes 😍

L’avvento della stampa e la tipografia di Aldo Manuzio

Cari amici e care amiche,

Oggi cominceremo un viaggio speciale nella storia della lingua italiana, siete pronti? Uno degli argomenti del corso di Master in didattica della lingua italiana come lingua seconda/L2 che sto seguendo (e quasi finendo!) è “l’avvento della stampa”, che ebbe luogo nella seconda metà del Quattrocento e incise, profondamente, sulla cultura europea. Il responsabile di questa rivoluzione, come già sapete, fu il tedesco Johann Gutenberg, che stampò nel 1455, a Magonza (la sua città natia), la celebre Bibbia “detta 42 linee”.

Quest’invenzione, come potete immaginare, allargò in modo notevole il pubblico dei lettori, perché non solo aumentò, in misura esponenziale, il numero di libri che circolavano in quel periodo ma, in concomitanza, fece abbassare il prezzo dei volumi.

I primi libri pubblicati in Italia, stampati da tipografi tedeschi, furono il Canzoniere di Petrarca, 1470, il Decameron di Boccaccio, 1471 e la Commedia di Dante, 1472.

L’avvento della stampa incise, in modo rilevante, sul campo linguistico, producendo una regolarizzazione via via crescente delle convenzioni grafiche. Questo “assestamento” giocò un ruolo decisivo nella definizione del modello linguistico, favorendo la diffusione della norma bembiana, di cui parleremo nel prossimo post.

Per quanto riguarda gli aspetti tipografici, fu particolarmente importante la tipografia di Aldo Manuzio (1449 – 1515), che operò a Venezia a partire dal 1494. Manuzio era il tipico uomo del suo tempo: colto e raffinato umanista, profondo conoscitore del latino e del greco, considerato uno dei maggiori editori d’ogni tempo, nonché uno dei primi editori in senso moderno in Europa.

Aldo Manuzio in un affresco di Bernardino Loschi. Castello dei Pio, Carpi (Modena)

Uno dei suoi obbiettivi principali era quello di preservare i testi classici dalla definitiva scomparsa. Dunque, Manuzio dedicò grande cura ai contenuti delle sue edizioni, poiché voleva fornire dei testi autorevoli, depurati dagli errori della tradizione, soprattutto quelli volontari e involontari dei copisti.

Anche l’aspetto materiale del libro era importante per Manuzio. Infatti, le stampe erano confezionate come prodotto di lusso e, ovviamente, destinate a un pubblico ristretto di lettori. Tuttavia, nel 1500 fu proposta anche una collana economica, come quelle che troviamo oggi negli scaffali delle librerie.

Curiosità

Vi faccio una domanda: vi è mai capito di pensare che tutte le convenzioni tipografiche siano sempre esistite dall’inizio dei tempi? Non vi chiedete mai, per esempio, mentre leggete un libro, chi è stato l’inventore del corsivo, della virgola, del punto e virgola, dell’accento? Oppure leggete solo per fruizione, concentrandovi nella trama/argomento della vostra lettura, tralasciando dei dettagli che hanno cambiato la storia del libro e del nostro modo di leggere?

Aldo Manuzio fu l’inventore del corsivo tipografico! Inoltre, stabilì il valore fondamentale dei segni di interpunzione: la virgola per la pausa breve, il punto e virgola per la pausa media, l’apostrofo per segnalare l’elisione e l’accento per indicare le sillabe finali toniche.

Fatemi sapere nei commenti se il post vi è piaciuto. Nel prossimo parleremo di Pietro Bembo e della questione della lingua.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (grammatica):

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (letteratura/cultura):

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.
  3. L’Italia è cultura – Letteratura. Edilingua.
  4. Treccani enciclopedia, Sapere.it, Wikipedia
  5. Materiale del Master in Didattica della Lingua Italiana come lingua seconda/L2 (Ecampus)

LO STUDIO DEI VERBI ITALIANI è già arrivato!

Libro di verbi italiani strutturato in modo dinamico che riunisce sia la teoria sia la pratica, nonché le più significative difficoltà che uno studente straniero affronta quando comincia a studiare la lingua italiana. Per esempio, troverete: c’è e ci sono, mi piace e mi piacciono, la coniugazione nei tempi composti e gli ausiliari da usare (essere e avere) in presenza dei verbi servili e così via, la concordanza dei tempi (consecutio temporum) ecc. Il presente libro è utile ad approfondire la lingua italiana per gli studenti che già ne hanno una certa padronanza. Allora, cosa aspettare a ordinarlo?

Disponibile sul sito della casa editrice www.youcanprint.com e su tutti gli store (Google Play, Amazon, Feltrinelli ecc.)

Alcune poesie d’autunno

Ciao, ragazzi!

L’autunno è arrivato in Europa. Fra qualche settimana le foglie cominceranno a cadere e tutto intorno si tingerà di rosso, giallo e arancio. Dunque, per celebrare l’arrivo della nuova stagione, ho deciso di dedicarvi alcune poesie autunnali, spero che vi piacciano. Se ne conoscete altre, condividetele nei commenti.
Quale stagione dell’anno vi piace di più e perché?
Un caro saluto!
Claudia Lopes

Acero, Foglia, Autunno, Caduta, Fogliame, Foresta

Autunno
(Vincenzo Cardarelli)

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

In questa notte d’autunno
(Nazim Hikmet – poeta turco)

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.

Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.

(traduzione di Joyce Lussu)

Autunno
(Marino Moretti)

Il cielo ride un suo riso turchino
benché senta l’inverno ormai vicino.
Il bosco scherza con le foglie gialle
benché l’inverno senta ormai alle spalle.
Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,
benché senta nell’onda il primo gelo.
é sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo
un fiore strano,un fiore a ombrello,un fungo.

Dopo la nebbia
(G. Ungaretti)

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo

La terra si veste
(Antonio Russo)

La terra si veste
del giallo delle foglie
in autunno.
Il vento
raccoglie i sussurri
dei trepidi uccelli
e gioca
coi rami avvizziti
che additano il cielo.
Ho visto danzare
sul mare
tanti pezzetti di luna.

Soldati

(G. Ungaretti)

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

I pastori

(Gabriele D’Annunzio)

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.

Ah perché non son io co’ miei pastori?

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Ivy, Vortice, Caduta, Design, Cerchio, Vite, Foglie

C o CC?

Ciao a tutti!

Il nostro post di oggi riguarda l’uso delle consonanti singole e doppie, in specie C e CC. I nostri protagonisti di oggi saranno i verbi giacerepiacere e tacere, poiché spesso vengono coniugati, e di conseguenza pronunciati, in modo errato. A dire il vero, è uno degli errori più comuni commessi non solo dagli stranieri ma anche dagli italiani.

In realtà, i verbi in questioni sono irregolari e – diciamola tutta – danno i numeri nel momento della coniugazione, poiché ora raddoppiano la C della radice ora non la raddoppiano (giac-, piac-, tac-). Tuttavia questo raddoppiamento si presenta soltanto all’indicativo presente e al congiuntivo presente:

GIACERE

Indicativo presenteCongiuntivo presente
io giaccio(che) io giaccia
tu giaci(che) tu giaccia
lui giace(che) lui giaccia
noi giacciamo(che) noi giacciamo
voi giacete(che) voi giacciate
loro giacciono(che) loro giacciano

Avete notato che nel congiuntivo il raddoppiamento della C è costante e nell’indicativo oscilla? Vi racconto una storia: ai primi anni dell’università decisi di comprare un piccolo quaderno per coniugare i verbi. Eh già! In realtà ne comprai più di uno, perché capii subito che era l’unico mondo per memorizzare e interiorizzare le coniugazioni dei verbi irregolari, il cui etimo, nella maggior parte dei casi, deriva direttamente dal latino.

verbi irregolari 1

Quindi ogni volta che il dubbio si presenta, la cosa migliore da fare è consultare un buon libro di verbi o un dizionario. Non trascinate i vostri dubbi alla lunga, altrimenti le forme errate faranno parte della vostra vita.

I verbi tacere e piacere seguono la stessa coniugazione:

TACERE

Indicativo presenteCongiuntivo presente
io taccio (che) io taccia
tu taci (che) tu taccia
lui tace (che) lui taccia
noi tacciamo (che) noi tacciamo
voi tacete (che) voi tacciate
loro tacciono(che) loro tacciano

PIACERE

Indicativo presenteCongiuntivo presente
 io piaccio (che) io piaccia
 tu piaci(che) tu piaccia
 lui piace (che) lui piaccia
 noi piacciamo (che) noi piacciamo
 voi piacete (che) voi piacciate
 loro piacciono (che) loro piacciano

Le forme “io giacio“, “che noi giaciamo” “loro giaciono” e così via sono considerate ERRATE! Anche se, purtroppo le vediamo ormai ovunque, soprattutto in rete.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se i post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti! 

LO STUDIO DEI VERBI ITALIANI è già arrivato!

Libro di verbi italiani strutturato in modo dinamico che riunisce sia la teoria sia la pratica, nonché le più significative difficoltà che uno studente straniero affronta quando comincia a studiare la lingua italiana. Per esempio, troverete: c’è e ci sono, mi piace e mi piacciono, la coniugazione nei tempi composti e gli ausiliari da usare (essere e avere) in presenza dei verbi servili e così via, la concordanza dei tempi (consecutio temporum) ecc. Il presente libro è utile ad approfondire la lingua italiana per gli studenti che già ne hanno una certa padronanza. Allora, cosa aspettare a ordinarlo?

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Alcune espressioni e locuzioni con il vocabolo “medico”

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi parleremo del vocabolo “medico”, che deriva dal latino medĭcu(m), deriv. di medēri, cioè “curaresoccorrere”, ma anche di alcune locuzioni ed espressioni in cui esso viene usato.

Un medico è la persona che professa la medicina dopo aver conseguito il titolo accademico e l’abilitazione all’esercizio della professione, quindi farà il medico ed anche parte dell’albo/ordine dei medici.  Il peggiorativo di medico è medicucciomediconzolomedicaccio, ecc..

Tra l’altro, il vocabolo medico può anche essere adoperato come aggettivo (fem. –a; pl.m. –ci, pl.f –che), che riguarda, appunto, la medicina – pratiche mediche, cure mediche:

 “(…) Alcune delle pratiche mediche utilizzate in passato farebbero rabbrividire chiunque. Oggi ci lamentiamo per un mal di denti?”
(fonte – curiosone.tv)

“Lo straniero può ottenere uno specifico visto di ingresso e relativo permesso di soggiorno per cure mediche.” 
(fonte – poliziadellostato.it)

medico 2
(crediti – web)

Quando ci ammaliamo o ci sentiamo poco bene, dobbiamo farci visitare da un medico, pertanto chiamiamo il nostro medico di famiglia e fissiamo un appuntamento per un consulto medico, denominato anche visita medica. Se oltre le cure mediche, avremo bisogno di qualche giorno di riposo, possiamo chiedergli un certificato medico da consegnare al nostro datore di lavoro.

Ma quali sono i tipi di medici che possiamo trovare nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale italiano che prestano la prima assistenza in caso di malattia o emergenza?

Male nurse pushing stretcher gurney bed in hospital corridor with male & female doctors & nurses & senior female patient in a wheelchair

(crediti – insalutenews)

medico di casadi famigliadi basedi fiduciadi assistenza primaria – quello che presta il primo livello di assistenza sul territorio italiano;
medico curante – quello che ha in cura un paziente;
medico consulente – quello chiamato per un consulto;
medico generico, non specialista, detto anche internista – quello che si occupa della visione globale del malato;
medico fiscale – quello che ha il dovere di verificare le condizioni fisiche del paziente e di analizzare la patologia riportata all’interno del documento di malattia. La visita fiscale è un accertamento predisposto dal datore di lavoro, dall’INPS o dalla A.S.L. per verificare l’effettivo stato di malattia del dipendente assente per malattia.
medico ospedaliero – quello che presta servizio in un ospedale;
medico primario o semplicemente primario – quello che ha la direzione di un reparto ospedaliero;
medico di guardia – il sanitario che, in un posto di pronto soccorso o in un reparto ospedaliero, è addetto all’assistenza medica durante il turno obbligatorio di guardia;
ecc.

In senso figurato, il medico è anche la persona o cosa che può portare rimedio a mali fisici o morali, perciò si dice spesso “medico dell’anima” e “il tempo è un gran medico“.

Le forme femminili “medica” o “medichessa” sono dell’uso antico, scherzoso e spregiativo. Nell’uso ufficiale, il maschile “medico” è riferito anche a una donna che ne eserciti la professione:

Anna è un medico generico.
Carlo è un medico primario.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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