25 novembre – poesie che parlano di donne

Sono numerose le poesie che hanno come tema centrale la figura della donna, della sua lotta quotidiana, della sua forza, fragilità e umanità.

Se esiste una data per commemorare un giorno che porta con sé una carica emozionale, psicologica e fisica così pesante, che riguarda le donne di tutto il mondo, è perché esiste qualcuno che non le rispetta come essere umano, qualcuno che oltrepassa, ogni giorno, tutti i limiti possibili, immaginabili e umani.

A prescindere se sei una donna o un uomo, ti sei mai chiesta/o perché il 25 novembre è il giorno stabilito per celebrare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne?

Il 25 novembre del 1960, nella Repubblica Domenicana, tre donne furono uccise, tre sorelle, loro si chiamavano Patria Mirabal, Minerva Mirabal e Maria Teresa Mirabal. Le sorelle Mirabelle erano attiviste politiche e furono uccise per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961). In quel fatidico giorno loro, mentre andavano a visitare in prigione i loro mariti, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di Informazione militare. Di seguito, furono condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze, furo stuprate, torturate e massacrate a colpi di bastone e strangolate. Dopo aver subito tutto questo martirio, furono gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Così, nel primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotá, in Colombia, nel 1981, fu deciso che il 25 novembre sarebbe stato celebrato, ogni anno, come la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in memoria delle sorelle Miralbel.

Una storia straziante, vero? Una storia che si ripete da tempi immemorabili. La verità è che, ancora oggi, migliaia e migliaia di donne in tutto il mondo subiscono violenza di ogni tipo: fisica, psicologica, culturale, a casa, per strada, al lavoro. Per questo, per cambiare un po’ l’atmosfera di questa giornata, vorrei commemorarla insieme a voi e alla poesia.


Poesie che parlano di donne

Cantico dei cantici, Bibbia

Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono come un gregge di capre,
che scendono dal monte Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte hanno gemelli,
nessuna di loro è senza figli.
Come nastro di porpora le tue labbra,
la tua bocca è piena di fascino;
come spicchio di melagrana è la tua tempia
dietro il tuo velo.

Tutta bella sei tu, amata mia,
e in te non vi è difetto.

Io voglio del ver la mia donna laudare, Guido Guinizzelli
Io voglio del ver la mia donna laudare
Ed assembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro a l’are,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede:

e no ‘lle po’ apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’om po’ mal pensar fin che la vede.

A tutte le donne, Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

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Donne appassionate, Cesare Pavese

Le ragazze al crepuscolo scendendo in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.
[…]

Tanto gentile e tanto onesta pare, Dante Alighieri

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Alla sua donna, Giacomo Leopardi

Cara beltà che amore
Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne’ campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l’innocente
Secol beasti che dall’oro ha nome,
Or leve intra la gente
Onima voli? o te la sorte avara
Ch’a noi, t’asconde, agli avvenir prepara?
[…]

Maria Teresa di Calcutta

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Sonetto 18, William Shakespeare

Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?
Tu sei più amabile e temperato:
cari bocci scossi da vento eversivo
e il nolo estivo presto è consumato.

L’occhio del cielo è spesso troppo caldo
e la sua faccia sovente s’oscura,
e il Bello al Bello non è sempre saldo,
per caso o per corso della natura.

Ma la tua eterna Estate mai svanirà,
né perderai la Bellezza ch’ora hai,
né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà.

Corpo di donna, Pablo Neruda

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.

Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

Il serpente che danza, Charles Baudelaire

O quant’amo vedere, cara indolente,
delle tue membra belle,
come tremula stella rilucente,
luccicare la pelle!
Sulla capigliatura tua profonda
dall’acri essenze asprine,
odorosa marea vagabonda
di onde turchine,
come un bastimento che si desta
al vento antelucano
l’anima mia al salpare s’appresta
per un cielo lontano.
I tuoi occhi in cui nulla si rivela
di dolce né d’amaro
son due freddi gioielli, una miscela
d’oro e di duro acciaro.
Quando cammini cadenzatamente
bella nell’espansione,
si direbbe, al vederti, che un serpente
danzi in cima a un bastone.

Claudia V. Lopes

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Salvatore Quasimodo e le sue poesie più celebri

Ciao a tutti!

Oggi vorrei parlare di uno dei più celebri poeti italiani: Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), considerato uno dei più grandi esponenti dell’ermetismo.

Il termine “ermetico” deriva da Ermete Trismegisto (dal greco antico Ἑρμῆς ὁ Τρισμέγιστος, in latino Mercurius ter Maximus), un personaggio considerato leggendario, vissuto all’età preclassica e ritenuto l’autore del Corpus hermeticum (una collezione di scritti dell’antichità che rappresentò la fonte di ispirazione del pensiero ermetico e neoplatonico rinascimentale).

Quasimodo contribuì alla traduzione di testi appartenenti all’età classica, in specie quelli lirici greci, ma anche delle opere teatrali di William Shakespeare e Molière; è stato anche vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.

L’epicentro della corrente letteraria denominata “Ermetismo” fiorì a Firenze, intorno al 1930, affermandosi soprattutto nel campo della poesia e della critica, e ha influenzato, in modo particolare, anche le opere narrative.

Prima di incominciare a leggere le poesie di Quasimodo, credo che sia importante capire i vari significati del vocabolo ermetico che troviamo sui vocabolari: Aggettivo 1 – che chiude perfettamente impedendo qualsiasi passaggio di fluidi: chiusura ermetica; 2 – impenetrabile, imperscrutabile; di significato oscuro: un linguaggio ermetico; 3 – relativo alla corrente poetica dell’ermetismo: poeta ermetico; 4- s.m. (f. -ca), poeta appartenente alla corrente dell’ermetismo: Quasimodo è un poeta ermetico; 5 – avv. ermeticamente 1. In modo ermetico, mediante chiusura e.: contenitore chiuso ermeticamente 2. fig. In modo incomprensibile: scrivere ermeticamente.

Quindi la poesia ermetica è caratterizzata da un linguaggio oscuro e di non immediata compressione, nel senso che non riusciamo a capire il senso alla prima lettura.

Ho scelto per voi cinque poesie considerate tra le più celebri di Quasimodo.

Buona lettura!

Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

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Ora che sale il giorno
Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchi mura,
per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre bette il piede dei cavalli!

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Già la pioggia è con noi
Già la pioggia è con noi,
scuote l’aria silenziosa.
Le rondini sfiorano le acque spente
presso i laghetti lombardi,
volano come gabbiani sui piccoli pesci;
il fieno odora oltre i recinti degli orti.

Ancora un anno è bruciato,
senza un lamento, senza un grido
levato a vincere d’improvviso un giorno.

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Fresche di fiumi in sonno
Ti trovo nei felici approdi,
della notte consorte,
ora dissepolta
quasi tepore d’una nuova gioia,
grazia amara del viver senza foce.

Vergini strade oscillano
fresche di fiumi in sonno:

E ancora sono il prodigo che ascolta
dal silenzio il suo nome
quando chiamano i morti.

Ed è morte
uno spazio nel cuore.

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Imitazione della gioia
Dove gli alberi ancora
abbandonata più fanno la sera,
come indolente
è svanito l’ultimo tuo passo
che appare appena il fiore
sui tigli e insiste alla sua sorte.

Una ragione cerchi agli affetti,
provi il silenzio nella tua vita.

Altra ventura a me rivela
il tempo specchiato. Addolora
come la morte, bellezza ormai
in altri volti fulminea.
Perduto ho ogni cosa innocente,
anche in questa voce, superstite
a imitare la gioia.

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Condivido con voi un video che è stato registrato quando Salvatore Quasimodo vinse il PREMIO NOBEL della letteratura, nel 1959.

Arrivederci e buono studio!

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Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (letteratura/cultura):

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.
  3. Treccani enciclopedia, Sapere.it, Wikipedia

Mangia che ti fa bene!

Ciao, ragazzi!

Chi di voi ha visto il film Mangia, prega, ama (Eat Pray Love) basato sul libro autobiografico di Elizabeth Gilbert Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità?

Nel film la protagonista, interpretata da Giulia Roberts, sceglie l’Italia per il suo itinerario gastronomico. Lei non avrebbe potuto fare una scelta migliore! La cultura alimentare e gastronomica italiana è molto presente nella vita quotidiana degli italiani, tanto quanto lo è la politica, la religione e il calcio (non necessariamente in quest’ordine!).

Scena del film Magia, prega, ama

Se vi piace il cinema italiano, sono sicura che avrete già visto qualche film in cui la famiglia si riunisce attorno alla tavola, che altro non è che un posto sacro. Infatti, è proprio lì che la famiglia parla, ride, litiga e fa pace, come se nulla fosse successo.

Scena del film Un medico in famiglia

La cucina italiana si distingue per la genuinità e freschezza dei suoi prodotti. Gli italiani vogliono un piatto gustoso a tavola, e non importa se è molto semplice: per esempio, un piatto di pastasciutta al quale si aggiungono una bella manciata di formaggio grattugiato e qualche fogliolina di basilico.

In alcune regioni del meridione d’Italia ancora oggi si suole preparare la passata (o salsa) di pomodoro in modo artigianale, una tradizione che molti italiani immigrati nel mondo hanno portato con sé. Il basilico dev’essere, se possibile, dalla propria piantina coltivata sul balcone.

Alcuni modi di dire ed espressioni con il vocabolo mangiare:

Mangiare come un bue – mangiare moltissimo, in continuazione, come si presume faccia un bue.

Mangiare come un grillo – mangiare pochissimo, tanto quanto basterebbe a un grillo.

Mangiare per due – mangiare moltissimo, quanto basterebbe a due persone. Usato anche per alludere allo stato di gravidanza di una donna.

La minestra riscaldata – riferito ad un fatto o ad una situazione che, se ripetuto, diventa monotono.

Avere poco sale in zucca – essere poco intelligenti.

Cade a fagiolo – capitare al momento giusto, nel momento più opportuno.

Arrivederci e buon apetito!

Claudia Valeria Lopes

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Locuzioni ed espressioni con il vocabolo faccia

Nel nostro post di oggi parleremo del vocabolo faccia, che deriva dal latino volgare *facĭa(m), “forma esteriore, aspetto”, ma anche di alcune locuzioni ed espressioni in cui esso viene usato.

La faccia è la parte anteriore della testa umana, dalla fronte al mento, che chiamiamo anche viso o volto. Le persone possono avere una faccia ossutapallidaabbronzata, ecc. Quando troviamo qualcuno per la strada, che crediamo di aver visto prima, diciamo subito che “lui/lei ha una faccia conosciuta“; oppure quando facciamo dei cambiamenti a casa o compriamo nuovi mobili, siamo soliti dire che “la casa ha cambiato faccia“.

Alcune espressioni del viso/volto

Adesso impareremo alcune espressioni e locuzioni con il vocabolo “faccia”

a) Alla faccia di – a dispetto di:

Alla faccia della dieta! Oggi mi mangerò un bel dolcetto.

b) Avere una faccia da funerale – avere un’espressione triste:

Cosa hai oggi? Hai una faccia da funerale.

c) Avere una faccia da schiaffi – avere un’espressione irritante:

Carlo ha proprio una faccia da schiaffi, mi dà fastidio solo a vederlo.

d) Faccia di bronzo (o culo) – persona sfacciata o spudorata:

Avete visto che faccia di bronzo (di culo) ha Anna? Come ha potuto fare uno sgarbo del genere alla sua migliore amica?

e) Perdere la faccia – perdere la reputazione, squalificarsi.

Avete letto i giornali oggi? Quel politico ha perso la faccia dopo tutto ciò che ha combinato.

f) Avere la faccia scura – avere un’espressione risentita e preoccupata:

 Perché hai la faccia scura oggi?
– Domani devo dare l’esame di matematica e ne sono preoccupata.

g) Sbattere (gettare) in faccia – rinfacciare qualcosa a qualcuno:

Mi ha sbattuto in faccia tutto ciò che ha fatto per me; ne sono davvero delusa.

h) Faccia tosta – persona sfrontata, senza vergogna:

Ma che faccia tosta che hai! Come puoi venire qui a chiedermi un favore del genere?

i) Un faccia a faccia – un confronto diretto tra i protagonisti:

Stasera andrà in onda un faccia a faccia tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

l) Dire in faccia – dire apertamente ad una persona cosa si pensa di lei:

Gli ho detto in faccia tutto quello che pensavo sul suo conto. 

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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I verbi del sapere: studiare e imparare

Ciao a tutti!

Oggi parleremo di due verbi che causano un po’ di confusione per quanto riguarda il loro effettivo significato: studiare e imparare. Essi vengono usati spesso come sinonimi, quando, in realtà, hanno denotazioni molto distinte, anche se strettamente collegate.

Se cercate il verbo studiare su qualsiasi dizionario monolingue della lingua italiana, troverete tantissimi significati e contesti in cui esso viene adoperato. Tuttavia è importante tenere a mente che il verbo studiare deriva da studio, a sua volta derivante dal vocabolo latino studium, basato sull’infinito studère, il cui significato è “sollecitare, sforzarsi di fare“. 

Ecco alcuni significati del verbo studiare e i contesti in cui viene usato:

a) applicare metodicamente la mente al fine di apprendere (cioè imparare) o elaborare un argomento, una lingua straniera, una disciplina, una tecnica o un’arte, con il sussidio di libri o di altri strumenti, con o senza la guida di un insegnante:

Es.: studiare musica, matematica, filosofia; studiare l’inglese, l’italiano:  Marco studia musica da tre anniho studiato elettronica su un buon manualesi va a scuola per studiarenon dovete studiare a memoria, è inutileda quanti anni studi l’italiano?studio l’italiano da me (senza l’aiuto di un insegnante, da autodidatta);

b) frequentare una scuola, seguire studi regolari:

Es.: Vorresti studiare al liceo classico o linguistico? perché studiare all’università di Zurigo?Carlo, studi o lavori?

Quindi possiamo affermare che soltanto attraverso lo studio riusciamo a imparare qualcosa, cioè apprendere:

Es.: Dopo tanti anni di studio, sono finalmente riuscita a imparare bene l’italiano. 

Il verbo imparare, che NON è sinonimo di studiare, ha significati molto distinti. Deriva dal latino volgare “imparāre” che significa “apprendere con l’intelletto, proccurarsi cognizioni”.

Ecco alcuni significati del verbo imparare:

a) apprendere con l’osservazione, l’esercizio, lo studio [+a]:

Es.: ha imparato a leggere e a scrivere così piccolo; imparare la matematica, una lingua straniera – Ormai sono anni che studia il giapponese e non riesce a impararlonon sono riuscita a imparare bene la matematica, quando ero alle elementari; imparare un mestiere, un lavoro.

b) apprendere per mezzo dell’esperienza [+a, che]:

Es.: ha imparato a vivere dopo tanta sofferenza; ha imparato che in certe situazioni è meglio tacere – comportarsi: imparate come ci si comporta!

Non so voi, ma io trovo questo confronto molto interessante e vi consiglio fortemente di usare più spesso il dizionario monolingue della lingua italiana, quando avrete dei dubbi riguardo al significato di verbi, sostantivi, aggettivi, ecc. Solo così, attraverso lo studio, riuscirete ad acquisire il livello di padronanza più elevato della lingua italiana in situazioni complesse.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online

Tante modi per dire “ti amo”

Ciao a tutt@!

Il nostro post di oggi sarà dedicato all’amore e ai tanti modi per dire “ti amo”.

L’espressione “ti amo” è (oppure dovrebbe essere) una delle più serie dichiarazioni d’more in assoluto. Dovrebbe essere perché, oggigiorno, le persone si dichiarano non soltanto all’essere amato, ma anche agli amici, soprattutto sui social inviando il conosciuto cuoricino rosso, che rappresenta il vero amore.

Il verbo amare indica, di solito, l’amore e l’affetto che proviamo verso qualcuno: amare i figli, i genitori; essere innamorato di qualcuno o di un animale, di un autore/pittore: Carla ama suo marito alla follia, amiamo tantissimo il nostro cane, amo lo stile di José Saramago; oppure nutrire devozione verso divinità o verso gli altri: amare Dio, amare il prossimo. Tuttavia, può anche indicare l’amore passionale, soprattutto all’inizio di un rapporto amoroso.

Ti voglio bene ha un uso più riservato, per esempio, alla famiglia, amici o perone per cui proviamo affetto: voglio bene alla mia mamma, alla mia amica Sonia. Quindi, invece di dire “ti amo” a un familiare o a un parente, si dice “ti voglio bene”.

Quando diciamo “tu mi piaci“, significa che siamo interessati a una persona, cioè, alla sua simpatia, alle sue idee, al suo comportamento oppure al suo fisico, in poche parole “tu mi interessi e vorrei avere una storia con te”.

E cosa diciamo quando qualcuno ci piace per davvero molto? Diciamo “Ho preso/ho una cotta per te!“. Si può dire che è il primo gradino prima che il sentimento diventi vero amore: Anna ha preso una cotta per il suo compagno di lavoro. Il sostantivo “cotta” viene dal verbo cuocere, il che significa che siamo cotti d’amore nel vero senso della parola.

Avete mai avuto quella sensazione di non sentire più la terra sotto i vostri piedi? Se la riposta è si, significa che vi siete innamorati almeno una volta nella vita! Dunque, innamorarsi di è l’esatto momento in cui l’amore verso qualcuno comincia, cioè che si scatta la scintilla: mi sono innamorata di lui appena l’ho visto; loro si sono innamorati l’uno dell’altra 20 anni fa. Allora, in questi casi, si dice “(mi) sono innamorato di te“.

Però, quando la situazione comincia a sfuggirci di mano, nel senso che non riusciamo più a vivere senza l’essere amato, non mangiamo, non dormiamo, questo significa che siamo ormai a livelli quasi patologici, per cui si dice “ho perso la testa per“: sto male, ho perso la testa per Carlo e non riesco più a starmene senza.

Altre espressioni dell’amore

Vedersi con qualcuno, uscire con qualcuno, frequentare qualcuno – le usiamo quando ci vediamo frequentemente con qualcuno oppure quando siamo legati da un sentimento molto speciale, ma che non possiamo definirlo ancora come un rapporto serio: esco con Alfredo da due mesi.

Stare insieme con qualcuno, mettersi con qualcuno (essere una coppia): finalmente Fabio e Mariana si sono messi insieme. Si vedeva che erano cotti l’uno dell’altra.

Essere geloso/a di qualcuno, vuol dire che temiamo di essere traditi dalla persona amata: Martina è gelosissima di suo marito!; si può anche essere gelosi degli amici oppure degli animali.

Rompere, lasciarsi, significa che la coppia è finita, cioè, si sono lasciati: non sapevo che Serena e Marco avessero rotto/si fossero lasciati.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

La notte di Halloween

Ciao a tutti!

Nella notte del 31 ottobre, in quasi tutto il mondo, si celebra l’Halloween. Nonostante sia una festa tipicamente americana, è ormai conosciuta e celebrata in quasi tutto il mondo. In Italia l’Halloween è una tradizione relativamente recente che risale a qualche decennio, ma che ogni anno diventa sempre più popolare. L’originale elaborazione italiana di “Tricks or treat?” era, in principio, “Offri o soffri?“, che giocava proprio sull’omofonia delle parole originali. Oggi la domanda più diffusa e conosciuta in Italia è “Dolcetto o scherzetto?“.

L’Halloween ha le sue origini non nella cultura americana come si suole pensare, ma nella cultura celtica, e il suo nome deriva proprio da “All Hallows’ Eve”: hallow = santo; eve = vigilia. Il termine designava, fino al XVI secolo, la vigilia del giorno di tutti i Santi – noto popolarmente come Ognissanti – celebrato il 1° novembre.

Dolcetti di Halloween

Come da tradizione, i bambini festeggiano la notte stregata di Halloween andando in giro di casa in casa dicendo “Dolcetto o scherzetto? Se saranno fortunati, torneranno a casa con la borsetta piena di dolcetti, noci, castagne e tante altri dolciumi e prelibatezze.

Jack-o’-lantern

Perché le zucche rappresentano questa festività?

L’usanza di Halloween è legata alla famosa leggenda dell’irlandese Jack (Jack-o’-lantern), un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che una sera al pub incontrò il diavolo. A causa del suo stato d’ebbrezza, la sua anima era quasi nelle mani del demonio, ma astutamente, Jack gli chiese di trasformarsi in una moneta promettendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Mise poi rapidamente il diavolo nel suo borsello, accanto ad una croce d’argento, cosicché egli non potesse ritrasformarsi. Per farsi liberare il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò andare. Dieci anni più tardi, il diavolo si presentò nuovamente e questa volta Jack gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Al fine di impedire che il diavolo scendesse dal ramo, il furbo Jack incise una croce sul tronco. Soltanto dopo un lungo battibecco i due giunsero ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita commise così tanti peccati che, quando morì, fu rifiutato dal paradiso e presentatosi all’Inferno, venne scacciato dal diavolo che gli ricordò il patto, ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. All’osservazione che era freddo e buio, il diavolo gli tirò un tizzone ardente, che Jack posizionò all’interno di una rapa che aveva con sé. Cominciò da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi. (Wikipedia)

Alcune filastrocche di Halloween

Dolcetto o scherzetto?
(Jolanda Restano)

Dolcetto o scherzetto?
Mi viene un sospetto:
se un dolce non do
che fine farò?

Scherzetto o dolcetto?
Mi fanno un dispetto!
Che fine farò
se un dolce non ho?

Dolcetto o scherzetto?
Con tutto rispetto
vi dono un dolcino:
mi date un bacino?

Scherzetto o dolcetto?
Non voglio il dispetto!
Vi porgo un dolcino
mi fate l’inchino?

Il fantasma di Halloween
(Marzia Cabano)

Un ammasso di ossa bianche
vanno a spasso sulle anche
che un po’ di rumore fanno,
mamma mia, prendo l’affanno.
Se mi volto c’è un fantasma
che mi pare abbia un po’ d’asma…
Han paura tutti quanti
nella notte di Ognissanti!

Le streghe
(Giovanni Giudici)

Per chi ci crede e chi non ci crede
parleremo delle streghe.
Dice la gente che sono vecchie
con i pidocchi fin dentro le orecchie,
con gli occhi storti e affumicati,
con i vestiti sporchi e stracciati.
Vivono dentro castelli in rovina
con gli uccellacci di rapina:
perché gufi e barbagianni
son delle streghe gli eterni compagni…
Durante il giorno stan chiotte chiotte
aspettando che faccia notte.
Ma quando è buio vispe e allegre
spiccano il volo le brutte streghe:
vanno a cavallo delle scope,
corrono come milioni di ruote.
Passano monti, passan pianure,
passano buchi di serrature;
bevono il latte dei pipistrelli,
di ragnatele hanno i capelli,
e pili dei ladri e degli assassini
vogliono fare paura ai bambini.
Cosa! Ti dicono se fai i capricci
e a far la nanna se non ti spicci.
Ma io t’insegno il modo sicuro
per inchiodare la strega al muro;
e ti spiego come fare
a ruzzolarla giù per le scale.
Se la senti che sta arrivando
non devi piangere tremando;
se cerca di farti un dispetto
non rannicchiarti nel tuo letto;
e se ti fa il solletico ai piedi
dille: – Stupida cosa ti credi?
Falle in faccia una gran risata
e la strega sarà spacciata.
Questo è il sugo dell’avventura:
la paura è di chi ha paura.
Tu falle solo «coccodé»
e ogni strega ha paura di te.
Pazza di rabbia e di spavento
se ne scappa via come il vento,
via lontano per mai più tornare:
e tu puoi andartene a russare.

Arrivederci e buon Halloween a tutti!

Claudia Valeria Lopes

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Tiziano a Vienna e la sindrome di Stendhal

Avete mai sentito che, a volte, nella vita, “ci troviamo nel posto giusto e al momento giusto”? Ecco che è capitato a me! Due settimane fa, io e mia figlia abbiamo trascorso un fine settimana a Vienna. Oltre a tutte le bellezze che abbiamo visto (Vienna è veramente stupenda!) in soli due giorni, abbiamo avuto (forse io più di lei) la fortuna di trovare, al Museo di Storia dell’Arte di Vienna (Kunst Historisches Museum Wien), la mostra dei quadri di Tiziano Vecellio, conosciuto semplicemente come Tiziano.

Da premettere che – dopo due giorni intensi in cui non abbiamo fatto altro che entrare e uscire da musei, regge, gallerie, duomi, residenze illustre ecc. – avevo gli occhi ormai offuscati, sicuramente a causa di tutte le meraviglie che abbiamo visto. Provavo, addirittura, una strana sensazione, un disaggio generalizzato occasionato, sicuramente, dal fatto di non riuscire a guardare quell’universo infinito di opere d’arte e di non essere capace di afferrarne ogni singolo dettaglio.

File:Self-portrait of Titian.jpg
Autoritratto di Tiziano, 1550, Gemäldegalerie der Staatlichen Museen zu Berlin

Dopo qualche giorno, ho condiviso alcune foto che ho scattato durante la nostra gita a Vienna su un gruppo di professori di italiano di cui faccio parte, raccontando esattamente quest’esperienza. Qualcuno mi ha detto che questo disaggio ha un nome: si chiama sindrome di Stendhal. Ne avete mai sentito parlare?

La sindrome di Stendhal è un disturbo psico-somatico che si manifesta con una sensazione di malessere diffuso associato ad una sintomatologia psichica e fisica, di fronte ad opere d’arte o architettoniche di notevole bellezza, specialmente se si trovano in spazi limitati.

Quindi, quando ho capito che avrei visto le opere originali di uno dei più importanti artisti italiani del XV/XVI secolo, ho provato una specie di allegria quasi frenetica che, fino adesso, non sono riuscita a smaltire. Non saprei descrivervi ciò che ho provato davanti ai suoi quadri, in tanti momenti mi veniva quasi da piangere, sentivo un forte stretto al petto di tanta emozione. Dopotutto, per una come me, che ha dedicato la sua vita allo studio della lingua e della cultura italiane, trovarsi davanti alle opere d’arte originali di Tiziano era qualcosa di magico e quasi surreale.

Ecco alcune foto che ho scattato, tranne la foto esterna del museo (l’ho presa da Wikipedia).

P.S.: ovviamente, era vietato scattare foto dei quadri di Tiziano.

Pochi cenni sulla sua vita

Tiziano nacque a Pieve di Cadore, provincia di Belluno, Veneto, nel 1488/90 (?) e morì a Venezia, nel 27 agosto 1576, fu uno dei più importanti esponenti della scuola veneziana – uno insieme delle correnti pittoriche che si svilupparono nell’area della Repubblica di Venezia, diffondendosi, di seguito, in tutta l’Europa.

Come avrete notato, la sua vita fu abbastanza lunga da permettergli di saggiare tutti i cambiamenti del clima culturale veneziano. Diversamente da altri artisti, Tiziano fu innovatore e poliedrico, forse uno dei pochi a creare una vera e propria “azienda d’arte”. Infatti, produsse tantissime opere d’arti ai potenti dell’epoca, suoi maggiori committenti.

Di seguito, vi faccio vedere alcuni dei quadri che ho visto alla mostra

Se volete ammirare altre opere di Tiziano, andate a curiosare in Google Arts, lì troverete non solo quasi tutti i suoi quadri, ma anche altre informazioni sulla loro dimensione, tecnica pittorica e ubicazione.

Arrivederci e Buona visione!

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Assolutamente sì o assolutamente no?

Ciao a tutti!

Negli ultimi anni, si è visto prendere il sopravvento avverbi detti olofrastici come assolutamente. In linguistica, il termine olofrastico è adoperato per designare quelle parole il cui significato equivale a un’intera frase: basta pensare alle particelle  e no, certoaffatto, e le interiezioni eccograzie. Quindi fate molta attenzione agli esempi e ai contesti in cui possiamo adoperare l’avverbio in questione.

L’avverbio “assolutamente” può essere adoperato:

1) in maniera assoluta, senza limitazione o restrizione:

Governare o regnare assolutamente.  

2) Decisamente, necessariamente, in ogni modo, soprattutto per dare tono perentorio o per indicare un’urgenza:

Mi oppongo assolutamente alle tue idee.

Devi assolutamente decidere quale sia la migliore soluzione.

Dobbiamo assolutamente consegnare il lavoro entro una settimana.

3) Aggiunto ad aggettivi; del tutto, completamente:

È assolutamente ingiustificato questo tipo di pregiudizio.

4) Nelle risposte, è molto comune l’uso di assolutamente da solo, cioè non seguito dalle particelle avverbiali  o no, anche se alcuni grammatici prediligono il loro uso onde evitare equivoci:

– Siete d’accordo?
 Assolutamente sì.

– Sei stanca?
 Assolutamente no.

– Sei sempre dello stesso parere?
– Assolutamente sì/assolutamente no.

Quindi, dagli esempi, possiamo dire che l’avverbio assolutamente non ha un significato positivo o negativo, ma variabile a seconda del contesto.

Arrivederci e buono studio!

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Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online

Sull’uso del vocabolo “cosa”

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, studieremo uno dei vocaboli più usati a livello colloquiale nella lingua italiana. Sì, è lui, il famoso “cosa”. Il termine “cosa” (dal latino usa) è generico e viene usato per indicare qualsiasi entità, sia concreta che astratta, oggetto dell’intenzione di chi parla o di chi scrive, meglio determinata dal contesto in cui viene adoperato.

Molto spesso è usato per fare allusione a ciò che non si può (o non si vuole) indicare con più precisione – ho una cosa da dirti; mi puoi dare quella cosa lì?mi hai detto una cosa bruttissimale cose materiali, umane, ecc.

In frasi interrogative o esclamative serve a rafforzare o sostituire il pronome “che” – cosa vuoi da me?; cosa desidera, signora?; ma cosa mi dici mai?; cosa diavolo avete combinato?; cosa?, per dire che non si è sentito o capito quanto è stato detto dall’interlocutore, ma anche per indicare stupore o indignazione.

Una piccola lista di vocaboli ed espressioni che vengono sostitute dal vocabolo “cosa”:

a) parlare con chiarezza: mi potete dire le cose come stanno?perché non chiami le cose col loro nome?;

b) unito a un aggettivo: ogni cosa, tutto; nessuna cosa, niente; la stessa cosa, lo stesso; sopra ogni cosa (altracosa, più di tutto;

c) in particolare, oggetto materiale: mi ha regalato una cosa di valorehai visto che bella cosa ti ho comprato?;

d) al plurale: prendi le tue cose e vattene!;

e) fatto, avvenimento, situazione: ieri mi è accaduta una cosa incredibilepurtroppo, sono cose che capitano;

f) ciò che si pensa, si dice, si ascolta, si conosce, si vede: sai cosa penso?; aspetta che ti faccio vedere una cosa; ascolta questa cosa!conosci questa cosa qui?non vedo quella cosa;

g) sbagliarsi nel capire, fraintendere: ha capito una cosa per un’altra;

h) gesto, azione; lavoro, opera: quello che hai fatto non è stata una bella cosaè una delle mie cose meglio riuscitedovresti fare una cosa alla volta; abbiamo fatto le cose in grande;

i) senza preparazione né cura: di solito fa le cose come capita;

j) fam. alimento, cibo: andiamo a bere una cosa caldapreparami una cosa buona.

Diminutivo: cosetta, cosettina, cosina, cosuccia; peggiorativo cosaccia.

Nell’uso familiare e colloquiale, troviamo anche la forma maschile “coso”, che indica qualunque oggetto o persona che non si sappia o non si voglia nominare in modo proprio: cos’è questo coso?; denominazione spregiativa riguardo a persone o oggetti brutti: chi è quel coso?passami quel coso!; diminutivo cosetto, cosettino, cosino.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Bibliografia basica per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online