Sul verbo “spicciare”

SpicciareCiao a tutti!

Dalla serie “non si finisce mai di imparare”, oggi vi propongo un verbo che credevo fosse adoperato soltanto a livello regionale (o dialettale, soprattutto in Sud Italia). Si tratta del verbo spicciare che può essere transitivo ed indicare:

sbrigare, fare in fretta qualcosa: vorrei spicciare le faccende domestiche in mattinata; Carlo, hai già spicciato il lavoro?

disimpegnare, sbrigare qualcuno da un’attesa e sim. – aiutami, per favore, a sbrigare tutti i clienti?

moneta, cambiarla in pezzi di taglio minore, renderla spicciola: mi scusi, mi potrebbe spicciare 50 dollari?

– (toscanismo) sgombrare, riordinare, rassettare: spiccio la casa e vado a fare la spessa.

spicciare è anche intransitivo pronominale e indica sbrigarsi, fare in frettaaffrettarsi: spicciamoci a correre a casa! Fra poco inizierà a piovere.

Con uso popolare significa "spicciarsela", "disimpegnarsi di una cosa": - Hai finito il riassunto per domani? - Ancora no. Me lo devo spicciare subito!
Mi raccomando: imparate ad usare il vocabolario monolingue (cioè solo in italiano), sono sicura che, in poco tempo, migliorerete le vostre prestazioni linguistiche.
Arrivederci e buono studio!
Claudia V. Lopes
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Un po’ di poesia con Vera Lúcia de Oliveira

 

Vera Lúcia de OliveiraCiao a tutti!

Oggi parleremo della poetessa brasiliana Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani), residente da molti in Italia. Attualmente insegna Lingua e letteratura portoghese e brasiliana presso l’Università degli Studi di Perugia. Nel corso della sua vita poetica, Vera ha pubblicato diversi libri di poesia, molti dei quali hanno ricevuto riconoscimento nazionale e internazionale sia in Brasile sia in Italia.

La sua produzione poetica ha ricevuto critiche positive e affettuose da poeti e scrittori come Carlos Drummond de Andrade, Moacyr Félix, Manoel de Barros, José Saramago e molti altri.

Il suo poetizzare, sebbene percorra i cicli della giornata, privilegia in particolare le ore pomeridiane, mettendo in evidenza i momenti infiniti che abitano tra i nostri sentimenti e la realtà che ci circonda; una realtà che si riflette nel desiderio perenne che ha ogni essere umano di slegarsi e migrare, proprio come fanno gli uccelli migratori.

Non sono rare le volte in cui la nostra poetessa denuda i colori autunnali e il sibilo delle foglie, quando cadono in autunno, attraverso giochi sonori e allitterazioni che rivelano la natura delle cose, la spersonalizzazione dell’io di ciascuno di noi, svelandoci molti dettagli nascosti che solo uno sguardo attento come il suo è capace di catturare.

Abbiamo scelto per voi alcune delle sue numerose poesie con traduzione in lingua portoghese, a cura della stessa autrice. Se volete saperne di più su Vera Lúcia e la sua produzione poetica, visitate la sua pagina Poesia e poesia.

Pomeriggi di scuola 

Pomeriggi di scuola
in cui la pulsazione svaniva
l’universo
si incorporava
in un pezzetto di gesso
all’insegnante
e alla sua flemma io davo l’ovvio
a volte anche secoli passavano
senza che io mi ritrovassi 

(dal libro A porta range no fim do corredor, 1993)

Tardes de aula

Tardes de aula
em que se esvaía a pulsação
o universo
se incorporava
a um pedaço de giz
ao professor
e sua fleuma de ensinar eu dava o óbvio
às vezes se passavam séculos até
sem que eu me encontrasse
(do livro A porta range no fim do corredor, 1993)

La poesia si lacera 

La poesia dentro di me si lacera
come quando mio padre potava la vite
io vedevo cadere
le foglie
e vedevo cadere le foglie
e nessuno sapeva 
come i rami stillavano suoni 
dolorosi 
(dal libro A porta range no fim do corredor, 1993)

A poesia dói dentro de mim 

A poesia dói dentro de mim
como quando meu pai podava a parreira
e eu via caírem
as folhas
e ia vendo caírem
e ninguém sabia
como os ramos derramavam sons
dolorosos
(do livro A porta range no fim do corredor, 1993)

Pezzi

Sono frantumata
silenzi escono dalla bocca
tenui,
stavo disegnando 
parole,
ho perso il modo di destarmi
sono in tanti pezzi 
da essere quasi infinita 

(dal libro Geografia d’ombra, 1989)

Pedaços 

Estou estilhaçada
silêncios saem da boca
mansos
estava desenhando
palavras
perdi o jeito de amanhecer
tenho tantos pedaços
que sou quase infinita
(do livro Geografia de sombra, 1989)

Migrazione 

in cielo settembre nasce
i miei occhi tropicali migrano
muri
scuri
attendono foglie
chiare rosse
morte
i miei occhi uccelli simulano ali
si attaccano alle cose che
partono
e stretti
incollati alla luce
attendono crescere la sera

(dal libro Pezzi/Pedaços, 1992)

Migração 

no céu setembro nasce
meus olhos tropicais emigram
os muros
escuros
esperam folhas
claras vermelhas
mortas
meus olhos pássaros simulam asas
grudam nas coisas que
partem
e estreitos
pregados na luz
esperam a tarde crescer
(do livro Pezzi/Pedaços, 1992)

Sull’autobus

dormiva sull’autobus
a ogni fermata il corpo sussultava
lui apriva gli occhi vedeva la gente

che saliva
vedeva la gente che scendeva pensava se io fossi
un altro quella donna quel ragazzo
aveva un’altra storia cominciava di nuovo
abitava in un altro canto della città.
dormicchiava con quel sogno
di essere chiunque altro nel mondo
tranne che se stesso
(dal libro Nel cuore della parola, 2003)

No ônibus

dormia no ônibus
a cada parada o corpo sacudia
ele abria os olhos via a gente que entrava
via a gente que saía pensava fosse
outro aquela moça aquele rapaz
tinha outra história começava de novo
morava noutro canto da cidade
cochilava com aquele sonho
de ser qualquer outra pessoa no mundo
menos ele mesmo
(do livro No coração da boca, 2003)

Arrivederci e buona poesia!

Cláudia Valéria Lopes

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Che plurali strani!

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post tratteremo un argomento che provoca non pochi problemi agli studenti stranieri e non solo: i nomi sovrabbondanti, cioè i nomi che presentano doppia forma di plurale. Parecchi nomi maschili che finiscono in –o, oltre al plurale normale in –i, ne hanno un altro con la desinenza in –a, ecco perché vengono chiamati sovrabbondanti. Spesso, ma non sempre, le due forme plurali corrispondo per lo più a significati diversi (normalmente, il plurale maschile ha senso figurato e il plurale femminile senso proprio).

Ecco la lista delle parole più conosciute:

a) braccio
i bracci (di una poltrona, di un carcere)
le braccia (del corpo umano)

b) budello
i budelli (tubi, vie lunghe e strette)
le budella (intestini)

c) calcagno
i calcagni (dei piedi, delle calze, delle scarpe)
le calcagna (in locuzioni del tipo: avere qualcuno alle calcagna)

d) cervello
i cervelli (gli ingegni, le menti)
le cervella (materia bianca)

e) ciglio
i cigli (di una strada, di un fosso)
le ciglia (degli occhi)

f) corno
i corni (strumenti musicali)
le corna (degli animali)

g) dito
i diti (considerati distintamente l’uno dall’altro)
le dita (considerate del loro insieme)

h) filamento
i filamenti
le filamenta
(senza distinzione di significato)

i) filo
i fili (dell’erba, della luce)
le fila (dell’ordito/catena, di una congiura)

h) fuso
i fusi (rocchetti per filare; in senso geografico: i fusi orari)
le fusa (in frasi come: ill gatto, le fusa)

i) gesto
i gesti (movimenti)
le gesta (imprese, azioni eroiche: le gesta di re Artù)

l) ginocchio
i ginocchi
le ginocchia
(senza differenza di significato)

m) grido
i gridi (degli animali)
le grida (dell’uomo)

n) labbro
i labbri (di una ferita, di un vaso)
le labbra (della bocca)

o) lenzuolo
i lenzuoli (presi uno per uno)
le lenzuola (considerata a paia)

p) membro
i membri (della famiglia, della giuria ecc.)
le membra (del corpo umano, nel loro complesso)

q) muro
i muri (di una casa)
le mura (di una città, di una fortezza)

r) osso
gli ossi (per lo più di animali macellati)
le ossa (l’insieme dell’ossatura)

s) strido (suono, rumore, grido acuto e fastidioso)
gli stridi
le strida
(senza differenza di significato)

t) urlo
gli urli (soprattutto di animali)
le urla (dell’uomo)

Chiarimento: 

Questi plurali in -a sono, come avreste sicuramente intuito, un'eredità della lingua latina. Il plurale del nome maschile uovo, per esempio, è uova, cioè femminile. In realtà, nel latino, i nomi neutri, che al singolari terminavano in -um (ovum), si declinavano in -a (ova). Il vocabolo curriculum è latino e, così come ovum, faceva parte del genere neutro, quindi il suo plurale è curricula (non è obbligatorio usarlo nell'italiano odierno). Come succede con la maggior parte delle parole straniere, soprattutto quelle che finiscono in consonante, il plurale è invariabile, cioè non cambia la sua forma (il bar - i bar, il bus - i bus).

Nella lingua antica, e in alcuni dialetti italiani, il plurale maschile di uovo è ovi e il femminile ove.

Buono studio e a presto!

Claudia Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

 

 

 

 

Cos’è il pronome?

I pronomiCiao, ragazzi!

Nel nostro nuovo post parleremo del pronome, parte variabile del discorso, che sostituisce il nome, permettendo di indicare, senza nominarli, esseri o cose.

I pronomi posso essere:

  • personali
  • relativi
  • determinativi (possessivi, dimostrativi, indefiniti, interrogativi, esclamativi)

Qual è la funzione e classificazione dei pronomi?

Il pronome sostituisce il nome per evitarne la ripetizione:

Conosci Francesco?
Sì, lo conosco.

Il pronome viene chiamato anche sostituente perché sostituisce anche altre parti del discorso:

  • un aggettivo: credevo che Carlo fosse più disponibile, invece non lo è.
  • un altro pronome: a quel libro preferisco questo, che è molto più interessante. 
  • un verbo: Maria era stata ingannata e non lo sapeva.
  • un’intera frase: devo pulire la casa sola? Non lo trovo giusto!

Il pronome ci dà la possibilità non solo di richiamare un elemento già espresso ma anche di anticipare un elemento che sarà nominato in seguito:

Lo so: ti manco da morire.

La maggior parte dei pronomi è variabile, quindi dobbiamo fare attenzione nel momento di fare la concordanza nel genere e nel numero a seconda del nome:

Sono veramente bei vestiti, ma quanti veramente userai? 

È una specie in via di estinzione: dobbiamo salvarla per conservare la biodiversità.

I pronomi possono anche svolgere altre funzioni e si distinguono in vari gruppi:

  • Pronomi personali: io, tu, egli, noi, voi, essi
  • pronomi relativi: che, il quale, cui
  • pronomi determinativi che (come gli aggettivi) vengono suddivisi in: 

    – possessivi (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro…)
    – dimostrativi (questo, codesto, quello, ciò…)
    – indefiniti (poco, molto, troppo…)
    – interrogativi ed esclamativi (che?, quale?, quanto!…)

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

La concordanza del participio passato

Ciao, ragazzi!

Avete mai avuto dei dubbi nel momento di accordare il participio passato nel genere e nel numero? Io sì! Soprattutto all’inizio dei miei studi di lingua italiana.

Dunque, nel nostro nuovo post tratteremo (non in modo esauriente) un argomento molto gettonato tra gli studenti italiani e stranieri, e cioè: la concordanza del participio passato dei tempi semplici e composti.

Pertanto cercherò di schematizzare i principali casi:

1) Con i verbi passivi e riflessivi il participio passato si accorda nel genere e nel numero con il soggetto:

– I libri sono stati letti dai ragazzi.

– Anna è molto ammirata dai suoi amici.

– Oggi mi sono svegliato/a alla 5 del mattino.

2) Tuttora oscillante è l’accordo del participio passato di essere o di un verbo copulativo con il soggetto (Serianni):

– Il suo arrivo inaspettato è stato/risultato una bellissima sorpresa. (costrutto più frequente)

– Il suo arrivo inaspettato è stata/risultata una bellissima sorpresa. (costrutto meno frequente ma previsto dalla norma colta)

3) Con un verbo atmosferico il participio passato è invariabile, rimanendo nella forma maschile singolare:

– Ha piovuto per tre ore la notte scorsa.

– È nevicato la settimana scorsa.

4) Il participio è femminile in espressioni come “è fatta”, “è andata bene”.

– Allora, com’è andata?
– È andata bene/benissimo. L’esame non è stato difficile.

 – È fatta! Sono riuscita a finire il lavoro.

5) Con un verbo composto dall’ausiliare avere con il complemento oggetto posposto ci sono due possibilità:

– Ho letto tutti i testi. (costrutto più frequente)

– Ho letti tutti i testi. (costrutto più frequente ma previsto dalla norma colta)

Ovviamente la tendenza attuale predilige la prima soluzione (costrutto con il participio passato invariato). Per quanto riguarda la seconda soluzione, la troviamo spesso in testi del primo novecento nelle opere di scrittori come Pirandello, Dannunzio ecc.

6) Con un verbo composto dall’ausiliare avere con l’oggetto anteposto o seguito da un pronome relativo il participo può rimanere variato o invariato:

– Carlo ha detto che non ci ha visti (ci ha visto).

– Anna non ci ha salutato (ci ha salutate/ci ha salutati).

– Ecco la rivista che ho comprata (che ho comprato) ieri sera.

7) Tuttavia, è OBBLIGATORIO accordare il participio passato, preceduto dall’ausiliare avere, con il complemento oggetto in genere e numero, se questo è rappresentato dai pronomi diretti lo, la, li, le:

– Hai comprato i libri di inglesi?
– Sì, li ho comprati.

– Avete visto Claudia ed Emma?
– No, non le abbiamo viste.

– Il bambino ha mangiato la pappa?
– L’ha mangiata tutta!

– Carlo, hai visto Antonio?
– Sì, l’ho visto mezz’ora fa.

Per oggi è tutto, ragazzi! Spero che il post vi sia stato utile qualche modo. Ricordatevi di ricercare sui dizionari e grammatiche ogniqualvolta avrete dei dubbi linguistici.

Buono studio e a presto!

Claudia V. Lopes

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

La Xylella e l’estinzione degli olivi secolari in Salento

Save our olives!

Solo chi ha vissuto o trascorso qualche giorno in Salento sa com’è stupendo il suo paesaggio, popolato da bellissimi olivi secolari, vere e proprie sculture naturali lavorate dal tempo.

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Foto scattata circa tre anni fa in Salento (LE): un posto magico e pieno di vita.

L’olivo o ulivo (olea europaea) è un albero da frutto sempreverde originario probabilmente dell’Asia Minore e della Siria, il cui fogliame argenteo è semplice ed elegante. Il suo tronco legnoso di colore marrone chiaro è pieno di nodi che ci raccontano la storia di una vita lunga ormai minacciata.  Nel mese di maggio produce piccoli fiorellini delicati e bianchi che lasciano il posto a bellissimi frutti (ulive o olive) raccolti e portati alla macinazione nei mesi di novembre, dicembre e gennaio per diventare finalmente il genuino olio d’olivo di questa regione, protagonista delle nostre tavole.

La prima volta che vidi un albero d’olivo è stato 18 anni fa, quando venni a vivere in Salento, una terra bellissima nota anche come penisola salentina – subregione della Puglia meridionale ubicata tra il mar Ionio a ovest e il mar Adriatico a est, che costituisce il tacco dello stivale italiano.

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Fioritura degli olivi.

Da quasi cinque anni a questa parte il paesaggio non è più quello di un tempo e la “colpa” sarebbe da attribuire alla Xylella sottospecie fastidiosa, genotipo St53, di un batterio che vive e si riproduce all’interno dell’apparato conduttore della linfa grezza, cioè i vasi xilematici che portano acqua e soluti dalle radici alle foglie degli olivi. Questo batterio viaggia su una piccola cicala chiamata sputacchina, principale vettore di questa malattia che sta mettendo KO tutta la regione del Salento. Le ultime notizie affermano che la malattia è già arrivata a lambire la provincia di Bari e non solo: il batterio ha già fatto la sua comparsa in Germania e Svizzera (dove è stato confinato), Francia (Corsica e Costa Azzurra) e Spagna (Baleari e Murcia).

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Albero infetto da axylella in Salento in fase di disseccamento.

Il primo focolaio (o paziente zero) in Italia di questa epidemia si è verificato a Gallipoli, nella primavera del 2013, a causa probabilmente del contagio da una pianta ornamentale importata dalla Costarica. E tenete presente che questa è soltanto una delle tante teorie concepite al fine di spiegare l’origine di questa malattia che sta letteralmente sterminando gran parte degli alberi di olivi (soprattutto gli esemplari più vecchi) di questo pezzo d’Italia già martoriato e per tanti versi dimenticato, per non dire sfruttato. Esiste un’altra teoria alla quale molta gente crede, detta “teoria del complotto”, la quale afferma che la xylella è stata creata da scienziati senza scrupoli, naturalmente per poterne vendere la cura.

Albero d'olivo infetto da Xylella
Ramoscello di un albero d’olivo in una  campagna del Salento con dei frutti ormai malati. In fondo, un albero d’olivo infetto da Xylella in fase di disseccamento.

Comunque sia, è impossibile rimanere impassibili e non piangere difronte a questi alberi che cercano a modo loro di reagire, di lottare, di sopravvivere. Tante persone con cui ho parlato in questi giorni credono che le “misure” politiche (o forse opportunismo politico), scientifiche e burocratiche per debellare questa epidemia e salvaguardare gli olivi non siano state efficaci. Anzi, tanti affermano che non hanno fatto altro che contribuire al loro annientamento, e quello che vediamo adesso è un processo di desertificazione accelerato che sta cambiando per sempre il paesaggio salentino, mettendo a rischio, in modo irreversibile, un quarto della produzione italiana di olio e, molto probabilmente, l’intero ecosistema di questa regione.

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Campagna-cimitero di alberi d’olivo secolari a cielo aperto in Salento.

Siccome l’estate scorsa io e la mia famiglia non abbiamo trascorso le vacanze in Salento (mio marito è salentino), non ho avuto modo di vedere con i miei stessi occhi ciò che stava succedendo qua giù. È bastato fare la prima passeggiata verso il mare, tra quelli che un tempo erano dei bellissimi oliveti di alberi secolari, per rendermi conto della gravità della situazione: distese infinite di alberi d’ulivo in fase di disseccamento avanzato, tantissimi alberi oramai morti; ho pianto. La verità è che siamo difronte ad un vero e proprio sfregio, uno scempio del paesaggio, e la cosa più brutta è che non possiamo farci nulla: la natura e tutti quelli che ne dipendono direttamente – basta guardare tutte le campagne-cimitero di olivi secolari a cielo aperto – sono in mano alla buona volontà della regione e delle misure effettive che possano ribaltare questa calamità ambientale.

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Albero d’ulivo i cui rami malati sono stati tagliati per contenere l’avanzata della xylella.

Nel 2017 è stato addirittura dichiarato che non è più possibile eliminare il batterio del territorio Salentino (Joint Research Centre della Commissione europea). La verità è che ci sono tante di quelle informazioni e teorie in rete che finiamo per annegare in un mare di incertezze e delusioni, e guardiamo impotenti quasi 3 milioni di olivi morire silenziosamente davanti ai nostri occhi, finché si spegneranno per sempre.

Stamattina, strada facendo verso il mare, ho intravisto un contadino che puliva l’area sottostante i suoi alberi d’olivo – quasi tutti infetti da xylella -, li annaffiava, si prendeva cura di loro come se fossero degli anziani che hanno bisogno di assistenza speciale per continuare a campare (per usare una espressione tipica salentina). Ho sentito dire che tanti contadini stanno coltivato la terra circostante questi alberi, piantando addirittura degli ortaggi, magari un ultimo tentativo di donare loro la vita.

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Albero d’olivo secolare ormai secco, mentre fino a qualche anno fa era rigoglioso, verde e pieno di vita; lo stesso albero della foto che vedete all’inizio di questo post.

Claudia Valeria Lopes

 

 

Chiuso per vacanze!

Vacanze

Ciao, ragazzi!

Vorrei informarvi che sarò in vacanza dal 25 luglio al 20 agosto. Ho veramente bisogno di cambiare aria e rilassarmi un po’.

Vi ringraziarvi della vostra preziosa compagnia in questi mesi ma, soprattutto, del sostegno e della fiducia che avete dato ad Affresco della Lingua Italiana.

A presto!

Claudia Valeria Lopes

Claudia Lopes