Sull’avverbio “manco”

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi impareremo alcuni usi dell’avverbio “manco”, che deriva dal latino măncu(m): manco, mutilo; difettoso, manchevole. Nell’italiano contemporaneo è una forma esclusivamente dell’uso colloquiale, anche se può comparire in scritture informali, che riproducono il linguaggio parlato. Quindi fate attenzione agli esempi per capire quando e come lo possiamo usare!

1) Uso familiare e popolare in situazioni di negazione totale (nemmeno, neanche):

1 – Ieri non avevo manco un soldo per mangiare!

2 – Quando mi ha visto alla festa manco si è ricordata chi io fossi.

3 – Vuoi venire con noi a fare un’arrampicata?
Manco per sogno!/manco morto!/ manco col cavolo! (assolutamente no!)

4 – Non ne ho incontrato manco uno per aiutarmi.

Osservazione: Troverete l’avverbio “manco” anche in ambito antico e letterario: “rimossi dalla terra i beati fantasmi, salvo solamente Amore, il manconobile di tutti …” (Leopardi)

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Verbo “fare”: il jolly della lingua italiana

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi parleremo dell’uso eccessivo che si fa del verbo “fare” sia nel parlato sia nello scritto. La lingua italiana s’impoverisce ogni giorno che passa, poiché viene usato un numero illimitato di vocaboli ai danni di tanti altri che servirebbero ad arricchire il nostro vocabolario sia degli italiani sia degli stranieri che studiano la lingua italiana.

Il verbo fare è uno di quei verbi considerati jolly della lingua italiana, che assume svariate funzioni e va bene dappertutto. Infatti, lo si preferisce al posto di innumerevoli verbi molto più adatti e corretti dal punto di vista semantico e grammaticale.

Ecco l’elenco (NON ESAUSTIVO) di alcune espressioni comuni con il verbo “fare” con accanto la forma considerata più corretta:

1) fare la cena = preparare/cucinare la cena

Dobbiamo preparare/cucinare la cena per venticinque persone.

2) fare il tema di italiano – svolgere il tema di italiano

Gli studenti hanno svolto il tema di italiano.

3) fare la strada – percorrere la strada

Per arrivare a casa mia, dobbiamo percorre tutta quella strada!

4) fare il/un contratto – stipulare il/un contratto

Hai già stipulato il contratto per i nuovi abbonati?

5) fare attenzione – prestare attenzione

Ragazzi, prestate attenzione alle spiegazioni!

6) fare pietà – suscitare pietà

Gli animali abbandonati durante le vacanze estive suscitano pietà.

7) fare i compiti – eseguire i compiti

Anna, hai già eseguito i compiti?

8)  fare l’esame – sostenere l’esame

Mio fratello ha sostenuto l’esame di maturità l’anno scorso.

9) fare la/una lezione – tenere la/una lezione

Ieri sera ho tenuto una bellissima lezione di lingua italiana.

10) Fare una buona azione – compiere una buona azione

Compiere delle buone azioni ci fa crescere come essere umani.

Altri usi particolari del verbo “fare”:

1) creare:

Dio fece il mondo in sette giorni.

2) procreare, generare; produrre:

Carla ha fatto tre figli; il pero non fa più frutti da tanti anni; 

3) realizzare, fabbricare; costruire:

Francesco fa mobili bellissimi.

4) credere, pensare:

Ti facevo ormai a Parigi! Cos’è successo?

Lo facevo più furbo.

5) emettere, versare:

Il bambino ha fatto molto sangue dal naso.

6) raccogliere, mettere insieme:

Dobbiamo fare tanti soldi per andare in Brasile.

7) esercitare un’arte, una professione, un mestiere:

Fare l’avvocato, la maestra, il falegname.

Espressioni idiomatiche con il verbo “fare”

1) Mia sorella ci sa fare (è brava) con il pianoforte.

2) Non farci caso (non badarci), vedrai che tutto si rimetterà a posto.

3) Con il mio ex non ho più niente a che fare (non ho più alcun rapporto).

4) Non posso fare a meno di te (non posso rinunciare a te).

5) Se vuoi superare l’esame, devi darti da fare (lavorare/studiare duramente, sodo).

6) Dopo tanti sacrifici, ce l’ho fatta (Ci sono riuscita)! Mi sono trovata un bel lavoro. 

7) Questa volta l’hai fatta grossa (hai combinato un grande guaio).

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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L’Indovinello Veronese – un’antica testimonianza della lingua italiana

Ciao a tutti!

Negli ultimi giorni, ha fatto un po’ di mente locale per cercare di ricordarmi quale sia stato l’argomento di una delle prime lezioni di letteratura italiana che ho avuto nel primo semestre dell’università. Ecco che mi sono ricordata dell’Indovinello Veronese!

Se pareba boves, alba pratalia araba

et albo versario teneba, et negro semen seminaba.

Traduzione

“Anteponeva a sé i buoi, bianchi prati arava,

e un bianco aratro teneva e un nero seme seminava”

Questo piccolo componimento è considerato il primo testo conosciuto scritto in un volgare italiano, da un ignoto amanuense (o copista) veronese, tra l’VIII secolo e l’inizio del IX, in forma d’appunto, presso il margine superiore di una pergamena. In realtà, si tratta di un indovinello (da cui il nome) molto comune alla letteratura tardo-latina.

Credito immagine Wikipedia

In principio, il testo fu considerato l’inizio di un “inno italico del lavoro dei campi”. Tuttavia, sembra accertato che il testo alluda all’arte dello scrivere: spingeva avanti (se è dativo) i buoi, cioè le dita, arava un bianco campo, cioè la carta, teneva un bianco arato, cioè la penna, seminava un seme nero, cioè l’inchiostro. (Salinari, 1991)

Elementi volgari presenti nel testo:

se per sibi, pareba per la terza persona singolare dell’imperfetto; il termine versorio (che indica aratro) ancora in uso nel veronese, ecc.

L’indovinello veronese è, forse, il più antico testo, di cui siamo a conoscenza, scritto in una lingua romanza – i Giuramento di Strasburgo (Sacramenta Argentariae) risalgono a cinquant’anni più tardi – e rappresenterebbe la nascita del volgare in Italia. Ovviamente, non tutti gli studiosi sono d’accordo, alcuni ritengono che si tratti ancora della lingua latina, nonostante tutti gli elementi volgari presenti nel testo.

Secondo me, l’aspetto più interessante, legato a questo piccolo testo, è che tutto ci porta a credere che l’amanuense veronese fosse consapevole di scrivere in volgare e non in un latino sgrammaticato, poiché immediatamente dopo l’indovinello segue una formula latina “Gratias tibi agimus omnipotens sempiterne Deus” (Ti ringraziamo, Dio onnipotente ed eterno).

Buono studio!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia di base per l’elaborazione dei post (letteratura/cultura):

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.
  3. L’Italia è cultura – Letteratura. Edilingua.
  4. Treccani enciclopedia, Sapere.it, Wikipedia
  5. Materiale del Master in Didattica della Lingua Italiana come lingua seconda/L2 (Ecampus)

Essere un fiore all’occhiello

Ciao a tutti!

Conoscete l’espressione “fiore all’occhielo”? L’avete mai sentita o letta da qualche parte?

Con l’espressione “all’occhiello” s’intende, in genere, quello praticato sul risvolto (conosciuto anche come bottoniera) sinistro della giacca, adornato con un fiore per dare un tocco di eleganza al vestito, in occasione del matrimonio. Ecco da dove deriva il significato capace di evocare vanto e prestigio nelle più svariate situazioni!

Ecco alcuni esempi:

  1. La Rocca di Cesena è un fiore all occhiello della città di Cesena. Situata in pieno centro (è stato un carcere in passato), è possibile visitarla, passeggiare e osservare la città dalle mura con un paesaggio mozzafiato, nonché pranzare al suo interno.
Rocca Malatestiana (Cesena)

2. La Gioconda, di Leonardo da Vinci, è il fiore all’occhiello del Louvre.

Gioconda, Olio su tavola di pioppo (Leonardo da Vinci)

Alcune espressioni: avere un distintivo, un nastrino, una decorazione all’occhiello; mettere, infilarsi, portare un fiore all’occhiello.

Occhiello è il diminutivo di “occhio” che significa foro, spesso orlato o rinforzato con anello metallico, che viene praticato in tessuti, cuoi, cartoni, allo scopo di potervi passare legature, ganci di fibbie, lacci, ecc.

Avete un’espressione simile nella vostra lingua madre?

Buono studio!

Claudia V. Lopes

Buona Festa della Mamma!

Care mamme di questa pagina,

Affresco della Lingua Italiana vi augura una bellissima Festa della Mamma!

Per festeggiare questo giorno così speciale, vi propongo delle poesie scritte da alcuni dei più grandi poeti italiani:

Le madri non cercano il paradiso
(Alda Merini)

Le madri non cercano il paradiso,
il paradiso io l’ho conosciuto
il giorno che ti ho concepito.
Perché vuoi morire?
Non ti ricordi la tua tenera infanzia
e quanto hai giocato con me?
Perché vuoi inebriarti della tua anima?
Tu stai uccidendo tua madre
eppure non riesco a dimenticare
i gemiti del parto.
Anch’io quel giorno sono morta
quando ti ho dato alla luce,
tu sei peggio
di qualsiasi amante figlio mio
tu mi abbandoni.

Lettera a mia madre
(Salvatore Quasimodo)

Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» – Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto.

A mia madre
(Edmondo de Amicis)

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant’anni e più la guardo
e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso
che non mi tocchi dolcemente il cuore.
Ah se fossi pittore, farei tutta la vita
il suo ritratto.
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca
e quando inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Ah se fosse un mio prego in cielo accolto
non chiederei al gran pittore d’Urbino
il pennello divino per coronar di gloria
il suo bel volto.
Vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei
Vorrei veder me vecchio e lei…
dal sacrificio mio ringiovanita!

La madre
Giuseppe Ungaretti

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Suplica a mia madre
(Pier Paolo Pasolini)

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Arrivederci e buona lettura!

Claudia V. Lopes

Poesia in lingua italiana: “Nulla due volte”, di Wislawa Szymborska

Ciao a tutti!

La poesia, come sappiamo, ha le sue proprie regole e i suoi ricchissimi mezzi espressivi, che possono essere impiegati per dare forma alle nostre emozioni e stati d’animo, ma anche per esprimere i nostri pensieri e riflessioni sulla vita. La poetessa polacca Wislawa Szymborska ha messo in pratica tutti questi fattori nello scrivere la bellissima poesia, tradotta in lingua italiana, chiamata Nulla due volte:

“Nulla due volte”

Nulla due volte accade
Né accadrà. Per tal ragione
Nasciamo senza esperienza,
moriamo senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
Della scuola del pianeta
Di ripeter non è dato
Le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
Qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, ora malvagia,
dài paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.

Glossario:

1) senza assuefazione = senza essere abituati alla vita.
2) selciato = pavimentazione di una strada o di una piazza.
3) malvagia ora= tempo malvagio.

(Poesia tratta da Wislawa SzymborskaOpere, Milano Adelphi, 2008)

Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca.

Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti è generalmente considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni, nonché una delle poetesse più amate dal pubblico della poesia in tutto il mondo. In Polonia, i suoi volumi raggiungono cifre di vendita (500.000 copie vendute – come un bestseller) che rivaleggiano con quelle dei più notevoli autori di prosa, nonostante Szymborska abbia ironicamente osservato, nella poesia intitolata Ad alcuni piace la poesia (Niektorzy lubią poezje), che la poesia piace a non più di due persone su mille.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Quali sono le 10 opere d’arte italiane più famose al mondo?

Ciao a tutti!

Vi siete mai chiesti quali siano le opere d’arte italiane più famose al mondo? Credo che non sia facile rispondere a questa domanda. L’Italia, come si sa, è un museo d’arte a cielo aperto, basta fare un giro per il centro di qualsiasi città o paesino per rendersene conto. Quindi, da una ricerca veloce che ho fatto in rete, sono saltate fuori le seguenti opere d’arte:

1) La Gioconda di Leonardo da Vinci

Si trova al Museo del Louvre, Parigi

La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, è un dipinto a olio su tavola di legno di pioppo realizzato da Leonardo da Vinci (77×53 cm e 13 mm di spessore), databile al 1503-1504 circa e conservato nel Museo del Louvre di Parigi.

Senz’ombra di dubbio, è l’opera più iconica ed enigmatica della pittura mondiale, nonché il ritratto più celebre e conosciuto al mondo. Il suo sorriso quasi impercettibile e il suo alone di mistero hanno ispirato tantissimi critici d’arte e letterari, motivo per cui sono stati prodotti, addirittura, studi psicoanalitici. Ogni anno circa di trentamila visitatori si recano al Louvre per ammirare la Gioconda.

2) Le muse inquietanti di Giorgio de Chirico

Le muse inquietanti è un dipinto (97 × 67 cm, olio su tela), del pittore italiano Giorgio de Chirico realizzato fra il 1917 e il 1919.Dell’opera è stata realizzata almeno una copia situata alla Pinakothek der Moderne di Monaco (94 × 62 cm, guazzo su carta).

La presenza di diversi simboli all’interno del dipinto rende difficile una sua interpretazione. Nonostante ciò, il castello sullo sfondo è un riferimento a Ferrara, città dove nacque la pittura metafisica (teatro del cruciale incontro con Carlo Carrà nonché luogo di fondamentali riflessioni estetiche), mentre il manichino eretto in primo piano si presume essere la raffigurazione di Ippodamia, personaggio mitologico che, durante la battaglia dei Centauri e dei Lapiti, attese l’esito dello scontro con inquietudine, un sentimento che ispirò il titolo all’opera. (Wikipedia)

3) La creazione di Adamo di Michelangelo

La Creazione di Adamo è un affresco (280×570 cm) di Michelangelo Buonarroti, databile al 1511 circa e facente parte della decorazione della volta della Cappella Sistina, nei Musei Vaticani a Roma, commissionata da Papa Giulio II. Si tratta dell’episodio più celebre e conosciuto della Sistina e una delle icone più note e celebrate dell’arte universale, oggetto di innumerevoli citazioni, omaggi e parodie. (Wikipedia)

4) La nascita di Venere di Botticelli

Si trova nella Galleria degli Uffizi

La Nascita di Venere è un dipinto a tempera su tela di lino (172,5 cm × 278,50 cm) di Sandro Botticelli. Realizzata per la villa medicea di Castello, l’opera è attualmente conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Leggete anche Le parti del corpo con David e Venere!

5) David di Michelangelo

Si trova nella Galleria dell’Accademia a Firenze

Il David è una scultura realizzata in marmo (altezza 520 cm incluso il basamento di 108 cm) da Michelangelo Buonarroti, databile tra il 1501 e l’inizio del 1504 e conservata nella Galleria dell’Accademia a Firenze.

Se volete approfondire le vostre conoscenze riguardo a questa scultura, leggete il post Il David di Michelangelo – la perfezione

6) La canestra di frutta di Caravaggio

Si trova nella Pinacoteca Ambrosiana, Milano

La canestra di frutta (nota anche con il nome antico di fiscělla lat. diminutivo di fiscina e di físcus ‘cestello’) è un dipinto a olio su tela di 31 cm di altezza e 47 di lunghezza realizzato tra il 1597 e il 1600 dal pittore italiano Caravaggio (1571-1610). È conservato nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano.

Se volete approfondire le vostre conoscenza su Caravaggio, leggete il post Michelangelo Merisi detto il Caravaggio

7) L’ultima cena di Leonardo da Vinci

Si trova nella chiesa Santa Maria delle Grazie, Milano

Il Cenacolo, noto anche come l’Ultima Cena, è un dipinto parietale ottenuto con una tecnica mista a secco su intonaco (460×880 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e realizzato su commissione di Ludovico il Moro nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Si tratta della più celebre rappresentazione dell’Ultima Cena, capolavoro di Leonardo e del Rinascimento italiano in generale.

8) La Venere di Urbino di Tiziano Vecellio

Si trova nella Galleria degli Uffizi, Firenze

La Venere di Urbino è un dipinto a olio su tela (119×165 cm) di Tiziano Vecellio, databile al 1538 e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

9) Il ratto di Proserpina di Bernini

Galleria Borghese, Roma

Il Ratto di Proserpina è una scultura (o gruppo scultoreo) di Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680), considerato uno dei più grandi artisti del XVII secolo, esposta nella Galleria Borghese di Roma. In realtà, l’opera d’arte in questione fa parte dello stesso gruppo di opere che comprende anche “Apollo e Dafne”, “Enea e Anchise” e il “David“, realizzate da Bernini – a quell’epoca poco più che ventenne – per il cardinale Scipione Borghese, collezionista d’arte, nipote di papa Paolo V. (brano tratto dal post Il Ratto di Proserpina pubblicato da me nel 2016).

10) Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci

Museo Czartoryski, Cracovia

La Dama con l’ermellino è un dipinto a olio su tavola (54 ×40 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1488-1490. La donna ritratta va quasi sicuramente identificata con Cecilia Gallerani.

Spero che il post di oggi vi sia piaciuto. Se conoscete altre opere d’arte italiane che, secondo voi, sono famose all’estero, fatecelo sapere nei commenti!

Vi abbraccio e alla prossima.

Claudia V. Lopes

Bibliografia:

  • CASTELLOTTI, Marco Bona, Dimensione Arte, Electa Scuola, 2014.
  • Wikipedia – immagini dei quadri.

L’etimologia del vocabolo “Pasqua”

Cari amici!

Ormai stiamo vivendo una delle più importanti ricorrenze per Ebrei e Cristiani: la Pasqua. Vi siete mai chiesti, però, quale sia l’origine di questo vocabolo e in quale lingua è stato coniato?

Per gli Ebrei la Pasqua (che dura otto giorni, sette in Israele) celebra la liberazione del popolo ebraico dall’Egitto grazie a Mosè e riunisce due riti: l’immolazione dell’agnello e il pane azzimo. Nel contesto ebraico, il vocabolo pesach è inteso come “passare oltre”, “tralasciare”, e deriva dal racconto biblico che si riferisce alla decima piaga, in cui il Signore, vedendo il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele, passò oltre:

Il Signore passerà per colpire l’Egitto, vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti: allora il Signore passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nella vostra casa per colpire.”

Ma anche l’attraversamento/il passaggio degli Ebrei attraverso il mar Rosso:

(Crediti immagine – Wikipedia)

Il termine Pasqua deriva dal latino Pascha, che a sua volta deriva dall’ebraico Pessach/Pesach (aram. Pasa’), e significa “passare oltre”, ma anche liberazione, attraversamento. Páscoa in portoghese, Osterfest in tedesco, Pâques in francesePascua in spagnolo, Easter inglese, ecc.

La Pasqua Cristiana presenta importanti legami con quella Ebraica ma anche alcune significative differenze. Per i Cristiani la Pasqua indica la festa annuale della Risurrezione di Gesù Cristo, avvenuta secondo le confessioni cristiane, nel terzo giorno dalla sua morte in croce, come fu narrato nei Vangeli di MatteoMarcoLuca e Giovanni.

(Risurrezione – Raffaello)

Questa festa viene celebrata (in seguito al concilio di Nicea, tenutosi nel 325) sempre alla domenica successiva al plenilunio, che segue l’equinozio di primavera nell’Emisfero Norte e d’autunno nell’Emisfero Sud.

“Dal punto di vista teologico, la Pasqua odierna racchiude in sé tutto il mistero cristiano: con la passione, Cristo si è immolato per l’uomo, liberandolo dal peccato originale e riscattando la sua natura ormai corrotta, permettendogli quindi di passare dai vizi alla virtù; con la risurrezione ha vinto sul mondo e sulla morte, mostrando all’uomo il proprio destino, cioè la risurrezione nel giorno finale, ma anche il risveglio alla vera vita.”(wikipedia)

La Pasqua Ebraica, quest’anno, è iniziata il 15 aprile (cioè, ieri) e quella Cristiana sarà celebrata il 17, secondo i loro rispettivi calendari.

Auguro una Buona Pasqua/Chag Pesach Sameach a tutti gli amici cristiani e ebrei di Affresco della Lingua Italiana!

Claudia Valeria Lopes

Alcune poesie e filastrocche di Pasqua in lingua italiana

Ciao a tutti!

Stiamo vivendo l’evento più importante per i cristiani perché si commemora la resurrezione di Cristo, cioè la Pasqua, oltre a costituire la massima solennità dell’anno liturgico. Nella letteratura mondiale ci sono tantissime poesie e filastrocche dedicate a questo momento così speciale. Eccone alcune!

Primavera, Erba, Uova, Pasqua, A Righe, Strisce

Da dove viene?
(Giusi Quarenghi)

Da dove viene l’uovo di cioccolato
se nessuno l’ha mai covato?

Da dove viene l’uovo dipinto
che quando lo mangi è vero e non è finto?

Da dove viene l’uovo con la sorpresa
se le galline non fanno la spesa?

Il pulcino marziano
(Gianni Rodari)

Ho visto, a Pasqua, sbarcare
dall’uovo di cioccolato
un pulcino marziano.
Di certo il comandante
di quell’uovo volante
di zucchero e cacao
con la zampa ha fatto ciao.
E il gatto, per la sorpresa,
non ha detto neanche: “Miao”.

Resurrezione 
(Giovanni Pascoli)

Che hanno le campane
che squillano vicine,
che ronzano lontane?
È un inno senza fine
or d’oro, ora d’argento
nell’ombre mattutine…

Buona Pasqua
(Alberto Camus)

Non camminare davanti a me
potrei non seguirti;

non camminare dietro di me,
potrei non sapere dove andare.

Cammina a fianco a me
e sii per me un amico!


Vento di Pace
(di Maria Ruggi – Maestra Mary)

Vola nell’azzurra Primavera
una colomba bianca e sincera.
Reca nel becco un verde rametto
piccole foglie d’ulivo benedetto.
Danza nell’aria con le campane
fra trilli, canti e guizzi di fontane.
Annuncia festosa a ogni bambino:
“Porto la pace sul tuo cammino”.
D’incanto il cielo appare più bello
anche il nemico diventa un fratello.
Il vento raccoglie i semi d’amore
poi li sparpaglia in mezzo al prato
ecco che nasce un nuovo fiore
profuma di pace tutto il creato.

Ho sentito il battito del tuo cuore!
(Madre Teresa di Calcutta)

Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell’unità di cuore e di mente di un’assemblea
di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Signore, ti ho trovato nella terribile
grandezza della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell’inspiegabile gioia di coloro
la cui vita è tormentata dal dolore.
Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.

Signore, io credo. Ma aiuta la mia fede.

Claudia V. Lopes

Buona Pasqua a tutti!

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Buon pesce d’aprile a tutti!

Ciao a tutti!

Oggi in Italia, ma anche in tante altre nazioni, è il giorno in cui si fanno degli scherzi e si danno notizie false, cioè in cui si prendono in giro le persone con delle storie, a volte, all’insegna dell’incredibile. Magari ci dimentichiamo di quale giorno si tratti, il fatto è che tutti noi ci siamo cascati almeno una volta nella vita! Sì, stiamo parlando del famoso Pesce d’aprile, le cui origini non sono affatto note. Infatti, sono state proposte diverse storie, di cui una – la più accreditata – collocherebbe la nascita di questa famosa tradizione nella Francia del secolo XVI.

Prima che il calendario Gregoriano fosse adottato come quello ufficiale, nel 1528, si festeggiava il capodanno in Europa tra il 25 marzo e il 1o aprile, occasione in cui la gente si scambiava pacchi dono. Con la riforma di papa Gregorio XII, la data della festività fu spostata al primo gennaio. Da questo piccolo spostamento, sembra che sia nata la tradizione di dare dei pacchi regalo completamente vuoti e strani  in corrispondenza, appunto, del 1aprile. Al di là delle varie spiegazioni riguardo alle origini di questo giorno scherzoso, sembra che quest’usanza, diffusa non solo in Europa ma anche in America, si ricolleghi agli antichi riti propiziatori del mondo contadino e agricolo, influenzati dal cambio delle stagioni.

Impariamo alcune espressioni e modi di dire con il vocabolo pesce!

  1. come un pesce fuor d’acqua – In discoteca mi sento un pesce fuor d’acqua.
  2. espressivo come un pesce – Anna ha lo sguardo espressivo come un pesce, cioè spento.
  3. fare il pesce in barile – Carlo fa finta di non vedere e non sentire nulla, in poche parole, fa il pesce in barile.
  4. pesce grosso – Lui è una persona influente? Certo, è un pesce grosso, ha molta autorità!
  5. pesce piccolo – Che cosa significa esattamente l’espressione “pesce piccolo”? Nel linguaggio della malavita, indica il piccolo delinquente che opera per conto di altri…
  6. Trattare a pesci in faccia – Carlo ti ha trattato male? Malissimo, anzi, a pesci in faccia!

Arrivederci e buon pesce d’aprile!

Claudia Valeria Lopes

e il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!