Conoscere l’Italia


Cara Italia, perché giusto o sbagliato che sia questo è il mio paese con le sue grandi qualità ed i suoi grandi difetti.

Enzo Biagi

L’Italia è divisa in 20 regioni, 110 province e 8.101 comuni. La capitale d’Italia è Roma, una delle più belle e visitate città al mondo. Diversamente dalla Francia e Inghilterra, per esempio, l’Italia è stata unificata soltanto nel 1861, con l’unione di tanti piccoli stati, molti dei quali sotto dominazione straniera. La prima capitale italiana fu Torino, poi Firenze e, per ultima, Roma, nel 1871.

Torino
Firenze
Roma

Prima dell’unificazione, la Penisola Italiana era divisa in molte regioni e repubbliche che avevano amministrazioni, moneta, lingua e tradizioni proprie. Anche se l’Italia è un paese piuttosto piccolo (soltanto 300.000 km2) è densamente popolato: le ultime statistiche, pubblicate il 03/05/2021 dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), indicano che i residenti in Italia sono 59.258 mila (in media 200,03 persone/km2), essendo il quarto paese dell’Unione Europea per popolazione, in seguito alla Germania, Francia e Regno Unito.

La mappa d’Italia con le regioni e i capoluoghi

L’Italia è famosa anche per le sue caratteristiche naturali, architettoniche e le sue opere e tesori d’arte, che variano molto da una regione all’altra, perciò è da sempre luogo di passaggio continuo di visitatori provenienti da tutte le parti del mondo. Tantissimi stranieri vanno in Italia a cercare un lavoro e una miglior condizione di vita, soprattutto quelli provenienti dai paesi dell’Oriente, dal Nordafrica, Sud America e dai paesi dell’Est europeo.

“Ogni anno, centinaia di studenti si iscrivono ai corsi di lingua e cultura italiana.”

Un dato interessante è che, ogni anno, centinaia di studenti si iscrivono ai corsi di lingua e cultura italiana per stranieri presso le università di Siena e Perugia, per esempio. Tanti di loro vogliono imparare la lingua del Bel Paese non solo per diventare insegnanti nei loro paesi di origine ma anche per trovare un buon lavoro.

Una delle maggiori risorse economiche italiane è il turismo; grazie alle località di mare, ai laghi, alle coste e alle città d’arte, ogni anno l’Italia è visitata da milioni di turisti. Basta pensare a Firenze e a Roma con tutti i loro tesori e opere d’arte a cielo aperto.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Fatemi sapere sei commenti se il post vi è piaciuto.

Videoclip sulla regione Calabria

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo videoclip conoscerete un po’ della Regione Calabria.

Cos’altro sapete su questa bellissima regione? Per esempio, qual è il suo capoluogo?

Vi piace questo tipo di approccio alla lingua e alla cultura italiana? Se avete dei suggerimenti, fatemeli sapere nei commenti!

Cliccate sul link per guardare il video su Youtube!

(Redazione e videoclip elaborati da Claudia V. Lopes)

Vi abbraccio e alla prossima!

Claudia V. Lopes

Le abitudini alimentari degli italiani


“Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene”

Virginia Woolf


Nel film Mangia prega ama (Eat Pray Love) del 2010, il personaggio protagonista, interpretato da Julia Roberts, ha scelto l’Italia per il suo ritiro gastronomico, e non avrebbe potuto fare scelta migliore: la cultura alimentare/culinaria è molto radicata nella vita quotidiana degli italiani. Il cibo è un argomento popolare come lo è la politica, la religione e il calcio (non necessariamente in quest’ordine!). Se ti piace il cinema italiano, ti accorgerai (o ti sarai già accorto/a) che, in innumerevoli film, la famiglia si riunisce attorno alla tavola per parlare, ridere, litigare e … fare la pace.

Scena del film Mangia prega ama, 2010

La cucina italiana si distingue per la genuinità e la freschezza dei suoi prodotti. Gli italiani vogliono un cibo gustoso a tavola, anche se estremamente semplice come un piatto di pasta al pomodoro, con sopra una bella spolverata di formaggio grana grattugiato e qualche foglia di basilico. La passata di pomodoro va cotta a fuoco lento e senza fretta, così qualsiasi passata di pomodoro diventerà la migliore al mondo; questo è lo spirito della cucina della mamma e della nonna italiana.

Pasta al pomodoro

A causa del ritmo frenetico della vita quotidiana, il pasto tradizionale italiano è stato un po’ accorciato. Tuttavia, nei giorni di festa o quando s’invita qualcuno a cena, il menu casalingo può comprendere: antipasto, primo, secondo, contorno, frutta, dessert, caffè e digestivo. Ovviamente, si possono fare delle variazioni (sempre con più abbondanza) in occasioni speciali come il Natale, per esempio: 3-4 antipasti, 2-3 primi, 2 secondi, 2-3 contorni; dopo il dessert, il caffè e il digestivo come un vero e proprio rituale. In alcune regioni italiane, la tradizione natalizia prevede che vengano serviti un totale di 13-14 piatti diversi!

Cenone di Natale

Durante la settimana gli italiani mangiano, di solito, il primo, il secondo e il contorno. Non è un’abitudine italiana preparare un piatto unico, mettendo assieme tutti i cibi (come lo facciamo noi brasiliani). Ogni piatto va servito separatamente, con l’eccezione del secondo e del contorno, che possono essere serviti nello stesso piatto. Infatti, quando si parla di piatto unico, la reazione immediata di un italiano è quella di dire che non bisogna mescolare i sapori, perché altrimenti non si sa nemmeno cosa si mangia.

Termini importanti:

  • Antipasto: Insieme di vivande servito prima o all’inizio del pasto per stuzzicare l’appetito; anche in senso figurato: questa imputazione è solo l’a. di un’inchiesta più vasta
  • Primo (piatto): piatto principale (normalmente pasta o risotto)
  • Secondo (piatto): carne, pollo (di solito la proteina) ecc.
  • Contorno: piatto di verdura o legumi, che si accompagna con la pietanza principale: arrosto con contorno di patatine
  • Dessert: portata con cui si conclude un pasto (frutta, dolce o gelato)
  • Digestivo: preparato medicinale o bevanda, spesso a base di erbe, che facilitano la digestione: prendere un digestivo.
  • Amaro: bevanda analcolica o alcolica a base di erbe aromatiche e sostanze amaricanti, usata come aperitivo o digestivo: bere un amaro dopo il pranzo

Arrivederci e buon apetito!

Claudia V. Lopes

(Traduzione libera dell’originale in lingua portoghese “Os hábitos alimentares dos italianos“, scritto da Luciana Rodrigues, guida turistica a Roma e Vaticano, sito www.romapravoce.com)

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L’architettura della Divina Commedia – Il Purgatorio

“𝓠𝓾𝓪𝓷𝓽𝓸 𝓲𝓷 𝓯𝓮𝓶𝓶𝓲𝓷𝓪 𝓯𝓾𝓸𝓬𝓸 𝓭’𝓪𝓶𝓸𝓻 𝓭𝓾𝓻𝓪, 𝓢𝓮 𝓵’𝓸𝓬𝓬𝓱𝓲𝓸 𝓸 ‘𝓵 𝓽𝓪𝓽𝓽𝓸 𝓼𝓹𝓮𝓼𝓼𝓸 𝓷𝓸𝓵 𝓻𝓪𝓬𝓬𝓮𝓷𝓭𝓮.“

(𝒸. 𝟣𝟥𝟢𝟪–𝟣𝟥𝟤𝟣), 𝒫𝓊𝓇𝑔𝒶𝓉𝑜𝓇𝒾𝑜


Nel post precedente, abbiamo conosciuto un po’ della vita e della produzione letteraria di Dante Alighieri, nonché dell’architettura dell’inferno (cerchi, bolge). Oggi, invece, studieremo più da vicino Il Purgatorio, la seconda delle tre cantiche della Divina Commedia.

Statua di Dante – Firenze

Il Purgatorio, il secondo dei tre regni dell’Oltretomba cristiano, è una montagna altissima situata su un’isola al centro dell’emisfero australe, completamente invaso dalle acque. È suddiviso in cornici, ciascuna delle quali riservata a un peccato capitale. Nel Purgatorio le anime, dopo aver scontato le loro pene, passano alla cornice successiva, finché non arriveranno in cima, al Paradiso Terrestre. È molto importante sottolineare che nel Purgatorio c’è, soprattutto, un antipurgatorio dove coloro che tardarono a pentirsi attendono prima di essere ammessi a purgarsi le colpe.

Il Purgatorio

Il custode del Purgatorio è Catone l’Utinense – presentato nel primo canto -, un politico, militare, scrittore e magistrato monetario romano (Roma, 95 a.C – Utica, 12 aprile 46 a.C). Ogni cornice del Purgatorio ha un custode angelico, cioè una legione di angeli ognuno con una funzione: angeli dell’umiltà, della misericordia, della mansuetudine, della sollecitudine, della giustizia, dell’astinenza e della castità. Inoltre, in ogni cornice gli espianti (anime negligenti che si pentirono all’ultimo momento della loro vita) hanno davanti agli occhi esempi dei loro vizi puniti e delle virtù opposta.

Diversamente dall’inferno, le anime del Purgatorio sono già salvate, tuttavia, prima di arrivare in Paradiso per espiare i loro peccati, devono salire il monte; quindi, ogni anima dovrà percorre tutto il cammino, purificandosi in ogni cornice del peccato commesso.

Ai tempi di Dante i pellegrini che volevano fare penitenza, partivano per Roma o per Santiago di Compostela.

La funzione specifica del Purgatorio è quella dell’espiazione, riflessione e pentimento; solo questo pellegrinaggio verso Dio porterà le anime alla redenzione. Questo vale anche per Dante che, all’inizio del suo viaggio, incide sulla fronte sette P, che simboleggiano rispettivamente i sette peccati capitali. Ogni volta che un’anima arriva alla fine di ciascuna cornice, l’ala dell’angelo guardiano cancella la P per indicare che quella specifica espiazione è ormai compiuta.

Sintesi del Purgatorio

(crediti Internet)

Nel prossimo post, parleremo del Paradiso terrestre che si trova sulla montagna, circondato da una selva amena che ricopre, in posizione simmetrica, la selva oscura dell’Inferno.

Claudia v. Lopes

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Bibliografia:

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. Speciale Dante, Rivista ADESSO, marzo – 2021
  3. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.

La storia di Romolo e Remo

Roma è la città degli echi, la città delle illusioni, e la città del desiderio.

(Giotto)


Oggi la Città Eterna, Roma, compie 2247 anni. La data simbolica della sua fondazione è il 21 aprile 753 a.C. Racconta la leggenda che il dio Marte e la fanciulla Rea Silvia si innamorarono perdutamente. Rea Silvia era la figlia di Numitore, discendente di Enea e re di Alba Longa (o Albalonga), una città del Latiun vetus.

Rea Silvia e il dio Marte (dipinto di Peter Paul Rubens)

Dalla loro passione nacquero due gemelli forti e robusti come il loro padre. Ma il cattivo Amulio, fratello di Numitore, fece imprigionare Rea Silvia, ordinando che i due bambini fossero messi in una piccola cesta e gettati nel fiume Tevere – lui aveva paura che i bambini, da adulti, governassero al suo posto.

Il fiume Tevere proprio in quel giorno straripò. Quando le acque si ritirarono, la cesta rimase impigliata tra i cespugli, esattamente sotto il colle Palatino.

Il Palatino è uno dei sette colli di Roma, situato tra il Velabro  e il Foro Romano, ed è una delle parti più antiche della città.

Una lupa che passava di lì trovò i due gemellini, gli si avvicinò e cominciò a nutrirli con il suo latte. Qualche tempo dopo Faustolo – secondo la leggenda, uno dei guardiani di porci nei pressi del Tevere -, un pastore che abitava da quelle parti, vidi i due infanti e decise di portarli nella propria capanna e di crescerli come figli, chiamandoli Romolo e Remo.

(Faustolo trova la lupa con i gemelli, Rubens – Musei capitolini)

Quando i bambini divennero grandi, Faustolo gli confessò di non essere il vero padre e raccontò loro tutta la verità. Per vendicarsi Romolo e Remo decisero di uccidere il malvagio Amulio, liberando finalmente la madre, Rea Silvia.
Inoltre, decisero di fondare una città sul colle esattamente dove la lupa li ebbe trovati e allattali.

Andarono dall’indovino per chiedere dei consigli. Volevano sapere chi avrebbe dato il nome alla città e chi ne sarebbe diventato il re. L’indovino disse a Romolo di andare sul colle Palatino e a Remo sull’Aventino. Da lassù avrebbero potuto guardare il cielo con attenzione, studiare il volo degli uccelli, cercando di capire ciò che avevano deciso gli dei.

Remo vide per primo un gran numero di uccelli – sei avvoltoi con delle ali immense che volavano sulla sua testa. Subito dopo Romolo ne vide ben dodici. In quel momento i due fratelli cominciarono a discutere:
– Sono stato io a vedere gli uccelli per primo! Esclamò Remo.
– Ma io ne ho visti molti di più! Ribadì Romolo. Dunque sarò io il re della città e la chiamerò Roma. Di seguito prese un bastone e, disegnando un grande quadrato per terra, disse: Ecco! Vedi il confini della mia città? Nessuno può superarli senza il mio permesso. Remo, però, molto arrabbiato, non gli diede retta e calpestò la linea tracciata. Romolo allora tirò fuori la spada e ripeté: Chiunque osi oltrepassare i confini della mia città, verrà ucciso. E uccise Remo.

Romolo divenne il primo Re di Roma che diventò la più bella città di tutto il mondo antico, la capita del più grande impero mai esistito.

Claudia Valeria Lopes

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Lettura di poesia – Alda Merini

«Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.»

(Alda Merini – La pazza della porta accanto)

Ciao a tutti!

Come avrete sicuramente notato, sono un’innamora della poesia, quindi, spero che anche voi lo siate! In diverse occasioni, vi ho proposto delle poesie di Alda Merini ma questa è la prima volta che le dedico un post con la lettura (fatta da me) di alcune sue poesie che mi piacciono tantissimo (a dire il vero, tutta la sua poesia mi piace).

Dunque, buona lettura e buon ascolto!

Il video è stato elaborato da Claudia V. Lopes

1 – In cima ad un violino

In cima ad un violino
ci sta forse un respiro
che nessuno raccoglie
perché è un senso d’amore.
Tu suoni per il vento e viaggi
dove la pace sussurra tra le piante
tutta una nostalgia.

2 – Tu te ne sei andata

Tu te ne sei andata

hai lasciato dietro di te

il chiaro profumo dell’ombra,

o fiore di questo mio corpo

o specie martoriata di figlia,

tu te ne sei andata

uno spazio di vento che ha indurito il mio cuore.

3 – Ho acceso un falò

Ho acceso un falò

nelle mie notti di luna

per richiamare gli ospiti

come fanno le prostitute

ai bordi di certe strade,

ma nessuno si è fermato a guardare

e il mio falò si è spento.

Alda Merini

Poetessa italiana (Milano 1931 – ivi 2009). Annoverata tra le maggiori voci poetiche del Novecento, esordì con due liriche pubblicate da G. Spagnoletti nell’Antologia della poesia italiana 1909-1949 (1950); nello stesso periodo frequentò G. Manganelli e S. Quasimodo. Al 1953 risale il suo primo volume di versi, La presenza di Orfeo, in cui già si manifesta l’intreccio di temi erotici e mistici caratteristico della sua produzione. Dopo Tu sei Pietro (1961) ebbe inizio un silenzio artistico durato vent’anni. Nel 1984 diede alle stampe una delle raccolte più importanti, La Terra Santa, seguita da L’altra verità. Diario di una diversa (1986). Con Ballate non pagate (1995) ha vinto il premio Viareggio. Ha pubblicato ancora: Clinica dell’abbandono (2003), in due volumi che raccolgono poesie scritte negli anni Novanta e componimenti successivi; Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola) (2005), raccolta di poesie dettate per telefono a M. Campedelli; La carne degli angeli  (2007). Autrice anche di prose (tra le quali Delirio amoroso, 1989; La vita facile, 1996), M. ha ottenuto vari riconoscimenti ed è stata candidata al premio Nobel per la letteratura dall’Académie française (1996) e dal Pen Club Italiano (2001). Nel 2019 la figlia Emanuela Carniti ha ricostruito la complessa vicenda umana della poetessa nell’intenso testo biografico Alda Merini, mia madre. (Treccani.it)

(Foto di Alda Merini Wikipedia)

Fatemi sapere nei commenti se il post vi è piaciuto e se c’è qualche poeta/poetessa italiano/a che vi piaccia.

Claudia V. Lopes

“sopra” come avverbio di luogo

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi studieremo alcuni aspetti di “sopra” come avverbio di luogo. Fatemi sapere nei commenti se avete qualche dubbio a riguardo.

Quindi, fate attenzione agli esempi:

1) Indica posizione elevata o movimento verso l’alto:

– Sopra c’è l’ufficio di Claudia;

Sopra c’è la casa;

– Ho fatto una torta con uno strato di cioccolata sopra;

– Sofia, sali qui sopra.

2) spesso è rafforzato dalla prep. di (oppure disopra):

Es.: Angela è di sopra che gioca con José, il suo amichetto brasiliano.

Con la prep. da esprime provenienza dall’alto:

Es.: il rumore viene da sopra;

(sin.) su – il rumore viene da su. Si contrappone a sotto.

Es.: Mi riferisco a quanto detto sopra.

Formule usate per rinviare a precedenti affermazioni:

Es.: come sopra, vedi sopra.

Nel prossimo post studieremo “sopra” come preposizione!

Vi abbraccio!

Claudia V. Lopes

Guarda la video-lezione!

Due video per augurarvi una Buona Pasqua!

Che la gioia della risurrezione ci liberi dalla solitudine, dalla debolezza e dalla disperazione verso la forza, la bellezza e la felicità

(Floyd W. Tomkins)

Cari amici e care amiche,

Ecco gli ultimi video di Affresco della Lingua Italiana per augurarvi una Buona Pasqua!

La scarcella pugliese

Primavera, Erba, Uova, Pasqua, A Righe, Strisce

L’etimologia del vocabolo Pasqua

Pasqua, Uova, Colorato, Uova Di Pasqua, Colori

Buona Pasqua a tutti!

Claudia V. Lopes

L’architettura della Divina Commedia – l’Inferno

“𝓔 𝓺𝓾𝓲𝓷𝓭𝓲 𝓾𝓼𝓬𝓲𝓶𝓶𝓸 𝓪 𝓻𝓲𝓿𝓮𝓭𝓮𝓻 𝓵𝓮 𝓼𝓽𝓮𝓵𝓵𝓮.”

(𝓘𝓷𝓯𝓮𝓻𝓷𝓸 𝓧𝓧𝓧𝓘𝓥, 139)

Nel post precedente, abbiamo conosciuto un po’ della vita e della produzione letteraria di Dante Alighieri. Oggi, invece, cominceremo a studiare l’architettura di una delle sue opere più celebri e conosciute: La divina Commedia; partiremo esattamente dal primo canto, l’Inferno. Prima di iniziare, è importante tenere presente che Dante immaginava l’aldilà secondo la teoria tolemaica (dall’astronomo greco Tolomeo).

(Claudio Tolomeo – Wikipedia)

Claudio Tolomeo o semplicemente Tolomeo (grego Κλαύδιος Πτολεμαῖος, latino Claudius Ptolemaeu, 100 circa – Alessandria d’Egitto, 175 circa) fu un astronomo, astrologo e geografo greco; è considerato uno dei padri della geografia, è anche autore di importanti opere scientifiche, la principale delle quali è il trattato astronomico intitolato Almagesto. Per Tolomeo, la Terra risultava al centro dell’universo, immobile con attorno tutti gli altri pianetti in orbita, compreso il Sole.

Quindi, anche per Dante al centro dell’universo c’era la Terra immobile e l’uomo abitava l’emisfero boreale, che si estendeva dal fiume Gange allo stretto di Gibilterra. La foce del fiume Gange, in India, era considerata dai geografi medievali e quindi da Dante come uno dei punti più estremi per quanto riguardava la longitudine, cioè la terra emersa.

Nella Divina Commedia sotto l’emisfero boreale si trova l’Inferno, la cui porta d’accesso è nei pressi della città di Gerusalemme (Inferno, canto III, v.9: Lasciate ogne speranza voi che entrate):

…Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”…

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: “Guai a voi, anime prave! …”

Così sen vanno su per l’onda bruna,
e avanti che sien di là discese,
anche di qua nuova schiera s’auna…

La prima delle tre cantiche della Divina Commedia è l’Inferno che corrisponde al primo dei tre Regni dell’Oltretomba dove regna Lucifero, il cui significato originario era “angelo della luce”. Secondo la leggenda, l’inferno si formò quando Lucifero, cacciato dall’Empireo, cadde sulla Terra, facendola ritirarsi inorridita, fino a quando l’angelo ribelle rimase conficcato al centro, il più lontano possibile da Dio.

Empireo - nella cosmologia e teologia medievale, decimo e ultimo cielo, sede di Dio e dei beati.
Veduta dell’Inferno dantesco che si estende all’interno della Terra, disegnato da Michelangelo Caetani (Wikipedia)

L’Inferno è suddiviso in nove cerchi che sono abitati da nove tipologie di peccatori: primo cerchio – limbo; secondo cerchio – lussuriosi; terzo cerchio – golosi; quarto cerchio – avari e prodighi; quinto cerchio – iracondi e accidiosi; sesto cerchio – eretici ed epicurei; il settimo cerchio, dove si trovano i violenti, è suddiviso a sua volta in tre gironi: primo girone – gli omicidi; secondo girone – i suicidi e scialacquatori; terzo girone – bestemmiatori, sodomiti e usurai; l’ottavo cerchio (Malebolge, nome dato all’ottavo cerchio dell’Inferno) è suddiviso in 10 bolge: prima bolgia – ruffiani e seduttori; seconda bolgia – adulatori e lusingatori; terza bolgia – simoniaci; quarta bolgia – maghi e indovini; quinta bolgia – barattieri; sesta bolgia – ipocriti; settima bolgia – ladri; ottava bolgia – consiglieri fraudolenti; nona bolgia – seminatori di discordia; decima bolgia – i falsari; il nono cerchio dove si trovano i traditori (fraudolenti verso chi si fida) è anche suddiviso in tre zone: prima zona – Caina; seconda zona – Antenora; Terza zona Tolomea.

Ogni gruppo di peccatori sconta una pena per contrappasso, contrasto o analogia. Nella pena per contrasto, al colpevole viene inflitta una pena uguale o simile al danno da lui arrecato; alla pena per analogia, il peccatore ripete all’infinito il peccato commesso e, infine, la pena per contrasto, tipo di pena che è l’opposto del peccato; un esempio sono gli ignavi che non si sono mai schierati in vita, per cui sono costretti a correre per l’eternità nudi dietro a una bandiera mentre vengono punti da insetti quali vespe e mosche oppure da vermi. La pena riservata, per esempio, agli avari (quarto-cerchio), che hanno accumulato ricchezze in vita senza mai dare nulla agli altri, consiste nello spingere massi senza mai fermarsi.

Come abbiamo visto nel post precedente, il viaggio/poema inizia con lo smarrimento di Dante nella “selva oscura”, “nel mezzo del cammin” della sua vita, ossia all’età di 35 anni circa, poiché lui considerava che la durata media della vita fosse ai 70 anni.

Nel suo percorso, Dante è guidato da tre personaggi: il poeta Virgilio (70 a.C. – 19 a.C.), che lo accompagnerà nell’Inferno e nel Purgatorio. Virgilio rappresenta la conoscenza razionale e quella teologica; Beatrice, il suo angelo, che gli mostrerà il paradiso (1266 1290); San Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), uno dei più importanti rappresentanti del pensiero mistico del XII secolo, che lo condurrà nei cieli più alti. 

700 anni dalla morte di Dante Alighieri: Dantedì

Virgilio è un personaggio molto importante all’interno della Divina Commedia, visto che guiderà Dante fino al Purgatorio. Dal Purgatorio in poi, sarà la sua donna-angelo, Beatrice, a guidarlo. Tuttavia, è importante evidenziare che Virgilio, non essendo battezzato – perché morto prima della nascita Cristo – non poteva salire in Paradiso.

Dante Alighieri, Divina Commedia: Inferno, Canto XVII. Andrey Shishkin (1960), Dante e Virgilio, 2015 • Terzo Pianeta (https://terzopianeta.info)
Dante e Virgilio (Mantova, 15 ottobre 70 a.C.– Brindisi, 21 settembre 19 a.C.), è stato un poeta romano, autore di tre opere tra le più famose della letteratura latina: le Bucoliche (Bucolica), le Georgiche (Georgica), e l’Eneide (Aeneis).

La sua scelta, però, come guida lungo i primi due Regni dell’oltretomba non è stata, ovviamente, casuale. Dante ha sempre ammirato e stimato Virgilio sin dalla sua giovinezza, studiando la sua figura e soprattutto l’Eneide. Quindi lo vedeva come la figura ideale per guidarlo nel suo viaggio. Infatti, è Virgilio a mostrargli l’ingresso dell’inferno (le segrete cose) e i misteri del regno dell’aldilà.

Per oggi è tutto, spero che il post vi sia piaciuto, non perdete il prossimo sul Purgatorio.

Vi abbraccio!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. Speciale Dante, Rivista ADESSO, marzo – 2021
  3. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.

700 anni dalla morte di Dante Alighieri: Dantedì


Puro e disposto a salir a le stelle.” (Purgatorio)


Oggi, 25 marzo, si celebra la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri denominato Dantedì. La data è stata approvata il 17 gennaio 2020 in vista delle celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte del sommo poeta.

Museo casa di Dante, Firenze (Wikipedia)

Avete già letto, sicuramente, qualcosa su colui che viene considerato il padre della lingua italiana: Dante Alighieri (nato a Firenze nel 1265 e morto a Ravenna nel 1321). Della sua vita famigliare sappiamo che sua madre, morta giovanissima, si chiamava Bella; il padre, Alighiero di Bellincione, morto nel 1283 circa, proveniva da una famiglia benestante. Dunque, possiamo dedurre che la vita giovanile di Dante sia stata immune da qualsiasi tipo di preoccupazioni o seri problemi, per cui poté dedicarsi agli studi e ai divertimenti propri dai gentiluomini di quel periodo.

Per quanto riguarda la sua formazione, avrà frequentato la scuola di Bologna e studiato, forse, retorica con Brunetto Latini, uno scrittore, poeta, politico e notaio italiano, autore di diverse opere in volgare italiano e francese. Da molto giovane, Dante si dedicò alla poesia diventando amico di Guido Cavalcanti e Lapo Gianni, entrambi poeti come come lui. Inizialmente, le sue rime erano in perfetta sintonia con la maniera del Dolce Stil Novo (anche Stilnovismo, Stil novo o Stilnovo), un importante movimento poetico italiano sviluppatosi tra il 1280 e il 1310 a Bologna e poi a Firenze, il cui precursore fu Guido Guinizzelli, poeta e giudice italiano (morto nel 1276).

Henry Holliday, l’incontro immaginario fra Dante e Beatrice, 1883

Le sue prime poesie (e gran parte della sua opera) furono dedicate a Beatrice, musa ispiratrice (Beatrice Portinari, detta Bice) che Dante conobbe all’età di nove anni. Beatrice morì giovanissima a soli 24 anni, nel 1290, fatalità che gettò Dante in uno stato di crisi e dolore profondo. Fra il 1292 – 1293, per onorare la sua memoria e il suo amore, Dante riunì in un volumetto intitolato Vita Nova le poesie da lui scritte e a lei dedicate. Di seguito una delle poesie intitolata Tanto gentile e tanto onesta pare:

TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare. 4
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare. 8
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova: 11
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

L’opera in questione narra la storia di un amore platonico verso Beatrice (“colei che dà la beatitudine”). Il suo sentimento pneu confronti di questa donna era spiritualizzato e interiorizzato, nonché di pura adorazione, caratteristiche tipiche della poesia stilnovista.

Tuttavia, di tutte le opere di Dante, forse la più conosciuta in assoluto è la Divina Commedia, in cui racconta, in prima persona, un viaggio nell’aldilà. Il Dante che troviamo lungo i tre canti è molto diverso da quello giovanile della Vita Nova. Secondo quanto ci racconta la storia, il poeta avrebbe iniziato a scriverla nel 1306 e l’avrebbe finita negli ultimi anni della sua vita. Nell’opera, lui aveva circa 35 anni quando si è perso nella selva oscura:

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
(I canto, Inferno)

(Dall’web)

A fin di purificare l’anima, il poeta sale sulla montagna del paradiso che vede in lontananza, tuttavia, tre bestie feroci lo fermano. Dante deve scendere all’inferno – prima di andare nel purgatorio e nel paradiso – per conoscere tutta la sofferenza fisica e spirituale delle anime peccatrici che lì si trovano. Ovviamente, è un viaggio allegorico: lui, in quanto letterato e uomo politico, voleva mostrare e far capire ai suoi contemporanei tutti gli errori da evitare, seguendo, quindi, la diritta via per salvare non soltanto sé stesso ma l’intera umanità. E l’aspetto più importante è che soltanto la fede in Dio può condurre tutte le anime alla salvezza, al paradiso.

Nel suo percorso, Dante è guidato da tre personaggi: il poeta Virgilio (70 a.C. – 19 a.C.), che lo accompagnerà nell’Inferno e nel Purgatorio. Virgilio rappresenta la conoscenza razionale e quella teologica; Beatrice, il suo angelo, che gli mostrerà il paradiso (1266 1290); San Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), uno dei più importanti rappresentanti del pensiero mistico del XII secolo, che lo condurrà nei cieli più alti.

L’importanza della Divina commedia è immensa non solo perché è considerata l’opera fondatrice della lingua italiana (lingua del popolo), ma perché delinea, con ricchezza di dettagli, tantissimi aspetti della società medievale con riferimenti politici, religiosi e sociali.  La Divina Commedia è considerata tuttora un’opera attuale nella misura in cui la poesia di cui è composta rispecchia una delle più alte realizzazioni dello spirito e dell’animo umano.

Nel prossimo post, parleremo della struttura della Divina Commedia e della sua composizione, nonché della terzina dantesca.

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fateci sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. Speciale Dante, Rivista ADESSO, marzo – 2021
  3. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.