I nomi di genere promiscuo

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi studieremo i nomi detti di genere promiscuo che si riferiscono ad animali che hanno solo una forma – o maschile o femminile – per indicare tanto il maschio quanto la femmina:

Es.: l’aquila, la giraffa, la pantera, la volpe, la balena, il corvo, l’usignolo, il delfino, il leopardo, lo scorpione.

Volpe, Animale, Gli Animali Selvatici, Senza Sfondo
La volpe maschio

Per distinguere, in questi casi, il genere “naturale” dobbiamo aggiungere la parola maschio o femmina:

l’aquila maschio – l’aquila femmina, la giraffa maschio – la giraffa femmina, la pantera maschio – la pantera femmina, la volpe maschio – la volpe femmina, la balena maschio – la balena femmina e così via.

Possiamo anche dire:

il maschio della volpe – la femmina della volpe, il maschio del leopardo – la femmina del leopardo, il maschio della giraffa – la femmina della giraffa.

Ci sono dei nomi zoologici che possono essere maschili e femminili, e quindi dobbiamo adoperare sempre la medesima forma: il serpe – la serpe, il lepre – la lepre.

Serpente, Pitone, Verde, Rettile, Natura, Animale
La serpe femmina

Tuttavia la forma maschile non si usa solo per il maschio e la forma femminile solo per la femmina, possiamo usare sia l’una sia l’altra, per cui, se si vuole distinguere il genere, dobbiamo specificare il sesso come abbiamo visto sopra: Es.: il lepre maschio – il lepre femmina, la lepre maschio –  la lepre femmina, il serpe maschio – il serpe femmina, la serpe maschio – la serpe femmina.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BOTTIROLA, Giovanni e CORNO, Dario – Comprendere e comunicare. Torino, Paraiva, 1986.

Alcune filastrocche di Halloween

Dolcetto o scherzetto?

(Jolanda Restano)

O mi dai un buon dolcetto,
o ti becchi uno scherzetto!
Devi fare questa scelta
muoviti, su, fai alla svelta!

Non hai tempo di pensare
sono qui per spaventare
chi i dolcetti non mi dà
prima o poi si pentirà!

Halloween

(Marzia Cabano)

C’è una strega nel giardino!
Ora chiamo il mio vicino,
ora suono alla sua porta
e mi apre una “man morta”.

Suono alla porta accanto
e ci trovo uno zombi stanco.
Scappo via di tutta fretta
ma… ecco ancora una streghetta!

Scappo allora a casa mia
e non trovo più la zia:
l’hanno vista col mantello
in compagnia di un pipistrello.

Ho paura, dove andrò?
Io un’idea già ce l’ho…
Mi travesto da fantasma
e faccio finta avere l’asma!

I passi nel corridoio

(Corinne Albaut)

Sento dei passi nel corridoio
ho un po’ paura è troppo buio.
Allora che faccio, vado a vedere
magari è un ladro venuto a rubare.
Forse un bandito, forse un furfante,
un malandrino, un losco brigante.

Che sia un alieno, un verde marziano
venuto su un disco da molto lontano?
Chissà chi è, mi chiedo, chissà…
No. E’ solo un gatto passato di là.

Dolcetto o scherzetto?

(Serena Riffaldi)

In questa notte di mostri e vampiri
qualcuno è in cerca di urla e sospiri,
li cerca ovunque, portato dal vento,
è il dispettoso fantasma Spavento.

Gira le case di tutti i bambini
alla ricerca di ghiotti dolcini.
Se non ne trova fa degli scherzetti,
togliendo calze e muovendo un po’ i letti.

Ma vi assicuro, è soltanto un burlone,
non è cattivo, ma cerca attenzione.
Se lasci un dolcetto sul tuo comodino.
Sarà felice… E vorrà darti un bacino.

Halloween per i bambini

(Simona Maiozzi)

È una notte scura, scura di fantasmi e pipistrelli,
una notte di paura da far torcere i budelli.

È una notte di terrore che risveglia ogni vampiro,
una notte di rumore da far togliere il respiro.

Ma chi avanza da lontano con in mano il suo cestino?
È una mummia, un brutto nano, è una strega o un assassino?

Ma guardate: son bambini! Sono mostri mascherati:
chiedono dolci e pasticcini ai vicini un po’ allarmati.

Van bussando ad ogni porta e, ridendo a crepapelle,
fan scherzetti di ogni sorta per avere caramelle.

Halloween, festa pagana, è però una buona cura:
i timori li allontana e fa scappare la paura!

Arrivederci e buon Halloween!

Claudia Lopes

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La notte di Halloween

Ciao a tutti!

Nella notte del 31 ottobre, in quasi tutto il mondo, si celebra l’Halloween. Nonostante sia una festa tipicamente americana, è ormai conosciuta e celebrata in quasi tutto il mondo. In Italia l’Halloween è una tradizione relativamente recente che risale a qualche decennio, ma che ogni anno diventa sempre più popolare. L’originale elaborazione italiana di “Tricks or treat?” era, in principio, “Offri o soffri?“, che giocava proprio sull’omofonia delle parole originali. Oggi la domanda più diffusa e conosciuta in Italia è “Dolcetto o scherzetto?“.

L’Halloween ha le sue origini non nella cultura americana come si suole pensare, ma nella cultura celtica, e il suo nome deriva proprio da “All Hallows’ Eve”: hallow = santo; eve = vigilia. Il termine designava, fino al XVI secolo, la vigilia del giorno di tutti i Santi – noto popolarmente come Ognissanti – celebrato il 1° novembre.

Dolcetti di Halloween

Come da tradizione, i bambini festeggiano la notte stregata di Halloween andando in giro di casa in casa dicendo “Dolcetto o scherzetto? Se saranno fortunati, torneranno a casa con la borsetta piena di dolcetti, noci, castagne e tante altri dolciumi e prelibatezze.

Jack-o’-lantern

Perché le zucche rappresentano questa festività?

L’usanza di Halloween è legata alla famosa leggenda dell’irlandese Jack (Jack-o’-lantern), un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che una sera al pub incontrò il diavolo. A causa del suo stato d’ebbrezza, la sua anima era quasi nelle mani del demonio, ma astutamente, Jack gli chiese di trasformarsi in una moneta promettendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Mise poi rapidamente il diavolo nel suo borsello, accanto ad una croce d’argento, cosicché egli non potesse ritrasformarsi. Per farsi liberare il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò andare. Dieci anni più tardi, il diavolo si presentò nuovamente e questa volta Jack gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Al fine di impedire che il diavolo scendesse dal ramo, il furbo Jack incise una croce sul tronco. Soltanto dopo un lungo battibecco i due giunsero ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita commise così tanti peccati che, quando morì, fu rifiutato dal paradiso e presentatosi all’Inferno, venne scacciato dal diavolo che gli ricordò il patto, ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. All’osservazione che era freddo e buio, il diavolo gli tirò un tizzone ardente, che Jack posizionò all’interno di una rapa che aveva con sé. Cominciò da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi. (Wikipedia)

Alcune filastrocche di Halloween

Dolcetto o scherzetto?
(Jolanda Restano)

Dolcetto o scherzetto?
Mi viene un sospetto:
se un dolce non do
che fine farò?

Scherzetto o dolcetto?
Mi fanno un dispetto!
Che fine farò
se un dolce non ho?

Dolcetto o scherzetto?
Con tutto rispetto
vi dono un dolcino:
mi date un bacino?

Scherzetto o dolcetto?
Non voglio il dispetto!
Vi porgo un dolcino
mi fate l’inchino?

Il fantasma di Halloween
(Marzia Cabano)

Un ammasso di ossa bianche
vanno a spasso sulle anche
che un po’ di rumore fanno,
mamma mia, prendo l’affanno.
Se mi volto c’è un fantasma
che mi pare abbia un po’ d’asma…
Han paura tutti quanti
nella notte di Ognissanti!

Le streghe
(Giovanni Giudici)

Per chi ci crede e chi non ci crede
parleremo delle streghe.
Dice la gente che sono vecchie
con i pidocchi fin dentro le orecchie,
con gli occhi storti e affumicati,
con i vestiti sporchi e stracciati.
Vivono dentro castelli in rovina
con gli uccellacci di rapina:
perché gufi e barbagianni
son delle streghe gli eterni compagni…
Durante il giorno stan chiotte chiotte
aspettando che faccia notte.
Ma quando è buio vispe e allegre
spiccano il volo le brutte streghe:
vanno a cavallo delle scope,
corrono come milioni di ruote.
Passano monti, passan pianure,
passano buchi di serrature;
bevono il latte dei pipistrelli,
di ragnatele hanno i capelli,
e pili dei ladri e degli assassini
vogliono fare paura ai bambini.
Cosa! Ti dicono se fai i capricci
e a far la nanna se non ti spicci.
Ma io t’insegno il modo sicuro
per inchiodare la strega al muro;
e ti spiego come fare
a ruzzolarla giù per le scale.
Se la senti che sta arrivando
non devi piangere tremando;
se cerca di farti un dispetto
non rannicchiarti nel tuo letto;
e se ti fa il solletico ai piedi
dille: – Stupida cosa ti credi?
Falle in faccia una gran risata
e la strega sarà spacciata.
Questo è il sugo dell’avventura:
la paura è di chi ha paura.
Tu falle solo «coccodé»
e ogni strega ha paura di te.
Pazza di rabbia e di spavento
se ne scappa via come il vento,
via lontano per mai più tornare:
e tu puoi andartene a russare.

Arrivederci e buon Halloween a tutti!

Claudia Valeria Lopes

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Parlare del lavoro!

Ciao a tutti!

In questo nuovo post imparerete alcuni termini e frasi per parlare di lavoro/professione, che vi permetteranno di discutere non solo sul lavoro che fate ma anche di chiedere agli altri che lavoro fanno oppure di che cosa si occupano. Parleremo anche delle professioni al femminile, un tasto dolente ancora oggi molto gettonato tra i linguisti della lingua italiana.

Le frasi/i termini più comuni che possiamo adoperare sono (formali e informali):

a) che lavoro fa/fai?

b) di che cosa si occupa/ti occupi?

c) cosa fa/fai nella vita?

Le risposte possono essere tante, eccone alcune:

Io sono …

a) un insegnante/un’insegnante, un avvocato, un ingegnere, un uomo d’affari, una donna d’affari, uno studente, una studentessa…

b) io lavoro come avvocato, io faccio l’avvocato

c) io lavoro in televisione; io lavoro nel campo dell’informatica, nel campo dell’editoria (magari sono uno scrittore, lavoro con il proofreading/revisione di bozze, testi, libri ecc.).

Alcune professioni al maschile e al femminili:

il maestro – la maestra

il cuoco – la cuoca

il sarto – la sarta

l’infermiere – l’infermiera

Con i nomi di professione che appartengono alla categoria dei nomi di genere comune in –e, –a, –ista, –cida il nome maschile di professione rimane invariato. In questo caso, si deve cambiare l’articolo:

a) nomi in -e:

il nipote – la nipote 

il custode – la custode

il parente – la parente

b) nomi in -a:

il collega – la collega

il pediatra – la pediatra

un atleta – un’atleta

c) i nomi in -ista e -cida:

il giornalista – la giornalista 

il pianista – la pianista 

un artista – un’artista (con l’articolo determinativo può essere maschile o femminile, dipende dal genere del soggetto: l’artista è appena arrivato; l’artista è appena arrivata)

il suicida – la suicida 

un omicida – un’omicida

d) i nomi che corrispondono a forme sostantivate di participio presente:

 il cantante – la cantante

un insegnante – un’insegnante

un amante – un’amante 

e) Ci sono altri nomi che formano il femminile aggiungendo il suffisso essa al nome maschile:

dottore – dottoressa

presidente – presidentessa

vigile – vigilessa

poeta – poetessa

Il suffisso -essa assume, in particolare, una connotazione negativa nella lingua comune, proprio per questo è il meno adoperato nella formazione del femminile: fiolosofessa, generalessa, gigantessa, giudicessa

In alcuni casi, è possibile aggiungere al maschile il determinante donna

il poliziottola donna poliziotto oppure il più comune poliziotta

il magistratola donna magistrato oppure il meno comune magistrata

Dobbiamo tenere conto che, negli ultimi decenni, le condizioni sociali femminili sono cambiate davvero tanto. Le donne si sono affermate in molti settori e oggi svolgono delle professioni che in passato erano loro praticamente vietate. Nel campo politico e istituzionale, per esempio, già spuntano nomi come “sindaca” e “magistrata”.

Tuttavia, nei settori ai quali le donne hanno avuto accesso solo recentemente, come l’esercito e le forze dell’ordine, il plurale è ancora, per così dire, in fase di assestamento: per il sostantivo soldato, il dizionario Sapere.it registra il femminile soldata, specificando che soldatessa deve essere evitato poiché ha una denotazione scherzosa e un valore spregiativo. Per il femminile di generale, invece, lo stesso dizionario ci informa che, secondo le normali regole della lingua italiana, può essere maschile e femminile (cioè, di genere comune come nipote e custode) e può essere distinto solo dall’articolo o, eventualmente, dall’aggettivo che lo segue: il generale – la generale; il nipote – la nipote, il custode – la custode; che nipote bella che ho; che nipote bello che ho. Ovviamente, il femminile generalessa va evitato.

Spero che il post vi sia piaciuto che che vi abbia aiuta a capire un po’ come dobbiamo impostare il nostro discorso nel momento di parlare del lavoro e della professione.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BOTTIROLA, Giovanni e CORNO, Dario – Comprendere e comunicare. Torino, Paraiva, 1986.

 

 

 

Buon Ferragosto a tutti!

L’Italia, come si sa, è ricca di tradizioni, soprattutto quelle legate alle festività estive. Una delle più famose è, senza dubbio, il Ferragosto – festeggiato il 15 agosto -, punto di partenza alle tanto sognate vacanze degli italiani.

Questa festività è stata istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C., unendosi alle già esistenti e antiche celebrazioni del mese di agosto come la Vinalia Rustica e la Consualia, in cui veniva celebrato il dio Conso, una delle più antiche divinità agrarie romane. In quell’occasione, si commemoravano anche la vendemmia e la chiusura dei principali lavori agricoli con grandi banchetti, musica e mercati. Durante i festeggiamenti, in tutto l’Impero, i cavalli e gli animali da soma come buoi, asini, muli e cavalli erano usati per le gare.

È importante sottolineare che molte di queste tradizioni, assimilate dal cristianesimo, durano fino ai giorni nostri praticamente invariate, ad esempio il Palio dell’Assunta, tenutosi a Siena il 16 agosto. Il termine palio (dal latino pallium) non era altro che il mantello offerto come premio ai vincitori delle gare ippiche che si svolgevano nella Roma Antica. Inoltre, era consuetudine che, a quel tempo, i contadini rendessero omaggio ai signori e ai proprietari di terra, ricevendo in cambio un premio in denaro (la mancia), tradizione radicatasi nel Rinascimento e assimilata dalla Chiesa Cattolica. In realtà, trattasi di una festa pagana che si tornò cattolica nel V secolo circa, periodo in cui si cominciò a celebrare l’Assunzione di Maria in Cielo. Secondo questa tradizione, “Maria, la madre di Gesù, terminato il corso della vita terrena, fu trasferita in Paradiso, sia con l’anima che con il corpo, cioè fu assunta, accolta in cielo”.

Palio di Siena

Ai giorni d’oggi, il Ferragosto, per la maggior parte degli italiani, non è altro che un giorno di vacanza. Infatti, quasi la metà degli italiani sceglierà di muoversi per trascorrere questo giorno di festa a casa di parenti o amici, al mare, in campagna o in montagna.

L’anguria non può mancare nelle scampagnate di Ferragosto!

Di solito, le famiglie e gli amici si riuniscono per fare una bella scampagnata in cui non può mancare l’anguria! Molti giovani, e anche gli adulti, preferiscono festeggiare al mare, organizzandosi già il giorno prima per fare un falò (anche se è ormai vietato) sulla spiaggia, con tanta musica, danza, prelibatezze e bevande. Spesso la festa finisce all’alba del 15 agosto.

Buon Ferragosto a tutti!

Claudia Valeria Lopes

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Chiuso per vacanze!

Cari amici e amiche,

Piano piano mi sto riprendendo dalle cure che ho dovuto fare per via di un cancro al seno. Adesso mi molto sento meglio, anche se, a volte, il corpo mi dice che mi devo assolutamente riposare. 

Cerco di guardare la vita diversamente e, soprattutto, di approfittare ogni secondo della mia giornata. Confesso che non è stato facile, ma posso dire che ce l’ho fatta! Ringrazio Dio ogni giorno per aver ripristinato la mia salute.

Dopo domani parto con la mia famiglia verso l’Italia, stiamo andato esattamente in Salento (mio marito è salentino). Non vedo l’ora di staccare un po’ di qua e di vivere qualche giorno in modo completamente spensierato, senza nemmeno guardare l’orologio! 

Vi ringrazio della vostra amicizia e supporto durante tutti questi mesi. 

Vi abbraccio ovunque voi siate 💞

Claudia 

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio

L’arte italiana creò, nei secoli, un linguaggio universale e omogeneo che ispirò artisti, pittori e scultori di tutto il mondo. In alcuni periodi della storia dell’arte mondiale, l’Italia fu il paese artisticamente più all’avanguardia d’Europa sfornando geni come Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Tiziano, Raffaello e tanti altri.

Tuttavia, oggi vorrei parlarvi, in particolare, di un pittore che ha sempre esercitato un gran fascino su di me: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, uno dei più inquieti, celebri e appassionanti pittori italiani di tutti i tempi, l’emblema dell’artista moderno del suo tempo.

Per tanti anni si è creduto, prima del ritrovamento dell’atto di battesimo, che Michelangelo Merisi fosse nato nel paese bergamasco di Caravaggio, nel 1571 (i suoi genitori, Fermo Merisi e Lucia Aratori, erano di Caravaggio). In realtà, nel Liber Baptizatorum della Parrocchia di Santo Stefano in Brolo emerge che Caravaggio nacque a Milano, probabilmente il 29 settembre (giorno di San Michele Angelo, di cui forse il nome Michelangelo).

In passato, la sua vita fu spesso narrata in chiave romanzesca: venivano esaltati il successo, le risse, l’invidia dei colleghi, l’omicidio, la maestria artistica, la fuga in tanti luoghi diversi per evitare l’arresto, l’inevitabile condanna a morte. Alla fine, il tanto atteso provvedimento di clemenza, cioè la grazia concessagli poco prima della sua morte, avvenuta in circostanze misteriose su di una spiaggia di Porto Ercole, in Toscana, il 18 luglio 1610.

Alla fine del 500, era molto comune che i giovani si esercitassero nelle botteghe degli artisti, disegnando le antiche sculture e i capolavori dei maestri del passato come Raffaello, Leonardo, Michelangelo Buonarroti.  Dunque, per il giovane Michelangelo non fu diverso: a soli 13 anni entrò a fare parte della bottega di Simone Peterzano, il suo primo maestro dal 1584 al 1588.

Angelica e Medoro – Simone Peterzano (1619)

Non ci volle molte perché la sua genialità e il suo stile stravolgessero tutto il processo di formazione che ebbe nella bottega del Simone: Caravaggio iniziò subito a rappresentare nei suoi dipinti la realtà come si presentava davanti ai suoi occhi, come se i suoi pennelli fungessero da lenti di una macchina fotografica.

Nelle sue prime opere come Il Ragazzo con la canestra di Frutta, I Bari e Buona Ventura (elencate più avanti) la realtà e le diverse sfumature del carattere umano si manifestano come scene di vita quotidiana che si svolgono davanti ai nostri occhi, come se fossero dei veri e propri scatti della realtà. Spesso i modelli che posavano per Caravaggio venivano prelevati dalla strada, e cioè, persone comune e non professionisti. I soggetti erano illuminati da una fonte di luce intensa, probabilmente un lume sospeso, appeso al soffitto da una corda, tecnica che creava il famoso effetto chiaroscuro forte (potente e drammatico), presenza perenne nei suoi dipinti.

Un’altra caratteristica innovatrice comune nei dipinti di Caravaggio è che i soggetti si trovano rappresentati in dimensione reale e in modo completamente naturale. Tra l’altro, le scene sono narrate in primo piano, garantendo il massimo coinvolgimento emozionale dello spettatore che diventa parte dello spazio virtuale del dipinto. Infatti, Caravaggio usò ampiamente queste tecniche pittoriche nei quadri dipinti su commissione per la Chiesa.

Affinché possiate capire alcuni degli aspetti teorici dell’opera di Caravaggio, trattati in questo post, vi propongo un elenco con alcuni dei suoi dipinti più famosi, a seconda dell’anno in cui sono venuti alla luce e dove si trovano attualmente (le immagini e alcuni dati sono stati prelevati da Wikipedia):

Ragazzo che monda un frutto
Ragazzo che monda un frutto – 1592

Ragazzo che monda un frutto, olio su tela, 75,5 × 64,4 cm, 1592. Opera perduta, note attraverso copie, una delle quale si trova alla Fondazione Roberto Longhi a Firenze. Secondo gli specialisti in materia, potrebbe essere la prima opera di Caravaggio.

Bacchino malato
Bacchino Malato – 1593/94

Bacchino malato, olio su tela, 67 × 53 cm, 1593/94. L’opera si trova alla Galleria Borghese, Roma (Italia).

Fanciullo con canestro di frutta
Fanciullo con canestro di frutta – 1593/94

Fanciullo con canestro di frutta, olio su tela, 70 × 67 cm. L’opera si trova alla Galleria Borghese, Roma (Italia). †

Buona Ventura – 1593/94

Buona Ventura, olio su tela, 115 × 150 cm, 1593/94. L’opera di trova alla Pinacoteca Capitolina, Roma.

I Bari
I Bari – 1594

I Bari, olio su tela, 94 × 131 cm, 1594. L’opera si trova al Kimbell Art Museum, Fort Worth (EUA).

San Francesco d'Assisi in estasi
San Francesco d’Assisi in estasi – 1594/95

San Francesco d’Assisi, olio su tela, 92,5 × 128,4 cm, 1594/95. L’opera si trova a Wadsworth Athneum, Hartford (EUA).

Suonatore di Liuto
Suonatore di liuto – 1595/96

Suonatore di Liuto, olio su tela, 100 × 126,5 cm, 1595/96. L’opera si trova al Metropolitan Museum of Art, New York (EUA).

Bacco
Bacco – 1596/97

Bacco, olio su tela, 95 × 85 cm, 1596/97. L’opera si trova alla Galleria degli Uffizi, Firenze (Italia).

Conversione di San Paolo
Conversione di San Paolo – 1596/97

Conversione di San Paolo, olio su tela, 230 x 175 cm, 1596/97. L’opera si trova alla Basilica di Santa Maria del Popolo, Roma.

Incredulità di San Tommaso
Incredulità di San Tommaso – 1602

Incredulità di San Tommaso, olio su tela, 107 × 146 cm, 1602. L’opera si trova al Palazzo di Sanssouci, Potsdam, Germania.

Deposizione di Cristo
Deposizione di Cristo – tra il 1602 e il 1604

Deposizione di Cristo, olio su tela, 300 × 203 cm, 1602/04. L’opera si trova alla Pinacoteca Vaticana, Roma.

CaravaggioEmmaus.jpg
Cena in Emmaus – 1606

Cena in Emmaus, olio su tela, 141 × 175 cm. L’opera si trova alla Pinacoteca di Brera.

Martyrdom of Saint Ursula by Caravaggio - Palazzo Zevallos.jpg
Martirio di Sant’Orsola – 1610

Martirio di Sant’Orsola, ultima opera di Caravaggio, olio su tela, 106 x 179,5 cm, 1610. L’opera si trova Galleria di Palazzo Zevallos, Napoli.

Ovviamente, ci sono tante altre opere di Caravaggio che non sono state contemplate in questo post. Se volete, cliccate su Opere di Caravaggio su Wikipedia per conoscere tutte le sue opere.

Spero che il post vi sia piaciuto! Non ho avuto l’intenzione di essere esauriente, per cui se volete approfondire l’argomento, cercatelo su Internet oppure andate a curiosare qualche libro di storia dell’arte del 500 nella biblioteca della vostra città.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Bibliografia:

  • CASTELLOTTI, Marco Bona, Dimensione Arte, Electa Scuola, 2014.
  • PAPA, Rodolfo, Caravaggio, Giunti, 2002.
  • Wikipedia – immagini dei quadri.

 

Gli omonimi da, da’ e dà – ascolta il podcast!

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post parleremo degli omoni da‘, da e che provocano non pochi dubbi non solo negli studenti stranieri ma anche in quelli italiani.

Gli omonimi (dal greco omònymos, cioè ‘dal nome uguale’) sono parole che hanno la stessa grafia e la stessa pronuncia, ma presentano etimo e significato diversi:  riso (dimostrazione di ilarità) / riso (tipo di cereale).

Le forme da’, da e nella lingua scritta vengono distinte dall’uso dell’apostrofo o dell‘accento (cioè accento grafico):

a) da, senza apostrofo o accento grafico, è la preposizione semplice:

es.: Carlo è arrivato da Torino ieri sera; è da tanto tempo che aspetto questa bella notizia.

b) da’, con l’apostrofo (troncamento di dai, seconda persona singolare dell’imperativo del verbo dare):

Mario, da’ una mano a tuo fratello!; da’ un’occhiata al documento che ti ho inviato stamattina.

Il troncamento (o apocope) è la soppressione di una vocale, di una consonante o di una sillaba alla fine di una parola.Es.: grande - gran 'è una gran persona'; amore - amor 'è necessario aver amor proprio'

c) , con l’accento grafico, è la terza persona dell’indicativo del verbo dare:

es.: Non capisco perché Carlo sempre tanta attenzione ad Anna; il tuo aiuto mi dà molto conforto.

Approfondimento

Per quanto riguarda la seconda persona dell’imperativo del verbo dare, è possibile usare, accanto alla grafia da’, anche la forma piena dai: es.: Mario, dai una mano a tuo fratello.

L’imperativo da’ ha sostituito la grafia da, ancora in nell’Ottocento, ovviamente per determinare la differenza rispetto alla preposizione da.

Spero che il post vi sia stato utile 🙂

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Tutti al mare con Affresco!

Ciao, ragazzi!

L’estate sta arrivando e dobbiamo attrezzarci per andare al mare, ma anche imparare alcune paroline ed espressioni utili che gli italiani usano spesso quando la temperatura comincia a salire. Infatti, il caldo in Italia può essere davvero rovente, con temperature che arrivano oltre i 30 grandi (a volte sfiorano anche i 40!) e clima molto secco, afoso e con molta umidità, a seconda della regione in cui ci troviamo o dal vento che soffia.

Alcune espressioni che usiamo quando fa molto caldo:
– fa un caldo che si scoppia!
– fa un caldo asfissiante/soffocante!
– si boccheggia come pesci!
– si muore dal caldo!
– che afa!
– oggi non si respira!

Espressioni per quanto riguarda l’abbronzatura o …la scottatura:

a) Prendere la tintarella – abbronzarsi, assumere un colore di pelle più scuro; si può dire anche “prendere il sole”.

b) Prendere un’insolazione – questo succede quando restiamo troppo tempo al sole, senza l’adeguata protezione solare, il che ci può provocare scottature, ma anche mal di testa, febbre o nausea. Quindi, attenzione!

Estate
Prendere la tintarella (il sole)

Allora, se avete prenotato una settimana di relax al mare, dovete assolutamente fare una lista delle cose da portare! Ecco degli oggetti più utili ed essenziali da mettere in valigia:

– protezione solare

– foulard o bandana, che sono indispensabili al mare

– cappello 

– costume da bagno

– le giuste scarpe, sandali, flip-flop

– magliette a mezza manica, canottiere

– asciugamani, stuoia da mare, telo da mare

– occhiali da sole

Se andate in vacanza con la macchina, portate anche l'ombrellone e la sedia a sdraio, perché costa veramente troppo se li affittate sulla spiaggia.

estate Affresco
Affresco della Lingua Italiana

Cosa facciamo al mare?

– prendiamo il sole

– ci abbronziamo

– ci rilassiamo

 – facciamo il bagno

– nuotiamo

– ci sdraiamo sulla sabbia o sul lettino

– ci tuffiamo 

– giochiamo a carta

– giochiamo a bocce

– leggiamo un bel libro

Che cos’altro possiamo fare al mare?

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes 

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

 

I verbi con infisso -ISC-

Ciao!

Nel video di oggi parliamo dei verbi della terza coniugazione che ampliano il tema dell’infinito con l’infisso -ISC- nella 1°- 2°- 3° e 6° persona dell’indicativo presente e del congiuntivo presente e nella 2°- 3° e 6° persona dell’imperativo presente.

L’INFISSO o INTERFISSO è un affisso che si appone 
(che si colloca, si inserisce) tra radice del verbo e desinenze

Prendiamo in esame il verbo AGIRE

INDICATIVO PRESENTE

IOAGISCO
TUAGISCI
LUI/LEIAGISCE
NOIAGIAMO
VOIAGITE
LOROAGISCONO

La prima persona dell’indicativo presente è così composta:

AG--ISC--O
TEMA VERBALEINFISSO o INTERFISSODESINENZA

Proseguiamo con il CONGIUNTIVO PRESENTE

che IOAGISCA
che TUAGISCA
che LUI/LEIAGISCA
che NOIAGIAMO
che VOIAGIATE
che LOROAGISCANO

Terminiamo l’analisi considerando anche l’IMPERATIVO PRESENTE

AGISCITU
AGISCALUI/LEI
AGIAMONOI
AGITEVOI
AGISCANOLORO

I verbi che fanno parte di questa categoria sono davvero tanti e alcuni di essi conservano ancora oggi l’alternanza tra le forme CON e SENZA infisso -ISC-

Ecco perché entrambe le forme NUTRO e NUTRISCO (dal verbo NUTRIRE, fornire cibo e vivande necessari per la sopravvivenza) sono considerate corrette dai grammatici, così come ASSORBO e ASSORBISCO (ASSORBIRE, impregnarsi di un liquido) e APPLAUDO e APPLAUDISCO (APPLAUDIRE, battere le mani in segno di apprezzamento).

Siete curiosi di conoscere più dettagli?

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Io vi abbraccio forte e vi auguro buono studio!
Emma De Luca

Bibliografia

  • Gian Luigi BECCARIA, diretto da, Dizionario di linguistica e di filologia, metrica e retorica, Einaudi, Torino, 2004, pp. 25-26.
  • Tullio DE MAURO, Dizionario Italiano, Paravia, 2002,  ad vocem.
  • Nicola FLOCCHINI, a cura di, Comprendere e tradurre, grammatica descrittiva della lingua latina, Bompiani, Pioltello, 1997, pp. 174-176.
  • Luca SERIANNI, Grammatica italiana, italiano comune e lingua letteraria, UTET, Tornino, 2016, pp. 418-420, 431-432.

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