Hai spifferato tutto!

La lingua italiana, come tutte le lingue, ha delle sfumature speciali, soprattutto per quanto riguarda i vocaboli che vengono usati in senso figurato.


Quando vivevo in Italia, esattamente in Salento, sentivo spesso dalla gente che era molto importante individuare gli spifferi d’aria a casa e chiuderli perché, secondo le loro credenze, potevano far scattare un po’ di disaggi e malanni al corpo, come: dolori al collo, alla cervicale, alla schiena e anche il mal di testa! Se fino a quel momento non sapevo, per esempio, che cosa fossero i dolori cervicali, ho imparato in loco e in poco tempo.

Vi dico la verità, non ho mai visto un popolo così terrorizzato dai colpi d’aria in generale e dai disaggi che esso può portare. Alla fine, credo di esserne diventata pure io un po’ terrorizzata.

chiudere gli spifferi
Cambio delle guarnizioni di una finestra per chiudere gli spifferi

Quindi, cos’è uno spiffero? Questo vocabolo, che deriva dal verbo “spifferare”, è niente più niente meno che il soffio di vento, cioè la corrente d’aria che penetra attraverso una fessura: la stanza dell’albergo, dove ho pernottato a Firenze, era piena di spifferi; si sente uno spiffero dalla finestra, è meglio che lo individui. Quindi, spifferare significa soffiare (aria o vento) da una fessura: nella stanza dei bambini spiffera un’aria fredda dalla porta che dà sul balcone.

Tuttavia, il verbo spifferare ha un’altra connotazione molto interessante ed è usato soprattutto nei confronti delle persone che vanno in giro raccontando cose riservate e senza alcun riguardo: Carla ha spifferato a tutti il segreto che le avevo confidato, quindi è una spifferona (maschile spifferone) e, in poche parole, ha fatto una spifferata.

Comunque, anche una macchina può avere degli spifferi! Anni fa abbiamo comprato una Fiat Punto usata che sembrava a posto. Poi, quando è arrivato l’inverno, ci siamo accorti che era piena di spifferi, motivo per cui morivamo di freddo anche con il riscaldamento accesso.

Cláudia Valéria Lopes

 

Rosso come un papavero

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi parleremo del colore rosso e di alcune espressioni in cui esso viene usato. Il rosso, come sapete, è uno dei colori primari insieme al blu e al giallo, di cui parleremo prossimamente. Ma cos’è un colore primario? È un colore che non discende dalla mescolanza di altri; dai colori primari hanno origine tutti gli altri colori che conosciamo.

Tarsila do Amaral - 42 Kunstwerke - Malerei
Autoritratto ou Le Manteau Rouge, 1923. Olio su tela. 28 3/4 23 1/2 pollici. (73 x 60 cm). Collezione: Museo Nazionale di Belle Arti, Rio de Janeiro.

Quindi, il colore rosso è il colore del sangue vivo, nonché uno dei sette colori fondamentali dell’iride, cioè dell’arcobaleno: mi piace il vino rosso; mi ha regalato delle belle rose rosse; mi piacciono le ragazze con i capelli rossi. In determinate circostanze, possiamo anche avere gli occhi rossi, magari a causa di un’allergia o perché abbiamo pianto: Carlo ha gli occhi rossi, forse ha pianto; oggi ho gli occhi rossi perché sono irritati.

Oltre ad avere gli occhi rossi, può capitare ad alcune persone (me compresa) di diventare rosse sulle guance, e le cause possono essere tante: sbalzi di temperatura, intensa rabbia o imbarazzo, ingestione di certi alimenti o bevande alcoliche/calde. Mi è capitato una volta, tanti anni fa, di diventare rossa come un peperone dopo aver mangiato una pesca! Da quel giorno non l’ho mai più mangiata, sicuramente ci sono diventata allergica.

Inoltre, il colore rosso è simbolo di emozioni vivaci e forti, di energia e eccitazione. Normalmente, serve a stimolare l’energia mentale e fisica, diventando quindi il colore ideale per coloro che hanno bisogno di stimolo e movimento. Il rosso ha la capacità di richiamare la nostra attenzione e di risvegliare, in maniera immediata, i nostri sensi, riportando la nostra mente al momento presente, alla realtà.

Alcuni verbi derivati dal vocabolo “rosso”:

  1. arrossire: farsi rosso in viso, specie per un’intensa emozione: Serena arrossisce facilmente; in senso figurato vergognarsiPablo non arrossisce mai, anche quando si vergogna.
  2. arrossare: far diventare qualcosa rosso; chiazzare qualcosa di rosso: la luce arrossa gli occhi.

Sostantivo derivato dal vocabolo “rosso”:

  1. arrossamento: acquisizione di un colore rosso, rossastro: arrossamento cutaneo

Aggettivo derivato dal vocabolo “rosso”:

  1. rossiccio: che ha una sfumatura rossa, che dà sul rosso: Pietro ha una bellissima barba rossiccia.

Alcune espressioni:

  1. rosso come un pomodoro
  2. rosso come un rubino
  3. rosso come un papavero
  4. rosso come un gambero
  5. rosso come una fragola
  6. rosso come un peperone

Magari vi sarete chiesti come mai ho inserito l’immagine del quadro della pittrice brasiliana Tarsila do Amaral? La risposta è semplice: ogni volta che penso al colore rosso mi viene in mente esattamente il rosso con cui ha pitturato il mantello della donna. Quale immagine vi viene in mente quando pensate al colore rosso?

Claudia V. Lopes

Se il post ti è piaciuto, fammi sapere nei commenti!

La transitività verbale: questa sconosciuta

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, parleremo di un argomento che suscita molta confusione negli studenti stranieri in generale: la transitività verbale che, come vedrete, è molto più facile di quanto non sembri.

Verbo transitivo

Il verbo si dice transitivo quando l’azione passa direttamente dal soggetto (persona, animale o cosa) che la compie all’oggetto che la riceve o subisce. Per completare l’azione, il verbo transitivo ammette il complemento oggetto, che può essere un sostantivo o qualsiasi altra parte del discorso, la cui funzione è quella di completare, appunto, il suo significato:

a) La bambina ha rotto la bambola

la bambina – soggetto

la bambola – complemento oggetto di ha rotto.

b) Luisa ama Federico

Luisa – soggetto

Federico – complemento oggetto di ama.

c) I ragazzi hanno mangiato la torta alle fragole.

i ragazzi – soggetto

la torta alle fragole – complemento oggetto di hanno mangiato.

Attenzione: Il verbo “rompere” può essere transitivo e intransitivo e, in entrambi i casi, verrà coniugato con l’ausiliare AVERE nei tempi composti.

Verbo intransitivo

Il verbo si dice intransitivo quando NON può avere un complemento oggetto ma un complemento indiretto (complemento di specificazione, di termine, di mezzo, ecc.)che si unisce agli altri elementi della frase non direttamente, ma mediante una preposizione:

La ragazzina è andata via con la sua amichetta – (con la sua amichetta: complemento di compagnia)

Chiara ha dormito per tre ore – (per tre ore: complemento di tempo)

L’auto sosta nel parcheggio – (nel parcheggio: complemento di lugo).

Per sapere se un verbo è transitivo o no, basta rispondere alle seguenti domande: chi?,che cosa?

Il verbo mangiare, per esempio, risponde alla domanda che cosa?

– Che cosa hai mangiato?
– Ho mangiato un panino.

Il verbo vedere risponde alle domande chi? e che cosa?

 Chi hai visto?
– Ho visto Carlo.

– Che cosa avete visto?
– Abbiamo visto un gatto nero.

Naturalmente, i verbi di moto, come andare o salire, non rispondono a queste domande e sono quindi INTRANSITIVI.

Da quello che abbiamo imparato oggi, i verbi si distinguono in transitivi e intransitivi, secondo il rapporto che essi stabiliscono con il soggetto e con gli altri elementi della frase. Per quanto riguarda la lingua italiana, credo che sia molto importante sapere che quando adoperiamo i verbi nei tempi composti, dobbiamo coniugarli con gli ausiliari ESSERE o AVERE.

Tutti i verbi coniugati nei tempi composti con l’ausiliare ESSERE sono INTRANSITIVI, ma non tutti i verbi INTRANSITIVI vengono coniugati con l’ausiliare ESSERE; ci sono alcuni pochi verbi intransitivi che si coniugano con l’ausiliare AVERE, come camminare e viaggiare.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana online

Arriva la Befana!

Ciao a tutti!

Domani in Italia si commemora una delle feste più amate dai bambini: la Befana!

Il termine befana deriva dal latino epiphanĭa che è, appunto, il nome popolare dell’Epifania, una festa cristiana celebrata dodici giorni dopo il Natale, esattamente il 6 gennaio.

L‘Epifania tutte le feste le porta via è un proverbio molto popolare in Italia di sfondo religioso, che si riferisce alla manifestazione di Gesù ai Re Magi. Ecco perché è diventata una tradizione, a loro ricordo, fare dei regali ai bambini e, in tempi recenti, anche agli adulti:

A) I bambini aspettavano con impazienza la Befana.
B) Per la Befana il marito le ha fatto trovare due biglietti per Parigi.

Ma chi è la Befana? È la personificazione dell’Epifania, la vecchietta bruttissima ma benefica, che scende di notte per la cappa del cammino e lascia nelle scarpe o nelle calze dei bambini buoni doni e dolciumi. Attenzione, a quelli cattivi la Befana lascia dei pezzi di carbone!

Il vocabolo befana, adoperato in senso figurato, indica sia una donna brutta sia i regali che si fanno in occasione dell’Epifania:

A) S’è sposato quella befana!
(raramente si usa per il maschio “befano”, cioè uomo brutto).

B) Che bella befana hai fatto ai bambini!

Due versioni della filastrocca della Befana:

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:
Viva, viva la Befana!

La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
porta un sacco pien di doni
da regalare ai bimbi buoni.

Ne conoscete altre?

Non vi dimenticate di lasciare un piattino con dei dolcetti, qualche mandarino e un bicchiere di vino alla Befana, altrimenti non vi lascerà nulla.

Buona Befana a tutti!

Claudia V. Lopes

Come augurare un Buon Anno in italiano?

Cari amici e care amiche,

Fra qualche ora finirà il 2020 che sembra davvero un anno infinito, considerando l’incubo che abbiamo vissuto e ancora viviamo per via della pandemia. Tuttavia, dobbiamo cercare di essere positivi e di non perdere la speranza. Quindi, vi propongo qualche frase per augurare un Buon Anno Nuovo, che potete usare nei vostri post sui media e nelle cartoline:

  • Auguro che il nuovo anno ti/vi porti tantissima gioia! Auguri!
  • Che l’anno nuovo sia per te/voi il migliore! Auguri!
  • Possa l’anno nuovo portare tante belle novità nella tua/vostra vita, Auguri!
  • Che questo sia l’anno “buono”! Auguri!
  • Tantissimi auguri di buon anno!
  • Ti/Vi auguro che quest’anno tu possa/voi possiate realizzare i tuoi/i vostri desideri, raggiungere i tuoi/i vostri obiettivi e sentirti/sentirvi soddisfatto/i!
  • Ogni anno che passa ci lascia un’esperienza in più, possa quello nuovo portarti/vi solo esperienze positive! Auguri
  • Questo augurio è una scatola piena d’amore, avvolta con gioia, sigillata con un sorriso e inviata con un bacio. Buon Anno!
  • Ti/Vi auguro un anno che sia proprio come tu lo desideri!
  • È tempo di lasciarsi alle spalle il passato e dedicarsi a un nuovo inizio. Felice anno nuovo!
  • Sii sempre in guerra con i tuoi vizi, in pace con i tuoi vicini, e lascia che ogni nuovo anno ti trovi un uomo migliore. (Benjamin Franklin)
  • L’Anno che sta arrivando tra un anno passerà…” (cit), l’augurio è di ritrovarci sempre insieme, a sorridere e abbracciarci, auguri!
  • Questo augurio è una scatola piena d’amore, avvolta con gioia, sigillata con un sorriso e inviata con un bacio. Buon Anno!
  • Sia per te/voi un anno ricco di soldi, gioia, amore e soddisfazioni!
  • Lascia/lasciate indietro le cose brutte dell’anno appena trascorso e porta con te/voi solo le belle e gli insegnamenti ricevuti! L’anno nuovo sarà migliore di quello trascorso!
  • Ti/Vi auguro, di cuore, 365 giorni pieni di sorrisi!
  • Ti/Vi auguro, con tutto il cuore, che quest’anno sia speciale per te/voi, che tu/voi riesca/riusciate a raggiungere i tuoi/i vostri obiettivi! Auguri!
  • Auguro un felice anno nuovo, pieno d’amore e di pace, a te e a tutta la tua famiglia!
  • Sii felice, oggi e per tutto l’anno prossimo! Auguri!
  • Che i prossimi 365 giorni siano sereni e armoniosi, auguri!
  • Non ti/vi faccio auguri stratosferici, ti/vi auguro la serenità che solo l’amore, in tutte le sue forme, riesce a dare, la soddisfazione professionale, i soldi che bastano per i tuoi/i vostri desideri! Auguri!
  • Non preoccuparti/vi di ciò che non hai/avete raggiunto l’anno scorso. Questo nuovo anno sarà l’occasione per fare di più. Tanti auguri!

Ovviamente, queste sono tutte frasi fatte ma lo spirito principale del Nuovo Anno che sta per arrivare è quello di non perdere mai la speranza, anche quando tutto attorno a noi sembra crollare. I momenti difficili ci sono e ci saranno sempre, ognuno di noi ha i propri problemi personali.

Vi auguro, con tutto il mio cuore, un 2022 Felice, Splendido e pieno di Realizzazioni!

Claudia V. Lopes

Come si festeggia il Nuovo Anno in alcuni Paesi?

Paesi che vai usanze che trovi! Avete sicuramente sentito questo proverbio italiano, magari esiste uno simile nella vostra lingua madre


Vi siete mai chiesti come si festeggia l’arrivo del Nuovo Anno in altri Paesi? Quali sarebbero le loro tradizioni? La data è sempre la stessa? Cosa mangiano? L’articolo che leggerete adesso è la traduzione, fatta da me, di un testo in lingua tedesca facente parte del libro “Deutsch in der Schweiz”. In realtà, sono piccole interviste con i nativi di alcuni Paesi.

Fuochi D'Artificio, Celebrazione, Astratto, Arte
  • In Colombia la gente celebra l’arrivo del nuovo anno in un modo molto particolare: verso la fine di dicembre, carta, stracci e vecchi vestiti vengono trasformati in una grande bambola, di seguito, messa seduta su una sedia fuori casa per alcuni giorni. Piccoli fogli di carta (testamentos) sono appesi accanto alla bambola, sui quali scriviamo gli avvenimenti negativi dell’anno vecchio e gli auguri per quello nuovo. C’è festa ovunque il 31 dicembre; balliamo tra di noi e anche con la bambola! Poco prima di mezzanotte, la bambola viene data alle fiamme, così si crea un bel falò e si brucia anche l’anno vecchio.  (L. Ponce, 28 anni)
  • In Sri Lanka la festa di Capodanno si chiama Nava-Varsha e si svolge in primavera, secondo il calendario occidentale. Festeggiamo questo giorno con la famiglia e mangiamo una specialità a base di riso, zucchero, latte di cocco e noci. Questo cibo è dolce come la vita!  Dopo cena, andiamo al tempio a pregare e ad augurarci un Felice Anno Nuovo. Nel giorno di Capodanno indossiamo vestiti nuovi, poiché è così che dimostriamo di essere pronti per qualsiasi nuovo avvenimento. (V. Nadarasa, 24 anni)
Happy Navavarsha | Raleigh International
(Immagine Raleighinternational)
  • In Spagna, a Capodanno, c’è una tradizione molto interessante: quando le campane suonano 12 volte a mezzanotte, mettiamo un’uva in bocca ogni qualvolta la campana suona, così auguriamo cose buone per il nuovo anno. Tuttavia, in ben poco tempo, abbiamo la bocca piena di uva e non riusciamo a più parlare. C’è sempre molto di cui ridere. (J. Martinez, 21 anni)
  • Per noi, musulmani in Marocco, il nuovo anno inizia il primo di Muharram. Questo è il primo giorno del calendario lunare islamico. Un anno lunare è circa 11 giorni più corto di un anno solare. E così il capodanno islamico viene festeggiato in una data diversa rispetto a quello cristiano.  Ad esempio, nel 1999 dC abbiamo celebrato il capodanno il 17 aprile e nel 2000 dC 11 giorni prima, il 6 aprile. In questa data iniziò per noi l’anno 1421. Il capodanno non è una grande festa per noi, a dire il vero, non abbiamo una grande festa a cavallo dell’anno. I bambini ricevono dei dolci il 1° di Muharram e in questo giorno si possono ascoltare storie sull’Hejra, il volo di Maometto dalla Mecca a Medina. (A. El Arja, 39 anni)
  • In Italia, il 31 dicembre, indossiamo sempre la biancheria intima rossa. Questa è una tradizione in molte regioni d’Italia, perché siamo convinti che la biancheria intima rossa porti fortuna nel nuovo anno – e fa bene all’amore! Festeggiamo il capodanno con gli amici. C’è un proverbio che dice: “Natale con i tuoi, capo d’anno con chi vuoi”. Di solito, sono con i miei amici a Capodanno, mangiamo insieme e guardiamo la TV; a mezzanotte brindiamo con lo spumante e ci auguriamo il meglio per il nuovo anno. La maggior parte delle volte telefoniamo ai nostri genitori e auguriamo loro buona fortuna per il nuovo anno. (L. Crivelli, 21 anni)
  • Quest’anno non sono stato in Kosovo a Capodanno, l’ho festeggiato in Svizzera. Mio padre ha comprato dei petardi e tre videocassette appositamente per questa festa. I nastri erano in albanese con tanti canti e balli. Il 31 dicembre sono venuti a casa nostra il nostro prozio e molti parenti. Abbiamo guardato i video insieme prima di cena, a base di formaggio, pasta e carne. A mezzanotte siamo usciti tutti fuori, abbiamo fatto esplodere i petardi e ci siamo augurarci un felice anno nuovo. (M. Elshani,19 anni)
  • Il capodanno è molto importante in Giappone, è una festa di famiglia. In questa occasione, abbiamo tre giorni liberi. L’ultimo giorno dell’anno puliamo tutte le stanze, solo quando tutto è veramente pulito siamo aperti e pronti per l’energia vitale del nuovo anno. Il 31 dicembre le donne cucinano principalmente Toshi koshi soba, un tipo di tagliatelle lunghe, così come lo è la vita. A mezzanotte le grandi campane del tempio suonano 108 volte: 8 volte nel vecchio anno e 100 volte nel nuovo anno. Il 1° gennaio riceviamo sempre tante cartoline di auguri. Il 2 e il 3 gennaio abbiamo tempo anche per le visite. Il capodanno in Giappone è molto bello. (S. Nakano, 36 anni)
(Immagine Web)
  • Cuba puliamo accuratamente l’appartamento il 31 dicembre, dopo di che prepariamo il cibo: riso e fagioli con maiale fritto, radici di yucca e insalata di pomodori. Mangiamo abbastanza tardi, intorno alle 23:00. È tardi, ma non vogliamo iniziare il nuovo anno affamati. A mezzanotte, cioè esattamente 00:01, molte persone versano un secchio d’acqua per strada, dicono che porti fortuna, così tutto il male dell’anno vecchio viene lavato via.  (D. Castro, 45 anni)

Spero che il post vi sia piaciuto. Se volete, fateci sapere nei come festeggiate, normalmente, l’arrivo del nuovo anno nei vostri Paesi.

Vi auguro un bellissimo e sereno 2022, con tanta salute, prima di tutto! Che possiate realizzare tutti i vostri progetti!

Claudia V. Lopes

Cosa sono le filastrocche?


Le filastrocche venivano usate nel passato per tramandare tradizioni o contro le maldicenze. Tuttavia, è stata riadattata e oggi è perlopiù usata per far addormentare o divertire i bambini.


Cari lettori,

Conoscete qualche filastrocca italiana? Come si chiama nella vostra lingua madre? In portoghese (la mia lingua madre) si chiama “cantigas de roda“. Questo tipo di componimento breve e con ripetizione di sillabe e parole è costituito da un linguaggio molto semplice e ritmato. È, normalmente, la prima forma poetica che i bambini imparano, soprattutto, dalla mamma. Infatti, le filastrocche rappresentano il primo approccio alle parole e alla musica dalla parte dei più piccoli.

Immagine Canva

Il ritmo delle filastrocche è rapido e molto cadenzato con rime, assonanze e allitterazioni. Il vocabolo “assonanza” viene da assonare, cioè “avere un suono simile”, ed è un fenomeno legato alla metrica, “che consiste nella parziale identità di suoni di due o più versi. L’allitterazione è una figura di parola, usata perlopiù in poesia, che consiste nella ripetizione, spontanea o ricercata (per finalità stilistiche o come aiuto mnemonico), di un suono o di una serie di suoni, acusticamente uguali o simili. (Wikipedia)

Siccome siamo ancora in ritmo di feste natalizie e di capodanno, vi propongo alcune filastrocche che potete usare con i vostri bambini o con i vostri alunni, nonché per potenziare il vostro italiano!

L’albero dei poveri di Gianni Rodari

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Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bambini è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un alberetto.
Che strani fiori, che frutti buoni,
oggi sull’albero dei doni:
bambole d’oro, treni di latta,
orsi dal pelo come d’ovatta,
e in cima, proprio sul ramo più alto,
un cavallo che spicca il salto.
Quasi lo tocco… Ma no, ho sognato,
ed ecco, adesso, mi sono destato:
nella mia casa, accanto al mio letto
non è fiorito l’alberetto.
Ci sono soltanto i fiori del gelo
sui vetri che mi nascondono il cielo.
L’albero dei poveri sui vetri è fiorito:
io lo cancello con un dito.

Filastrocca di Natale per i più piccini di Giuseppe Bordi

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Filastrocca di Natale
faccio un albero speciale
con palline e caramelle
con la polvere di stelle.

Faccio un albero a colori
che rallegri tutti i cuori
e poi scrivo tra i regali
“Siamo tutti quanti uguali”.

Anno nuovo di Gianni Rodari

“Indovinami, Indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?”.
“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un Carnevale e un Ferragosto
e il giorno dopo del lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno!”.

L’Anno nuovo (Anno vecchio – Anno nuovo) di Angiolo Silvio Novaro

L’anno vecchio se ne va, e mai più ritornerà,
io gli ho dato una valigia di capricci e impertinenze,
di lezioni fatte male, di bugie e disubbidienze,
e gli ho detto: “Porta via! questa è tutta roba mia”.

Anno nuovo, avanti avanti,
ti fan festa tutti quanti,
tu la gioia e la salute porta ai cari genitori,
ai parenti ed agli amici rendi lieti tutti i cuori,
d’esser buono ti prometto, anno nuovo benedetto.

Claudia V. Lopes

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Buon Natale a tutti!

Cari amici miei,

Ormai siamo alla vigilia di Natale e vorrei auguravi che lo passiate serenamente e in famiglia. Vi ringrazio, come sempre, della vostra preziosa compagnia.

Il Natale non è soltanto una festa cristiana che celebra la nascita di Gesù, detta anche “Natività”; per la maggior parte delle Chiese cristiane occidentali e greco-ortodosse cade il 25 dicembre. Le Chiese ortodosse orientali, ortodosse-slave e copte lo festeggiano il 6 e il 7 gennaio rispettivamente, poiché seguono il calendario giuliano.

Che lo spirito natalizio possa fiorire dentro ognuno di voi, che il suo significato vada oltre allo scambio di regali e alle luci che illuminano le città e le nostre case.

Buon Natale a tutti!

Claudia

P.S.: L’immagine di copertina è un dipinto di Correggio chiamato Adorazione dei pastori (La Notte), del 1525/30, si trova a Gemäldegalerie Alte Meister (in italiano: “Pinacoteca dei maestri antichi”), Dresda.

Le parole della felicità

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi impareremo le parole della felicità, ossia, di quei momenti felici che vengono espressi e interpretati in tanti modi diversi. Chissà quanti pensatori, filosofi, poeti e scrittori hanno cercato di definirla. Se apriamo il dizionario, troviamo che questo sentimento è legato, in modo intrinseco, al nostro stato d’animo. Quindi se siamo felici, vuol dire che siamo pieni di gioia e contentezza, che proviamo, appunto, la felicità, per cui possiamo anche rendere gli altri felici.

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Possiamo provare felicità, per esempio, nel rivedere qualcuno che non vedevamo da tanti anni – che felicità rivederti!; anche riferito a ciò che è ben riuscito – la felicità di un’idea, di una soluzione; alla nascita di un figlio e, forse, la felicità più grande, la guarigione di una grave malattia.

Per alcuni pensatori la felicità è:

“La felicità è non aver bisogno della felicità: “Fa’ la sola cosa che può renderti felice: (…) aspira al vero bene e godi del tuo”. (Seneca)

“L’uomo più felice è quello nel cui animo non c’è alcuna traccia di cattiveria”. (Platone)

“Una vita tranquilla e modesta dà più felicità che la ricerca del successo, legata a costante inquietudine”. (Seneca)

“Non è possibile vivere felicemente senza anche vivere saggiamente, bene e giustamente, né saggiamente, bene e giustamente senza anche vivere felicemente”. (Platone)

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Oltre a questi aforismi (ce ne sono tantissimi altri in rete), ci sono alcuni modi di dire per esprimere questo sentimento così fugace:

ESSERE contento/a, soddisfatto/a, appagato/a, allegro/a, gioioso/a, spensierato/a raggiante, radioso/a, lieto/a

  • Alcuni esempi: sono contenta che tu sia venuta alla mia festa; sono molto soddisfatto dei risultati; Carlo ha un temperamento allegro; il lavoro mi appaga completamente (mi sento appagato/a); i bambini accorsero gioiosi; ragazze spensierate, gioventù spensierata; essere raggiante di felicità; sorriso, volto, sguardo radioso; una notizia lieta, lieti ricordi 

Alcune poesie sulla felicità

Quasi anonima sorridi
e il sole indora i tuoi capelli.
Perché per essere felici
è necessario non saperlo?
(Fernando Pessoa)

Il mondo
è così totalmente
e meravigliosamente
privo di senso
che riuscire ad essere felici
non è fortuna
è arte allo stato puro.
(René Magritte)

Felicità!
Vurria sapè ched’è chesta parola,
vurria sapè che vvò significà.
Sarrà gnuranza ‘a mia, mancanza ‘e scola,
ma chi ll’ha ‘ntiso maje annummenà.

(Totò – in napoletano/ in italiano: Felicità! Vorrei sapere cos’è questa parola, vorrei sapere cosa vuol significare. Sarà ignoranza la mia, mancanza di scuola, ma chi l’ha sentita mai nominare.)

Vi abbraccio!

Claudia V. Lopes

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Tanti modi per dire che “sono triste”

A chi non è mai capitato di sentirsi triste almeno una volta nella vita? Capita spesso di non sapere nemmeno il motivo della nostra tristezza. In italiano, quando proviamo questa sensazione, diciamo “sono triste”. Tuttavia, ci sono altri modi per dire “quasi la stessa cosa”.

Vediamone alcuni:

Essere malinconico/a

La malinconia è uno stato d’animo intonato a una vaga tristezza: essere in preda alla malinconia; essere malinconico/a

Anche carattere di ciò che suscita tale sentimento: avere la malinconia di un paesaggio, del proprio Paese. Per esempio, io ho la nostalgia del Brasile.

Possiamo anche dire: sono infelice, scontento/a, sconsolato/a, scoraggiato/a, angosciato/a

Tante volte è proprio la solitudine a suscitare in noi il sentimento di profonda tristezza.

Photo by Rafael Barros on Pexels.com

Essere amareggiato/a

amareggiare vuol dire rendere amara una sostanza; in senso figurato “riempire qualcuno di sconforto, rattristarlo”. Quindi, essere amareggiato significa essere rattristato, deluso, addolorato: sono amareggiata e stanca.

Photo by Vadim B on Pexels.com

Altre espressioni che possiamo usare al posto di “sono triste”

ESSERE a terra, giù di corda, giù di tono, d’umore nero, di cattivo umore, dispiaciuto/a, deluso/a, disilluso/a, avvilito/a, affranto/a, costernato/a.

Tuttavia, anche se è un sentimento del tutto naturale, se vi capiterà si sentirvi tristi, la cosa migliore da fare è parlare. Dunque, chiamate un parente o un amico/un’amica e andate a prendere un caffè insieme. A volte è l’unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno.

Canva pro

Stupita, stolta, stonata, strana, stupenda. La vita.

(Fabrizio Caramagna)

Vi auguro di essere sempre sereni di avere tanti amici!

Claudia V. Lopes