5 consigli per imparare una lingua straniera

Ciao ragazzi!

Oggi vi do cinque semplici consigli da seguire per studiare con più profitto una lingua straniera.

Si tratta di poche attività che io stessa faccio quando mi approccio ad una nuova lingua.
Partiamo col dire che, nello studio di una lingua straniera, il primo passo da fare è quello di

FAMILIARIZZARE CON IL LESSICO

cioè, cercare di ampliare il lessico, memorizzare un buon numero di parole nuove.

crediti immagine: freepik

Ma come si fa a imparare sempre nuove parole?
Esistono, ormai, diversi strumenti che vengono in nostro soccorso:

  1. Ascoltare la musica che più si ama, seguendone il testo su un foglio scritto, è certamente di grande aiuto: unirete, in questo modo, l’utile al dilettevole!
  2. Alla fase dell’ascolto deve seguire una fase più attiva che prevede l’utilizzo delle parole appena imparate nella costruzione di nuove frasi, In contesti diversi rispetto a quelli in cui la parola è stata imparata;
  3. scrivere le parole su un vostro dizionario personale o su fogli di carta da appendere al muro vi aiuterà notevolmente nella memorizzazione;
  4. un esercizio molto utile è quello che io chiamo “gioco delle associazioni” che consiste nel ripetere parole della quotidianità (e non solo) prima nella lingua madre, poi nella lingua che si sta studiando e in generale in tutte le lingue che si conoscono (ad esempio: pesce – italiano, fish – inglese, peixe – portoghese, poisson – francese, рыба – russo, pescado – spagnolo, سمك  – arabo);
  5. l’ultimo mio consiglio è quello di ripetere, ripetere, ripetere, RIPETERE AD ALTA VOCE. Dovete mettere in condizione il vostro cervello di memorizzare la parola anche dal punto di vista sonoro.

Quando potrete contare su un buon vocabolario di base, dovrete necessariamente passare per lo STUDIO SISTEMATICO DELLA GRAMMATICA per poter parlare una lingua straniera.

Se lo studio della grammatica è affrontato nella maniera giusta, se viene fatto con l’aiuto di uno specialista della lingua, non avrete nulla da temere 😊 si trasformerà semplicemente in uno dei migliori strumenti di cui disporre nell’apprendimento.

Spero che questi piccoli “trucchetti” possano aiutarvi nello studio, rendendolo più agevole e meno “pesante”.

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A me non resta che ringraziarvi per aver letto l’articolo e aver visto il video,
un grande abbraccio e alla prossima!

Emma De Luca  

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Pulcinella: modi di dire

Ciao ragazzi!

Siete pronti a festeggiare il carnevale?

Oggi scopriremo due modi di dire legati alla figura di Pulcinella, nota maschera del teatro napoletano.

(Pulcinella – crediti immagine WEB)
  1. “Essere un pulcinella”, cioè essere una persona della quale non ci si può fidare, essere un voltagabbana;
  2. “Segreto di pulcinella”, cioè evento che dovrebbe essere segreto, ma che tutti già conoscono.

Buona visione e buono studio!
Un abbraccio,
Emma De Luca.

Bibliografia

  • Tullio DE MAURO, Dizionario Italiano, Paravia, 2002,  ad vocem.
  • Giuseppe Pittàno, Frase fatta capo ha, dizionario dei modi di dire, proverbi e locuzioni di italiano, Zanichelli, Bologna, 2018, ad vocem.

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Alcune espressioni e locuzioni con il vocabolo “medico”

medico1.jpg

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi parleremo del vocabolo “medico”, che deriva dal latino medĭcu(m), deriv. di medēri, cioè “curare, soccorrere”, ma anche di alcune locuzioni ed espressioni in cui esso viene usato.

Un medico è la persona che professa la medicina dopo aver conseguito il titolo accademico e l’abilitazione all’esercizio della professione, quindi farà il medico ed anche parte dell’albo/ordine dei medici.  Il peggiorativo di medico è medicuccio, mediconzolo, medicaccio, ecc..

Tra l’altro, il vocabolo medico può anche essere adoperato come aggettivo (fem. –a; pl.m. –ci, pl.f –che), che riguarda, appunto, la medicinapratiche mediche, cure mediche:

 “(…) Alcune delle pratiche mediche utilizzate in passato farebbero rabbrividire chiunque. Oggi ci lamentiamo per un mal di denti?”
(fonte – curiosone.tv)

“Lo straniero può ottenere uno specifico visto di ingresso e relativo permesso di soggiorno per cure mediche.” 
(fonte – poliziadellostato.it)

medico 2

(crediti – web)

Quando ci ammaliamo o ci sentiamo poco bene, dobbiamo farsi visitare da un medico, pertanto chiamiamo il nostro medico di famiglia e fissiamo un appuntamento per un consulto medico, denominato anche visita medica. Se oltre le cure mediche, avremo bisogno di qualche giorno di riposo, possiamo chiedergli un certificato medico da consegnare al nostro datore di lavoro.

Ma quali sono i tipi di medici che possiamo trovare nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale italiano che prestano la prima assistenza in caso di malattia o emergenza?

Male nurse pushing stretcher gurney bed in hospital corridor with male & female doctors & nurses & senior female patient in a wheelchair

(crediti – insalutenews)

medico di casa, di famiglia, di base, di fiducia, di assistenza primaria – quello che presta il primo livello di assistenza sul territorio italiano;
medico curante – quello che ha in cura un paziente;
medico consulente – quello chiamato per un consulto;
medico generico, non specialista, detto anche internista – quello che si occupa della visione globale del malato;
medico fiscale – quello che ha il dovere di verificare le condizioni fisiche del paziente e di analizzare la patologia riportata all’interno del documento di malattia. La visita fiscale è un accertamento predisposto dal datore di lavoro, dall’INPS o dalla A.S.L. per verificare l’effettivo stato di malattia del dipendente assente per malattia.
medico ospedaliero – quello che presta servizio in un ospedale;
medico primario o semplicemente primario – quello che ha la direzione di un reparto ospedaliero;
medico di guardia – il sanitario che, in un posto di pronto soccorso o in un reparto ospedaliero, è addetto all’assistenza medica durante il turno obbligatorio di guardia;
ecc.

In senso figurato, il medico è anche la persona o cosa che può portare rimedio a mali fisici o morali, perciò si dice spesso “medico dell’anima” e “il tempo è un gran medico“.

Le forme femminili “medica” o “medichessa” sono dell’uso antico, scherzoso e spregiativo. Nell’uso ufficiale, il maschile “medico” è riferito anche a una donna che ne eserciti la professione:

Anna è un medico generico.
Carlo è un medico primario.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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25 aprile: l’Italia è libera!

FotoLiberazione

Care lettrici e cari lettori,

Bentornati su Affresco Italiano!

La data di oggi, il 25 aprile, è estremamente importante per la storia italiana, segna, infatti, la fine della dittatura fascista di Mussolini e l’inizio di una nuova era per l’Italia, l’era della Democrazia. Per aiutarvi a capire meglio, in coda all’articolo troverete un lemmario esplicativo delle parole utilizzate, parole che nel testo saranno sottolineate.

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(crediti immagini – Wikipedia)

Il 25 aprile del 1945 l’Italia gridò a gran voce la sua voglia di liberarsi dal regime che la opprimeva ormai da un ventennio e da quel momento in poi i partigiani italiani non dovettero più nascondersi o essere considerati criminali o fuorilegge; raggiunsero il loro obiettivo: la liberazione dell’Italia intera.

Ma chi erano i partigiani?

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Costituivano un corpo armato paramilitare di difesa, formato principalmente da giovani, anche inesperti, spinti a combattere da ideali di uguaglianza e di pace. Gente comune, figli delle donne e degli uomini vessati dalla dittatura.

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La resistenza partigiana si serviva moltissimo anche della musica, per educare e incoraggiare i propri membri e una delle canzoni che col tempo ha avuto più seguito è sicuramente “Bella Ciao”, che potrete subito ascoltare…

Ed ecco il testo

Una mattina mi sono svegliato,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

Una mattina mi sono svegliato,

e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

O partigiano, portami via,

ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E se io muoio da partigiano,

tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E seppellire lassù in montagna,

sotto l’ombra di un bel fior.

Tutte le genti che passeranno,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

Tutte le genti che passeranno,

Mi diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano»,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

«È questo il fiore del partigiano, morto per la libertà!»

sacrificio dei partigiani

La lingua in cui questa canzone comunica non è più la lingua che utilizziamo in Italia tutti i giorni. Chiaramente è avvenuta un’evoluzione diacronica (cioè attraverso il tempo): una lingua viva non può essere fissa e immutabile, segue gli usi della gente che se ne serve per comunicare, segue tendenze che non possono essere determinate “a priori” o in maniera esatta.

Ma entriamo nel cuore pulsante del testo.

Si tratta di un componimento poetico in rima (circostanza che favoriva molto la memorizzazione!) in un linguaggio più arcaico e sicuramente lirico rispetto a quello che siamo abituati ad usare oggi.

Di seguito, nel dettaglio, potrete leggere la spiegazione delle parole o le espressioni che potrebbero risultare più ostiche e difficili da comprendere:

  • «Bella ciao» indica il saluto che i partigiani indirizzavano alle proprie amate prima di partire assieme agli altri combattenti della resistenza;
  • «invasor» sta per invasore. Molto spesso in poesia si utilizza l’elisione (caduta della vocale finale) fenomeno che risponde a ragioni di metrica e musicalità;
  • «ché» è un’aferesi di perché. Cos’è un’aferesi? Si tratta della caduta di una vocale o di una sillaba iniziale di una parola;
  • «morir» sta per morire. Anche qui è presente un’elisione, come nel caso precedente;
  • «seppellir» sta per seppellire;
  • «fior» sta per fiore.

È grazie a chi ha dato la propria vita in nome della libertà che oggi in Italia possiamo vivere in una Democrazia fondata sulla nostra splendida Costituzione!

costituzione_italiana

Buona festa della Liberazione a tutti!

Lemmario relativo al testo

Regime – sostantivo maschile, sistema di governo di stampo autoritario e repressivo, indipendentemente dalla sua forma di legislazione;

opprimere – verbo, tenere qualcuno in stato di schiavitù, sopraffare, vessare;

paramilitare –  aggettivo maschile e femminile, organizzato secondo la struttura gerarchica o la disciplina militare, pur essendo estraneo a un esercito regolare;

vessare –  verbo, sottoporre a continui maltrattamenti o imposizioni, tormentare in senso morale o materiale;

diacronico – aggettivo maschile, che si basa sulla diacronia;

diacronia – sostantivo femminile, lo studio e la valutazione dei fatti linguistici considerati secondo una prospettiva evolutiva | lo sviluppo dei fatti linguistici nel tempo;

immutabile –  aggettivo maschile e femminile, che non muta, che non può mutare, invariabile, fisso, inalterabile;

a priori – locuzione latina “ā priōri”, letteralmente significa “da ciò che è prima”, si riferisce a qualcosa che viene fatta o pensata senza considerare e controllare gli eventi avvenuti in precedenza;

locuzione –  sostantivo femminile, frase espressione, modo di dire, frase idiomatica;

rima – sostantivo femminile, in metrica omofonia completa tra le ultime parole di due o più versi a partire dalla tonica;

metrica – sostantivo femminile, insieme delle leggi che regolano la composizione dei versi e delle strofe poetiche;

omofonia – sostantivo femminile, identità di suono tra due o più unità linguistiche o segni grafici diversi (come ad esempio “lago” e “l’ago”;

tonica –  aggettivo/sostantivo femminile, di vocale o sillaba su cui cade l’accento principale;

arcaico – aggettivo maschile, antico, antiquato;

lirico –  aggettivo maschile, riferito alla poesia incentrata sulla soggettività;

soggettività – sostantivo femminile invariabile, con carattere o valore di soggetto, fondato sulla realtà individuale;

ostico –  aggettivo maschile, gravoso, sgradito, difficile a farsi.

(Fonte: dizionario della lingua italiana De Mauro)

Trovate utile l’utilizzo del lemmario a termine dei post più discorsivi come questo?

Fateci sapere nei commenti!

I vostri suggerimenti sono sempre preziosissimi e grande fonte di ispirazione per noi!

Vi saluto con affetto e alla prossima!

Emma De Luca

Ormai o adesso?

 

0rmai adesso

Ciao ragazzi! Il nostro post di oggi tratta degli avverbi adesso e ormai (oramai), ambedue usati in situazioni molto distinte e specifiche, anche se possiamo usare l’uno al posto dell’altro. Infatti, a volte, stabiliscono un rapporto sinonimico quasi perfetto.

Per scrivere questo post, ho dovuto fare una piccola ricerca su alcuni vocabolari, esattamente come ho fatto quando ho scritto il post su magari e forse, per la semplice ragione che ho imparato a usarli in loco, cioè, vivendo in Italia. Magari vi state chiedendo se è necessario andare in Italia per imparare certe sfumature e strutture della lingua italiana, non è vero? Ed è giusto! Ogni scusa è valida per fare un bel viaggetto in Italia. Tuttavia, potete benissimo imparare a usarli leggendo molto, vedendo tanti film italiani, parlando in italiano, ascoltando la radio, ecc.

Pertanto, ho creato una serie di esempi in cui compaiono sia ormai sia adesso, ora in contesti diversi ora in contesti in cui possiamo usare l’uno o l’altro.

Ascoltate l’audio!

ADESSO (avv.)
Adesso deriva dal latino ăd ĭpsu(m) (tĕmpus) –  al momento stesso, cioè nel momento in cui si parla.

A) in questo momento, al presente, ora:

– Che cosa devi fare adesso?
– (Adesso) devo andare in palestra.

– Quale libro stai leggendo adesso?
– (Adesso) sto leggendo l’ultimo libro di Umberto eco.

– Dove sta lavorando Anna?
Adesso sta lavorando in un ospedale.

– E adesso cosa facciamo?
– (Che) cosa vuoi che facciamo? Andiamo avanti lo stesso!

– Senti, adesso stai proprio esagerando!
– Scusami, ero un po’ nervosa.

B) poca fa, or ora:

– Vuoi mangiare qualcosa?
– No, ho mangiato proprio adesso, grazie.

– Da dove arrivi?
– Arrivo adesso da Roma.

C) fra poco:

– Dov’è Carla?
– Dovrebbe arrivare adesso.

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ORMAI (ORAMAI) (avv.)
Composto di ora  e mai, indica un evento giunto a maturazione.

A) adesso, a questo punto, allo stato attuale:

– E adesso che cosa facciamo?
Ormai (adesso) non c’è più niente da fare.

– Non so veramente che cosa devo fare.
Ormai (adesso) è tempo di decidere.

– Dove vai conciata così?
– Vado a fare una passeggiata.
– Non te ne accorgi che questo colore ormai (adesso) non è più di moda!

B) per sottolineare l’inevitabilità o l’irrimediabilità di una situazione, di un fatto: 

– Perché non t’iscrivi a un corso universitario?
Ormai troppi anni sono passati, non ho più l’età.

C) per sottolineare una quantità di tempo trascorso: 

– Da quanto tempo non vedi Andrea?
– Sono ormai due anni che non lo vedo.

D) allora, a quel punto (riferito al passato o al futuro): 

– Antonio, sei riuscito a salutare la tua amica prima che lei partisse?
– No, purtroppo quando sono arrivato, era ormai partita.

– Caro amore mio, quando leggerai questo messaggio, ormai sarò partita.

E) finalmente, infine, per indicare il compiersi di un desiderio o la risoluzione di una situazione positiva:

– Mancano ormai (finalmente) tre giorni alle vacanze!
Ormai (finalmente) Federica si è laureata!

Claudia Valeria Lopes

Arrivederci e buon studio!

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La particella “ne” – prima puntata

particella ne

Ciao a tutti!  Dopo le due puntate sulla particella “ci”, credo che sia il momento di presentarvi la particella “ne”, anche se tanti di voi già la conoscono. So che tratteremo di uno dei punti più complessi della grammatica (insieme a ci) secondo la maggior parte degli stranieri che studia, appunto, la lingua italiana. Tuttavia non è così difficile come può sembrare, basta fare un po’ di attenzione e, soprattutto, capire che tutte le cariche ricoperte da “ne” sono strettamente collegate alle preposizioni rette dai verbi e nomi/sostantivi, come vedremo in seguito.

Adesso vediamo insieme alcuni ruoli della particella “ne”, quindi molta attenzione agli esempi e alle preposizioni rette da ogni singolo verbo e nome:

1) “ne” avverbiale,  con verbi di moto da luogo – da lì, da qui:

– È andata all’università e ne è (n‘è) uscita dopo la lezione d’italiano.è uscita da lì = ne è (n’è) uscita
– Non ti voglio sentire più. Vattene!vai via da qui – vattene

PS.: si può anche dire “vai via di qui

P.S: Approfondiremo questo uso specifico della particella “ne” alla seconda puntata, quando tratteremo dei verbi pronominali retti da due clitici tali: andarsene, intendersela, prendersela, ecc.

2) “ne” con valore pronominale (sostituisce un nome/un sostantivo) – di ciò, di questo, di quello:

– Compriamo una macchina più grande?
– Non ne vedo la necessità.
non vedo la necessità di comprare un macchina più grande – non vedo la necessità di ciò/di questa cosa – non ne vedo la necessità
– Hai già parlato con qualcuno del trasferimento?
– No, ne parlerò domani ai colleghi dell’ufficio.
Ne sei sicuro?
– Sì, certo. *Gliene parlerò domani mattina.
parlerò con i colleghi del trasferimento – parlerò di ciò/di questo con i colleghi ne parlerò con i colleghi

* In questo caso, possiamo anche accoppiare la particella “ne” al pronome indiretto di terza persona plurale “gli” che sostituisce “ai colleghi”: gliene parlerò.

 

– Carla, ti ho comprato un bel libro di ricette medievali.
– Grazie, ma non saprei cosa farmene. Non mi piace cucinare…
non saprei cosa farmi del libro di ricette medievali – non saprei cosa farmene

 mi + ne = me ne

– Secondo me, dovresti andare a Parigi in macchina. Tu che ne pensi?che pensi di questa cosa/di ciò
– Lui e partito soltanto da una settimana e ne sento già la mancanza.sentire la mancanza di qualcuno/qualcosa
– Hai comprato il pane?
– Oh, me ne sono dimenticato?
mi sono dimenticato di comprare il pane – me ne sono dimenticato

3) La particella “ne” è usata assai di frequente con valore di genitivo partitivo, cioè per indicare una parte:

– Ti piacciono questi dolcetti che ho preparato per te?
– Certo! Ne vorrei due, posso?
– Te ne do anche quattro!
di questi dolcetti io vorrei due – ne vorrei due
– Scusami, ma bevi tutto quella grappa?
– No, ne bevo soltanto un bicchierino, mica sono un ubriacone!
bevo soltanto un bicchierino della grappane bevo soltanto un bicchierino
– Hai mai letto qualche libro di Italo Calvino?
– Sì, ne ho letti quattro.
ho letto quattro libri di Italo Calvinone ho letti quattro
– Avete letto tutte le riviste?
– No, ne abbiamo lette due.
abbiamo letto 2 riviste – ne abbiamo lette due
– Conoscevi tutti gli invitati alla festa di Anna?
– No, non ne conoscevo nessuno.
non conoscevo nessuno degli invitati – non ne conoscevo nessuno

Siamo arrivati alla fine della nostra prima puntata, spero che abbiate capito che per usare bene la particella “ne” è necessario fare molta attenzione alle preposizioni richieste dai verbi e ai rapporti tra un nome/sostantivo e i termini da esso retti. Se vi dico, per esempio, “ho parlato…”, mi chiederete, sicuramente, “hai parlato di chi, con chi, ecc.?”, poiché l’informazione che il verbo dovrebbe darci rimane incompiuta. Quali delle due particelle dovremmo usare in questo caso? D’altra parte, se vi dico “ho bisogno…”, mi chiederete, senza dubbio, “di che cosa hai bisogno?”. Quindi, riflettete un po’ su tutto ciò che abbiamo visto in questo post, va bene? Ci ritroviamo alla seconda puntata.

Arrivederci e buono studio!

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Scena di vita quotidiana – All’aeroporto

Ciao a tutti!

Nel nostro post precedente abbiamo visto che cosa dobbiamo fare se ci troviamo al bar, come ci rivolgiamo al barista o alla cassiera, che cosa possiamo chiedere. Oggi impareremo dei vocaboli e dei termini che usiamo quando dobbiamo viaggiare in aereo, come la carta d’imbarco, il passaporto, ecc. Siete pronti alla partenza?

All’aeroporto

Anna – Buongiorno. Ho prenotato due posti per Parigi presso questa compagnia.
Impiegato – Buongiorno. I biglietti, per cortesia.
Anna – Li ho prenotati su Internet tre giorni fa, ma non li ho ancora stampati.
Impiegato – Ha i numeri della prenotazione?
Anna – Sì, L5W4NW.
Impiegato – Un momento. Sì, l’ho trovato sul sistema, adesso glieli stampo. Ecco fatto, buon viaggio!

Nel frattempo…

Anna – Ecco il tuo biglietto, adesso dobbiamo andare a pesare i nostri bagagli al check-in e finalmente imbarcali.
Francesca – Grazie. Manca più di un’ora e mezza al nostro volo. Che ne dici se andiamo a fare un giro per i negozi, vorrei comprare un profumo e un paio di occhiali da sole nuovi.
Anna – Ma scherzi? Abbiamo le valigie piene zeppe e tu ancora hai intenzione di comprare altre cose? Chissà come torneremo da Parigi…
Francesca – Ma dai! Sono soltanto due cosettine che non pesano poi così tanto…, andiamo prima di fare il check-in.

parigi

Al check-in mezz’ora dopo
 
Impiegato – I biglietti e i passaporti, prego.
Anna – Ecco il mio passaporto e il mio biglietto, questi sono della mia amica Francesca.
Impiegato – Per cortesia, poggiate i vostri bagagli sulla bilancia.
Francesca – Anche le nostre borse?
Impiegato – No, la borsa è considerata bagaglio a mano.
Anna – Speriamo che le nostre valigie non siano sovrappeso, ahahah.
Francesco – Sovrappeso saremo noi dopo una settimana in suolo francese!
Anna – Ma smettila!
Impiegato – Ecco i vostri passaporti e le carte d’imbarco. Buon viaggio e divertitevi a Parigi.
Anna – Grazie mille, ci divertiremo!

Termini utili:
 

italiano portoghese inglese
cancello portão, porta gate
controllo passaporto controle (controlo – PT) de passaportes passport control
dogana alfândega customs
porta d’imbarco portão/porta de embarque boarding gate
sala d’attesa sala de espera waiting room
voli internazionali voos internacionais international flights
voli nazionali voos domésticos domestic flights
arrivi chegadas arrivals
partenze partidas departures
biglietteria bilheteria ticket office
collegamenti aerei conexões aéreas flight connections
ritiro bagagli retirada de bagagem baggage reclaim
parcheggi per brevi permanenze estacionamento de curta duração Short stay car park

Arrivederci e buon viaggio! 

P.S.: L’audio è stato registrato da me, Claudia Lopes, e da Jordi Tremosa, amministratore del blog Impariamo l’italiano.

Leggete anche il post Scena di vita quotidiana: alla stazione