Tutti a tavola con… LA SCARCELLA!

Ciao a tutti!

Eccomi ritornata dopo tanto tempo a proporvi un nuovo argomento, questa volta relativo alla conosciuta cucina tradizionale dello stivale. Da brava italiana del Sud non posso non parlarvi del famoso “biscottone” con cui, da sempre, faccio colazione il giorno di Pasqua: la scarcella!

La scarcella (in dialetto anche scarcedda) è un prodotto tipico della regione da cui provengo (la Puglia), anche se è una preparazione assai apprezzata e diffusa in tutta l’Italia meridionale. In Salento e nella zona della città di Taranto la chiamano cuddura o puddica (da puddicare, lavorare l’impasto della scarcella con i pugni), tuttavia la base del dolce rimane pressoché invariata. Il suo nome deriva probabilmente dall’antica forma di “scarsella” (borsa con cui si trasportava il danaro) che le massaie davano al biscotto prima di infornarlo, e curiosamente in principio questa ricetta non prevedeva l’uso dello zucchero, poiché nasceva come preparazione salata.


Solo più avanti, grazie alla diffusione dello zucchero, la scarcella divenne una sorta di pasta frolla, decorata con zuccherini colorati, mandorle, cioccolatini, ma soprattutto uova, simbolo della resurrezione di Cristo e della rinascita della natura in primavera.

Dopo un accenno alla storia, direi che è arrivato il momento di passare alla pratica: lavatevi le mani, rimboccatevi le maniche e venite a preparare con me la scarcella pugliese!

Ecco la ricetta che nella mia famiglia si tramanda da molto tempo e che, ogni anno, non può mancare sulle nostre tavole nel periodo di Pasqua:

Ingredienti

Impasto

  • 500 gr di farina
  • ½ bustina di lievito per dolci (in alternativa si può usare il cremor tartaro o l’ammoniaca per dolci)
  • 100 gr di zucchero
  • 80 gr di olio extravergine di oliva
  • ½ scorza grattata di un limone non trattato
  • 2 uova
  • Latte (quanto basta per rendere l’impasto più consistente; potreste anche non necessitarne)

Per decorare

  • Uova fresche e crude (verranno adagiate sull’impasto sempre in numero dispari, sino ad un massimo di ben 21!)
  • Zuccherini colorati
  • 1 uovo sbattuto per spennellare prima di informare
  • Mandorle…
  • …e qualsiasi cosa vi suggerisca la vostra creatività!

Procedimento

Mescolate la farina, lo zucchero e il lievito per dolci e formate la classica fontana (un buco al centro della farina).

Al centro della fontana ponete le 2 uova (dell’impasto), l’olio extravergine di oliva, la scorza grattata di limone e il latte (quest’ultimo solo se necessario, dipenderà dalla vostra farina) e iniziate ad incorporare la farina agli ingredienti più liquidi, impastando con le mani.

Quando l’impasto risulterà liscio e sodo potrete farlo riposare per almeno mezz’ora, avvolto da una pellicola trasparente per alimenti, in un luogo secco e fresco.

Cospargete una spianatoia con una manciata di farina, armatevi di mattarello e iniziate a stendere il vostro impasto ad uno spessore di non più di 1 centimetro.

Ritagliate dall’impasto steso qualsiasi forma vi suggerisca la fantasia: taralli intrecciati, borsette, pupe (bamboline per le bambine), cuori, colombe.

Adagiate su ciascun dolce le uova crude (ben lavate) fermandole con due striscioline di impasto che formeranno una sorta di croce.

Spennellate l’impasto con l’uovo sbattuto e decorate con zuccherini colorati, mandorle tostate, o come più preferite.

Infornate a 180° per 30-45 minuti, a seconda della grandezza del vostro dolce, considerando che la scarcella dovrà assumere un bel colorito dorato.

In perfetto stile italiano, non vi resta che gridare: “Tutti a tavola!” e condividere con i vostri cari un dolce momento conviviale 😊

Buona Pasqua a tutti cari amici.

Un caro saluto e alla prossima!

Emma De Luca

Bibliografia:

– Vito Buono e Angela Delle Foglie, A tavola sulla costa barese, Levante Editori, Bari, 2005.
– Vito Buono e Angela Delle Foglie, A tavola sulla Murgia barese di sud est, Levante Editori, Bari, 2007.
– Giovanni Pansa, La checine de nononne, u mangià de li barise d’aiire e de iosce – La cucina dei nonni, il modo di mangiare dei baresi di ieri e di oggi, Schena Editore, Fasano, 2010.

Alcune poesie e filastrocche di Pasqua in lingua italiana

Ciao a tutti!

Oggi è Pasqua, l’evento più importante per i cristiani perché si commemora la resurrezione di Cristo, oltre a costituire la massima solennità dell’anno liturgico.
Nella letteratura mondiale ci sono tantissime poesie e filastrocche dedicate a questo momento così speciale. Eccone alcune!

Da dove viene?
(Giusi Quarenghi)

Da dove viene l’uovo di cioccolato
se nessuno l’ha mai covato?

Da dove viene l’uovo dipinto
che quando lo mangi è vero e non è finto?

Da dove viene l’uovo con la sorpresa
se le galline non fanno la spesa?

Il pulcino marziano
(Gianni Rodari)

Ho visto, a Pasqua, sbarcare
dall’uovo di cioccolato
un pulcino marziano.
Di certo il comandante
di quell’uovo volante
di zucchero e cacao
con la zampa ha fatto ciao.
E il gatto, per la sorpresa,
non ha detto neanche: “Miao”.

Resurrezione 
(Giovanni Pascoli)

Che hanno le campane
che squillano vicine,
che ronzano lontane?
È un inno senza fine
or d’oro, ora d’argento
nell’ombre mattutine…

Buona Pasqua
(Alberto Camus)

Non camminare davanti a me
potrei non seguirti;

non camminare dietro di me,
potrei non sapere dove andare.

Cammina a fianco a me
e sii per me un amico!


Vento di Pace
(di Maria Ruggi – Maestra Mary)

Vola nell’azzurra Primavera
una colomba bianca e sincera.
Reca nel becco un verde rametto
piccole foglie d’ulivo benedetto.
Danza nell’aria con le campane
fra trilli, canti e guizzi di fontane.
Annuncia festosa a ogni bambino:
“Porto la pace sul tuo cammino”.
D’incanto il cielo appare più bello
anche il nemico diventa un fratello.
Il vento raccoglie i semi d’amore
poi li sparpaglia in mezzo al prato
ecco che nasce un nuovo fiore
profuma di pace tutto il creato.

Ho sentito il battito del tuo cuore!
(Madre Teresa di Calcutta)

Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell’unità di cuore e di mente di un’assemblea
di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Signore, ti ho trovato nella terribile
grandezza della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell’inspiegabile gioia di coloro
la cui vita è tormentata dal dolore.
Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.

Signore, io credo. Ma aiuta la mia fede.

Claudia V. Lopes

Buona Pasqua a tutti!

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L’etimologia del vocabolo “Pasqua”

Ciao a tutti!

Questa è la settimana di una delle più importanti ricorrenze per Ebrei e Cristiani: la Pasqua. Vi siete mai chiesti, però, quale sia l’origine di questo vocabolo e in quale lingua è stato coniato?

Per gli Ebrei la Pasqua (che dura otto giorni, sette in Israele) celebra la liberazione del popolo ebraico dall’Egitto grazie a Mosè e riunisce due riti: l’immolazione dell’agnello e il pane azzimo. Nel contesto ebraico, il vocabolo pesach è inteso come “passare oltre”, “tralasciare”, e deriva dal racconto biblico che si riferisce alla decima piaga, in cui il Signore, vedendo il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele, passò oltre:

Il Signore passerà per colpire l’Egitto, vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti: allora il Signore passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nella vostra casa per colpire.”

Ma anche l’attraversamento/il passaggio degli Ebrei attraverso il mar Rosso:

(Crediti immagine – Wikipedia)

Il termine Pasqua deriva dal latino Pascha, che a sua volta deriva dall'ebraico Pessach/Pesach (aram. Pasa'), e significa "passare oltre", ma anche liberazione, attraversamento.

Páscoa in portoghese, Osterfest in tedesco, Pâques in francesePascua in spagnolo, Easter inglese, ecc.

La Pasqua Cristiana presenta importanti legami con quella Ebraica ma anche alcune significative differenze. Per i Cristiani la Pasqua indica la festa annuale della Risurrezione di Gesù Cristo, avvenuta secondo le confessioni cristiane, nel terzo giorno dalla sua morte in croce, come fu narrato nei Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

(Risurrezione – Raffaello)

Questa festa viene celebrata (in seguito al concilio di Nicea, tenutosi nel 325) sempre alla domenica successiva al plenilunio, che segue l’equinozio di primavera nell’Emisfero Norte e d’autunno nell’Emisfero Sud.

Dal punto di vista teologico, la Pasqua odierna racchiude in sé tutto il mistero cristiano: con la passione, Cristo si è immolato per l'uomo, liberandolo dal peccato originale e riscattando la sua natura ormai corrotta, permettendogli quindi di passare dai vizi alla virtù; con la risurrezione ha vinto sul mondo e sulla morte, mostrando all'uomo il proprio destino, cioè la risurrezione nel giorno finale, ma anche il risveglio alla vera vita. (wikipedia)

La Pasqua Ebraica, quest’anno, è stata celebrata l’11 aprile e quella Cristiana sarà celebrata il 16, secondo i loro rispettivi calendari.

Auguro una Buona Pasqua/Chag Pesach Sameach a tutti gli amici cristiani e ebrei di Affresco della Lingua Italiana!

Claudia Valeria Lopes