Buona Festa della Mamma!

Care mamme di questa pagina,

Affresco della Lingua Italiana vi augura una bellissima Festa della Mamma!

Che nonostante la distanza, possiate trascorrerla insieme ai vostri figli col cuore.

Per festeggiare questo giorno così speciale, vi proponiamo delle poesie scritte da alcuni dei più grandi poeti italiani:

Le madri non cercano il paradiso
(Alda Merini)

Le madri non cercano il paradiso,
il paradiso io l’ho conosciuto
il giorno che ti ho concepito.
Perché vuoi morire?
Non ti ricordi la tua tenera infanzia
e quanto hai giocato con me?
Perché vuoi inebriarti della tua anima?
Tu stai uccidendo tua madre
eppure non riesco a dimenticare
i gemiti del parto.
Anch’io quel giorno sono morta
quando ti ho dato alla luce,
tu sei peggio
di qualsiasi amante figlio mio
tu mi abbandoni.

Lettera a mia madre
(Salvatore Quasimodo)

Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» – Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto

A mia madre
(Edmondo de Amicis)

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant’anni e più la guardo
e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso
che non mi tocchi dolcemente il cuore.
Ah se fossi pittore, farei tutta la vita
il suo ritratto.
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca
e quando inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Ah se fosse un mio prego in cielo accolto
non chiederei al gran pittore d’Urbino
il pennello divino per coronar di gloria
il suo bel volto.
Vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei
Vorrei veder me vecchio e lei…
dal sacrificio mio ringiovanita!

La madre
Giuseppe Ungaretti

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Suplica a mia madre
(Pier Paolo Pasolini)

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Arrivederci e buona lettura!

Claudia V. Lopes

Uccelli, Animali, Fiorire, Turbinii, Swoosh, Fiori

Pronomi indefiniti “chiunque” e “qualcosa”

Ciao a tutti!

Ecco il nostro terzo post della serie pronomi indefiniti. Oggi approfondiremo alcuni usi dei pronomi chiunque e qualcosa. Siete pronti? Come sempre, vi chiedo di fare attenzione agli esempi e, soprattutto, alle osservazioni:

chiunque – è il pronome che corrisponde all’aggettivo qualunque ed equivale a qualunque persona; può essere adoperato, SEMPRE nella forma invariabile del singolare, sia al maschile sia al femminile:

Es.: Chiunque al posto di Raffaella avrebbe fatto lo stesso; chiunque altro avrebbe rifiutato quella proposta.

Osservazioni:

A volte chiunque può avere, contemporaneamente, valore indefinito e di pronome relativo; in questo caso, corrisponde a qualunque persona (che):

Es.: Al cinema può andare chiunque lo voglia.

Qualcosa – è la forma contratta di qualche cosa e indica, in modo indeterminato, una o qualche cose:

Es.: C’è qualcosa che non va; dovresti mettere qualcosa da parte per il futuro (risparmiare);

Osservazioni:

Qualcosa richiede l’accordo al maschile dell’articolo indeterminativo (un qualcosa) e del partitivo (qualcosa di caldo); il maschile è più usato (e preferito) anche nel participio, dove però troviamo degli oscillazioni: “Qualcosa per me era venuta meno” (Calvino)

Diminutivo: qualcosettaqualcosinaqualcosuccia.

Alla prossima con i pronomi indefiniti niente/nulla e altro 😀

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria

Fiorire, Linea, Confine, Decorazione, Vortice, Accento

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BOTTIROLA, Giovanni e CORNO, Dario – Comprendere e comunicare. Torino, Paraiva, 1986.

25 aprile: l’Italia è libera!

Care lettrici e cari lettori,

La data di oggi, il 25 aprile, è estremamente importante per la storia italiana, segna, infatti, la fine della dittatura fascista di Mussolini e l’inizio di una nuova era per l’Italia, l’era della Democrazia. Per aiutarvi a capire meglio, in coda all’articolo troverete un lemmario esplicativo delle parole utilizzate, parole che nel testo saranno sottolineate.

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(crediti immagini – Wikipedia)

Il 25 aprile del 1945 l’Italia gridò a gran voce la sua voglia di liberarsi dal regime che la opprimeva ormai da un ventennio e da quel momento in poi i partigiani italiani non dovettero più nascondersi o essere considerati criminali o fuorilegge; raggiunsero il loro obiettivo: la liberazione dell’Italia intera.

Ma chi erano i partigiani?

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Costituivano un corpo armato paramilitare di difesa, formato principalmente da giovani, anche inesperti, spinti a combattere da ideali di uguaglianza e di pace. Gente comune, figli delle donne e degli uomini vessati dalla dittatura.

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La resistenza partigiana si serviva moltissimo anche della musica, per educare e incoraggiare i propri membri e una delle canzoni che col tempo ha avuto più seguito è sicuramente “Bella Ciao”, che potrete subito ascoltare…

Ed ecco il testo

Una mattina mi sono svegliato,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

Una mattina mi sono svegliato,

e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

O partigiano, portami via,

ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E se io muoio da partigiano,

tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E seppellire lassù in montagna,

sotto l’ombra di un bel fior.

Tutte le genti che passeranno,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

Tutte le genti che passeranno,

Mi diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano»,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

«È questo il fiore del partigiano, morto per la libertà!»

sacrificio dei partigiani

La lingua in cui questa canzone comunica non è più la lingua che utilizziamo in Italia tutti i giorni. Chiaramente è avvenuta un’evoluzione diacronica (cioè attraverso il tempo): una lingua viva non può essere fissa e immutabile, segue gli usi della gente che se ne serve per comunicare, segue tendenze che non possono essere determinate “a priori” o in maniera esatta.

Ma entriamo nel cuore pulsante del testo.

Si tratta di un componimento poetico in rima (circostanza che favoriva molto la memorizzazione!) in un linguaggio più arcaico e sicuramente lirico rispetto a quello che siamo abituati ad usare oggi.

Di seguito, nel dettaglio, potrete leggere la spiegazione delle parole o le espressioni che potrebbero risultare più ostiche e difficili da comprendere:

  • «Bella ciao» indica il saluto che i partigiani indirizzavano alle proprie amate prima di partire assieme agli altri combattenti della resistenza;
  • «invasor» sta per invasore. Molto spesso in poesia si utilizza l’elisione (caduta della vocale finale) fenomeno che risponde a ragioni di metrica e musicalità;
  • «ché» è un’aferesi di perché. Cos’è un’aferesi? Si tratta della caduta di una vocale o di una sillaba iniziale di una parola;
  • «morir» sta per morire. Anche qui è presente un’elisione, come nel caso precedente;
  • «seppellir» sta per seppellire;
  • «fior» sta per fiore.

È grazie a chi ha dato la propria vita in nome della libertà che oggi in Italia possiamo vivere in una Democrazia fondata sulla nostra splendida Costituzione!

costituzione_italiana

Buona festa della Liberazione a tutti!

Lemmario relativo al testo

Regime – sostantivo maschile, sistema di governo di stampo autoritario e repressivo, indipendentemente dalla sua forma di legislazione;

opprimere – verbo, tenere qualcuno in stato di schiavitù, sopraffare, vessare;

paramilitare –  aggettivo maschile e femminile, organizzato secondo la struttura gerarchica o la disciplina militare, pur essendo estraneo a un esercito regolare;

vessare –  verbo, sottoporre a continui maltrattamenti o imposizioni, tormentare in senso morale o materiale;

diacronico – aggettivo maschile, che si basa sulla diacronia;

diacronia – sostantivo femminile, lo studio e la valutazione dei fatti linguistici considerati secondo una prospettiva evolutiva | lo sviluppo dei fatti linguistici nel tempo;

immutabile –  aggettivo maschile e femminile, che non muta, che non può mutare, invariabile, fisso, inalterabile;

a priori – locuzione latina “ā priōri”, letteralmente significa “da ciò che è prima”, si riferisce a qualcosa che viene fatta o pensata senza considerare e controllare gli eventi avvenuti in precedenza;

locuzione –  sostantivo femminile, frase espressione, modo di dire, frase idiomatica;

rima – sostantivo femminile, in metrica omofonia completa tra le ultime parole di due o più versi a partire dalla tonica;

metrica – sostantivo femminile, insieme delle leggi che regolano la composizione dei versi e delle strofe poetiche;

omofonia – sostantivo femminile, identità di suono tra due o più unità linguistiche o segni grafici diversi (come ad esempio “lago” e “l’ago”;

tonica –  aggettivo/sostantivo femminile, di vocale o sillaba su cui cade l’accento principale;

arcaico – aggettivo maschile, antico, antiquato;

lirico –  aggettivo maschile, riferito alla poesia incentrata sulla soggettività;

soggettività – sostantivo femminile invariabile, con carattere o valore di soggetto, fondato sulla realtà individuale;

ostico –  aggettivo maschile, gravoso, sgradito, difficile a farsi.

(Fonte: dizionario della lingua italiana De Mauro)

Trovate utile l’utilizzo del lemmario a termine dei post più discorsivi come questo?

Fateci sapere nei commenti!

I vostri suggerimenti sono sempre preziosissimi e grande fonte di ispirazione per noi!

Emma De Luca

La particella “ci/vi”: primo post

Ciao a tutti!

Il nostro post di oggi tratta un argomento che porta non pochi problemi agli stranieri che studiano la lingua italiana, cioè, la particella “ci” (vi è ormai più raro rispetto a ci), che può avere svariate funzioni. Tuttavia, in questo post, non parleremo della particella “ne“, per cui vi chiedo di concentrarvi soltanto su un argomento alla volta.

Adesso cerchiamo di capire, attraverso gli esempi, alcuni dei tanti usi della particella “ci”. Inoltre, abbiamo deciso di dividere il post in due “puntate” per non riempirvi d’informazione, va bene? Questa è la prima, quindi mettetevi comodi!

A) valore avverbiale – la particella “ci” funge da avverbio quando usata con verbi di stato di moto, come andarevenireessererestarerimanere:

– Vai spesso a Parigi?
– Sì, ci vado due volte all’anno.
andare – verbo di moto
Ci = in quel luogo
– Vieni in Italia l’inverno prossimo?
– Sì, ci vengo.
venire – verbo di moto
Ci = qui, in questo luogo
– Andiamo al cinema stasera?
– Ci andiamo.
andare – verbo di moto
Ci = in quel luogo
– Quanto tempo rimarrete in Italia?
– Ci rimarremo tre settimane.
rimanere – verbo di stato
Ci = qui, in questo luogo; in quel luogo
– È a casa Carlo?
– Sì, c‘è [ci + è]*.
essere – verbo di stato
Ci = qui, in questo luogo; in quel luogo
– Tu conosci bene quel posto?
– Sì, ci vado spesso.
andare – verbo di moto
Ci = in quel luogo

*qui non si tratta del verbo “esserci“.

B) complemento indiretto – la particella “ci” sostituisce “con lui, con lei, con loro” oppure “su di lui, su di lei, su di loro”:

– Hai parlato con lui?
– Sì, ci ho parlato ieri.
parlare con qlcu.
– Lavori con Francesca?
– Sì, ci lavoro.
lavorare con qlcu.
– Posso contare su di te?
– Certo che ci puoi contare!
fare affidamento su qlcu. o qlco.; confidare su

c) Pronome dimostrativo – sostituisce nella frase “a ciò, a questo”, “in ciò, in questo”, “su ciò, su questo”. Quindi, dobbiamo usare la particella “ci” con i verbi retti dalle preposizioni asu in, come pensare acredere in/acontare suscommettere su, riuscire a:

– Amore, hai pensato a quello che ti detto?
– Sì, ci ho pensato tutta la giornata!
pensare a questo, a ciò.
– Ma tu credi a quello che dice lui?
– Sì, ci credo.
credere a questo, a ciò.
– Scommetterai su quel cavallo?
– Certo che ci scommetterò.
scommettere su questo, su ciò
– Credete in Dio?
– Sì, ci crediamo.
credere in questo, in ciò
– Sei riuscito a finire il compito per domani?
– Sì, ci sono riuscito.
riuscire a fare questo, ciò

Attenzione!

Credere in = essere sicuro dell’esistenza di qlcu. o qlco.: credere in Dio; 

Credere a = dare credito a qlcu. o a qlco.: è un ingenuo, crede a tutto quello che gli dicono.

dizionari
I miei dizionari!

Se avete letto con attenzione il post di oggi, vi siete accorti, sicuramente, che è molto importante sapere se il verbo che stiamo adoperando è transitivo o intransitivo, se richiede complemento, da quale (o da quali) preposizione è retto, e così via. Abituatevi a usare il vecchio e buon dizionario cartaceo e non soltanto quelli disponibili sulla rete o i traduttori automatici. Sapere che il verbo parlare, tra l’altro, è retto dalle preposizioni dicon e a vi aiuterà a capire quali delle due particelle usare, cioè: “ci” o “ne”?

 Esempi: 

– Hai parlato con Anna oggi?
– No, non ci ho parlato.
– É vero che tutti parlano di Francesco?
– Sì, è vero. Ormai tutti ne parlano.
– Parlerai ai tuoi amici?
–Sì, ci parlerò oggi.

Claudia V. Lopes

Arrivederci e buono studio! 

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Fiorire, Linea, Confine, Decorazione, Vortice, Accento

La storia di Romolo e Remo

Ciao a tutti!

La data simbolica della fondazione della città di Roma è il 21 aprile 753 a.C. Racconta la leggenda che il dio Marte e la fanciulla Rea Silvia si innamorarono perdutamente. Rea Silvia era la figlia di Numitore, discendente di Enea e re di Alba Longa (o Albalonga), una città del Latiun vetus.

Rea Silvia e il dio Marte (dipinto di Peter Paul Rubens)

Dalla loro passione nacquero due gemelli, forti e robusti come il loro padre. Ma il cattivo Amulio, fratello di Numitore, fece imprigionare Rea Silvia, ordinando che i due bambini fossero messi in una piccola cesta e gettati nel fiume Tevere – lui aveva paura che i bambini, da adulti, governassero al suo posto.

Il fiume Tevere proprio in quel giorno straripò. Quando le acque si ritirarono, la cesta rimase impigliata tra i cespugli, esattamente sotto il colle Palatino.

Il Palatino è uno dei sette colli di Roma, situato tra il Velabro e il Foro Romano, ed è una delle parti più antiche della città.

Una lupa che passava di lì trovò i due gemellini, gli si avvicinò e cominciò a nutrirli con il suo latte. Qualche tempo dopo Faustolo – secondo la leggenda, uno dei guardiani di porci nei pressi del Tevere -, un pastore che abitava da quelle parti, vidi i due infanti e decise di portarli nella propria capanna e di crescerli come figli, chiamandoli Romolo e Remo.

(Faustolo trova la lupa con i gemelli, Rubens – Musei capitolini)

Quando i bambini divennero grandi, Faustolo gli confessò di non essere il vero padre e raccontò loro tutta la verità. Per vendicarsi Romolo e Remo decisero di uccidere il malvagio Amulio, liberando finalmente la madre, Rea Silvia.
Inoltre, decisero di fondare una città sul colle esattamente dove la lupa li ebbe trovati e allattali.

Andarono dall’indovino per chiedere dei consigli. Volevano sapere chi avrebbe dato il nome alla città e chi ne sarebbe diventato il re. L’indovino disse a Romolo di andare sul colle Palatino e a Remo sull’Aventino. Da lassù avrebbero potuto guardare il cielo con attenzione, studiare il volo degli uccelli, cercando di capire ciò che avevano deciso gli dei.

Remo vide per primo un gran numero di uccelli – sei avvoltoi con delle ali immense che volavano sulla sua testa. Subito dopo Romolo ne vide ben dodici. In quel momento i due fratelli cominciarono a discutere:
– Sono stato io a vedere gli uccelli per primo! Esclamò Remo.
– Ma io ne ho visti molti di più! Ribadì Romolo. Dunque sarò io il re della città e la chiamerò Roma. Di seguito prese un bastone e, disegnando un grande quadrato per terra, disse: Ecco! Vedi il confini della mia città? Nessuno può superarli senza il mio permesso. Remo, però, molto arrabbiato, non gli diede retta e calpestò la linea tracciata. Romolo allora tirò fuori la spada e ripeté: Chiunque osi oltrepassare il confini della mia città, verrà ucciso. E uccise Remo.

Romolo divenne il primo Re di Roma che diventò la più bella città di tutto il mondo antico, la capita del più grande impero mai esistito.

Claudia Valeria Lopes

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L’etimologia del vocabolo “Pasqua”

Ciao a tutti!

Questa è la settimana di una delle più importanti ricorrenze per Ebrei e Cristiani: la Pasqua. Vi siete mai chiesti, però, quale sia l’origine di questo vocabolo e in quale lingua è stato coniato?

Per gli Ebrei la Pasqua (che dura otto giorni, sette in Israele) celebra la liberazione del popolo ebraico dall’Egitto grazie a Mosè e riunisce due riti: l’immolazione dell’agnello e il pane azzimo. Nel contesto ebraico, il vocabolo pesach è inteso come “passare oltre”, “tralasciare”, e deriva dal racconto biblico che si riferisce alla decima piaga, in cui il Signore, vedendo il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele, passò oltre:

Il Signore passerà per colpire l’Egitto, vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti: allora il Signore passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nella vostra casa per colpire.”

Ma anche l’attraversamento/il passaggio degli Ebrei attraverso il mar Rosso:

(Crediti immagine – Wikipedia)

Il termine Pasqua deriva dal latino Pascha, che a sua volta deriva dall'ebraico Pessach/Pesach (aram. Pasa'), e significa "passare oltre", ma anche liberazione, attraversamento.

Páscoa in portoghese, Osterfest in tedesco, Pâques in francesePascua in spagnolo, Easter inglese, ecc.

La Pasqua Cristiana presenta importanti legami con quella Ebraica ma anche alcune significative differenze. Per i Cristiani la Pasqua indica la festa annuale della Risurrezione di Gesù Cristo, avvenuta secondo le confessioni cristiane, nel terzo giorno dalla sua morte in croce, come fu narrato nei Vangeli di MatteoMarcoLuca e Giovanni.

(Risurrezione – Raffaello)

Questa festa viene celebrata (in seguito al concilio di Nicea, tenutosi nel 325) sempre alla domenica successiva al plenilunio, che segue l’equinozio di primavera nell’Emisfero Norte e d’autunno nell’Emisfero Sud.

“Dal punto di vista teologico, la Pasqua odierna racchiude in sé tutto il mistero cristiano: con la passione, Cristo si è immolato per l’uomo, liberandolo dal peccato originale e riscattando la sua natura ormai corrotta, permettendogli quindi di passare dai vizi alla virtù; con la risurrezione ha vinto sul mondo e sulla morte, mostrando all’uomo il proprio destino, cioè la risurrezione nel giorno finale, ma anche il risveglio alla vera vita.”(wikipedia)

La Pasqua Ebraica, quest’anno, è stata celebrata l’8 aprile e quella Cristiana sarà celebrata il 12, secondo i loro rispettivi calendari.

Auguro una Buona Pasqua/Chag Pesach Sameach a tutti gli amici cristiani e ebrei di Affresco della Lingua Italiana!

Claudia Valeria Lopes

Pronomi indefiniti “alcuno” e “ognuno/ciascuno”

Ciao a tutti!

Ecco il nostro secondo post della serie pronomi indefiniti. Oggi approfondiremo alcuni usi dei pronomi alcuno ognuno/ciascuno. Siete pronti? Come sempre, vi chiedo di fare attenzione agli esempi e, soprattutto, alle osservazioni:

Alcuno – al plurale ha entrambi i generi e i numeri, ma al singolare singolare viene usato solo nelle frasi negative:

Es.: Di questi tempi, non si vede alcuno (più spesso non si vede nessuno) per strada; credo che alcuni non vorranno venire alla festa; ho conosciuto tante ragazze al corso d’italiano; alcune sono africane; hai, per caso, alcuna obiezione?

Osservazioni:

  • Come pronome plurale alcuno non è raro – soprattutto, quando seguito da un partitivo – e è perlopiù usato nell’ambito scritto: alcuni degli invitati se ne sono andati prima che la festa fosse terminata.

Ognuno/ciascuno – variabili nel genere (ognuna, ciascuna), vengono adoperati soltanto al singolare nell’ambito di una collettività, di un insieme.

Ognuno

Es.: Ognuno consegni il proprio compito, per cortesia; gli insegnanti prepareranno una didascalia per ognuna di queste figure. Qualsiasi persona, chiunque, con valore impersonale: ognuno di noi ha i suoi problemi.

Ciascuno

Es.: ciascuno è libero di pensarla a modo suo; seguito da un partitivo: daremo un compito a ciascuno di voi; con valore distributivo: abbiamo ricevuto cento euro ciascuno (o per ciascuno).

Spero che il post vi sia piaciuto. Alla prossima con i pronomi indefiniti chiunque qualcosa.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Lopes

Fiorire, Linea, Confine, Decorazione, Vortice, Accento

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BOTTIROLA, Giovanni e CORNO, Dario – Comprendere e comunicare. Torino, Paraiva, 1986.

Siti della RAI per imparare la cultura, la letteratura e la lingua italiana

Cari amici e care amiche,

Oggi vi propongo dei siti gestiti e ideati dalla RAI Educational per imparare la cultura, la letteratura e la lingua italiana.

Sicuramente tanti di voi si stanno annoiando a casa in questo periodo a causa della quarantena, quindi cerchiamo di approfittare bene il nostro tempo per acculturarci e imparare cose nuove.

Ecco i miei suggerimenti per voi:

Il portale di Rai Educational per l’apprendimento della Lingua italiana

Il Grande portale della lingua italiana è uno strumento realizzato dai Ministeri dell’Interno,  dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e da Rai Educational per aiutare gli stranieri a imparare l’italiano. (Rai Educational)

I grandi della letteratura italiana

Un programma da sfogliare come un libro e da “leggere” insieme a Edoardo Camurri, autore – insieme a Errico Buonanno, Michele De Mieri e Tommaso Giartosio – di questa produzione di Rai 5 realizzata con la supervisione del Comitato Scientifico composto dai professori Carlo Ossola, Gabriele Pedulla’ e Luca Serianni. (Rai Letteratura)

Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura.
(Pier Paolo Pasolini)

Rai Cultura

Rai Cultura è una struttura della Rai che presidia il genere “Cultura” sia attraverso la realizzazione dei programmi sia commissionando l’acquisto o la realizzazione dei programmi.

Rai Scuola

Rai Scuola è un canale televisivo italiano tematico gratuito edito dalla Rai, curato da Rai Cultura e dedicato alla formazione scolastica e alla didattica.

Fatemi sapere nei commenti se i suggerimenti vi sono piaciuti.

Buona visione e buono studio!

Claudia Lopes

Fiorire, Linea, Confine, Decorazione, Vortice, Accento

Libri in lingua italiana per il download gratuito

Ciao cari amici e care amiche,

Il mio suggerimento di oggi riguarda i siti dai quali è possibile scaricare libri in lingua italiana (e non solo) gratuitamente. Credo che dobbiamo approfittare questo periodo di quarentena (purtroppo non tutti possono stare a casa) per leggere, studiare, visitare musei online ma, soprattutto, per passare del tempo con le nostre famiglie.

Vi auguro buona lettura!

Biblioteca della Letteratura Italiana

Si tratta di un blog realizzato in collaborazione con Einaudi dove si possono scaricare diversi titoli di autori classici pubblicati dalla medesima casa editrice.

Streetlibri

La Street Libri mette a disposizione per il download gratuito quasi 4.000 titoli in formato epub, Kindle e Pdf.

Compressa, Computer, Donna, Lettura, Tecnologia
“Il buon lettore è come un viaggiatore curioso: ogni libro scelto rappresenta l’inizio di un viaggio dove poter esplorare nuovi mondi e arricchire la propria mente.”
(Emanuela Breda)

Google libri

Nel suo immenso database sono compresi milioni e milioni di titoli, gratuiti o da acquistare.

Book Republic

Libreria online dove troverete migliaia di titoli scaricabili liberamente.   

Mondadori Store

Il Mondadori Store mette a disposizione una sezione di eBook gratis. C’è di tutto: dal giallo al rosa e al classico.

Amazon

Amazon ha una sezione di libri scaricabili gratuitamente che comprende alcuni titoli interessanti non solo in lingua italiana.

Alla prossima con altri suggerimenti culturali!

Claudia Lopes

Fiorire, Linea, Confine, Decorazione, Vortice, Accento

Musei italiani da visitare stando a casa

Cari amici e care amiche,

Considerando il momento difficile che tutti noi stiamo attraversando, ho pensato di proporvi dei siti di alcuni dei principali musei italiani che possono essere visitati da casa, cioè: virtualmente! Tutte queste bellezze ci aspettano, quando tutto questo sarà finito e potremo, finalmente, tornare alla nostra vita normale.

Buona visione!

Pinacoteca di Brera

Pinacoteca di Brera
Pinacoteca di Brera

La Pinacoteca di Brera è una galleria nazionale d’arte antica e moderna, collocata nell’omonimo palazzo, uno dei complessi più vasti di Milano con oltre 24000 metri quadri di superficie.

Il museo espone una delle più celebri raccolte in Italia di pittura, specializzata in pittura veneta e lombarda, con importanti pezzi di altre scuole. Inoltre, grazie a donazioni, propone un percorso espositivo che spazia dalla preistoria all’arte contemporanea, con capolavori di artisti del XX secolo. (Wikipedia)

Castello Sforzesco

giro delle merlate - Recensioni su Castello Sforzesco, Milano ...
Castello Sforzesco

Il Castello Sforzesco è un grande complesso fortificato che sorge a Milano poco fuori il centro storico della città.

Fu eretto nel XV secolo da Francesco Sforza, divenuto da poco Duca di Milano, sui resti di una precedente fortificazione medievale del XIV secolo nota come Castello di Porta Giovia (o Zobia). (Wikipedia)

Musei Vaticani

I Musei Vaticani sono il polo museale della Città del Vaticano, in Roma. Fondati da papa Giulio II nel XVI secolo[3], occupano gran parte del vasto cortile del Belvedere e sono una delle raccolte d’arte più grandi del mondo, dal momento che espongono l’enorme collezione di opere d’arte accumulata nei secoli dai papi: la Cappella Sistina e gli appartamenti papali affrescati da Michelangelo e Raffaello sono parte delle opere che i visitatori possono ammirare nel loro percorso. Benché i musei si trovino interamente in territorio vaticano, il loro ingresso si trova in territorio italiano, in viale Vaticano 6 a Roma. (Wikipedia)

Galleria degli Uffizi

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Galleria degli Uffizi

La Galleria degli Uffizi, attualmente denominata Galleria delle Statue e delle Pitture (ex Palazzo degli Uffizi), fa parte del complesso museale fiorentino denominato Le Gallerie degli Uffizi e comprendente, oltre alla suddetta galleria, il Corridoio Vasariano, le collezioni di Palazzo Pitti e il Giardino dei Boboli.

Le quattro realtà museali unificate costituiscono per quantità e qualità delle opere raccolte uno dei più importanti musei del mondo. Vi si trovano la più cospicua collezione esistente di Raffaello e Botticelli, oltre a nuclei fondamentali di opere di Giotto, Tiziano, Pontormo, Bronzino, Andrea del Sarto, Caravaggio, Dürer, Rubens ed altri ancora. (Wikipedia)

Palazzo del Quirinale

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Palazzo del Quirinale

Il Palazzo del Quirinale è un palazzo storico di Roma, posto sull’omonimo colle e affacciato sull’omonima piazza; essendo dal 1870 la residenza ufficiale del Re d’Italia e dal 1946 del Presidente della Repubblica Italiana, è uno dei simboli dello Stato italiano. (Wikipedia)

Alla prossima con altri suggerimenti culturali!

Claudia Lopes

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