La nascita della letteratura in volgare in Italia – La Carta Capuana

Cari lettori e care lettrici

Non se avete letto il post Un patrimonio ereditario importante – il latino e il fiorentino, in cui parlo del latino e del fiorentino, nonché di Dante, Petrarca e Boccaccio e della loro importanza nella formazione della lingua italiana. Oggi, invece, faremo un salto ancor più indietro nel tempo per parlare della nascita della letteratura volgare in Italia, cioè la lingua caratteristica del popolo, precisamente della Carta Capuana.

Con l’espansione dello Stato Romano, il latino svolse un ruolo di grande rilievo nella vita politica, sociale e culturale non solo nella penisola italica, ma nelle terre conquistate, poiché era la lingua ufficiale dell’Impero, radicatasi, in seguito alle conquiste, in gran parte dell’Europa e dell’Africa Settentrionale. Dunque tutte le lingue romanze (e tantissimi dialetti italiani) discendono dal latino volgare – cioè parlato dal popolo -, benché si riscontrino spesso, in molte lingue moderne, appartenenti ad altri ceppi, vocaboli di origine latina. Anche dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, 476 d.C, per più di un millennio, il latino continuò a essere adoperato, nel mondo occidentale, come la lingua della cultura e della letteratura.

Un patrimonio ereditario importante – il latino e il fiorentino

Con il declino di Roma (476 d.C.), la lingua latina perse l’importanza, essendo sostituita da nuove lingue locali, dette anche neolatine o romanze. Tuttavia, per più di un millennio, il latino continuò a essere adoperato, nel mondo occidentale, come la lingua della cultura e della letteratura; sarà necessario aspettare fino al Mille per trovare documenti nei quali è stata usata una lingua parlata dal popolo, il cosiddetto “volgare”.

Abbazia di Montecassino

Troviamo uno dei primi documenti legali in volgare-italiano nella Carta Capuana del 960. In realtà, sono parole di un testimone di una lite per confini di proprietà tra l’abbazia di Montecassino, retto dall’Abate Aligerno, e un piccolo feudatario locale, Rodelgrino d’Aquino.

Questo documento, scoperto nell’archivio cassinese e redatto dal Giudice di Capua Arechisi, fu pubblicato nel 1734 dall’Abate Erasmo Glottala.

Comparvero tre testimoni dinanzi al giudice, il quali deposero a favore del monastero, avendo in mano una carta e indicando con un dito i confini del luogo occupato illecitamente da Rodelgrino d’Aquino, dopo la distruzione dell’abbazia da parte dei Saraceni nell’885. La formula, in volgare campano e ripetuta quattro volte, fu inserita nella sentenza in latino emessa a fine processo.

Spero che il post vi sia piaciuto, alla prossima con i poeti siciliani!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.

L’origine dell’insalata caprese

Ciao a tutti!

Nella nostra rubrica di oggi parleremo di un’insalta che è il fiore all’occhiello della gastronomia italiana: l’insalta caprese.

Ma qual è la sua origine?

Ci sono due storie che parlano dell’origine di questa deliziosa e semplice ricetta: la prima, fa riferimento a un muratore di Capri, la seconda, a un ospite illustre che ci alloggiò in un albergo.

Facciamo un salto nella storia e arriviamo alla Seconda Guerra Mondiale. All’ora di pranzo, il pasto del muratore è sempre leggero, perché poi deve riprendere il lavoro. Siccome lui ama tanto l’Italia, decide di creare un’insalta con basilico, mozzarella e pomodori, tutti questi ingredienti ovviamente freschi.

Basilico, pomodori e mozzarella

La seconda storia parla di un’origine un po’ più antica. Allora, facciamo un altro salto nel tempo e arriviamo negli anni venti del secolo scorso: in un albergo di Capri, alloggia un ospite molto illustre chiamato Filippo Tommaso Marinetti, il creatore del Futurismo: movimento artistico, letterario e politico d’avanguardia sorto in Italia all’inizio del sec. XX, che propugnava una concezione estetica fondata sull’esaltazione della tecnica, della modernità, del dinamismo, in contrasto con la cultura accademica e con il linguaggio artistico tradizionale.

Filippo Tommaso Marinetti

Dunque, ai futuristi piaceva il progresso, per cui volevano eliminare le tradizioni anche in cucina. Marinetti non amava la pasta perché, a suo avviso, era un cibo troppo tradizionale e non suscitava ormai alcuna novità.

E così, quando arriva in albergo gli servono per cena questa insalata speciale e originale, fatta con i colori della bandiera italiana.

Buono studio e e buon pranzo!

Claudia V. Lopes

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Il 2 giugno – La Festa della Repubblica Italiana

Cari amici e amiche,

Oggi in Italia è una giornata molto speciale, poiché si celebra la nascita della Repubblica Italiana 75 anni fa. Il 2 giugno, denominato anche La Festa della Repubblica Italiana, è la data del referendum istituzionale del 1946, in cui gli italiani furono chiamati alle urne per decidere quale forma di Governo (repubblica o monarchia) si voleva dare al Paese.

Scheda_elettorale_referendum_2_giugno_1946
(Scheda di votazione del referendum)

Il referendum fu indetto dopo la Seconda Guerra Mondiale, qualche anno dopo la caduta del Fascismo, regime dittatoriale sostenuto dalla famiglia reale (i Savoia) per circa vent’anni. I Savoia regnarono per 85 anni e videro la fine della loro dinastia per decisione del popolo con 12 717 923 voti contro 10 719 284. Ricordiamo che questo referendum istituzionale fu la prima votazione a suffragio universale indetta in Italia, in cui “tutti i cittadini di età superiore a una certa soglia (maggiorenni), senza restrizioni di alcun tipo da quelle di carattere economico e culturale e altri come ceto, censo, etnia, grado d’istruzione, orientamento sessuale e genere” poterono esercitare il diritto di voto e decidere il futuro politico del Paese.

Testata del giornale Corriere della Sera sulla nascita della Repubblica, del 6 giugno 1946

Come succede ogni anno, da quando la Repubblica è stata istituita, le celebrazioni principali si svolgono a Roma (ci sono celebrazioni in tutta l’Italia) con un cerimoniale che comprende la deposizione di una corona d’alloro sull’Altare della Patria, dalla parte del presidente, e una parata militare lungo la via dei Fori Imperiali (prima chiamata via dell’impero), strada che riprende il suo attuale nome dai resti degli antichi Fori Imperiali, che collega il Colosseo a Piazza Venezia. La festa della Repubblica Italiana rappresenta uno dei simboli patri italiani, cioè che identifica univocamente l’Italia riflettendone la storia e la cultura.

Tuttavia, a causa dell’emergenza Coronavirus, anche quest’anno il giorno della Repubblica è stato commemorato diversamente: il paese festeggia guardando al futuro, “questa è la stagione della rinascita”, ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante le celebrazioni che inevitabilmente, anche quest’anno, sono state in forma ridotta per il Covid. Quindi, niente parata o ricevimento al Quirinale ma la deposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria, il suggestivo passaggio delle Frecce Tricolore e il ricordo dei caduti.

Vergognoso attacco di Clerici a Mattarella"

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (eletto il 3 febbraio 2015) è, secondo il sistema politico italiano, il capo dello Stato Italiano, il quale rappresenta l’unità nazionale, come stabilito dalla Costituzione Italiana entrata in vigore il 1o gennaio 1948. La residenza ufficiale del presidente della Repubblica è il Palazzo del Quirinale.

Le Magnifiche Sale del Palazzo del Quirinale

Buona festa della Repubblica a tutti gli italiani e agli innamorati dell’Italia!

Claudia V. Lopes

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Leggete tutti post su Dante e la Divina Commedia

Per occasione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, ho scritto quattro post a lui dedicati. Quindi, vi consiglio di leggerli per conoscere un po' della vita e dell'opera del sommo poeta.

Ciao a tutti!

Per occasione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, vi propongo quattro post a lui dedicati. Vi consiglio di leggerli per conoscere un po’ della vita e dell’opera del sommo poeta.

Buona lettura!

Claudia V. Lopes

L’architettura della Divina Commedia – Il Paradiso

“𝓛’𝓪𝓶𝓸𝓻 𝓬𝓱𝓮 𝓶𝓸𝓿𝓮 𝓲𝓵 𝓼𝓸𝓵𝓮 𝓮 𝓵’𝓪𝓵𝓽𝓻𝓮 𝓼𝓽𝓮𝓵𝓵𝓮”

(𝓟𝓪𝓻𝓪𝓭𝓲𝓼𝓸, 𝓧𝓧𝓧𝓘𝓘𝓘, 𝓿. 145)


Nei post precedenti, abbiamo conosciuto un po’ della vita e della produzione letteraria di Dante, nonché l’architettura dell’Inferno e del Purgatorio. Oggi, per concludere questo percorso, studieremo l’ultima delle tre cantiche della Divina Commedia: Il Paradiso. Vi ricordate che la guida di Dante nel suo viaggio attraverso i nove cerchi dell’Inferno e nell’ascesa al Purgatorio è Virgilio? Dalla settima cornice del Purgatorio in poi, i due poeti verranno affiancati da Stazio (autore classico molto noto ai tempi di Dante), che ha completato il suo cammino di purgazione e si prepara ad ascendere al Paradiso.

Giunti nel Paradiso Terreste, Virgilio saluta Dante e torna nel Limbo. Da questo momento in poi, sarà Beatrice a guidare il poeta attraverso i nove cieli del Paradiso.

Focardi Ruggero (1864-1934), Dante e Beatrice nel Paradiso terrestre

La struttura del Paradiso si basa sul sistema geocentrico di Aristotele e di Claudio Tolomeo, cioè: la Terra si trova al centro dell’universo, nella regione sublunare, e attorno a essa nove sfere concentriche.

Crediti Wikipedia

Il concetto di sfere concentriche risale al sistema tolemaico, secondo il quale il cielo è fatto a strati, con le stelle e i pianetti fissati su delle sfere simili ad orbite, di diverse grandezze, situate l’una dentro l’altra attorno alla Terra.

Le anime beate nella Candida Rosa (crediti Wikipedia)

Come abbiamo visto, l’Inferno è un luogo ubicato sulla Terra, quindi materiale, tangibile. Il Paradiso, invece, è un mondo immateriale, etereo, contenuto nell’Empireo, diviso in nove cieli: i primi sette prendono il nome dai corpi celesti del sistema solare: (nell’ordine, contando dall’interno verso l’esterno – Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno), gli ultimi due sono costituiti dalla sfera delle stelle fisse e dal Primo mobile (secondo l’astronomia medievale e rinascimentale, è la prima e più esterna delle sfere cosmiche che ruotano attorno alla Terra, in base al modello geocentrico dell’universo).

Nel Paradiso, Dante attraverserà nove cieli: “nel primo, il cielo, trova le anime di coloro che, per violenza altrui, non riuscirono a compiere i voti; nel secondo, il cielo di Mercurio, trova le anime di coloro che usarono il bene per ottenere onore e glorie; nel terzo, il cielo di Venere, coloro che volsero al bene il loro prepotente sentimento di amore; nel quarto, il cielo del Sole, gli spiriti sapienti; nel quinto, il cielo di Marte, gli spiriti di coloro che combatterono per la fede, nel sesto, il cielo di Giove, gli spiriti “giusti e pii”; nel settimo, il cielo di Saturno, gli spiriti contemplanti; nell’ottavo, il cielo delle stelle fisse, Dante viene esaminato da San Pietro, san Jacopo e San Giovanni sulla fede, la speranza e la carità, la speranza e la carità; nel nono, il primo mobile, Dante può avere una prima visione di Dio; infine ascende all’Empireo, dove può contemplare l’intera schiera dei beati, il trionfo di Maria e lo stesso mistero della Divinità.” (Profilo Storico della Letteratura Italiana, Carlo Salinare)

“Gli ultimi versi del “Paradiso”. 

Ne la profonda e chiara sussistenza

de l’alto lume parvermi tre giri

di tre colori e d’una contenenza;                                           

e l’un da l’altro come iri da iri

parea reflesso, e ‘l terzo parea foco

che quinci e quindi igualmente si spiri.                                 

Oh quanto è corto il dire e come fioco

al mio concetto! e questo, a quel ch’i’ vidi,

è tanto, che non basta a dicer “poco”.                                

O luce etterna che sola in te sidi,

sola t’intendi, e da te intelletta

e intendente te ami e arridi!                                                    

Quella circulazion che sì concetta

pareva in te come lume reflesso,

da li occhi miei alquanto circumspetta,                               

dentro da sé, del suo colore stesso,

mi parve pinta de la nostra effige:

per che ‘l mio viso in lei tutto era messo.                             

Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige

per misurar lo cerchio, e non ritrova,

pensando, quel principio ond’elli indige,                             

tal ero io a quella vista nova:

veder voleva come si convenne

l’imago al cerchio e come vi s’indova;                                   

ma non eran da ciò le proprie penne:

se non che la mia mente fu percossa

da un fulgore in che sua voglia venne.                                 

A l’alta fantasia qui mancò possa;

ma già volgeva ‘l mio disio e ‘l velle,

sì come rota ch’igualmente è mossa,                                    

l’amor che move il sole e l’altre stelle.                                  

da “La Divina Commedia”, Il Paradiso”, vv. 115-145

Quindi, abbiamo finito il nostro viaggio nell’universo della Divina Commedia, spero che il post vi sia piaciuto; vi consiglio di leggere anche L’architettura dell’Inferno, L’architettura del Purgatorio, 700 anni dalla morte di Dante – il Dantedì

Vi abbraccio!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. Speciale Dante, Rivista ADESSO, marzo – 2021
  3. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.

Conoscere l’Italia


Cara Italia, perché giusto o sbagliato che sia questo è il mio paese con le sue grandi qualità ed i suoi grandi difetti.

Enzo Biagi

L’Italia è divisa in 20 regioni, 110 province e 8.101 comuni. La capitale d’Italia è Roma, una delle più belle e visitate città al mondo. Diversamente dalla Francia e Inghilterra, per esempio, l’Italia è stata unificata soltanto nel 1861, con l’unione di tanti piccoli stati, molti dei quali sotto dominazione straniera. La prima capitale italiana fu Torino, poi Firenze e, per ultima, Roma, nel 1871.

Torino
Firenze
Roma

Prima dell’unificazione, la Penisola Italiana era divisa in molte regioni e repubbliche che avevano amministrazioni, moneta, lingua e tradizioni proprie. Anche se l’Italia è un paese piuttosto piccolo (soltanto 300.000 km2) è densamente popolato: le ultime statistiche, pubblicate il 03/05/2021 dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), indicano che i residenti in Italia sono 59.258 mila (in media 200,03 persone/km2), essendo il quarto paese dell’Unione Europea per popolazione, in seguito alla Germania, Francia e Regno Unito.

La mappa d’Italia con le regioni e i capoluoghi

L’Italia è famosa anche per le sue caratteristiche naturali, architettoniche e le sue opere e tesori d’arte, che variano molto da una regione all’altra, perciò è da sempre luogo di passaggio continuo di visitatori provenienti da tutte le parti del mondo. Tantissimi stranieri vanno in Italia a cercare un lavoro e una miglior condizione di vita, soprattutto quelli provenienti dai paesi dell’Oriente, dal Nordafrica, Sud America e dai paesi dell’Est europeo.

“Ogni anno, centinaia di studenti si iscrivono ai corsi di lingua e cultura italiana.”

Un dato interessante è che, ogni anno, centinaia di studenti si iscrivono ai corsi di lingua e cultura italiana per stranieri presso le università di Siena e Perugia, per esempio. Tanti di loro vogliono imparare la lingua del Bel Paese non solo per diventare insegnanti nei loro paesi di origine ma anche per trovare un buon lavoro.

Una delle maggiori risorse economiche italiane è il turismo; grazie alle località di mare, ai laghi, alle coste e alle città d’arte, ogni anno l’Italia è visitata da milioni di turisti. Basta pensare a Firenze e a Roma con tutti i loro tesori e opere d’arte a cielo aperto.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Fatemi sapere sei commenti se il post vi è piaciuto.

Videoclip sulla regione Calabria

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo videoclip conoscerete un po’ della Regione Calabria.

Cos’altro sapete su questa bellissima regione? Per esempio, qual è il suo capoluogo?

Vi piace questo tipo di approccio alla lingua e alla cultura italiana? Se avete dei suggerimenti, fatemeli sapere nei commenti!

Cliccate sul link per guardare il video su Youtube!

(Redazione e videoclip elaborati da Claudia V. Lopes)

Vi abbraccio e alla prossima!

Claudia V. Lopes

Le abitudini alimentari degli italiani


“Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene”

Virginia Woolf


Nel film Mangia prega ama (Eat Pray Love) del 2010, il personaggio protagonista, interpretato da Julia Roberts, ha scelto l’Italia per il suo ritiro gastronomico, e non avrebbe potuto fare scelta migliore: la cultura alimentare/culinaria è molto radicata nella vita quotidiana degli italiani. Il cibo è un argomento popolare come lo è la politica, la religione e il calcio (non necessariamente in quest’ordine!). Se ti piace il cinema italiano, ti accorgerai (o ti sarai già accorto/a) che, in innumerevoli film, la famiglia si riunisce attorno alla tavola per parlare, ridere, litigare e … fare la pace.

Scena del film Mangia prega ama, 2010

La cucina italiana si distingue per la genuinità e la freschezza dei suoi prodotti. Gli italiani vogliono un cibo gustoso a tavola, anche se estremamente semplice come un piatto di pasta al pomodoro, con sopra una bella spolverata di formaggio grana grattugiato e qualche foglia di basilico. La passata di pomodoro va cotta a fuoco lento e senza fretta, così qualsiasi passata di pomodoro diventerà la migliore al mondo; questo è lo spirito della cucina della mamma e della nonna italiana.

Pasta al pomodoro

A causa del ritmo frenetico della vita quotidiana, il pasto tradizionale italiano è stato un po’ accorciato. Tuttavia, nei giorni di festa o quando s’invita qualcuno a cena, il menu casalingo può comprendere: antipasto, primo, secondo, contorno, frutta, dessert, caffè e digestivo. Ovviamente, si possono fare delle variazioni (sempre con più abbondanza) in occasioni speciali come il Natale, per esempio: 3-4 antipasti, 2-3 primi, 2 secondi, 2-3 contorni; dopo il dessert, il caffè e il digestivo come un vero e proprio rituale. In alcune regioni italiane, la tradizione natalizia prevede che vengano serviti un totale di 13-14 piatti diversi!

Cenone di Natale

Durante la settimana gli italiani mangiano, di solito, il primo, il secondo e il contorno. Non è un’abitudine italiana preparare un piatto unico, mettendo assieme tutti i cibi (come lo facciamo noi brasiliani). Ogni piatto va servito separatamente, con l’eccezione del secondo e del contorno, che possono essere serviti nello stesso piatto. Infatti, quando si parla di piatto unico, la reazione immediata di un italiano è quella di dire che non bisogna mescolare i sapori, perché altrimenti non si sa nemmeno cosa si mangia.

Termini importanti:

  • Antipasto: Insieme di vivande servito prima o all’inizio del pasto per stuzzicare l’appetito; anche in senso figurato: questa imputazione è solo l’a. di un’inchiesta più vasta
  • Primo (piatto): piatto principale (normalmente pasta o risotto)
  • Secondo (piatto): carne, pollo (di solito la proteina) ecc.
  • Contorno: piatto di verdura o legumi, che si accompagna con la pietanza principale: arrosto con contorno di patatine
  • Dessert: portata con cui si conclude un pasto (frutta, dolce o gelato)
  • Digestivo: preparato medicinale o bevanda, spesso a base di erbe, che facilitano la digestione: prendere un digestivo.
  • Amaro: bevanda analcolica o alcolica a base di erbe aromatiche e sostanze amaricanti, usata come aperitivo o digestivo: bere un amaro dopo il pranzo

Arrivederci e buon apetito!

Claudia V. Lopes

(Traduzione libera dell’originale in lingua portoghese “Os hábitos alimentares dos italianos“, scritto da Luciana Rodrigues, guida turistica a Roma e Vaticano, sito www.romapravoce.com)

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L’architettura della Divina Commedia – Il Purgatorio

“𝓠𝓾𝓪𝓷𝓽𝓸 𝓲𝓷 𝓯𝓮𝓶𝓶𝓲𝓷𝓪 𝓯𝓾𝓸𝓬𝓸 𝓭’𝓪𝓶𝓸𝓻 𝓭𝓾𝓻𝓪, 𝓢𝓮 𝓵’𝓸𝓬𝓬𝓱𝓲𝓸 𝓸 ‘𝓵 𝓽𝓪𝓽𝓽𝓸 𝓼𝓹𝓮𝓼𝓼𝓸 𝓷𝓸𝓵 𝓻𝓪𝓬𝓬𝓮𝓷𝓭𝓮.“

(𝒸. 𝟣𝟥𝟢𝟪–𝟣𝟥𝟤𝟣), 𝒫𝓊𝓇𝑔𝒶𝓉𝑜𝓇𝒾𝑜


Nel post precedente, abbiamo conosciuto un po’ della vita e della produzione letteraria di Dante Alighieri, nonché dell’architettura dell’inferno (cerchi, bolge). Oggi, invece, studieremo più da vicino Il Purgatorio, la seconda delle tre cantiche della Divina Commedia.

Statua di Dante – Firenze

Il Purgatorio, il secondo dei tre regni dell’Oltretomba cristiano, è una montagna altissima situata su un’isola al centro dell’emisfero australe, completamente invaso dalle acque. È suddiviso in cornici, ciascuna delle quali riservata a un peccato capitale. Nel Purgatorio le anime, dopo aver scontato le loro pene, passano alla cornice successiva, finché non arriveranno in cima, al Paradiso Terrestre. È molto importante sottolineare che nel Purgatorio c’è, soprattutto, un antipurgatorio dove coloro che tardarono a pentirsi attendono prima di essere ammessi a purgarsi le colpe.

Il Purgatorio

Il custode del Purgatorio è Catone l’Utinense – presentato nel primo canto -, un politico, militare, scrittore e magistrato monetario romano (Roma, 95 a.C – Utica, 12 aprile 46 a.C). Ogni cornice del Purgatorio ha un custode angelico, cioè una legione di angeli ognuno con una funzione: angeli dell’umiltà, della misericordia, della mansuetudine, della sollecitudine, della giustizia, dell’astinenza e della castità. Inoltre, in ogni cornice gli espianti (anime negligenti che si pentirono all’ultimo momento della loro vita) hanno davanti agli occhi esempi dei loro vizi puniti e delle virtù opposta.

Diversamente dall’inferno, le anime del Purgatorio sono già salvate, tuttavia, prima di arrivare in Paradiso per espiare i loro peccati, devono salire il monte; quindi, ogni anima dovrà percorre tutto il cammino, purificandosi in ogni cornice del peccato commesso.

Ai tempi di Dante i pellegrini che volevano fare penitenza, partivano per Roma o per Santiago di Compostela.

La funzione specifica del Purgatorio è quella dell’espiazione, riflessione e pentimento; solo questo pellegrinaggio verso Dio porterà le anime alla redenzione. Questo vale anche per Dante che, all’inizio del suo viaggio, incide sulla fronte sette P, che simboleggiano rispettivamente i sette peccati capitali. Ogni volta che un’anima arriva alla fine di ciascuna cornice, l’ala dell’angelo guardiano cancella la P per indicare che quella specifica espiazione è ormai compiuta.

Sintesi del Purgatorio

(crediti Internet)

Nel prossimo post, parleremo del Paradiso terrestre che si trova sulla montagna, circondato da una selva amena che ricopre, in posizione simmetrica, la selva oscura dell’Inferno.

Claudia v. Lopes

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Bibliografia:

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. Speciale Dante, Rivista ADESSO, marzo – 2021
  3. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.

La storia di Romolo e Remo

Roma è la città degli echi, la città delle illusioni, e la città del desiderio.

(Giotto)


Oggi la Città Eterna, Roma, compie 2247 anni. La data simbolica della sua fondazione è il 21 aprile 753 a.C. Racconta la leggenda che il dio Marte e la fanciulla Rea Silvia si innamorarono perdutamente. Rea Silvia era la figlia di Numitore, discendente di Enea e re di Alba Longa (o Albalonga), una città del Latiun vetus.

Rea Silvia e il dio Marte (dipinto di Peter Paul Rubens)

Dalla loro passione nacquero due gemelli forti e robusti come il loro padre. Ma il cattivo Amulio, fratello di Numitore, fece imprigionare Rea Silvia, ordinando che i due bambini fossero messi in una piccola cesta e gettati nel fiume Tevere – lui aveva paura che i bambini, da adulti, governassero al suo posto.

Il fiume Tevere proprio in quel giorno straripò. Quando le acque si ritirarono, la cesta rimase impigliata tra i cespugli, esattamente sotto il colle Palatino.

Il Palatino è uno dei sette colli di Roma, situato tra il Velabro  e il Foro Romano, ed è una delle parti più antiche della città.

Una lupa che passava di lì trovò i due gemellini, gli si avvicinò e cominciò a nutrirli con il suo latte. Qualche tempo dopo Faustolo – secondo la leggenda, uno dei guardiani di porci nei pressi del Tevere -, un pastore che abitava da quelle parti, vidi i due infanti e decise di portarli nella propria capanna e di crescerli come figli, chiamandoli Romolo e Remo.

(Faustolo trova la lupa con i gemelli, Rubens – Musei capitolini)

Quando i bambini divennero grandi, Faustolo gli confessò di non essere il vero padre e raccontò loro tutta la verità. Per vendicarsi Romolo e Remo decisero di uccidere il malvagio Amulio, liberando finalmente la madre, Rea Silvia.
Inoltre, decisero di fondare una città sul colle esattamente dove la lupa li ebbe trovati e allattali.

Andarono dall’indovino per chiedere dei consigli. Volevano sapere chi avrebbe dato il nome alla città e chi ne sarebbe diventato il re. L’indovino disse a Romolo di andare sul colle Palatino e a Remo sull’Aventino. Da lassù avrebbero potuto guardare il cielo con attenzione, studiare il volo degli uccelli, cercando di capire ciò che avevano deciso gli dei.

Remo vide per primo un gran numero di uccelli – sei avvoltoi con delle ali immense che volavano sulla sua testa. Subito dopo Romolo ne vide ben dodici. In quel momento i due fratelli cominciarono a discutere:
– Sono stato io a vedere gli uccelli per primo! Esclamò Remo.
– Ma io ne ho visti molti di più! Ribadì Romolo. Dunque sarò io il re della città e la chiamerò Roma. Di seguito prese un bastone e, disegnando un grande quadrato per terra, disse: Ecco! Vedi il confini della mia città? Nessuno può superarli senza il mio permesso. Remo, però, molto arrabbiato, non gli diede retta e calpestò la linea tracciata. Romolo allora tirò fuori la spada e ripeté: Chiunque osi oltrepassare i confini della mia città, verrà ucciso. E uccise Remo.

Romolo divenne il primo Re di Roma che diventò la più bella città di tutto il mondo antico, la capita del più grande impero mai esistito.

Claudia Valeria Lopes

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