La Colonna dell’Ospitalità

Storie che parlano dell’ospitàla dei bertinoresi


Nel comune romagnolo di Bertinoro, vicino a Forlì, sorge un monumento conosciuto come la Colonna dell’Ospitalità (detta anche Colonna degli Anelli o “delle Anella”). Essa fu costruita in sasso bianco, il cui colore fa trasparire l’indole ospitale dei bertinoresi.

Il motivo della sua costruzione è molto interessante: la colonna fu fatta erigere da Guido del Duca e Arrigo Mainardi, nel XIII secolo, con lo scopo di porre fine alle dispute suscitate ogni qualvolta si doveva decidere quale famiglia dovesse ospitare i forestieri che arrivavano in città.

(Immagine Wikipedia – Colonna dell’Ospitalità)

Quindi, con la sua costruzione, ogni pellegrino che arrivasse a Bertinoro poteva legare il suo cavallo a uno degli anelli presenti nella colonna. Dunque, la famiglia alla quale apparteneva l’anello era tenuta a ospitarlo e a fare tutte le veci.

Buono studio e alla prossima!

Claudia V. Lopes

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La lingua italiana nel mondo

Cari amici e care amiche,

Il testo che leggerete adesso è la traduzione della versione in portoghese di un testo che ho pubblicato nel 2015 sul Blog Dicas de Italiano, un progetto che amministravo, in quel periodo, insieme alla mia cara amica Luciana. Ho deciso di tradurlo per ocasione della XX  Settimana  della  Lingua Italiana nel mondo, poiché ci sono delle informazioni molto rilevanti e importanti che vorrei condividere con voi.

Fatemi sapere nei commenti se il post vi è piaciuto 💕

Buona lettura!


Ciao ragazzi, mi chiamo Claudia e volevo condividere con voi un’esperienza molto interessante che ho avuto quando ho cominciato a studiare il tedesco qui in Svizzera. Nel primo giorno di lezione, quando sono entrata in classe, mi sono accorta che c’era un gruppo di tre donne che parlavano una lingua diversa che, subito dopo, ho concluso che si trattava di una lingua africana, a giudicare dall’aspetto e dagli abiti che indossavano.

Mi sono molto incuriosita, poiché era la prima volta che sentivo una lingua africana così “in diretta”. Tuttavia, la cosa più curiosa era che, in mezzo a quelle parole per me del tutto incomprensibili, saltavano fuori alcune paroline italiane del tipo “ecco”, “allora”, “va bene”. La mia curiosità è stata così tanta che non ci sono riuscita a trattenermi e mi ci sono avvicinata, cercando, inizialmente, di comunicare in inglese, ma nessuna di loro lo capiva.  Nel frattempo, è arrivata una bambina carinissima e ha chiamato una di loro “mamma“, e lei ha risposto “dimmi, cosa vuoi?”, con un italiano, diciamo, “africanizzato”, con una cadenza molto dura e molto diversa dall’italiano parlato in Italia, ma era italiano. Quindi le ho chiesto: “come mai parli italiano?” e lei, con molta proprietà, mi ha risposto “è la lingua del mio paese”. Il Paese era l’Eritrea che, con mia grande sorpresa e ignoranza, in quel momento, non sapevo (o non ricordavo) nemmeno in quale parte dell’Africa si trovasse.

Cartina geografica mappa Eritrea
(Crediti immagine Istituto Geografico De Agostini)

Appena tornata a casa, la prima cosa che ho fatto è stato prendere un Atlante e cercare di localizzarlo, nonché leggere un po’ della storia di questo piccolo Paese situato nel Corno d’Africa.  In realtà, l’Eritrea non ha una lingua ufficiale, le più usate dalla popolazione sono l’arabo, l’etiope, l’inglese e il tigrino (lingua semitica etiope, che era la lingua che le tre donne parlavano, considerata lingua nazionale) e molte altre. Tuttavia, queste informazioni loro non mi potevano dare, considerando che erano persone molto semplici.

Magari vi state chiedendo come mai loro parlassero l’italiano. Ebbene, dopo l’apertura del Canale di Suez nel 1869, all’epoca della corsa delle grandi potenze europee verso l’Africa, l’Italia invade l’Eritrea e la occupa; il 1° gennaio 1890 divenne ufficialmente colonia italiana. Nel 1936 diverrà anche una provincia dell’Africa orientale italiana insieme all’Etiopia e alla Somalia italiana, situazione che rimarrà fino a quando le forze armate britanniche non espelleranno gli italiani nel 1941. Non è, quindi, difficile immaginare il motivo per cui la lingua italiana viene parlata da buona parte della popolazione.

L’impero coloniale italiano dal 1936 al 1941

Il punto più interessante di tutto ciò è che questo fatto ha suscitato in me una certa curiosità di sapere dove nel mondo la lingua italiana fosse considerata ufficiale (o nazionale), oltre che in Italia, Vaticano, Svizzera, Malta e San Marino. Confesso che ai tempi dell’università questo tema non fu nemmeno mai preso in considerazione, e secondo me è di estrema importanza.

Secondo le stime della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana, i parlanti di italiano nel mondo sono attualmente circa 66.5 milioni, dei quali 60 milioni si trovano in Italia e 6,5 all’estero.  È importante sottolineare – e di questo aspetto parleremo più avanti – che gli immigrati italiani giunti in Brasile tra il 1875 e il 1935 (circa 1,5 milioni) non parlavano l’italiano “standard” che conosciamo oggi ma dialetti, poiché la lingua italiana cominciava a diffondersi in quel momento.

Di seguito i paesi in cui la lingua italiana è ufficiale:

  1. Italia
  2. Svizzera
  3. Slovenia
  4. Croazia
  5. Repubblica di San Marino
  6. Vaticano
  7. Unione Europea (lingua ufficiale insieme a 23 altre lingue)
  8. Ordine di Malta

L’italiano come lingua amministrativa, turistica e/o insegnata obbligatoriamente nelle scuole:

  1. Albania (lingua straniera più insegnata nelle scuole)
  2. Brasile (ufficiale a livello regionale ed etnico a Santa Teresa e Vila Velha, e come tale insegnato obbligatoriamente nelle scuole).
  3. Cile
  4. Egitto
  5. Eritrea (parlata a livello di seconda lingua e nazionale)
  6. Etiopia (usata a livello nazionale)
  7. Francia (usata a livello regionale in Corsica e a Nizza).
  8. Liechtenstein
  9. Lussemburgo
  10. Malta (lingua ufficiale fino a 1934; attualmente parlata come seconda lingua e commerciale).
  11. Monaco
  12. Montenegro
  13. Paraguay
  14. Filippine
  15. Porto Ricco
  16. Romania
  17. Arabia Saudita
  18. Somalia (lingua ufficiale fino a 1963, oggi lingua amministrativa e commerciale)
  19. Tunisia
  20. Emirati Arabi Uniti
  21. Regno Unito
  22. Stati Uniti (lingua usata dagli emigranti nel New England e New York/New Jersey come lingua regionale)
  23. Uruguay

Italiano come altra lingua parlata:

  1. Germania
  2. Argentina
  3. Australia
  4. Belgio
  5.  Bosnia ed Erzegovina 
  6. Canada  
  7. Costa Rica
  8. Cuba
  9. Francia
  10. Grecia
  11. Israele  
  12. Libia

È ovvio che il motivo per cui questi paesi hanno l’italiano come lingua ufficiale, nazionale o amministrativa è fortemente legato alla storia linguistica del paese stesso o all’emigrazione e alle occupazioni/colonizzazioni, informazioni che potete ottenere facendo una piccola ricerca rete o nei libri di storia.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Sul vocabolo “prego”

La lingua italiana ha tantissime peculiarità e stranezze che possono mettere in difficoltà qualsiasi studente straniero alle prime armi.


Sicuramente tanti studenti stranieri si sono già trovati in difficoltà difronte al vocabolo prego, che, a seconda del contesto in cui viene usato, può avere significati molto diversi.

In effetti, l’interiezione prego, attestata nel 1868, equivale alla prima persona del presente indicativo del verbo pregare, adoperata come formula di cortesia per rispondere a una persona che ci ringrazia: «Grazie mille del tuo aiuto» «Prego!», per chiedere scusa:  «Mi scuso per averti fatto aspettare» «Prego!», oppure quando invitiamo una persona ad accomodarsi, a entrare, a sedersi o a uscire: «Francesco, accomodati, prego!»/«Signor Politi, s’accomodi, prego»; a prendere qualcosa che offriamo, per esempio un pezzo di torta: Signora Rossi, ho visto che la torta Le è piaciuta, ne prenda ancora un pezzo, prego!.

L’interiezione prego va usata anche con tono di domanda che, in realtà, è una formula che si adopera quando non capiamo o non abbiamo sentito bene ciò che è stato detto. In questo modo, invitiamo chi ha parlato a ripetere: «come hai detto, prego!», o semplicemente «prego?».

Se il post ti è piaciuto, faccelo sapere con un “mi piaci”!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes


Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

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XX Settimana della Lingua Italiana nel mondo

“Conoscere un’altra lingua significa avere una seconda anima.” (Imperatore Carlo Magno)


Ciao a tutti!

Questa è una settimana molto speciale per tutti gli italianisti e amanti della lingua italiana: XX Settimana della Lingua Italiana nel mondo, che verrà celebrata con numerosi eventi organizzati da tutte le ambasciate e consolati italiani. Quest’anno gli eventi e le attività previsti esalteranno forme espressive molto speciali: il fumetto, la novella grafica e l’editoria per l’infanzia e adolescenza.

Idea, Invenzione, Inventore, Pensiero, Creazione

Istituita nel 2001, La Settimana della Lingua Italiana nel mondo è diventata un appuntamento che accade ogni anno, esattamente nella terza settimana di ottobre. “Organizzata dal Ministero degli Affari Esteri attraverso la rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, in collaborazione con MiBACT, MIUR e i principali partner della promozione linguistica in Italia, ovvero l’Accademia della Crusca e la Società Dante Alighieri, con la partecipazione del Governo della Confederazione elvetica, la Settimana è divenuta nel tempo una delle più importanti iniziative dedicate alla celebrazione della lingua italiana nel mondo.” (governo.it)

Ragazzo, Bambini, Colorato, Personaggi Dei Fumetti

Guarda lo Spot!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes


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Affresco della Lingua Italiana completa 5 anni!

Cari amici e care amiche,

Non sembra vero, ma oggi Affresco della Lingua Italiana completa 5 anni. Sembra ieri che ho iniziato questo progetto con un pizzico di timidezza, poiché, all’inizio, avevo l’intenzione di rivolgermi esclusivamente a un pubblico di lingua portoghese (sono brasiliana). Poco tempo dopo, mi sono accorta che il mio pubblico era composto da gente da tutte le parti del mondo. Allora, mi sono messa in discussione e ho iniziato a scrivere tutti i post in lingua italiana, il che è stata una grande sfida per me.

Torta Di Compleanno, Torta, Red, Blu, Cibo, Dessert

Dunque, vorrei ringraziarvi della vostra compagnia e amicizia. Grazie a voi questa pagina è cresciuta così tanto ed è diventata punto di riferimento per tutti coloro che amano la lingua e la cultura italiana.

Vi abbraccio ovunque voi siate.

Claudia Lopes 💕

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Traduzione e lettura delle poesie della poetessa brasiliana Rosa Morena

Ciao a tutti! Le poesie che sentirete adesso sono della poetessa brasiliana Rosa Morena. Le ho tradotte in italiano e interpretate. Buona visione e buon ascolto! P.S.: sottotitoli in lingua portoghese Donarsisenza restrizioni o scrupolipasseggiava come un’avventurieranei suoi più intimi desideri tutto in fiorituraseni in bocciolirugiada e colibrìbocca e umidità. Assenza una notte due desideriContinua a leggere “Traduzione e lettura delle poesie della poetessa brasiliana Rosa Morena”

L’origine del Carnevale

Se non fosse per la pandemia, in questi giorni, si festeggerebbe il Carnevale in tanti paesi del mondo. Vi siete mai chiesti, però, quale sia la sua origine? Il vocabolo carnevale deriva dal latino carnem levare, cioè “eliminare la carne”, influenzato forse dal vocabolo latino vale che significa “addio”, ma nel senso di “togliere”. In poche parole, “addio alla carne”, che rappresentavaContinua a leggere “L’origine del Carnevale”

La preposizione “entro”

Nella lingua italiana, ma anche in altre lingue, l’argomento che più mette gli studenti in difficoltà è, senza dubbio, l’uso delle preposizioni.


Avete mai sentito o adoperato la preposizione entro? Conoscete il suo significato?

La preposizione entro si usa piuttosto con valore temporale, prima di un certo termine o della fine di un dato periodo:

  • Anna si sposerà entro la fine di quest’anno;
  • Entro due mesi finirò il master.

Possiamo anche rafforzare il valore temporale adoperando la locuzione “entro e non oltre“:

  • Inviare i documenti per l’iscrizione al corso di traduzione entro e non oltre la fine del mese

La preposizione oltre può essere adoperata con valore spaziale, con il significato di dentro, solo nelle espressioni “entro un certo perimetro”; “entro i confini d’Italia”:

  • Entro il perimetro dell’area di sicurezza esterna, i corpi di guardia hanno facoltà di: a. accertare l’identità delle persone; b. perquisire persone e veicoli ecc. (Portale del Governo svizzero);
  • Viaggio entro i confini d’Italia.

Altri esempi:

  • Margherita si sposerà entro l’anno.
  • Carlo arriverà entro le tre.
  • Bisogna fermarsi entro la linea d’arresto.
  • Si prega di rimanere entro i confini della città.
  • La lezione inizia entro pochi minuti.

Spero che il post vi sia piaciuto, ci vediamo presto con altri post interessanti.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

Ci mancherebbe (altro)!

Gli stranieri che vivono in Italia da qualche tempo avranno ormai capito il significato delle espressioni “ci mancherebbe” e “ci mancherebbe altro”, ma cosa vogliono dire esattamente?


Nella lingua italiana, come si sa, esistono delle espressioni molto particolari che sono difficili da tradurre in altre lingue: “ci mancherebbe”/”ci mancherebbe altro!” fanno parte di questo gruppo. Come avrete già sicuramente intuito, si trattata di registri tipici del linguaggio colloquiale, cioè parlato.

1) L’espressione “Ci mancherebbe!” è usata, normalmente, quando qualcuno ti dice grazie o ti chiede un favore:

  • Grazie di cuore di avermi aiutata a mettere a posto la casa.
  • Figurati, ci mancherebbe! Ho visto che eri stanca.

(In questo contesto, possiamo anche rafforzare l’idea usando figurati!)

  • Possiamo venire da voi domenica pomeriggio per un caffè?
  • Certo, ci mancherebbe! (nel senso che non si deve nemmeno chiederlo)

2) Tuttavia, se aggiungiamo il vocabolo altro, il significato sarà molto diverso: Ci mancherebbe altro! viene usato per dire che un fatto/avvenimento negativo non deve/dovrebbe succedere:

  • Speriamo che non cancellino il nostro volo.
  • Ci mancherebbe altro!

La possiamo usare anche per evidenziare che una cosa/un impegno non deve essere messo in dubbio:

  • Quindi, riesci a consegnarmi la monografia venerdì pomeriggio?
  • Certo, ci mancherebbe altro!

Spero che il post vi sia piaciuto! Fateci sapere nei commenti se esiste un’espressione simile nella vostra lingua madre.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

 

 


Aspetti culturali dell’Italia: formalità x informalità

Hai deciso di studiare la lingua italiana? Ecco alcuni aspetti importanti che dovresti sapere sulle relazioni sociali/interpersonali e sulle forme di trattamento formale e informale.


Potrebbe non essere rilevante per molte persone, ma per gli italiani è essenziale sapersi mettere al proprio posto! Per noi brasiliani, per esempio, che non appena conosciamo una persona, ci mettiamo a raccontare tutta la nostra vita, cioè morte, vita e miracoli, questo approccio potrebbe rappresentare un vero e proprio problema esistenziale. Dunque, prima di approdare per la prima volta in Italia, sia come turisti sia come studenti, è meglio informarsi su certe abitudine culturale.

Uno dei dilemmi più grandi per chi studia l’italiano, soprattutto per chi parla lingue dove non c’è una netta distinzione tra formale e informale come l’inglese, è sapere quando usare l’una e quando usare l’altra, cioè quando dare del tu o dare del Lei (quest’ultimo scritto con la L maiuscola). Ecco alcuni suggerimenti per evitare di sbagliare quando andrai in Italia o interagirai con gli italiani:

TU – si usa in tutti i contesti informali: tra amici, in famiglia, con i bambini, o anche tra stranieri coetanei, tra i quali è normale che nasca l’amicizia dopo qualche ora di conversazione.

 Prima di approdare per la prima volta in Italia sia come turisti sia come studenti è meglio informarsi su certe abitudine culturale.

LEI – è usato tra gli adulti sopra i quaranta, quando si parla con una persona anziana, o in contesti formali, quando si ci rivolge a persone gerarchicamente superiori a noi (capo, insegnante, ecc.). È buona norma usare un trattamento formale anche quando si parla con un cameriere, un commerciante, un receptionist, anche se sono più giovani di noi. Lo stesso vale per le telefonate, quando abbiamo bisogno di informazioni o servizi. Ricorda: l’operatore dall’altro capo della linea non ci ha mai visti!

Tuttavia, parlando della mia esperienza personale vivendo in Italia o interagendo con italiani qui in Svizzera, non sono state poche le occasioni in cui ho sentito dopo qualche ora o giorno: “possiamo darci del tu”? Cioè, “possiamo usare un trattamento informale”? Una volta rotto il ghiaccio, quindi, i rapporti saranno molto più rilassati e ci sentiremo molto più a nostro agio.

Spero che il post vi sia tornato utile, alla prossima con altri aspetti culturali del Bel Paese!

Claudia V. Lopes

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Modi di dire della lingua italiana

Ciao a tutti!

Ecco l’ultima novità di Affresco della Lingua Italiana: una pagina totalmente dedicata ai modi di dire (ovviamente non tutti) per aiutarvi ad arricchire il vostro vocabolario quotidiano. Alla fine di ogni sezione, troverete un formulario in cui vi chiedo di suggerirne altri che conoscete e sono si trovano nella nostra lista.

Allora, cliccate sull’immagine sottostante per scoprirne di più!

Buona lettura!
Claudia 💛

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Buon San Valentino!

Ciao a tutti! In quasi tutto il mondo, oggi si festeggia il Giorno degli Innamorati, conosciuto anche come Il giorno di San Valentino. Vi siete mai chiesti, però, qual è origine di questo giorno così speciale? Questa festività prende il nome dal santo e martire cristiano San Valentino da Terni, un comune italiano, capoluogo dell’omonima provincia, in Umbria. NelContinua a leggere “Buon San Valentino!”

Lettura di Poesia – La Guarigione di Vera Lúcia de Oliveira

Ciao a tutti! Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani), residente da molti in Italia. Attualmente insegna Lingua e letteratura portoghese e brasiliana presso l’Università degli Studi di Perugia. Nel corso della sua vita poetica, Vera ha pubblicato diversi libri di poesia, molti dei quali hanno ricevuto riconoscimento nazionale e internazionale sia in Brasile sia in Italia.Continua a leggere “Lettura di Poesia – La Guarigione di Vera Lúcia de Oliveira”

I giorni della settimana in italiano con audio!

Ciao a tutti! Sapevate che quasi tutti i giorni della settimana in italiano derivano dai nomi dei pianetti e dalle loro divinità? I giorni della settimana: Lunedì – il giorno della Luna Martedì – il giorno di Marte Mercoledì – il giorno di Mercurio Giovedì – il giorno di Giove Venerdì – il giorno di Venere Sabato – dal latino Sabbatum, giornoContinua a leggere “I giorni della settimana in italiano con audio!”

Come si salutano gli italiani?

Esistono tanti modi per salutarsi in Italia, dai più formali ai più informali; i loro usi dipendono dall’età e dal livello di confidenza che abbiamo con i nostri interlocutori.


In Italia, le persone si salutano con un gesto, con una stretta di mano (ovviamente, prima della pandemia) oppure con un bel sorriso. Gli italiani sono conosciuti in tutto il mondo per la gestualità e l’espressività corporea: hanno, infatti, una particolare attitudine nel parlare con le mani. Il saluto, inoltre, cambia a seconda dell’interlocutore, del momento della giornata e delle circostanze. Come vedremo, non ci sono regole fisse nell’utilizzo dei saluti, considerando che esistono delle varianti regionali e anche personali che li determinano.

La forma di saluto e di augurio standard (formale e informale) che si usa in Italia durante la mattinata, quando incontriamo o ci congediamo da qualcuno, è “buongiorno”, ma possiamo anche dire “buondì” o “dì”, anche se li dovremmo usare con persone con le quali abbiamo almeno un po’ di confidenza. Tuttavia, esiste il più informale “ciao”, che non può essere usato in tutte le situazioni, poiché è un modo assai confidenziale di salutare, sia quando arriviamo sia quando andiamo via. Possiamo dire “ciao” soltanto agli amici e ai nostri familiari ed è un saluto che va bene sempre, sia di mattina, pomeriggio, sera o notte. Ma la lingua italiana ci dà anche altre possibilità per congedarsi in modo informale! Esistono, per esempio: “a presto!”, “a domani!”, “alla prossima!”, “ci vediamo!”, “a risentirci!”.

Il saluto, inoltre, cambia a seconda dell’interlocutore, del momento della giornata e delle circostanze.

Quando siamo incerti su quale registro usare (cioè formale o informale) possiamo rincorrere al saluto neutro “salve” (dal latino salvus), che un tempo era usato dalla gente come augurio di buona salute. La buona notizia è che lo possiamo usare in tutti momenti della giornata per salutare tutte le persone che incontriamo.

Il periodo che va dal mezzogiorno al tramonto del sole è chiamato “pomeriggio”, dall’una alle cinque circa. Quindi, durante queste ore del giorno diciamo “buon pomeriggio”, che, tuttavia, è una forma saluto ormai rara, quasi esclusivamente usata in televisione e nella letteratura.

É difficile stabilire il momento della giornata in cui si passa dal “buongiorno” al “buonasera”, poiché la percezione del tempo varia molto da persona a persona e da una regione all’altra: in Toscana, per esempio, la gente si saluta con “buonasera” già dal primo pomeriggio. In Sardegna, invece, la gente si saluta con “buonasera” subito dopo il pranzo, a prescindere dall’ora in cui ha finito di mangiare! Per l’ultima parte della giornata l’italiano ci offre due possibilità: “buonasera” e “buonanotte” – saluti considerati leggermente più formali, ma che possono essere usati anche in situazioni informali. Non sono rare le volte in cui sentiamo una forma mista del tipo “Ciao, buongiorno!” o “Ciao, buonasera!”, che stabilisce, fin dai primi momenti, un tono informale. Tuttavia, “buonanotte” si utilizza esclusivamente per augurare un sereno riposo all’interlocutore oppure se noi stessi intendiamo andare a dormire, congedandoci dalla persona con cui stiamo parlando. Se decidiamo di continuare la serata da qualche altra parte, possiamo anche dire “buona serata”, “buona nottata” o “buon proseguimento.

Ciò nonostante, le formule di congedo mediamente più utilizzate dagli italiani sono “buona giornata” e “buona serata”. A quanto pare, sono espressioni che assumono un’importanza maggiore dei più comuni “giorno” e “sera”, perché coinvolgono non una porzione del tempo, ma tutto l’arco della giornata, cioè le 24 ore, compresi lavoro, vita personale, divertimento ecc.

Non sono rare le volte in cui sentiamo una forma mista del tipo “Ciao, buongiorno!” o “Ciao, buonasera!”, che stabilisce, fin dai primi momenti, un tono informale.

Un’altra espressione di saluto (formale e informale) molto usata tra persone che si separano con la certezza o la speranza di rivedersi è, appunto, “arrivederci”. Il termine “arrivederci” ha un’aria formale, poiché non lo usiamo mai quando ci congediamo da un amico o familiare. Quando ci rivolgiamo a una persona con la quale non abbiamo confidenza oppure che ha una certa età, usiamo la forma più cortese “arrivederla”, adoperata sia per la donna sia per l’uomo.

L’interiezione “addio” è una forma di saluto un po’ in disuso ed è utilizzata nell’italiano standard come saluto enfatico, quando ci separiamo da qualcuno in modo definitivo. In toscana “addio” é usato dalle persone più anziane con il senso di “arrivederci”.

Arrivederci e alla prossima!

Claudia V. Lopes


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Videoaula sulle paroline magiche “Anzi”, “Eh” e “Eh sì”

Ciao a tutti! Come promesso la volta scorsa, continueremo il nostro approfondimento per quanto riguarda l’uso di alcune interiezioni ed espressioni. Anzi Come avverbio, con valore temporale, significa prima, usato solo nella locuzione poc’anzi e nel composto anzidetto. Più usata come congiunzione testuale (sempre dopo una frase di senso negativo) vuol dire invece, al contrario:Continua a leggere “Videoaula sulle paroline magiche “Anzi”, “Eh” e “Eh sì””