Arriva la Befana!

Ciao a tutti!

Domani in Italia si commemora una delle feste più amate dai bambini: la Befana!

Il termine befana deriva dal latino epiphanĭa che è, appunto, il nome popolare dell’Epifania, una festa cristiana celebrata dodici giorni dopo il Natale, esattamente il 6 gennaio.

Strega, Male, Pauroso, Sinistro, Halloween, Volano, Cat

L‘Epifania tutte le feste le porta via è un proverbio molto popolare in Italia di sfondo religioso, che si riferisce alla manifestazione di Gesù ai Re Magi. Ecco perché è diventata una tradizione, a loro ricordo, fare dei regali ai bambini e, in tempi recenti, anche agli adulti:

A) I bambini aspettavano con impazienza la Befana.
B) Per la Befana il marito le ha fatto trovare due biglietti per Parigi.

Ma chi è la Befana? È la personificazione dell’Epifania, la vecchietta bruttissima ma benefica, che scende di notte per la cappa del cammino e lascia nelle scarpe o nelle calze dei bambini buoni doni e dolciumi. Attenzione, a quelli cattivi la Befana lascia dei pezzi di carbone!

Il termine befana, adoperato in senso figurato, indica sia una donna brutta sia i regali che si fanno in occasione dell’Epifania:

A) S’è sposato quella befana!
(raramente si usa per il maschio “befano”, cioè uomo brutto).

B) Che bella befana hai fatto ai bambini!

Strega, Gatto Nero, Scopa, Halloween, Scuro, Terrore
Due versioni della filastrocca della Befana:

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:
Viva, viva la Befana!

La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
porta un sacco pien di doni
da regalare ai bimbi buoni.

Ne conoscete altre?

Non vi dimenticate di lasciare un piattino con dei dolcetti, qualche mandarino e un bicchiere di vino alla Befana, altrimenti non vi lascerà nulla.

Buona Befana a tutti!

Claudia V. Lopes

Come si festeggia il Nuovo Anno in alcuni Paesi?

Paesi che vai usanze che trovi! Avete sicuramente sentito questo proverbio italiano, magari esiste uno simile nella vostra lingua madre


Vi siete mai chiesti come si festeggia l’arrivo del Nuovo Anno in altri Paesi? Quali sarebbero le loro tradizioni? La data è sempre la stessa? Cosa mangiano? L’articolo che leggerete adesso è la traduzione, fatta da me, di un testo in lingua tedesca facente parte del libro “Deutsch in der Schweiz”. In realtà, sono piccole interviste con i nativi di alcuni Paesi.

Fuochi D'Artificio, Vigilia Di Capodanno, Capodanno
  • In Colombia la gente celebra l’arrivo del nuovo anno in un modo molto particolare: verso la fine di dicembre, carta, stracci e vecchi vestiti vengono trasformati in una grande bambola, di seguito, messa seduta su una sedia fuori casa per alcuni giorni. Piccoli fogli di carta (testamentos) sono appesi accanto alla bambola, sui quali scriviamo gli avvenimenti negativi dell’anno vecchio e gli auguri per quello nuovo. C’è festa ovunque il 31 dicembre; balliamo tra di noi e anche con la bambola! Poco prima di mezzanotte, la bambola viene data alle fiamme, così si crea un bel falò e si brucia anche l’anno vecchio.  (L. Ponce, 28 anni)
  • In Sri Lanka la festa di Capodanno si chiama Nava-Varsha e si svolge in primavera, secondo il calendario occidentale. Festeggiamo questo giorno con la famiglia e mangiamo una specialità a base di riso, zucchero, latte di cocco e noci. Questo cibo è dolce come la vita!  Dopo cena, andiamo al tempio a pregare e ad augurarci un Felice Anno Nuovo. Nel giorno di Capodanno indossiamo vestiti nuovi, poiché è così che dimostriamo di essere pronti per qualsiasi nuovo avvenimento. (V. Nadarasa, 24 anni)
Anno Nuovo, Giorno Di Capodanno, Fuochi D'Artificio
  • In Spagna, a Capodanno, c’è una tradizione molto interessante: quando le campane suonano 12 volte a mezzanotte, mettiamo un’uva in bocca ogni qualvolta la campana suona, così auguriamo cose buone per il nuovo anno. Tuttavia, in ben poco tempo, abbiamo la bocca piena di uva e non riusciamo a più parlare. C’è sempre molto di cui ridere. (J. Martinez, 21 anni)
  • Per noi, musulmani in Marocco, il nuovo anno inizia il primo di Muharram. Questo è il primo giorno del calendario lunare islamico. Un anno lunare è circa 11 giorni più corto di un anno solare. E così il capodanno islamico viene festeggiato in una data diversa rispetto a quello cristiano.  Ad esempio, nel 1999 dC abbiamo celebrato il capodanno il 17 aprile e nel 2000 dC 11 giorni prima, il 6 aprile. In questa data iniziò per noi l’anno 1421. Il capodanno non è una grande festa per noi, a dire il vero, non abbiamo una grande festa a cavallo dell’anno. I bambini ricevono dei dolci il 1° di Muharram e in questo giorno si possono ascoltare storie sull’Hejra, il volo di Maometto dalla Mecca a Medina. (A. El Arja, 39 anni)
Fuochi D'Artificio, Celebrazione, Astratto, Arte
  • In Italia, il 31 dicembre, indossiamo sempre la biancheria intima rossa. Questa è una tradizione in molte regioni d’Italia, perché siamo convinti che la biancheria intima rossa porti fortuna nel nuovo anno – e fa bene all’amore! Festeggiamo il capodanno con gli amici. C’è un proverbio dice: “Natale con i tuoi, capo d’anno con chi vuoi”. Di solito, sono con i miei amici a Capodanno, mangiamo insieme e guardiamo la TV; a mezzanotte brindiamo con lo spumante e ci auguriamo il meglio per il nuovo anno. La maggior parte delle volte telefoniamo ai nostri genitori e auguriamo loro buona fortuna per il nuovo anno. (L. Crivelli, 21 anni)
  • Quest’anno non sono stato in Kosovo a Capodanno, l’ho festeggiato in Svizzera. Mio padre ha comprato dei petardi e tre videocassette appositamente per questa festa. I nastri erano in albanese con tanti canti e balli. Il 31 dicembre sono venuti a casa nostra il nostro prozio e molti parenti. Abbiamo guardato i video insieme prima di cena, a base di formaggio, pasta e carne. A mezzanotte siamo usciti tutti fuori, abbiamo fatto esplodere i petardi e ci siamo augurarci un felice anno nuovo. (M. Elshani,19 anni)
Fuoco D'Artificio, Razzo, Capodanno, Pirotecnici
  • Il capodanno è molto importante in Giappone, è una festa di famiglia. In questa occasione, abbiamo tre giorni liberi. L’ultimo giorno dell’anno puliamo tutte le stanze, solo quando tutto è veramente pulito siamo aperti e pronti per l’energia vitale del nuovo anno. Il 31 dicembre le donne cucinano principalmente Toshi koshi soba, un tipo di tagliatelle lunghe, così come lo è la vita. A mezzanotte le grandi campane del tempio suonano 108 volte: 8 volte nel vecchio anno e 100 volte nel nuovo anno. Il 1° gennaio riceviamo sempre tante cartoline di auguri. Il 2 e il 3 gennaio abbiamo tempo anche per le visite. Il capodanno in Giappone è molto bello. (S. Nakano, 36 anni)
  • Cuba puliamo accuratamente l’appartamento il 31 dicembre, dopo di che prepariamo il cibo: riso e fagioli con maiale fritto, radici di yucca e insalata di pomodori. Mangiamo abbastanza tardi, intorno alle 23:00. È tardi, ma non vogliamo iniziare il nuovo anno affamati. A mezzanotte, cioè esattamente 00:01, molte persone versano un secchio d’acqua per strada, dicono che porti fortuna, così tutto il male dell’anno vecchio viene lavato via.  (D. Castro, 45 anni)

Spero che il post vi sia piaciuto. Se volete, fateci sapere nei come festeggiate, normalmente, l’arrivo del nuovo anno nei vostri Paesi.

Vi auguro un bellissimo e sereno 2021, con tanta salute, prima di tutto. E non dimentichiamo di pregare per tutte le persone che sono andate via vittime del Covid19.

Claudia V. Lopes

Nuovo Giorno Anno, Capodanno, Natale, Vacanza

Come augurare un buon anno in italiano?

Cari amici e care amiche,

Fra qualche giorno finirà il 2020 che sembra davvero un anno infinito, considerando l’incubo che abbiamo vissuto e ancora viviamo per via della pandemia. Tuttavia, dobbiamo cercare di essere positivi e di non perdere la speranza. Quindi, vi propongo qualche frase per augurare un Buon Anno Nuovo, che potete usare nei vostri post sui media e nelle cartoline:

Festeggiare, Toast, Champagne, Celebrazione, Alcool
  • Ti auguro che il nuovo anno ti/vi porti tantissima gioia! Auguri!
  • Che l’anno nuovo sia per te/voi il migliore! Auguri!
  • Possa l’anno nuovo portare tante belle novità nella tua/vostra vita, Auguri!
  • Che questo sia l’anno “buono”! Auguri!
  • Tantissimi auguri di buon anno!
  • Ti/Vi auguro che quest’anno tu possa/voi possiate realizzare i tuoi/i vostri desideri, raggiungere i tuoi/i vostri obiettivi e sentirti/sentirvi soddisfatto/i!
  • Ogni anno che passa ci lascia un’esperienza in più, possa quello nuovo portarti/vi solo esperienze positive! Auguri
  • Questo augurio è una scatola piena d’amore, avvolta con gioia, sigillata con un sorriso e inviata con un bacio. Buon Anno!
  • Ti/Vi auguro un anno che sia proprio come tu lo desideri!
  • È tempo di lasciarsi alle spalle il passato e dedicarsi a un nuovo inizio. Felice anno nuovo!
  • Sii sempre in guerra con i tuoi vizi, in pace con i tuoi vicini, e lascia che ogni nuovo anno ti trovi un uomo migliore. (Benjamin Franklin)
  • L’Anno che sta arrivando, tra un anno passerà…” (cit), l’augurio è di ritrovarci sempre insieme, a sorridere e abbracciarci, auguri!
  • Questo augurio è una scatola piena d’amore, avvolta con gioia, sigillata con un sorriso e inviata con un bacio. Buon Anno!
  • Sia per te/voi un anno ricco di soldi, gioia, amore e soddisfazioni!
  • Lascia/lasciate indietro le cose brutte dell’anno appena trascorso e porta con te/voi solo le belle e gli insegnamenti ricevuti! L’anno nuovo sarà migliore di quello trascorso!
  • Ti/Vi auguro, di cuore, 365 giorni pieni di sorrisi!
  • Ti/Vi auguro, con tutto il cuore, che quest’anno sia speciale per te/voi, che tu/voi riesca/riusciate a raggiungere i tuoi/i vostri obiettivi! Auguri!
  • Auguro un felice anno nuovo, pieno d’amore e di pace, a te e a tutta la tua famiglia!
  • Sii felice, oggi e per tutto l’anno prossimo! Auguri!
  • Che i prossimi 365 giorni siano sereni e armoniosi, auguri!
  • Non ti/vi faccio auguri stratosferici, ti/vi auguro la serenità che solo l’amore, in tutte le sue forme, riesce a dare, la soddisfazione professionale, i soldi che bastano per i tuoi/i vostri desideri! Auguri!
  • Non preoccuparti/vi di ciò che non hai/avete raggiunto l’anno scorso. Questo nuovo anno sarà l’occasione per fare di più. Tanti auguri!

Ovviamente, queste sono tutte frasi fatte ma lo spirito principale del Nuovo Anno che sta per arrivare è quello di non perdere mai la speranza, anche quando tutto attorno a noi sembra crollare. I momenti difficili ci sono e ci saranno sempre, ognuno di noi ha i propri problemi personali, però, la pandemia ci ho mostrato che siamo veramente tutti sulla stessa barca.

Vi auguro con tutto il mio cuore un Felice, Splendido e pieno di Realizzazioni

Anno Nuovo, Calendario, 2021, Tipografia, Colorato
Nuovo Giorno Anno, Capodanno, Champagne, Vino, Regalo

Claudia V. Lopes

Buone Feste a tutti voi!

Cari amici e care amiche,

Ormai siamo alla vigilia di Natale e vorrei auguravi che lo passiate serenamente e in famiglia, per quanto sia possibile.

Il Natale non è soltanto una festa cristiana che celebra la nascita di Gesù, detta anche “Natività”; per la maggior parte delle Chiese cristiane occidentali e greco-ortodosse cade il 25 dicembre. Le Chiese ortodosse orientali, ortodosse-slave e copte lo festeggiano il 6 e il 7 gennaio rispettivamente, poiché seguono il calendario giuliano.

So che professate religioni diverse, ma vorrei che il Natale fosse per ognuno di voi sinonimo di nascita, di rinascita e di vita. Dunque, che lo spirito natalizio possa fiorire dentro ognuno di voi, che il suo significato vada oltre allo scambio di regali e alle luci che illuminano le città e le nostre case.

Buon Natale!

Claudia V. Lopes

Agrifoglio, Ornamento, Holiday, X Mas, Babbo Natale

Videoaula sulle paroline magiche “allora!” e “dai! /ma dai! /e dai!”

Ciao a tutti!

Oggi inizieremo una serie di post denominati “Le paroline magiche” in cui tratteremo alcune interiezioni che hanno sfumature di significato molto particolari, usate spesso dagli italiani nei dialoghi quotidiani.

Siete pronti?

Allora

(avv.) – ha funzione di connettivo testuale (a volte preceduto da e o ma), significa “dunque”, “in tal caso”, “perciò”: la festa era noiosa e allora siamo andati via; se parli così, allora sì che mi offendo!; frequentemente in frasi esortative (imperative o interrogative) per cominciare o riprendere un discorso: e allora sei pronto? ; prendi una decisione, allora!; in uno scambio dialogico: Allora? Allora niente, io e Carla ci siamo lasciati.

allora

Dai/e dai! /ma dai!

(escl.) – dai si usa per incitare, esortare e, a volte, anche come lieve forma di rimprovero, sinonimo forza!; non prendertela, dai!; dai, sbrigati! Così faremo tardi || ma dai! esprime incredulità, sorpresa: ho deciso di sposarmi l’anno prossimo. – Ma dai! (si posso usare anche “ma pensa!”, “davvero!?”, “non posso crederci!”;  e dai! detto a qualcuno che ci infastidisce ripetendo e insistendo sempre sulla stessa cosa, per farlo smettere.

Ma dai capo, mi sta - Meme Scan

Attenzione: non viene accentato, nonostante l’omografia con la preposizione articolata dai, probabilmente per analogia con fai, stai, sai.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Speriamo (in) bene

(…) se un allievo mi chiedesse se un’espressione, una struttura, un termine esiste o meno, se è corretto o meno, direi semplicemente: farò una ricerca approfondita, ci aggiorniamo alla prossima lezione.


Il post di oggi è stato ispirato a una vivace discussione su un gruppo WhatsApp del quale faccio parte (siamo tutti linguisti e professori/insegnanti brasiliani e italiani) sulle espressioni sperare bene e sperare in bene. Tutto ha avuto inizio a partire dalla domanda di uno dei membri su quale fosse la forma corretta o preferibile tra le due espressioni. Devo dire che, dopo quest’innocente domanda, si è creato quasi un braccio di ferro sul gruppo. Come succede normalmente in questi casi, molti di noi si sono affidati alla propria sensibilità linguistica e agli orecchi: “non ho mai sentito quest’espressione prima”, “nella mia regione/nel mio paese quest’espressione (non) viene usata” oppure “in Italia è preferibile la prima alla seconda”.

Prima di parlare di ciò che è corretto o sbagliato, vorrei fare delle considerazioni che riguardano un argomento che ci aiuta moltissimo nel momento del “giudizio finale”: la varietà linguistica. Se studiate o avete studiato l’italiano all’università, sapete esattamente a che cosa mi riferisco: una varietà linguistica è la forma di una determinata lingua usata dai suoi parlanti, e questo include dialettiaccentiregistri e stili ecc., nonché la lingua standard. Le varietà possono essere considerate a livello lessicale, regionalismi e espressioni idiomatiche, tenute spesso con riferimento allo stile o al livello formale, chiamato anche registro.

Per quanto riguarda il significato di “dialetto”, secondo Luigi Beccaria, questo non avrebbe “un valore semantico univoco ed assoluto non ambiguo né a livello di uso, né a livello di impiego scientifico” (Beccaria, Dizionario di Linguistica, 2004); il termine “lingua”, invece, viene spesso associato con la lingua standard, mentre il “dialetto” viene associato con le varietà non standard, le cui caratteristiche sarebbero meno prestigiose o “corrette” rispetto, appunto, a quella standard.

Con il passare degli anni e grazie all’affermarsi della sociolinguistica, sono stati proposti altri concetti per formalizzare i piani a seconda dei quali una lingua può cambiare.

La sociolinguistica è una banca degli studi linguistici che mette a confronto linguaggio e società, concependo la lingua come un organismo vivo, cioè non astratto e tanto meno immutabile.

Dunque, per analizzare una lingua, i sociolinguisti hanno elaborato le cosiddette “variabili” che si trovano alla base del fenomeno delle varietà linguistiche:

  • analisi diacronica – studio e valutazione dei fatti linguistici considerati secondo una prospettiva evolutiva (o sviluppo dei fatti linguistici nel tempo);
  • analisi diatopica – studio e valutazione dei fatti linguistici considerati secondo la collocazione geografica dei parlanti (provenienza o posizione geografica);
  • analisi diamesica – studio e valutazione dei fatti linguistici considerati secondo il rapporto con il mezzo que può essere fisico e ambientale, i quali costituiscono il supporto della comunicazione (testi orali, testi scritti);
  • analisi diastratica – studio e valutazione dei fatti linguistici considerati secondo il rapporto con l’estratazione e la collocazione sociali dei parlanti (provenienza socio-culturale, età, sesso, livello di istruzione);
  • analisi diafasica – studio e valutazione dei fatti linguistici considerati secondo il rapporto con il contesto situazionale in cui si dà la comunicazione ( il contesto, gli interlocutori, le circostanze o le finalità della comunicazione).

Adesso, riprendiamo le espressioni tema di questo post: sperare bene e sperare in bene (il primo bene è un avverbio e il secondo un sostantivo). Sul dizionario online Sabatini Coletti le due espressioni vengono contemplate, nonostante alcuni di noi abbiano detto che non l’avevo mai sentita oppure che si trattava di un regionalismo lombardo. A dire il vero, sul dizionario non c’è accanto l’informazione tra parentesi (reg.), cioè non si tratta di una variante diatopica:

  1. Sperare bene (anche le varianti – speriamo!, lo spero!, vorrei sperare!) espressione con cui ci si augura che accada quanto si desidera, usata alla terza persona plurale: lunedì ho l’esame di matematica, speriamo bene! (spero di passarlo)
  2. Speriamo in bene! – esclamazione che auspica esisti favorevoli, usata anche alla terza persona plurale.

Ad ogni modo, sperare di per sé è un verbo che denota fiducia, speranza, desiderio: oggi spero una bella notizia; (introdotta da di e chespero di averti aiutato con i tuoi problemi; spero che tutto finisca bene. Lo stesso vale per la forma sperare in …, che indica riporre speranza, confidare in qualcuno o in qualcosa, per cui “sperare in Dio”. Considerando tutto ciò che è stato detto, adesso conoscete tutte le sfumatura di queste due espressioni, ambedue corrette e facenti parte della lingua italiana.

La discussione si è talmente accesa (nel senso buono) che uno dei membri del gruppo ha proposto il dubbio su un altro gruppo di cui fa parte dedicato alle Lingue regionali e minoritarie d’Italia. Le risposte sono state svariate: alcune conoscevano sperare in bene, altri hanno detto che non l’avevano mai sentita, altri che addirittura non “suonava bene” e che quella più corretta su tutto territorio nazionale dovrebbe essere “speriamo bene”.

Tutto questo ci fa pensare che non esiste un monolinguismo totale e assoluto quando abbiamo a che fare con le lingue, soprattutto, quelle vive e che coesistono con altre lingue o dialetti come succede con la lingua italiana (diglossia). Le lingue cambiano/evoluiscono in continuazione a livello fonetico, fonologico, morfologico, sintattico, semantico senza che ce ne accorgiamo. E c’è un altro fattore molto importante: siamo noi i parlanti che facciamo delle scelte linguistiche, che preferiamo o prediligiamo determinati termini/espressioni/strutture piuttosto che altri.

Dopotutto, in quanto insegnante di portoghese e italiano, se un allievo mi chiedesse se un’espressione, una struttura, un termine esiste o meno, se è corretto o meno, direi semplicemente: farò una ricerca approfondita, ci aggiorniamo alla prossima lezione.

Claudia V. Lopes

Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BECCARIA, Gian Luigi, Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica. Torino, Einaudi, 2004.

“Tavolo” o “Tavola”?

Ciao a tutti!

Il nostro post di oggi riguarda l’uso dei vocaboli “tavolo” e “tavola”. Chi studia la lingua italiana da qualche tempo si sarà già chiesto quale sarebbe quello corretto o più utilizzato: entrambi i vocaboli sono corretti, tuttavia, c’è una differenza specifica tra di loro.

Tavolo, Di Legno, Scrivania, Mobili, Aula, Legno
tavolo da cucina

Il vocabolo “tavolo” è usato per far riferimento al mobile in generale:

  • tavolo da cucina
  • tavolo da biliardo
  • tavolo da disegno
  • tavolo di commando
  • tavolo di manovra
  • tavolo di commutazione
  • tavolo da tennis
  • tavolino (dim.)
Tavolo, Preparazione, Impostare, Natale, Vacanze, Donna
apparecchiare la tavola

Con il vocabolo “tavola” si intende solitamente la “tavola pronta”, dove consumiamo i nostri pasti quotidiani, dalla colazione alla cena:

  • apparecchiare la tavola (non si dice “apparecchiare il tavolo!!!)
  • sparecchiare la tavola
  • portare, servire in tavola (le vivande e le bevande)
  • il pranzo è in tavola
  • andare, mettersi o sedersi, essere o stare a tavola (si dice che stare in tredici a tavola porti sfortuna…)
  • a tavola! (per avvisare che il pranzo/la cena è pronto/a)
  • biancheria da tavola (tovaglie e tovaglioli)
  • servizi da tavola (piatti, posate, bicchieri)
  • tavola calda e tavola fredda (varietà di cibi e piatti caldi o freddi che si consumano, quando si vuole mangiare velocemente e in modo semplice, nei luoghi pubblici – bar e ristoranti, soprattutto nelle stazioni e negli aeroporti – in piedi o seduti su panchine alte allo sportello o al tavolo)
  • tavola rotonda (quella di Re Arturo e i suoi cavalieri)

(traduzione dal post “tavolo” o tavola” di mia autoria pubblicato sul blog Dicas de Italiano, 2016)

Arrivederci e alla prossima!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Gli italiani visti dall’Europa e viceversa: le mappe degli stereotipi

La verità è che viviamo in un mondo in cui tutti dicono di accettare le differenze, ma quello che facciamo spesso è solo tollerare chi (o cosa) non segue gli standard stabiliti dalla società in cui siamo inseriti.


Da qualche anno circola in rete una serie di mappe, soprattutto sul Facebook che, in un primo momento, ci fanno ridere ma, in effetti, non hanno niente di divertente. Chi non ha mai avuto pregiudizi verso alcune persone o addirittura nazioni, creando dei veri e propri stereotipi? Potrei dire che tutti noi. La verità è che viviamo in un mondo in cui tutti dicono di accettare le differenze, ma quello che facciamo spesso è solo tollerare chi (o cosa) non segue gli standard stabiliti dalla società in cui siamo inseriti. Il più delle volte, creiamo per noi stessi e per gli altri stereotipi che si tramandano di generazione in generazione, che danno a noi e agli altri un profilo e un’immagine che traducono indirettamente ciò che siamo per davvero.

Nel 2010 il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo molto interessante, scritto dal giornalista Francesco Tortara, sull’artista bulgaro Yanko Tsvetkov, che ha mappato i “luoghi comuni” radicati nel Vecchio Continente, da tempo immemorabile, raccontando come i cittadini appartenenti alle diverse Nazioni che fanno parte dell’Unione Europea si vedono a vicenda. Il suo tentativo si è trasformato ben presto in un grande successo in rete: oltre un miliardo di utenti hanno potuto ammirare la serie di mappe chiamata Mapping stereotypes.

Come gli italiani vedono l’Europa? In effetti, una delle prime mappe è dedicata a questo tema. Il modo in cui gli italiani vedono i loro vicini non è uno dei migliori e tanto meno gratificante: dai vicini francesi, gli italiani apprezzavano e conoscevano, a quel tempo, la premiere dame Carla Bruni”; dalla Spagna riconoscono l’affinità culturale con l’Italia, poiché il paese iberico è indicato come la terra dai dialetti italiani; il Portogallo, a sua volta, è ammirato per la sua consanguineità con il Brasile. Contutto, gli stereotipi si intensificano (o peggiorano) man mano che ci spostiamo verso est: l’Ungheria, ad esempio, è il Paese delle pornostar; la Romania, quello dei ladri; la Bulgaria, quello delle baby-sitter, mentre i Paesi dell’ex Jugoslavia sono terre inesplorate e sconosciute. La Russia è conosciuta, praticamente, per il gigante Gazprom, da cui lo Stato Italiano acquista l’energia destinata al riscaldamento nel periodo invernale. L’Ucraina è il paese delle donne con le trecce; la Polonia, da parte sua, rimarrà per sempre il Paese del Papa. Per quanto riguarda le nazioni più a nord dell’Europa, l’Inghilterra è il Paese dello stadio di Wembley, il Belgio, grazie alla sua capitale, Bruxelles, la terra dell’Unione Europea e i Paesi Bassi la nazione in cui la marjuana è libera.  

L’Europa per gli italiani

E la Svizzera? Come non potrebbe essere altrimenti, è vista come il paese degli orologi a cucù e della cioccolata, mentre i tedeschi sono i clock addcts, cioè nevrotici per precisione o dipendenti dagli orologi. La Svezia è la terra della Volvo; la Finlandia, della Nokia; la Danimarca, il territorio dei Vichinghi; e, infine, la Turchia, vista come il Paese delle danzatrici del ventre.

Però, lo stereotipo più eclatante è la divisione “apparente” dell’Italia, dove il nord è indicato come Repubblica italiana, mentre parte del centro e del sud sono definiti come Etiopia e la Sicilia come Somalia.

E come l’Italia è vista dai suoi vicini e dagli Stati Uniti? La situazione non migliora più di tanto se guardiamo le altre mappe e riflettiamo sugli stereotipi che gli Stati Uniti ed Europa usano per definire l’Italia e gli italiani. Indiscutibilmente, per gli americani (e non solo), l’Italia è sinonimo di mafia e padrini; basta pensare al film epico Il padrino, di Francis Ford Coppola, con le bellissime interpretazioni di Marlon Brando e Al Pacino. Per i francesi gli italiani sono i cugini chiassosi e rumorosi; per i tedeschi è la terra della pizza e dei musei; per i bulgari è la terra degli spaghetti. L’Inghilterra si unisce al resto del continente, definendo l’Italia come l’Impero Federale e diabolico d’Europa.

L’Europa secondo gli americani

La lista è infinita. In fondo, gli stereotipi con cui viviamo quotidianamente si rinnovano a ogni momento, al punto che, quando ci riferiamo a una determinata Nazione, lo facciamo attraverso uno o più stereotipi consolidati e cristallizzati nel tempo. Il più delle volte, non sappiamo nemmeno perché diciamo, ad esempio, che i russi sono, fino ad oggi, comunisti. Molti non conoscono nemmeno il concetto di comunismo. Tuttavia, come possiamo vedere nella mappa sopraindicata, non solo l’Italia e gli italiani sono vittime di pregiudizi e luoghi comuni. Ad esempio, gli americani vedono i francesi come persone maleodoranti, i russi saranno sempre comunisti, i tedeschi sono cultori della pornografia spinta e così via.   

Le mappe dei pregiudizi – Yanko Tsvetkov

Indiscutibilmente, per gli americani (e non solo), l’Italia è sinonimo di mafia e padrini; basta pensare al film epico Il padrino, di Francis Ford Coppola, con le bellissime interpretazioni di Marlon Brando e Al Pacino.

Europa versus Italia è un video che ha circolato a lungo in rete, creato da Bruno Bozzetto, il quale affronta diverse situazioni tipiche del settore politico e sociale.  È interessante rendersi conto che gli stereotipi, oggetto di ispirazione per la creazione di questo video, nascono da situazioni con cui gli italiani vivono ogni giorno in Italia, considerate, in una certa misura, abbastanza normali. Qui in Svizzera ho sentito spesso degli italiani che si lamentavano, ad esempio, delle code chilometriche che devono fare alla Posta in Italia (ed è vero, ho vissuto per ben 7 anni in Italia), del ritardo dei trasporti pubblici e, chiaramente, della lunga burocrazia, situazioni che non si verificano qui nelle terre elvetiche.

(L’Europa x l’Itaia – Bruno Bozzetto)

Stereotipi a parte, non importa la nostra nazionalità. Credo che siamo tutti soggetti a comportamenti non consoni, soprattutto, quando viviamo o siamo costretti a vivere in terre straniere. Purtroppo anche noi brasiliani – soprattutto le brasiliane – siamo visti “in un certo modo”, e non solo dagli europei. Questi sono i luoghi comuni di cui abbiamo parlato in questo post, la cui unica funzione è quella di creare pregiudizi. L’importante è non dimenticare che siamo tutti – intendo TUTTI – esseri umani che condividono almeno una cosa in comune: viviamo su questo immenso e fragile pianeta chiamato Terra, che ci accoglie indipendentemente dal colore della nostra pelle, dalla lingua o dall’origine. 

(traduzione dal testo in lingua portoghese di mia autoria, pubblicato sul Forum de Língua Italiana/Dicas de Italiano, 2016)

Claudia V. Lopes

25 novembre – poesie che parlano di donne

Sono numerose le poesie che hanno come tema centrale la figura della donna, della sua lotta quotidiana, della sua forza, fragilità e umanità.

Se esiste una data per commemorare un giorno che porta con sé una carica emozionale, psicologica e fisica così pesante, che riguarda le donne di tutto il mondo, è perché esiste qualcuno che non le rispetta come essere umano, qualcuno che oltrepassa, ogni giorno, tutti i limiti possibili, immaginabili e umani.

Arte ValyB 

A prescindere se sei una donna o un uomo, ti sei mai chiesta/o perché il 25 novembre è il giorno stabilito per celebrare la Giornata internazionale della violenza contro le donne?

Il 25 novembre del 1960, nella Repubblica Domenicana, tre donne furono uccise, tre sorelle, loro si chiamavano Patria Mirabal, Minerva Mirabal e Maria Teresa Mirabal. Le sorelle Mirabelle erano attiviste politiche e furono uccise per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961). In quel fatidico giorno loro, mentre andavano a visitare in prigione i loro mariti, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di Informazione militare. Di seguito, furono condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze, furo stuprate, torturate e massacrate a colpi di bastone e strangolate. Dopo aver subito tutto questo martirio, furono gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Immagine Wikipedia

Così, nel primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotá, in Colombia, nel 1981, fu deciso che il 25 novembre sarebbe stato celebrato, ogni anno, come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Miralbel.

Una storia straziante, vero? Una storia che si ripete da tempi immemorabili. La verità è che, ancora oggi, migliaia e migliaia di donne in tutto il mondo subiscono violenza di ogni tipo: fisica, psicologica, culturale, a casa, per strada, al lavoro. Per questo, per cambiare un po’ l’atmosfera di questa giornata, vorrei commemorarla insieme a voi e alla poesia.


Poesie che parlano di donne

Cantico dei cantici, Bibbia

Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono come un gregge di capre,
che scendono dal monte Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte hanno gemelli,
nessuna di loro è senza figli.
Come nastro di porpora le tue labbra,
la tua bocca è piena di fascino;
come spicchio di melagrana è la tua tempia
dietro il tuo velo.

Tutta bella sei tu, amata mia,
e in te non vi è difetto.

Io voglio del ver la mia donna laudare, Guido Guinizzelli
Io voglio del ver la mia donna laudare
Ed assembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro a l’are,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede:

e no ‘lle po’ apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’om po’ mal pensar fin che la vede.

A tutte le donne, Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Donne appassionate, Cesare Pavese

Le ragazze al crepuscolo scendendo in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.
[…]

Tanto gentile e tanto onesta pare, Dante Alighieri

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Minasmoke - Professional, Traditional Artist | DeviantArt
Arte Minasmoke

Alla sua donna, Giacomo Leopardi

Cara beltà che amore
Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne’ campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l’innocente
Secol beasti che dall’oro ha nome,
Or leve intra la gente
Onima voli? o te la sorte avara
Ch’a noi, t’asconde, agli avvenir prepara?
[…]

Maria Teresa di Calcutta

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Arte ValyB 

Sonetto 18, William Shakespeare

Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?
Tu sei più amabile e temperato:
cari bocci scossi da vento eversivo
e il nolo estivo presto è consumato.

L’occhio del cielo è spesso troppo caldo
e la sua faccia sovente s’oscura,
e il Bello al Bello non è sempre saldo,
per caso o per corso della natura.

Ma la tua eterna Estate mai svanirà,
né perderai la Bellezza ch’ora hai,
né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà.

Corpo di donna, Pablo Neruda

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.

Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

Il serpente che danza, Charles Baudelaire

O quant’amo vedere, cara indolente,
delle tue membra belle,
come tremula stella rilucente,
luccicare la pelle!
Sulla capigliatura tua profonda
dall’acri essenze asprine,
odorosa marea vagabonda
di onde turchine,
come un bastimento che si desta
al vento antelucano
l’anima mia al salpare s’appresta
per un cielo lontano.
I tuoi occhi in cui nulla si rivela
di dolce né d’amaro
son due freddi gioielli, una miscela
d’oro e di duro acciaro.
Quando cammini cadenzatamente
bella nell’espansione,
si direbbe, al vederti, che un serpente
danzi in cima a un bastone.

Arte Irma Gruenholz

Claudia V. Lopes

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Il fenomeno dell’elisione

Forse una delle prime regole fonetiche (e ortografiche) che impariamo quando cominciamo a studiare l’italiano è l’elisione.


Ma cos’è esattamente? L’elisione è la caduta della vocale finale atona di una parola davanti alla vocale iniziale della parola seguente. Il fenomeno viene indicato graficamente con l’apostrofo (). Di norma, avviene con gli articoli determinativi lo e la (e rispettive preposizioni articolate: l’amico, l’amicaall’amico, all’amicadall’amico, dall’amica); articolo indeterminativo femminile una davanti a tutte le vocali (un’amica, un’insegnante ecc., con gli soltanto davanti a i: gl’insegnanti di italiano; si deve evitare invece con le. L’elisione, però, è meno usata al plurale (considerata rara), anche se accettabile in uso letterario: questo – quest’impegni sono davvero troppi; quest’ermo colle (Leopardi).

Tuttavia, alcuni studenti stranieri (anche italiani) hanno dei dubbi per quanto riguarda, per esempio, l’uso dell’apostrofo con i pronomi/aggettivi dimostrativi singolari questo/a, quello/a, che si possono elidere davanti a parola che comincia con vocale sia al maschile sia al femminile: quest’uomoquell’uomo, quest’orologioquell’orologio; quest’amicaquell’amica, quest’isolaquell’isola; bello/a: bell’uomo, bell’amica.

Riscontriamo il fenomeno dell’elisione anche davanti al vocabolo santo: Sant’Alberto, Sant’Agata (la scrittura “S. Antonio” è considerata sbagliata, anche se molto diffusa, dato che s. è l’abbreviazione di san, per cui San SilvestroS. Silvestro). Infine, come e ci (particella di luogo) davanti ad alcune forme del verbo essere: com’era, com’èc’è Francesco?

L’elisione non deve essere confusa con il troncamento, in quanto quest’ultimo non richiede l’apostrofo: mano – man mano; fiore – fior fiore, buono – buon Natale; quello – quel tipo; bello – quel bel tipo.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes


Bibliografia di base per l’elaborazione dei post:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BECCARIA, Gian Luigi, Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica. Torino, Einaudi, 2004.

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