La parola DONNA: origine e usi

Ciao ragazzi!

Vi siete mai chiesti l’origine della parola DONNA?

(Crediti immagine Pixabay)

La sua prima attestazione risale a prima del 1294 e viene da latino dŏmna(m), variante di domina che significa “signora, padrona”.

Ecco le varie accezioni (cioè i significati) della parola donna:

  1. essere umano adulto di sesso femminile;
  2. moglie, compagna d vita, quando preceduto dall’aggettivo possessivo (“Stasera andrò a cena con la MIA donna” cioè con la mia compagna, con mia moglie);
  3. aggettivo invariabile quando associata a nomi di professioni o cariche tradizionalmente maschili (“il sindaco donna”, “il ministro donna”, “il medico donna”);
  4. in gergo colloquiale, donna di servizio, colf, collaboratrice domestica;
  5. in gergo letterario, signora, dama;
  6. titolo di riguardo anteposto (cioè messo prima) a nomi di nobildonne;
  7. titolo anteposto ai nomi femminili in gergo regionalistico meridionale (“Donna Maria ha preparato la pasta fresca per il pranzo di domenica”);
  8. nelle carte da gioco francesi è sinonimo di regina (“donna di cuori” o “regina di cuori”).

Ora che conosciamo tutti i significati della parola DONNA, vi va di scoprire qualche locuzione polirematica?

Cos’è una locuzione polirematica?

Una locuzione polirematica è un gruppo di parole che ha un significato unitario non desumibile (che quindi non può essere capito) dal significato delle singole parole che lo compongono.

  1. Donna in stato interessante: significa donna incinta;
  2. donna a ore, donna di malaffare, donna di strada: significa prostituta;
  3. donna di mondo: significa donna brillante, donna dalla grande esperienza;
  4. donna di servizio: significa collaboratrice domestica, colf;
  5. donna in carriera: significa donna in ascesa professionale;
Donna in stato interessante
(Crediti immagine Pixabay)

Ci sono poi altri termini che fanno parte dello stesso ambito semantico (cioè dello stesso gruppo di parole con significato simile o affine) della parola donna:

  1. muliebre: aggettivo che significa “di donna”, “tipico della donna” e viene dal latino mulĭĕbre(m) derivato di mulier “donna”. Dal latino mulier derivano anche lo spagnolo mujer e il portoghese mulher, che significano sempre donna;
  2. uxorio: aggettivo che significa “della moglie”, “che riguarda la moglie” e viene dal latino uxōrĭu(m), derivato di uxor, -oris “moglie”;
  3. femmina: sostantivo che indica un individuo o un animale di sesso femminile e che deriva dal latino fēmĭna(m), vocabolo che ha dato origine anche al francese femme e al rumeno femeie.

Conoscevate già tutti i significati e gli usi della parola donna e la sua origine?

Spero che questo approfondimento vi sia tornato utile per i vostri studi,
un grande abbraccio e alla prossima! 😊

Emma De Luca

Bibliografia

  • Tullio DE MAURO, Dizionario Italiano, Paravia, 2002.
  • Paola TIBERII, Dizionario delle collocazioni, Zanichelli, Bologna, 2018.
  • Dizionario Analogico della lingua italiana, Garzanti linguistica, Lavis, 2013.
  • Dizionario di linguistica e di filologia, metrica e retorica, diretto da Gian Luigi BECCARIA, Einaudi, Torino, 2004, p. 699.

Sulla neve e sul ghiaccio con Affresco

Ciao a tutti!

Ecco la nuova scheda di Affresco della Lingua Italiana su alcuni sport invernali!

L’inverno in Europa procede con alti e bassi, nonostante le temperature siano scese tantissimo in questi giorni. Le persone incominciano a prepararsi alla settimana bianca – termine comune per una permanenza in montagna – svolta da coloro che viaggiano e visitano luoghi montani nel periodo freddo (ma anche durante le ferie scolastiche) a scopo di svago maggiormente rappresentato da sport invernali.

Ecco alcuni sport tipici di questo periodo!

Immagine di Affresco della Lingua Italiana

1) Pattinaggio di figura – conosciuto anche come pattinaggio artistico, è uno sport invernale individuale, di coppia e di squadra in cui gli atleti, dotati di pattini, eseguono sul ghiaccio degli esercizi composti da figure, passi, trottole e salti, su una base musicale

2) Slittare – la slitta è un veicolo con due lunghi pattini al posto delle ruote, usato su terreni nevosi o ghiacciati come mezzo di trasporto oppure per divertimento o sport; diminutivo: slittina, slittino;

3) Pattinaggio di velocità – è una forma di pattinaggio su ghiaccio nel quale i concorrenti devono percorrere una determinata distanza sul ghiaccio nel minor tempo possibile;

4) Sci alpino – è uno sport invernale che consiste nello scendere a valle lungo un pendio montano scivolando sulla neve grazie a un paio di sci;

5) Hockey su ghiaccio – è uno sport di squadra disputato sul ghiaccio in cui i pattinatori, attraverso l’utilizzo di un bastone ricurvo, indirizzano il puck (oppure “disco”) nella porta della squadra avversaria;

6) Snowboard – è uno sport di scivolamento sulla neve, nato negli anni sessanta negli Stati Uniti. Lo si pratica utilizzando una tavola costruita a partire da un’anima di legno e provvista di lamine e soletta in materiale sintetico, simili a quelle dello sci.

Arrivederci e buona permanenza in montagna!

Claudia Valeria Lopes

Pulcinella: modi di dire

Ciao ragazzi!

Siete pronti a festeggiare il carnevale?

Oggi scopriremo due modi di dire legati alla figura di Pulcinella, nota maschera del teatro napoletano.

(Pulcinella – crediti immagine WEB)
  1. “Essere un pulcinella”, cioè essere una persona della quale non ci si può fidare, essere un voltagabbana;
  2. “Segreto di pulcinella”, cioè evento che dovrebbe essere segreto, ma che tutti già conoscono.

Buona visione e buono studio!
Un abbraccio,
Emma De Luca.

Bibliografia

  • Tullio DE MAURO, Dizionario Italiano, Paravia, 2002,  ad vocem.
  • Giuseppe Pittàno, Frase fatta capo ha, dizionario dei modi di dire, proverbi e locuzioni di italiano, Zanichelli, Bologna, 2018, ad vocem.

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Truccarsi con Affresco!

Ciao, ragazze!

Oggi imparerete il nome di alcuni cosmetici (e non solo) molto usati dalle donne, poiché a tante piace abbellire il viso e le unghie per un appuntamento quotidiano o per un’occasione speciale.

Quindi prendete nota di questi termini!

1 – l’eyeliner: in cosmesi, liquido denso perlopiù nero usato per sottolineare il contorno degli occhi
2 – le unghie finte
3 – le ciglia finte
4 – il lip gloss/lucidalabbra: cosmetico simile a un rossetto che rende lucide e talvolta lievemente colorate le labbra
5 – il fondotinta liquido
6 – il fondotinta in polvere
7 – lo smalto
8 – il mascara: cosmetico liquido o in pasta usato per colorare ed evidenziare le ciglia (rimmel)
9 – l’ombretto
10 – la matita per le labbra
11 – il fard: cosmetico applicato per colorire le guance
12 – la matita per gli occhi
13 – il rossetto

Alcune espressioni con il termine “cosmetico”:

prodotti cosmetici

acqua cosmetica – nome generico di soluzioni alcoliche, essenze, estratti odorosi usati per lavare, ammorbidire o profumare la pelle del viso e del corpo

industria dei cosmetici

fare uso di cosmetici

negozio di cosmetici


Anna riesce a mantenere l’aspetto giovanile a forza di cosmetici.

A me piacciono tantissimo la matita per gli occhi e il mascara. Quali cosmetici vi piacciono? Fateci sapere nei commenti!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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In bagno con Affresco!

Ciao a tutti!

Oggi imparerete il nome di alcune cose che possiamo trovare in una stanza della casa in cui trascorriamo poco tempo, ma che è molto importante nella nostra vita: il bagno! Luogo sacro dove ci possiamo prendere cura di noi stessi e, tempo permettendo, rilassarci dopo una giornata di lavoro, magari dentro la vasca.

Quindi in bagno possiamo trovare:

1 – degli asciugamani per asciugarci dopo la doccia o il bagno;

2 – la bilancia per misurare il nostro peso corporeo (a volte la vorremmo buttare dalla finestra!);

3 – la carta igienica per pulirci dopo che facciamo i nostri bisogni;

4 – lo shampoo che è un detergente perlopiù liquido usato per lavare i capelli; per estensione, lavaggio dei capelli con l’apposito detergente “fare lo shampoo”;

5 – il dentifricio (o la pasta dentifricio) per detergere/lavare i nostri denti;

5 – la paperella da bagno (o di gomma) con la quale giochiamo, quando facciamo il bagno;

6 – il pettine per pettinare i nostri capelli (il pettine – i pettini);

7 – profumi che servono naturalmente a profumarci (il profumo – i profumi);

8 – la spazzola per spazzolare i nostri capelli;

9 – la saponetta che possiamo usare per lavarci il viso, le mani e il corpo;

10 – i sali da bagno per fare un bel bagno rilassante dopo una giornata intensa di lavoro;

11 – lo spazzolino da denti;

12 – la spugna (dim. spugnetta);

14 – il rasoio elettrico;

15 – la lima per i piedi per trattare dei piedi ruvidi;

16 – la cuffia da doccia, che ovviamente serve a non farci bagnare il capelli.

Buona permanenza in bagno!

Claudia V. Lopes

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Futuro semplice: formazione e uso – Video lezione

Ciao ragazzi, come state?

Oggi parliamo di futuro semplice, della sua formazione e del suo uso.

In italiano, così come accade anche in diverse altre lingue neolatine, il futuro deriva dall’

  INFINITO del verbo  
  + 
  le FORME RIDOTTE del latino volgare del verbo HABEO (avere) 

Ecco gli esempi relativi alle TRE CONIUGAZIONI italiane:

I coniugazione -ARE

AMAR(E) + *AO >  amarò >  amerò 
AMAR(E) + *AS >  amarai >  amerai 
AMAR(E) + *AT >  amarà >  amerà 
AMAR(E) + *(AB)ĒMUS >  amaremo >  ameremo 
AMAR(E) + *(AB)ĒTIS >  amarete >  amerete 
AMAR(E) + *A(BĒ)NT >  amaranno >  ameranno 

II coniugazione -ERE

COGNŌSCER(E) + *AO >  conoscerò 
COGNŌSCER(E) + *AS >  conoscerai 
COGNŌSCER(E) + *AT >  conoscerà 
COGNŌSCER(E) + *(AB)ĒMUS >  conosceremo 
COGNŌSCER(E) + *(AB)ĒTIS >  conoscerete 
COGNŌSCER(E) + *A(BĒ)NT >  conosceranno 

III coniugazione -IRE

PARTĪR(E) + *AO >  partirò 
PARTĪR(E) + *AS >  partirai 
PARTĪR(E) + *AT >  partirà 
PARTĪR(E) + *(AB)ĒMUS >  partiremo 
PARTĪR(E) + *(AB)ĒTIS >  partirete 
PARTĪR(E) + *A(BĒ)NT >  partiranno 

Ecco il video sull’argomento!

 

Fateci sapere se l’idea vi piace!

Attendiamo vostri suggerimenti per nuovi argomenti da affrontare in video!

Un grande abbraccio e alla prossima!

Emma De Luca

Bibliografia:

  • Bruno MIGLIORINI, Storia della lingua italiana, Bompiani, Milano, 2004, pp. 26-27, 70-71, 132, 149, 200-201, 209, 264, 426.
  • Giuseppe PATOTA, Nuovi lineamenti di grammatica storica dell’italiano, Il Mulino, Bologna, 2002, pp. 164-165.
  • Marcello SENSINI, Le forme della lingua, parole, regole e testi, la grammatica e la scrittura, A. Mondadori Scuola, Milano, 2010, p. 210.
  • Luca SERIANNI, Grammatica italiana, italiano comune e lingua letteraria, UTET, Tornino, 2016, pp. 395, 474-475.

Qual è la forma corretta: dimagrire o dimagrare?

Cari amici miei,

Dalla serie “non si finisce mai di imparare”, ecco che ieri mi sono imbattuta nel verbo dimagrare e ho pensato subito che si trattava di un errore di battitura, che il verbo corretto doveva essere dimagrire.

Come tanti di voi sanno, io sono brasiliana laureata in lingua e letteratura italiana e, confesso, non ho mai finito di studiare ed imparare. Ogni giorno scopro cose nuove di questa meravigliosa lingua.

Tuttavia, il mio fiuto da insegnante mi diceva di andare a controllare sul vocabolario, poiché non dobbiamo mai dare nulla per scontato. Non sono rari i casi in cui un insegnante scopre un verbo fino a quel momento sconosciuto (e non solo!) esattamente dai suoi allievi.

La verità è che capita molto spesso che gli studenti di una determinata lingua straniera usino il buon vecchio amico dizionario per studiare, dissotterrando dei vocaboli ormai caduti in disuso oppure varianti di verbi poco usati, che non sapevamo nemmeno che esistessero.

Non so esattamente come io sia arrivata alla forma dimagrare, ma il fatto è che esiste e l’ho trovata sul vocabolario!

Dimagrare è la variante meno comune del verbo dimagrire e significa diventare magro o più magro (esattamente come dimagrire). Nella sua forma intransitiva, dev’essere coniugato con l’ausiliare essere: lui è molto dimagrato negli ultimi anni. Nella sua forma transitiva, dev’essere coniugato con l’ausiliare avere: la malattia lo ha dimagrato.

Il participio presente (anche aggettivo) di dimagrare è dimagrante, cioè che fa dimagrire, adoperatissimo nella lingua italiana:

a) Anna sta facendo una dieta dimagrante, cioè povera di grassi.

b) Il dottore gli ha detto di fare una cura dimagrante.

Attenzione: Il participio di dimagrire è dimagrito e segue le stesse regole del participio dimagrato.

Conclusione: tutte le due forme sono corrette, solo che quella oggi più comune è dimagrire. A proposito, qualche giorno fa vi ho anche proposto un sondaggio su Facebook su quale sarebbe la forma corretta il cui risultato è: 96% hanno risposto dimagrire, 4% dimagrato.

Cambiando argomento: nel mio ultimo post vi ho comunicato che sarei stata un po’ assente per motivi di salute. Credo che tanti di voi hanno già capito di quale malattia si tratta, per cui capirete anche che la terapia è lunga e, a volte, debilitante. Tuttavia, ho deciso di riprendere le cose che mi fanno stare bene, cioè: imparare, scrivere bei post e interagire con voi. A breve ci saranno delle belle novità! Emma De Luca, la mia sorellina del cuore, sarà più attiva e, in questo momento, sta preparando dei bei video per voi. Se me la sentirò, registrerò anch’io qualcosa, vediamo …

Vi voglio un mondo di bene, grazie della vostra preziosa compagnia.

Claudia Lopes

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Alcune parole a voi

Cari amici e amiche,

Spero che abbiate avuto un bellissimo Natale in famiglia. Avrei già voluto scrivervi prima ma non ho avuto il tempo materiale. Per motivi di salute dovrò assentarmi un po’ dalla pagina, non so esattamente per quanto tempo. Comunque, cercherò di farmi viva ogni tanto se ci riuscirò. Vi chiedo soltanto un pensiero positivo per me e per la mia salute per il 2019.

Vi auguro un bellissimo Anno Nuovo, vi voglio un mondo di bene.

Claudia

La proposizione (frase) condizionale e il periodo ipotetico

Ciao, ragazzi!

Il titolo del nostro nuovo post, come avete visto, è “la proposizione (frase) condizionale e il periodo ipotetico”, per cui vi consiglio di dare anche un’occhiata al post sul modo condizionale che ho pubblicato l’anno scorso, va bene?

Il periodo ipotetico esprime una condizione, l’ipotesi della quale dipende l’avversarsi (o il non avverarsi) di quanto è stato detto nella frase reggente. La frase reggente (o apodosi) esprime la conseguenza che può derivare dal momento in cui viene realizzata la condizione indicata dalla frase subordinata (o protasi). Sembra complesso, vero? Ma non lo è.

            protasi = posta prima  -  apodosi = che viene dopo
           
                  Se ti togli il maglione (protasi)
                  avrai freddo (apodosi)

L'ordine (prima la protasi, poi l'apodosi) non è obbligatorio, per cui possiamo trovare nei testi e nella lingua parlata prima l'apodosi e dopo la protasi:

                 Avrai freddo (apodosi)
                 se ti togli il maglioni (protasi)

Adesso cercheremo di capire insieme attraverso l’analisi delle proposizioni sottostanti:

Se piove, restiamo a casa. (restare a casa è la conseguenza, “apodosi”)

Se ti offrissi un caffè, lo accetteresti? (accettare il caffè è la conseguenza, “apodosi”)

Se domani sarà bel tempo, andremo al mare. (andare al mare è la conseguenza, “apodosi”)

Tuttavia, secondo il grado di probabilità dell’ipotesi indicata dalla proposizione subordinata (protasi), il periodo ipotetico può essere di tre tipi:

1) Periodo ipotetico della realtà (o “certezza”)

(protasi) INDICATIVO        +           (apodosi) INDICATIVO

– Se c’è il sole, è una bella giornata.

(P.S.: quando c’è il sole la giornata è sempre bella)

(protasi) INDICATIVO          +          (apodosi) IMPERATIVO

– Se c’è forte vento, mettiti la sciarpa e la giacca.

(P.S.: è possibile che ci sia vento, quindi devi coprirti.)

2) Periodo ipotetico della possibilità (quando l’ipotesi è possibile)

(protasi) CONGIUNTIVO IMPERFETTO + (apodosi) CONDIZIONALE PRESENTE

– Se non dovessi lavorare stasera, verrei volentieri al cinema con te.

(protasi) CONGIUNTIVO IMPERFETTO + (apodosi) IMPERATIVO

– Se Anna ti chiedesse qualcosa su quanto è accaduto, dille che non ne sai nulla.

(protasi) CONGIUNTIVO IMPERFETTO + (apodosi) CONDIZIONALE PRESENTE

– Se leggessi di più, conosceresti più parole.

3) Periodo ipotetico dell’irrealtà (o “impossibilità”)

(protasi) CONGIUNTIVO IMPERFETTO + (apodosi) CONDIZIONALE PRESENTE

– Se fossi al posto tuo, non parlerei più con Carla.

(protasi) CONGIUNTIVO TRAPASSATO + (apodosi) CONDIZIONALE PASSATO

– Se lo avessi saputo prima, le avrei regato un altro genere di libro.

Nella l’italiano parlato, però, si verifica un periodo detto misto, quando nella proposizione subordinata (protasi) il verbo è al congiuntivo e nella reggente (apodosi) all’indicativo o nella protasi all’indicativo e nell’apodosi al condizionale:

– Se tu mi avessi detto che non stavi bene, rimanevo a casa.

– Se sapevo che stavi male, non sarei venuta.

Oppure la costruzione con l’indicativo imperfetto sia nella protasi sia nell’apodosi, che sarebbe meglio non usare, soprattutto, nell’italiano scritto:

– Se lo sapevo, venivo anch’io.

– Se mi alzavo prima, arrivavo in orario alla riunione.

ATTENZIONE!

È da considerare scorretta (perché d'uso dialettale) la costruzione con doppio condizionale: se ti impegneresti di più, prenderesti bei voti (forma corretta: Se ti impegnassi di più, prederesti bei voti).

Oppure la costruzione con doppio congiuntivo: se tu lo sapessi, me lo dicessi? (forma corretta: Se tu lo sapessi, me lo diresti?).

Credo che per oggi possa bastare, vero? Come avete notato, il periodo ipotetico è un argomento abbastanza complesso che richiede uno studio più attento e sistematico.

Per sdrammatizzare un po’, vi lascio questa bella canzone di Mina chiamata “Se telefonando”, così potrete approfondire le vostre conoscenze riguardo al periodo ipotetico:

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.
  7. BOTTIROLA, Giovanni e CORNO, Dario – Comprendere e comunicare. Torino, Paraiva, 1986.

 

 

Le preposizioni proprie nelle frasi implicite

Le preposizioni proprie nelle frasi impliciteCiao a tutti!

Nel nostro nuovo post parleremo delle preposizioni proprie usate per mettere in relazioni due frasi. Queste preposizioni introducono frasi (proposizioni) subordinate implicite, con il verbo all’infinito.

Attenzione: le preposizioni sono sempre semplici quando introducono una frase.

Ecco una piccola lista con degli esempi raggruppati in base al tipo di proposizione subordinate introdotte dalle preposizioni semplici:

a) Proposizione oggettiva con di

Spero di poterti aiutare oggi.

b) Proposizione soggettiva con di

Succede, a volte, di stare male.

c) Proposizione causale con di, a e per 

Mi dispiace molto di non poterti aiutare.

Sono stata sciocca a non capire ciò che stava succedendo.

Mio figlio ha ricevuto un bel regalo per aver avuto un buon voto in matematica.

d) Proposizione finale con di, a, da e per

Si prega la gentile clientela di richiedere la fattura al check-in.

– Andiamo a fare un bel giretto in città?

Hai qualcosa da leggere?

Ti chiamo domani per stabilire la data e il giorno della recita.

e) Proposizione consecutiva con di, da e per

So che sarà difficile, ma penso che la verità meriti di essere svelata. 

Sono riuscita a superare l’esame. Sono felice da morire!

– Figlio mio, sei troppo piccole per uscire la sera.

f) Proposizione condizionale con a

A sentire le sue spiegazioni, direi che non ha avuto alcuna colpa.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.