Il vocabolo “bello” come aggettivo

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi approfondiremo alcuni usi del vocabolo “bello” con ruolo di aggettivo. Spesso gli studenti stranieri trovano un po’ di difficoltà nell’usare quest’aggettivo. Quindi fate molta attenzione agli esempi!

Il vocabolo bello viene dal latino bĕllu(m) ‘carino’, in origine diminutivo di bŏnus ‘buono’, e può significare:

1) Che ha un aspetto gradevole; che piace, che suscita piacere estetico:

  • Luca è veramente un bel ragazzo (anche un buon ragazzo)
  • Mia nipote ha begli occhi.
  • In Italia ci sono dei bei palazzi.
  • A Lecce c’è una bell’architettura barocca.
  • Hai scritto un bel saggio su Pirandello. (anche un buon/ottimo saggio)

– L’anno prossimo andrò in Italia.
– Che bello!

Collage Lecce – Wikipedia

In senso generico indica ciò che è apprezzabile, ben riuscito, ben fatto, comodo, agevole ecc.:

  • Finalmente, ho trovato un bel (un buon) lavoro.
  • I bambini hanno fatto una bellissima gita scolastica.
  • I Rossi hanno comprato una bella (buona) casa.
  • Che bel profumo.
  • begli anni = gioventù
  • bella intelligenza, bell’ingegno = vivaci, acuti; persona intelligente
  • bei modi, belle maniere = cortesia, garbo, gentilezza

Proverbio: Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piaceDiminutivo: bellino, belluccio.

2) Moralmente buono; onorevole; apprezzabile:

– Carlo ha compiuto un bel gesto/una bell’azione.
– Quello che hai fatto è molto bello.

Ad Otranto c’è un bel mare.

3) Buono, sereno, calmo (detto di aspetti della natura):

  • Oggi c’è bel tempo (anche buon tempo)
  • Ad Otranto c’è un bel mare (anche buon mare, a seconda del contesto)
  • Che bella giornata! (buona giornata è l’augurio)
  • La bella stagione = primavera ed estate.

4) In alcune espressioni può avere valore rafforzativo, anche in senso ironico:

  • si tratta di una bella cifranon ti dico proprio un bel niente; è un bel pezzo d’asino; 
  • che bella figura hai fatto; bella roba!; bell’amico che è!
  • dirne, sentirne, vederne delle belle = cose spiacevoli, sgradevoli, o anche curiose strane, incredibili: es.: Nella mia vita ne ho viste delle belle.
  • questa è bella! = per esprimere stupore, meraviglia.

Vorrei fare una piccola osservazione riguardo al superlativo “buonissimo” che tanti stranieri usano al posto di altri aggettivi più adatti: ho mangiato una pizza buonissima; hai cucinato degli spaghetti buonissimi; è buonissimo questo gelato; l’allievo ha scritto un testo bellissimo (un ottimo testo, un buon testo, un testo interessante). Avrete capito, sicuramente, che il superlativo “buonissimo” è adoperato maggiormente per quanto riguarda il mangiare in generale. Per essere più sicuri dell’uso degli aggettivi in questione, consultate un buon vocabolario.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Alcune particolarità dell’imperfetto indicativo

Ciao a tutti!

Qualche tempo fa, vi ho proposto un post sull’imperfetto indicativo in cui sono stati approfonditi alcuni aspetti anche dal punto di vista etimologico. Oggi continueremo a parlare di altre particolarità legate a questo tempo verbale che sembra avere mille facce. Eccone alcune:

1) L’imperfetto storico (o narrativo), che andava particolarmente di moda nell’Ottocento e nel primo Novecento, era usato per dare un tono epico alla narrazione, ma anche per creare nei lettori la vaga impressione di una documentazione fotografica:

  • Tra il 1925 e il 1928 Moravia scriveva Gli indifferenti.
  • Wolfgang Amadeus Mozart moriva il 5 dicembre 1791.

Tuttavia, questo uso diventa sempre più sporadico, anche se lo troviamo ancora nei racconti per bambini e nei gialli:

  • C’era una volta una bella fanciulla chiamata Biancaneve.
  • Era notte fonda quando il malvivente veniva arrestato dalla polizia.
biancaneve-uccellino
Biancaneve – Crediti immagine: Walt Disney

2) Imperfetto ipotetico  è spesso adoperato per sostituire le forme verbali di altri modi come il condizionale e il congiuntivo:

  • Se arrivavi in tempo, ti raccontavo tutto. (forma colloquiale che deve essere evitata nello scrivere)

P.S.: Secondo la norma colta, la forma corretta è “Se fossi arrivato in tempo, ti avrei raccontato tutto.

Questa costruzione può essere anche usata per fare riferimento ad avvenimenti presenti, contemporanei al momento dell’enunciazione:

  • Se eri più responsabile, studiavi di più per l’esame di domani. (forma colloquiale)
P.S.: Secondo la norma colta, la forma corretta è "Se (tu) fossi più responsabile, studieresti di più per l'esame di domani".

Sinceramente, è meglio usare l'imperfetto al posto del congiuntivo che dire "se saresti più responsabile...", uso condannato e erroneo in assoluto!

3) L’imperfetto può sostituire anche il condizionale passato in un modo, a mio vedere, ottimale:

  • Perché ti sei comportato in questo modo? Non dovevi! (al posto di “non avresti dovuto.”)

Spero che l’argomento di oggi sia stato interessante e vi sia piaciuto, a breve parleremo di altri modi e tempi verbali.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes 

Lo studio dei verbi italiani per studenti stranieri a breve in tutte le piattaforme mondiali!

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

Cos’è l’apostrofo e a che cosa serve?

Ciao a tutti!

Alzi la mano chi non ha mai avuto problemi al momento di usare l’apostrofo (italiani compresi)! Cos’è l’apostrofo e quando lo dobbiamo usare?

Nell’ortografia italiana, l’apostrofo () viene usato quando occorre l’elisione (dal lat. elidĕre, comp. di ĕx- ‘via da’ e edĕre ‘danneggiare’.), cioè, la caduta della vocale atona finale di una parola di fronte alla vocale iniziale della parola successiva. L’elisione è normale con gli articoli una, lo, la, con gli aggettivi (adoperati al singolare) quello e bello: la artel’arte, una ape – un’ape, sullo usciosull’uscio, nello internonell’interno, quello uomoquell’uomo, bello uccellobell’uccello, ecc.

Da questo punto, credo che sia interessante ripassare l’uso dell’apostrofo dopo l’articolo indeterminativo. Quindi fate molta attenzione!

Un va adoperato davanti ai nomi maschili che cominciano per consonante, tranne s impura, z, x e i gruppi pn, ps, i digrammi gn, sc, con uso corrispondente a quello dell’articolo determinativo il: un libro, un giocatolo, un liquore, un elmo, ecc.

Uno va adoperato davanti ai nomi maschili che cominciano per s impura, z, x, i gruppi pn, ps, i digrammi gn, sc e la semiconsonante i, nomi che iniziano per Y come uno yoghurt, uno yacht ecc, con uso correspondente a quello dell’articolo determinativo lo: uno scivolo, uno xilofono, uno pneumatico, uno psicologo, uno gnomo, uno schiavo.

Una (un’) va adoperato davanti ai nomi femminili, elidendosi in un’ davanti a vocale (ma non davanti a i semiconsonante), con uso analogo a quello dell’articolo determinativo la: una casa, una donna, una favola, una iena, ma un’amica, un’isola, un’arena.

Il bambino è sullo scivolo! (lo scivolo – uno scivolo)

ATTENZIONE!

UN senza l’apostrofo si usa davanti a parola maschile che comincia per vocale: un uomo, un anno, un uccello. UN’ con l’apostrofo si usa davanti a parola femminile che comincia per vocale: un’amica, un’idea, un’aiuola.

L’apostrofo viene usato anche per indicare alcuni casi di troncamento nella seconda persona dell’imperativo dei verbi dare, dire, fare, stare, andare (dai – da’, dici -di’, fai -fa’, stai -sta’).

Un uomo e NON un’uomo, nessun altro e NON nessun’altro, alcun amico e NON alcun’amico, buon appetito e NON buon’appetito!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Libro sullo studio dei verbi italiani per studenti stranieri in arrivo!

Cari amici e care amiche,
Finalmente, oggi invierò alla casa editrice il manoscritto definitivo del libro di verbi per studenti stranieri che ho scritto per voi. Quindi, in una settimana circa sarà disponibile su tutte le piattaforme mondiali sia in formato cartaceo sia in formato Ebook.

In questo libro ho messo non solo la mia passione per la lingua italiana ma, soprattutto, la mia esperienza e i miei più di 20 anni di studio. La lingua italiana è diventata la mia compagna di vita, la lingua nella quale riesco a esprimere i miei più profondi sentimenti.
Auspico di cuore che questo libro sia utile per i vostri studi e che possa aiutarvi quando avrete dubbi riguardo alla coniugazione dei verbi.

Ovviamente, appena sarà del tutto disponibile, vi farò sapere!
Vi abbraccio e grazie della vostra compagnia.

Lo studio dei verbi italiani per studenti stranieri

Claudia Lopes 🧡

Le 10 poesie d’autore più belle dedicate all’estate

Ciao a tutti!

Oggi vi propongo 10 poesie d’autore sull’estate per celebrare la bella stagione, iniziata il 21 giugno dalle nostre parti. Fatemi sapere nei commenti se le poesie vi sono piaciute oppure quella che vi è piaciuta di più.

Buona lettura!

Meriggiare pallido e assorto

(Eugenio Montale)

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’e’ tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, traduttore, scrittore, filosofo, giornalista, critico letterario, critico musicale e politico italiano.

Sarà estate

(Emily Dickinson)

Sarà Estate – finalmente.
Signore – con ombrellini –
Signori a zonzo – con Bastoni da passeggio –
E Bambine – con Bambole –
Coloreranno il pallido paesaggio –
Come fossero uno splendente Mazzo di fiori –
Sebbene sommerso, nel Pario –
Il Villaggio giaccia – oggi –

I Lillà – curvati dai molti anni –
Si piegheranno sotto il purpureo peso –
Le Api – non disdegneranno la melodia –
Che i loro Antenati – ronzarono –

La Rosa Selvatica – diventerà rossa nella Terra palustre –
L’Aster – sulla Collina
Il suo perenne aspetto – fisserà –
E si Assicureranno le Genziane – collari di pizzo –

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne –
O i Preti – ripongono i Simboli –
Quando il Sacramento – è terminato –

Emily Elizabeth Dickinson nota come Emily Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) è stata una poetessa statunitense, considerata tra i maggiori lirici moderni.

Morte di una stagione

(Fernanda Pivano)

Piovve tutta la notte
Sulle memorie dell’estate.
Al buio uscimmo
Entro un tuonare lugubre di pietre
Fermi sull’argine reggemmo lanterne
A esplorare il pericolo dei ponti.
All’alba pallidi vedemmo le rondini
Sui fili fradice immote
Spiare cenni arcani di partenza
E le specchiavamo sulla terra
Le fontane dai volti disfatti.

Fernanda Pivano, detta Nanda (Genova, 18 luglio 1917 – Milano, 18 agosto 2009), è stata una traduttrice, scrittrice, giornalista e critica musicale italiana.

Estate 

(Cesare Pavese)

È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi
e dal corpo raccolto, camminando per strada.
Ha guardato diritto tendendo la mano,
nell’immobile strada. Ogni cosa è riemersa.

Nell’ímmobile luce dei giorno lontano
s’è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato
la sua semplice fronte, e lo sguardo d’allora
è riapparso. La mano si è tesa alla mano
e la stretta angosciosa era quella d’allora.
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.

È tornata l’angoscia dei giorni lontani
quando tutta un’immobile estate improvvisa
di colori e tepori emergeva, agli sguardi
di quegli occhi sommessi. È tornata l’angoscia
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse
può lenire. Un immobile cielo s’accoglie
freddamente, in quegli occhi.
Fra calmo il ricordo
alla luce sommessa dei tempo, era un docile
moribondo cui già la finestra s’annebbia e scompare.
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa
della mano leggera ha riacceso i colori
e l’estate e i tepori sotto il viviclo cielo.
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi
non dan vita che a un duro inumano silenzio.

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, traduttore e critico letterario italiano. È considerato uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo.

Estate

(Hermann Hesse)

Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e
riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.

La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell’approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione.

Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) è stato uno scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946.

Notte d’Estate

(Federico García Lorca)

L’acqua della fonte
suona il suo tamburo
d’argento.
Gli alberi
tèssono il vento
e i fiori lo tingono
di profumo.
Una ragnatela
immensa
fa della luna
una stella.

Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 19 agosto 1936) è stato un poeta, drammaturgo e regista teatrale spagnolo, figura di spicco della cosiddetta generazione del ’27, un gruppo di scrittori che affrontò le avanguardie artistiche europee con risultati eccellenti, tanto che la prima metà del Novecento viene definita la Edad de Plata della letteratura spagnola.

Oh Estate!

(Pablo Neruda)

Oh estate
abbondante,
carro
di mele
mature,
bocca
di fragola
in mezzo al verde,
labbra
di susina selvatica,
strade
di morbida polvere
sopra
la polvere,
mezzogiorno,
tamburo
di rame rosso,
e a sera
riposa
il fuoco,
la brezza
fa ballare
il trifoglio, entra
nell’officina deserta;
sale
una stella
fresca
verso il cielo
cupo,
crepita
senza bruciare
la notte
dell’estate.

Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto (Parral, 12 luglio 1904 – Santiago del Cile, 23 settembre 1973), è stato un poeta, diplomatico e politico cileno, considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento.

Notte d’estate

(Umberto Saba)

Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l’aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.

Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.

Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), è stato un poeta, scrittore e aforista italiano.

Vento di Prima Estate

(Giorgio Caproni)

A quest’ora il sangue
del giorno infiamma ancora
la gota del prato,
e se si sono spente
le risse e le sassaiole
chiassose, nel vento è vivo
un fiato di bocche accaldate
di bimbi, dopo sfrenate
rincorse.

Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), è stato un poeta, scrittore e aforista italiano.

Sensazione

(Arthur Rimbaud)

Le sere blu d’estate, andrò per i sentieri
graffiato dagli steli, sfiorando l’erba nuova:
ne sentirò freschezza, assorto nel mistero.
Farò che sulla testa scoperta il vento piova.
Io non avrò pensieri, tacendo nel profondo:
ma l’infinito amore l’anima mia avrà colmato,
e me ne andrò lontano, lontano e vagabondo,
guardando la Natura, come un innamorato.

Jean Nicolas Arthur Rimbaud (Charleville, 20 ottobre 1854 – Marsiglia, 10 novembre 1891) è stato un poeta francese.

Claudia V. Lopes

Ancora o già?

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, conosceremo ALCUNI USI di ancora” e “già” come avverbi di tempo, poiché ce ne sono tantissimi altri che studieremo in un altro momento. Pertanto ho fatto – come le altre volte – una piccola ricerca sulle grammatiche e sui dizionari che ho a casa o in rete. Quindi fate attenzione alle spiegazioni e agli esempi!

ANCORA [an-có-ra]” è un avverbio che deriva dal latino lat. nc hōra(m) ‘a quest’ora‘.

a) “ancora” può esprimere la continuità di un’azione o fatto che NON si sono, appunto, conclusi, ma si protraggono nel presente (anche oratuttora, ancora adesso):

– Tu ancora pensi a Carlo?
– Sì, ci penso ancora.

– Quando eri piccola, avevi l’abitudine di scrivere poemi.
– Ancora li scrivo.

P.S.: in questo contesto, potremmo usare anche alcuni sinonimi di “ancora” come tuttorafinoraa tutto oggi, ecc.

b) nelle frasi negative o interrogative negative, “ancora” esprime lo stupore o una certa insofferenza nei confronti del prolungarsi di un’azione (finoraper ora):

– Francesca non è ancora arrivata. Sarà successo qualcosa?
– Credo che arriverà fra non molto, non ti preoccupare.

– Il pranzo non è ancora pronto?
– No, non è ancora pronto! 

“GIÀ” deriva dal latino iăm.

a) “già” indica un fatto o evento compiuto, un tempo che ormai è giunto a compimento:

– Sofia, hai fatto i compiti per domani?
– Sì, mamma, li ho già fatti.

– Maria è già arrivata dall’università?
– Sì, è arrivata mezz’ora fa.

b) in frasi esclamative o interrogative, specialmente negative, “già” esprime meraviglia, gioia o rammarico che un fatto si verifichi o si sia verificato prima del previsto:

 Eccomi qua!
– Sei già di ritorno?

– Siamo già a Pasqua!
– Sì, i mesi volano…

P.S.: in tanti contesti, già è sinonimo di ormai.

Adesso cercheremo di usarli insieme, va bene? Solo così capirete la differenza tra l’uno e l’altro:

– Francesca non è ancora arrivata dall’università?
– Sì, è già arrivata mezz’ora fa.

– Il pranzo non è ancora pronto?
– È già pronto da due ore! 

– Sofia, non hai ancora fatto i compiti per domani?
– Sì, mamma, li ho già fatti!/li ho ormai fatti! (qui potremmo anche adoperare l’avverbio “ormai“).

– Siamo ancora ad aprile! Non vedo l’ora che arrivi agosto, ho bisogno di ferie.
– Vedrai che in un batter d’occhio agosto sarà già arrivato. (il compimento dell’azione si prospeta verso il futuro.)

Credo che per oggi possa bastare, ormai avete assorbito troppe informazioni. L’uso degli avverbi ancora e già è molto ampio in Italia e, purtroppo, ci sono tantissime sfumature che possono confondere gli studenti. Comunque, vorrei dirvi che l’uso del dizionario è fondamentale e utile per coloro che si affacciano allo studio di una qualsiasi lingua straniera. Il dizionario deve essere visto come un nostro grande amico, sempre pronto a darci una mano nei momenti di difficoltà. Abituatevi ad usarlo!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Le caratteristiche fisiche

Ciao a tutti!

Oggi impareremo a parlare delle caratteristiche fisiche in italiano. Siete pronti? Normalmente partiamo dalla statura, cioè dall’altezza del corpo. Quindi una persona può essere:

– di piccola/media/alta/bassa statura

Es.: Carlo è molto alto; Maria è molto bassa.

a) In base al peso del corpo una persona può essere:

– grassa
– magra
– normale
(espressioni: perdere peso; essere sovrappeso)

Es.: Francesca adesso è magrail bambino è sovrappeso. 

b) I capelli possono essere:

– lunghi (lunghissimi)
– corti (cortissimi)

Es.: Avevo i capelli lunghi, ma me li sono fatta tagliare ieri.

– ricci, lisci o mossi (= a metà tra lisci e ricci);

Es. I miei capelli sono ricci; la bambina è riccia. 

c) A seconda del colore, i capelli possono essere:

– neri
– castani (o marroni)
– castani chiari, scuri
– biondi
– rossi
– bianchi, grigi, brizzolati

Es.: Richard Gere ha i capelli brizzolati.

Possiamo anche dire che una persona è bionda, castana (chiara o scura), brizzolata, mora (quando ha i capelli neri).

d) Gli occhi possono essere:

– grandi o piccoli;
– rotondi;
– a mandorla (cioè con una forma allungata).

A seconda del colore, gli occhi  possono essere:

– neri
– castani (chiari o scuri)
– verdi
– azzurri

Es.: La mia amica giapponese ha gli occhi a mandorle.

e) La bocca può essere:

– grade
– piccola

Le labbra, invece, possono essere carnose, cioè grosse:

Es.: Anna ha le labbra carnose.

f) Il naso può essere:

– grande
– piccolo
– all’insù (con la punta rivolta verso l’alto)
– a patata (grosso e un po’ schiacciato)
– aquilino (come il becco dell’aquila)
– storto
– greco
– a punta larga
– perfetto …

Es.: Piero ha il naso a patata.

Un gruppo di scienziati ha dichiarato che il naso della Duchessa di Cambridge rappresenta la perfezione.

g) L’aspetto e colore della pelle del volto, cioè la carnagione può essere:

– chiara
– scura
– olivastra (di colore bruno verdognolo)

Es.: La mia carnagione è troppo chiara.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se i post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Scena di vita quotidiana – situazione di emergenza

Ciao a tutti!

Era da tanto che non mi dedicavo alla rubrica “Scena di vita quotidiana”, se non avete letto i post precedenti, potete farlo adesso: Scena di vita quotidiana – al bar; Scena di vita quotidiana – alla stazione; Scena di vita quotidiana – all’aeroporto; Scena di vita quotidiana – dalla parrucchiera; Scena di vita quotidiana – al cinema.

Le nostre personaggi si chiamano Anna e Francesca, vi ricordate? Oggi la nostra scena di vita quotidiana vi proporrà un vocabolario utile che potete usare se, sfortunatamente, vi trovate in una situazione di emergenza o in altre situazioni ugualmente difficili. Siete pronti?

Anna e Francesca decidono di andare al mare, dopo giorni di pioggia e mal tempo.

Anna – Cosa pensi se andiamo al mare oggi? Finalmente, dopo giorni di pioggia, oggi sembra che sarà una bella giornata. Mai visto una cosa del genere! Siamo a giugno e non abbiamo avuto ancora una giornata di sole.

Francesca – Penso che sia un’eccellente idea! Ho assolutamente bisogno di abbronzarmi, ormai sono bianca come la carta.

Un’ora dopo in spiaggia a Rimini.

Rimini

Francesca – Mi sono dimenticata di mettere la protezione 50 nella borsa, mi potresti prestare la tua? Altrimenti, diventerò un peperone!

Anna – Certo! Se vuoi, ho la protezione 30 anche per le labbra. Con il sole non si scherza. L’anno scorso non ho usato la protezione solare in piscina, perché il tempo era nuvoloso, e ho avuto bruciature di secondo grado sulle spalle. Ci credi? Sono stata veramente male per giorni, ho dovuto addirittura prendere l’antibiotico.

Francesca – Caspita! Non sapevo che era stato così grave. Allora, spalmiamoci la protezione su tutto il corpo subito, sono ormai le 10 del mattino! Me la potresti spalmare sulla schiena?

Anna – Va bene. Però, poi la spalmi anche sulle mie.

Dopo due ore circa, si sentono delle grida che vengono dal mare. Qualcuno si sta annegando.

Francesca – Oh no! C’è un bambino che si sta annegando, poverino. Il bagnino si è già tufato in acqua.

Anna – Chiamo l’ambulanza!

112 – numero di emergenza unico europeo (NUE)

Operatore – Buongiorno, numero unico, emergenza.

Anna – Buongiorno! Senta, c’è stato un annegamento in spiaggia a Rimini, esattamente al Bagni Ricci.

Operatore – Adulto o bambino?

Anna – È un bambino.

Operatore – L’ambulanza arriva in 5 minuti. Nel frattempo, sarà necessario prestare i primi soccorsi sul posto, per esempio, somministrare ossigeno se necessario. C’è un bagnino o qualcuno che sia idoneo a farlo?

Anna – Sì, c’è il bagnino che lo sta tirando dall’acqua proprio adesso. Fate presto, per favore!

Dopo pochi minuti arriva l’ambulanza e porta il bambino all’ospedale.

Francesca – Meno male che non è stato così grave, avrà piuttosto bisogno di riposarsi, avrà sicuramente presso un brutto spavento.

Anna – Per fortuna non è stato grave. Allora, cosa facciamo: rimaniamo ancora un altro po’ o andiamo a mangiare qualcosa?

Francesca – Andiamo a mangiare qualcosa, c’è una friggitoria qui vicino chiamata Sapore di mare, dicono che si mangia bene. Sinceramente, dopo tutto questo spavento, avrei voglia di una bella frittura di mare.

Frasi utili in caso di emergenza o difficoltà:

Aiuto!; faccia attenzione! oppure attento!; per favore, mi aiuti!

Emergenze mediche
Chiami un’ambulanza! Qualcuno si sta annegando!
Ho/abbiamo bisogno di un dottore.
C’è stato un incidente sull’autostrada.
Fate presto, per favore!
Mi sono tagliato/a.
Mi sono bruciato/a.
Stai bene?/sta bene?
State tutti bene?


In caso di crimine o rapina
Al ladro!
Chiami la polizia!
Mi hanno rubato il portafoglio.
Mi hanno rubato la borsetta.
Mi hanno rubato la borsa.
Mi hanno rubato il computer portatile.
Vorrei denunciare un furto.
Mi hanno scassinato l’auto.
Sono stato rapinato/a.
Sono stato aggredito/a.

In caso di incendio
Al fuoco!
Chiami i pompieri!
Non sente odore di bruciato?
C’è un incendio.
L’edificio è in fiamme.

Altre situazioni difficili
Mi sono perso.
Mi sono persa.
Ci siamo persi.
Non trovo …

le mie chiavi
il mio passaporto
il mio cellulare
Ho perso …
il mio portafoglio
la mia borsetta
la mia macchina fotografica

Mi sono chiuso/a fuori …
dall’auto, dalla camera, di casa

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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La nascita della letteratura in volgare in Italia – La Carta Capuana

Cari lettori e care lettrici

Non se avete letto il post Un patrimonio ereditario importante – il latino e il fiorentino, in cui parlo del latino e del fiorentino, nonché di Dante, Petrarca e Boccaccio e della loro importanza nella formazione della lingua italiana. Oggi, invece, faremo un salto ancor più indietro nel tempo per parlare della nascita della letteratura volgare in Italia, cioè la lingua caratteristica del popolo, precisamente della Carta Capuana.

Con l’espansione dello Stato Romano, il latino svolse un ruolo di grande rilievo nella vita politica, sociale e culturale non solo nella penisola italica, ma nelle terre conquistate, poiché era la lingua ufficiale dell’Impero, radicatasi, in seguito alle conquiste, in gran parte dell’Europa e dell’Africa Settentrionale. Dunque tutte le lingue romanze (e tantissimi dialetti italiani) discendono dal latino volgare – cioè parlato dal popolo -, benché si riscontrino spesso, in molte lingue moderne, appartenenti ad altri ceppi, vocaboli di origine latina. Anche dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, 476 d.C, per più di un millennio, il latino continuò a essere adoperato, nel mondo occidentale, come la lingua della cultura e della letteratura.

Un patrimonio ereditario importante – il latino e il fiorentino

Con il declino di Roma (476 d.C.), la lingua latina perse l’importanza, essendo sostituita da nuove lingue locali, dette anche neolatine o romanze. Tuttavia, per più di un millennio, il latino continuò a essere adoperato, nel mondo occidentale, come la lingua della cultura e della letteratura; sarà necessario aspettare fino al Mille per trovare documenti nei quali è stata usata una lingua parlata dal popolo, il cosiddetto “volgare”.

Abbazia di Montecassino

Troviamo uno dei primi documenti legali in volgare-italiano nella Carta Capuana del 960. In realtà, sono parole di un testimone di una lite per confini di proprietà tra l’abbazia di Montecassino, retto dall’Abate Aligerno, e un piccolo feudatario locale, Rodelgrino d’Aquino.

Questo documento, scoperto nell’archivio cassinese e redatto dal Giudice di Capua Arechisi, fu pubblicato nel 1734 dall’Abate Erasmo Glottala.

Comparvero tre testimoni dinanzi al giudice, il quali deposero a favore del monastero, avendo in mano una carta e indicando con un dito i confini del luogo occupato illecitamente da Rodelgrino d’Aquino, dopo la distruzione dell’abbazia da parte dei Saraceni nell’885. La formula, in volgare campano e ripetuta quattro volte, fu inserita nella sentenza in latino emessa a fine processo.

Spero che il post vi sia piaciuto, alla prossima con i poeti siciliani!

Claudia V. Lopes

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Bibliografia:

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.

L’origine dell’insalata caprese

Ciao a tutti!

Nella nostra rubrica di oggi parleremo di un’insalta che è il fiore all’occhiello della gastronomia italiana: l’insalta caprese.

Ma qual è la sua origine?

Ci sono due storie che parlano dell’origine di questa deliziosa e semplice ricetta: la prima, fa riferimento a un muratore di Capri, la seconda, a un ospite illustre che ci alloggiò in un albergo.

Facciamo un salto nella storia e arriviamo alla Seconda Guerra Mondiale. All’ora di pranzo, il pasto del muratore è sempre leggero, perché poi deve riprendere il lavoro. Siccome lui ama tanto l’Italia, decide di creare un’insalta con basilico, mozzarella e pomodori, tutti questi ingredienti ovviamente freschi.

Basilico, pomodori e mozzarella

La seconda storia parla di un’origine un po’ più antica. Allora, facciamo un altro salto nel tempo e arriviamo negli anni venti del secolo scorso: in un albergo di Capri, alloggia un ospite molto illustre chiamato Filippo Tommaso Marinetti, il creatore del Futurismo: movimento artistico, letterario e politico d’avanguardia sorto in Italia all’inizio del sec. XX, che propugnava una concezione estetica fondata sull’esaltazione della tecnica, della modernità, del dinamismo, in contrasto con la cultura accademica e con il linguaggio artistico tradizionale.

Filippo Tommaso Marinetti

Dunque, ai futuristi piaceva il progresso, per cui volevano eliminare le tradizioni anche in cucina. Marinetti non amava la pasta perché, a suo avviso, era un cibo troppo tradizionale e non suscitava ormai alcuna novità.

E così, quando arriva in albergo gli servono per cena questa insalata speciale e originale, fatta con i colori della bandiera italiana.

Buono studio e e buon pranzo!

Claudia V. Lopes

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