Lettura di poesia – Alda Merini

«Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.»

(Alda Merini – La pazza della porta accanto)

Ciao a tutti!

Come avrete sicuramente notato, sono un’innamora della poesia, quindi, spero che anche voi lo siate! In diverse occasioni, vi ho proposto delle poesie di Alda Merini ma questa è la prima volta che le dedico un post con la lettura (fatta da me) di alcune sue poesie che mi piacciono tantissimo (a dire il vero, tutta la sua poesia mi piace).

Dunque, buona lettura e buon ascolto!

Il video è stato elaborato da Claudia V. Lopes

1 – In cima ad un violino

In cima ad un violino
ci sta forse un respiro
che nessuno raccoglie
perché è un senso d’amore.
Tu suoni per il vento e viaggi
dove la pace sussurra tra le piante
tutta una nostalgia.

2 – Tu te ne sei andata

Tu te ne sei andata

hai lasciato dietro di te

il chiaro profumo dell’ombra,

o fiore di questo mio corpo

o specie martoriata di figlia,

tu te ne sei andata

uno spazio di vento che ha indurito il mio cuore.

3 – Ho acceso un falò

Ho acceso un falò

nelle mie notti di luna

per richiamare gli ospiti

come fanno le prostitute

ai bordi di certe strade,

ma nessuno si è fermato a guardare

e il mio falò si è spento.

Alda Merini

Poetessa italiana (Milano 1931 – ivi 2009). Annoverata tra le maggiori voci poetiche del Novecento, esordì con due liriche pubblicate da G. Spagnoletti nell’Antologia della poesia italiana 1909-1949 (1950); nello stesso periodo frequentò G. Manganelli e S. Quasimodo. Al 1953 risale il suo primo volume di versi, La presenza di Orfeo, in cui già si manifesta l’intreccio di temi erotici e mistici caratteristico della sua produzione. Dopo Tu sei Pietro (1961) ebbe inizio un silenzio artistico durato vent’anni. Nel 1984 diede alle stampe una delle raccolte più importanti, La Terra Santa, seguita da L’altra verità. Diario di una diversa (1986). Con Ballate non pagate (1995) ha vinto il premio Viareggio. Ha pubblicato ancora: Clinica dell’abbandono (2003), in due volumi che raccolgono poesie scritte negli anni Novanta e componimenti successivi; Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola) (2005), raccolta di poesie dettate per telefono a M. Campedelli; La carne degli angeli  (2007). Autrice anche di prose (tra le quali Delirio amoroso, 1989; La vita facile, 1996), M. ha ottenuto vari riconoscimenti ed è stata candidata al premio Nobel per la letteratura dall’Académie française (1996) e dal Pen Club Italiano (2001). Nel 2019 la figlia Emanuela Carniti ha ricostruito la complessa vicenda umana della poetessa nell’intenso testo biografico Alda Merini, mia madre. (Treccani.it)

(Foto di Alda Merini Wikipedia)

Fatemi sapere nei commenti se il post vi è piaciuto e se c’è qualche poeta/poetessa italiano/a che vi piaccia.

Claudia V. Lopes

“sopra” come avverbio di luogo

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi studieremo alcuni aspetti di “sopra” come avverbio di luogo. Fatemi sapere nei commenti se avete qualche dubbio a riguardo.

Quindi, fate attenzione agli esempi:

1) Indica posizione elevata o movimento verso l’alto:

– Sopra c’è l’ufficio di Claudia;

Sopra c’è la casa;

– Ho fatto una torta con uno strato di cioccolata sopra;

– Sofia, sali qui sopra.

2) spesso è rafforzato dalla prep. di (oppure disopra):

Es.: Angela è di sopra che gioca con José, il suo amichetto brasiliano.

Con la prep. da esprime provenienza dall’alto:

Es.: il rumore viene da sopra;

(sin.) su – il rumore viene da su. Si contrappone a sotto.

Es.: Mi riferisco a quanto detto sopra.

Formule usate per rinviare a precedenti affermazioni:

Es.: come sopra, vedi sopra.

Nel prossimo post studieremo “sopra” come preposizione!

Vi abbraccio!

Claudia V. Lopes

Guarda la video-lezione!

Due video per augurarvi una Buona Pasqua!

Che la gioia della risurrezione ci liberi dalla solitudine, dalla debolezza e dalla disperazione verso la forza, la bellezza e la felicità

(Floyd W. Tomkins)

Cari amici e care amiche,

Ecco gli ultimi video di Affresco della Lingua Italiana per augurarvi una Buona Pasqua!

La scarcella pugliese

Primavera, Erba, Uova, Pasqua, A Righe, Strisce

L’etimologia del vocabolo Pasqua

Pasqua, Uova, Colorato, Uova Di Pasqua, Colori

Buona Pasqua a tutti!

Claudia V. Lopes

L’architettura della Divina Commedia – l’Inferno

“𝓔 𝓺𝓾𝓲𝓷𝓭𝓲 𝓾𝓼𝓬𝓲𝓶𝓶𝓸 𝓪 𝓻𝓲𝓿𝓮𝓭𝓮𝓻 𝓵𝓮 𝓼𝓽𝓮𝓵𝓵𝓮.”

(𝓘𝓷𝓯𝓮𝓻𝓷𝓸 𝓧𝓧𝓧𝓘𝓥, 139)

Nel post precedente, abbiamo conosciuto un po’ della vita e della produzione letteraria di Dante Alighieri. Oggi, invece, cominceremo a studiare l’architettura di una delle sue opere più celebri e conosciute: La divina Commedia; partiremo esattamente dal primo canto, l’Inferno. Prima di iniziare, è importante tenere presente che Dante immaginava l’aldilà secondo la teoria tolemaica (dall’astronomo greco Tolomeo).

(Claudio Tolomeo – Wikipedia)

Claudio Tolomeo o semplicemente Tolomeo (grego Κλαύδιος Πτολεμαῖος, latino Claudius Ptolemaeu, 100 circa – Alessandria d’Egitto, 175 circa) fu un astronomo, astrologo e geografo greco; è considerato uno dei padri della geografia, è anche autore di importanti opere scientifiche, la principale delle quali è il trattato astronomico intitolato Almagesto. Per Tolomeo, la Terra risultava al centro dell’universo, immobile con attorno tutti gli altri pianetti in orbita, compreso il Sole.

Quindi, anche per Dante al centro dell’universo c’era la Terra immobile e l’uomo abitava l’emisfero boreale, che si estendeva dal fiume Gange allo stretto di Gibilterra. La foce del fiume Gange, in India, era considerata dai geografi medievali e quindi da Dante come uno dei punti più estremi per quanto riguardava la longitudine, cioè la terra emersa.

Nella Divina Commedia sotto l’emisfero boreale si trova l’Inferno, la cui porta d’accesso è nei pressi della città di Gerusalemme (Inferno, canto III, v.9: Lasciate ogne speranza voi che entrate):

…Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”…

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: “Guai a voi, anime prave! …”

Così sen vanno su per l’onda bruna,
e avanti che sien di là discese,
anche di qua nuova schiera s’auna…

La prima delle tre cantiche della Divina Commedia è l’Inferno che corrisponde al primo dei tre Regni dell’Oltretomba dove regna Lucifero, il cui significato originario era “angelo della luce”. Secondo la leggenda, l’inferno si formò quando Lucifero, cacciato dall’Empireo, cadde sulla Terra, facendola ritirarsi inorridita, fino a quando l’angelo ribelle rimase conficcato al centro, il più lontano possibile da Dio.

Empireo - nella cosmologia e teologia medievale, decimo e ultimo cielo, sede di Dio e dei beati.
Veduta dell’Inferno dantesco che si estende all’interno della Terra, disegnato da Michelangelo Caetani (Wikipedia)

L’Inferno è suddiviso in nove cerchi che sono abitati da nove tipologie di peccatori: primo cerchio – limbo; secondo cerchio – lussuriosi; terzo cerchio – golosi; quarto cerchio – avari e prodighi; quinto cerchio – iracondi e accidiosi; sesto cerchio – eretici ed epicurei; il settimo cerchio, dove si trovano i violenti, è suddiviso a sua volta in tre gironi: primo girone – gli omicidi; secondo girone – i suicidi e scialacquatori; terzo girone – bestemmiatori, sodomiti e usurai; l’ottavo cerchio (Malebolge, nome dato all’ottavo cerchio dell’Inferno) è suddiviso in 10 bolge: prima bolgia – ruffiani e seduttori; seconda bolgia – adulatori e lusingatori; terza bolgia – simoniaci; quarta bolgia – maghi e indovini; quinta bolgia – barattieri; sesta bolgia – ipocriti; settima bolgia – ladri; ottava bolgia – consiglieri fraudolenti; nona bolgia – seminatori di discordia; decima bolgia – i falsari; il nono cerchio dove si trovano i traditori (fraudolenti verso chi si fida) è anche suddiviso in tre zone: prima zona – Caina; seconda zona – Antenora; Terza zona Tolomea.

Ogni gruppo di peccatori sconta una pena per contrappasso, contrasto o analogia. Nella pena per contrasto, al colpevole viene inflitta una pena uguale o simile al danno da lui arrecato; alla pena per analogia, il peccatore ripete all’infinito il peccato commesso e, infine, la pena per contrasto, tipo di pena che è l’opposto del peccato; un esempio sono gli ignavi che non si sono mai schierati in vita, per cui sono costretti a correre per l’eternità nudi dietro a una bandiera mentre vengono punti da insetti quali vespe e mosche oppure da vermi. La pena riservata, per esempio, agli avari (quarto-cerchio), che hanno accumulato ricchezze in vita senza mai dare nulla agli altri, consiste nello spingere massi senza mai fermarsi.

Come abbiamo visto nel post precedente, il viaggio/poema inizia con lo smarrimento di Dante nella “selva oscura”, “nel mezzo del cammin” della sua vita, ossia all’età di 35 anni circa, poiché lui considerava che la durata media della vita fosse ai 70 anni.

Nel suo percorso, Dante è guidato da tre personaggi: il poeta Virgilio (70 a.C. – 19 a.C.), che lo accompagnerà nell’Inferno e nel Purgatorio. Virgilio rappresenta la conoscenza razionale e quella teologica; Beatrice, il suo angelo, che gli mostrerà il paradiso (1266 1290); San Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), uno dei più importanti rappresentanti del pensiero mistico del XII secolo, che lo condurrà nei cieli più alti. 

700 anni dalla morte di Dante Alighieri: Dantedì

Virgilio è un personaggio molto importante all’interno della Divina Commedia, visto che guiderà Dante fino al Purgatorio. Dal Purgatorio in poi, sarà la sua donna-angelo, Beatrice, a guidarlo. Tuttavia, è importante evidenziare che Virgilio, non essendo battezzato – perché morto prima della nascita Cristo – non poteva salire in Paradiso.

Dante Alighieri, Divina Commedia: Inferno, Canto XVII. Andrey Shishkin (1960), Dante e Virgilio, 2015 • Terzo Pianeta (https://terzopianeta.info)
Dante e Virgilio (Mantova, 15 ottobre 70 a.C.– Brindisi, 21 settembre 19 a.C.), è stato un poeta romano, autore di tre opere tra le più famose della letteratura latina: le Bucoliche (Bucolica), le Georgiche (Georgica), e l’Eneide (Aeneis).

La sua scelta, però, come guida lungo i primi due Regni dell’oltretomba non è stata, ovviamente, casuale. Dante ha sempre ammirato e stimato Virgilio sin dalla sua giovinezza, studiando la sua figura e soprattutto l’Eneide. Quindi lo vedeva come la figura ideale per guidarlo nel suo viaggio. Infatti, è Virgilio a mostrargli l’ingresso dell’inferno (le segrete cose) e i misteri del regno dell’aldilà.

Per oggi è tutto, spero che il post vi sia piaciuto, non perdete il prossimo sul Purgatorio.

Vi abbraccio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. Speciale Dante, Rivista ADESSO, marzo – 2021
  3. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.

700 anni dalla morte di Dante Alighieri: Dantedì


Puro e disposto a salir a le stelle.” (Purgatorio)


Oggi, 25 marzo, si celebra la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri denominato Dantedì. La data è stata approvata il 17 gennaio 2020 in vista delle celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte del sommo poeta.

Museo casa di Dante, Firenze (Wikipedia)

Avete già letto, sicuramente, qualcosa su colui che viene considerato il padre della lingua italiana: Dante Alighieri (nato a Firenze nel 1265 e morto a Ravenna nel 1321). Della sua vita famigliare sappiamo che sua madre, morta giovanissima, si chiamava Bella; il padre, Alighiero di Bellincione, morto nel 1283 circa, proveniva da una famiglia benestante. Dunque, possiamo dedurre che la vita giovanile di Dante sia stata immune da qualsiasi tipo di preoccupazioni o seri problemi, per cui poté dedicarsi agli studi e ai divertimenti propri dai gentiluomini di quel periodo.

Per quanto riguarda la sua formazione, avrà frequentato la scuola di Bologna e studiato, forse, retorica con Brunetto Latini, uno scrittore, poeta, politico e notaio italiano, autore di diverse opere in volgare italiano e francese. Da molto giovane, Dante si dedicò alla poesia diventando amico di Guido Cavalcanti e Lapo Gianni, entrambi poeti come lui. Inizialmente, le sue rime erano in perfetta sintonia con la maniera del Dolce Stil Novo (anche Stilnovismo, Stil novo o Stilnovo), un importante movimento poetico italiano sviluppatosi tra il 1280 e il 1310 a Bologna e poi a Firenze, il cui precursore fu Guido Guinizzelli, poeta e giudice italiano (morto nel 1276).

Henry Holliday, l’incontro immaginario fra Dante e Beatrice, 1883

Le sue prime poesie (e gran parte della sua opera) furono dedicate a Beatrice, musa ispiratrice (Beatrice Portinari, detta Bice) che Dante conobbe all’età di nove anni. Beatrice morì giovanissima a soli 24 anni, nel 1290, fatalità che gettò Dante in uno stato di crisi e dolore profondo. Fra il 1292 – 1293, per onorare la sua memoria e il suo amore, Dante riunì in un volumetto intitolato Vita Nova le poesie da lui scritte e a lei dedicate. Di seguito una delle poesie intitolata Tanto gentile e tanto onesta pare:

TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare. 4
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare. 8
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova: 11
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

L’opera in questione narra la storia di un amore platonico verso Beatrice (“colei che dà la beatitudine”). Il suo sentimento pneu confronti di questa donna era spiritualizzato e interiorizzato, nonché di pura adorazione, caratteristiche tipiche della poesia stilnovista.

Tuttavia, di tutte le opere di Dante, forse la più conosciuta in assoluto è la Divina Commedia, in cui racconta, in prima persona, un viaggio nell’aldilà. Il Dante che troviamo lungo i tre canti è molto diverso da quello giovanile della Vita Nova. Secondo quanto ci racconta la storia, il poeta avrebbe iniziato a scriverla nel 1306 e l’avrebbe finita negli ultimi anni della sua vita. Nell’opera, lui aveva circa 35 anni quando si è perso nella selva oscura:

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
(I canto, Inferno)

(Dall’web)

A fin di purificare l’anima, il poeta sale sulla montagna del paradiso che vede in lontananza, tuttavia, tre bestie feroci lo fermano. Dante deve scendere all’inferno – prima di andare nel purgatorio e nel paradiso – per conoscere tutta la sofferenza fisica e spirituale delle anime peccatrici che lì si trovano. Ovviamente, è un viaggio allegorico: lui, in quanto letterato e uomo politico, voleva mostrare e far capire ai suoi contemporanei tutti gli errori da evitare, seguendo, quindi, la diritta via per salvare non soltanto sé stesso ma l’intera umanità. E l’aspetto più importante è che soltanto la fede in Dio può condurre tutte le anime alla salvezza, al paradiso.

Nel suo percorso, Dante è guidato da tre personaggi: il poeta Virgilio (70 a.C. – 19 a.C.), che lo accompagnerà nell’Inferno e nel Purgatorio. Virgilio rappresenta la conoscenza razionale e quella teologica; Beatrice, il suo angelo, che gli mostrerà il paradiso (1266 1290); San Bernardo di Chiaravalle (1090 – 1153), uno dei più importanti rappresentanti del pensiero mistico del XII secolo, che lo condurrà nei cieli più alti.

L’importanza della Divina commedia è immensa non solo perché è considerata l’opera fondatrice della lingua italiana (lingua del popolo), ma perché delinea, con ricchezza di dettagli, tantissimi aspetti della società medievale con riferimenti politici, religiosi e sociali.  La Divina Commedia è considerata tuttora un’opera attuale nella misura in cui la poesia di cui è composta rispecchia una delle più alte realizzazioni dello spirito e dell’animo umano.

Nel prossimo post, parleremo della struttura della Divina Commedia e della sua composizione, nonché della terzina dantesca.

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fateci sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. SALINARE, Carlo. Profilo storico della letteratura italiana, Giunti, 1991.
  2. Speciale Dante, Rivista ADESSO, marzo – 2021
  3. FERRONI, Giulio. Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi Scuola, 2008.

Felice Festa della Donna

Ciao a tutte!

Oggi è l’8 marzo, la giornata internazionale dedicata alle donne!

Questa giornata serve a farci ricordare tutte le conquiste sociali, politiche ed economiche raggiunte dalle donne nel corso degli anni, ma anche a sconfiggere le violenze di cui tante sono ancora oggetto e vittime in tutte le parti del mondo.

Quindi auguriamo una “Felice Festa della Donna” a tutte le donne stupende di questa pagina e del mondo.

Vi/ci dedichiamo questa bellissima poesia chiamata “Sorridi donna”, di Alda Merini:

Sorridi donna

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d’ali,
un raggio di sole per tutti.


Vi abbraccio forte forte ovunque voi siate!

Claudia Lopes

San Valentino, Rose, Mazzo, Amore, Romanticismo, Fiori

Traduzione e lettura delle poesie della poetessa brasiliana Rosa Morena

Ciao a tutti!

Le poesie che sentirete adesso sono della poetessa brasiliana Rosa Morena. Le ho tradotte in italiano e interpretate.

Buona visione e buon ascolto!

P.S.: sottotitoli in lingua portoghese

Donarsi
senza restrizioni o scrupoli
passeggiava come un’avventuriera
nei suoi più intimi desideri

tutto in fioritura
seni in boccioli
rugiada e colibrì
bocca e umidità.

Assenza

una notte

due desideri

nessun incontro

la vita è assurda

Libido

mi sono confusa quando

il tuo godimento

ha risvegliato il mio corpo

seni, orecchie, cosce e mani

nessun atto è più folle

che fecondare nel piacere.

Confessione

porto nascosta al petto

un’assenza, come una mancanza

che è ferita

che sanguina

forse è

questa cosa dell’amore

che lascia un’impronta

Piacere

tutto è consentito

anche

il

gemito

della

tua

bocca

nel

mio

orecchio.


Sull’autrice:

Rosa Morena

Rosa Morena è nata a Itapipoca (CE). Laureata in pedagogia, ha pubblicato i libri di poesie: Movimentos Intransitivo (2015), Micropoemas (2018); e Latitudes de Intimidade (2020). Racconti per bambini: Jaci, a filha da Lua (2016); e A menina e a garça (2019). Racconti per ragazzi: Pedro, o menino do mar (2018). Nel 2019, ha vinto il 1° posto nel XXI Prêmio ideal Clube Literatura – Premio José Telles, con il racconto A fragilidade dos laços. Sempre nel 2019, il suo racconto A terceira morte ha vinto il Prêmio de Literatura Unifo, categoria opere inedite.

Arrivederci e alla prossima ❤️

Claudia V. Lopes

L’origine dei nomi dei mesi

I nomi di alcuni dei mesi dell’anno sono un omaggio a divinità e imperatori


Il vocabolo mese e i nomi dei 12 mesi dell’anno derivano dal latino: mese – lat. mensis. Secondo la storia che ci fu tramandata, fu Romolo, il primo re di Roma, a dare i nomi ai mesi dell’anno (753 a.C.).

Seguendo una suddivisione di tipo lunare, a quei tempi, l’anno era soltanto di 304 giorni distribuiti in 10 mesi.

  • il primo mese era Martius, dedicato al dio Marte, il dio della guerra e dei duelli;
  • il secondo era Aprilis, dedicato alla primavera (aprilis deriva dal latino aperire, che indica la natura che si apre, si risveglia);
  • il terzo e il quarto, Maius e Iunius, erano dedicati a Maia, la dea della fecondità, e a Giunone, divinità della religione romana, legata al ciclo lunare dei primitivi popoli italici;
  • il quinto mese era Quintilis;
  • il sesto mese era Sextilis;
  • September, October, November, December.

Da Quintilis a December, i mesi indicavano l’ordine di successione dal settimo al decimo.

Statua colossale di Marte (Pyrrhus) Musei Capitolini (Roma) – Wikipedia

Numa Pompilio, il secondo re di Roma, introdusse gennaio e febbraio, portando da 10 a 12 il numero di mesi originariamente istituiti da Romolo:

  • il primo mese, Ianuarius, era dedicato a Giano il dio degli inizi, materiali e immateriali;
  • il secondo mese, Februarius, era il mese della Februa (purificazione).
Dio Giano, foto scatta da Fubar Obfusco, Musei Vaticani

Curiosità:

  • Il mese di luglio si chiamava, in origine, quintilis, cioè il quinto mese dell’anno, dato che faceva parte, come abbiamo visto, dal Calendario di Romolo. Nel 44 a.C., in onore dell’imperatore Gaio Giulio Cesare, il quinto mese cambiò in Julius;
  • Il mese di agosto, che nel calendario di Romolo si chiamava Sextilis, fu nominato Augustus nell’anno 8 a.C. in onore dell’Imperatore Augusto;
  • Nel 37, l’imperatore Caligola cambiò il nome del mese di settembre (September) in “Germanico”, in onore del padre. Tuttavia, alla morte dell’imperatore il nome tornò originale. Nell’89 il nome fu cambiato un’altra volta in “Germanico”, per celebrare una vittoria dell’imperatore Domiziano sui Catti, antica popolazione germanica stanziata nell’Asia centro-settentrionale e nel sud della Bassa Sassonia. Domiziano, come Germanico, fu assassinato e il nome tornò originale nuovamente.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

L’origine del Carnevale

Se non fosse per la pandemia, in questi giorni, si festeggerebbe il Carnevale in tanti paesi del mondo. Vi siete mai chiesti, però, quale sia la sua origine?

Il vocabolo carnevale deriva dal latino carnem levare, cioè “eliminare la carne”, influenzato forse dal vocabolo latino vale che significa “addio”, ma nel senso di “togliere”. In poche parole, “addio alla carne”, che rappresentava il banchetto realizzato all’ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso), festa che segnava la fine della settimana dei sette giorni grassi. Infatti, questo banchetto dava inizio alla Quaresima, periodo liturgico penitenziale di quaranta giorni dedicati all’astinenza e al digiuno, celebrato dalla Chiesa cattolica e da altre chiese cristiane, che precede la Pasqua.

In Italia, i carnevali più famosi sono quelli di Venezia, Viareggio, Putignano, Sciacca e tanti altri!
Carnevale di Venezia
Carnevale di Venezia

Durante i sette giorni grassi, si fanno degli scherzi, si realizzano feste mascherate e sfilate di carri allegorici. Il Carnevale è, per eccellenza, il tempo del divertimento e dell’allegria, ma anche di molta confusione e chiasso.

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(Carnevale di Viareggio 2017)

Le maschere di carnevale più famose della tradizione italiana sono: Arlecchino, Beppe Nappa, Brighella, Burlamacco, Capitan Spaventa, Dottor Balanzone, Fagiolino, Gianduja, Gioppino, Colombina, Meneghino, Meo Patacca, Pantalone, Pierrot, Pulcinella, Rosaura, Rugantino, Sandrone, Stenterello, Tartaglia.

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(Crediti immagine Pianeta Bambini)

Tuttavia quella più famosa a livello mondiale è, senza dubbio, l’Arlecchino, nata dall’intreccio di due tradizioni: lo Zanni bergamasco e i personaggi diabolici farseschi della tradizione popolare francese.

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(Arlecchino, maschera veneziana)

IL VESTITO DI ARLECCHINO

(Gianni Rodari)

Per fare un vestito ad arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
‘Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene il mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta.

Il Carnevale è festeggiato anche in altri paesi come la Germania, Francia, Grecia, Danimarca, ecc. Il carnevale brasiliano è uno dei più conosciuti al mondo, il cui più famoso è quello di Rio, la mia città!

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(Marquês de Sapucaí – Rio de Janeiro)

 Claudia Valeria Lopes

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Buon San Valentino!

Ciao a tutti!

In quasi tutto il mondo, oggi si festeggia il Giorno degli Innamorati, conosciuto anche come Il giorno di San Valentino. Vi siete mai chiesti, però, qual è origine di questo giorno così speciale?

Questa festività prende il nome dal santo e martire cristiano San Valentino da Terni, un comune italiano, capoluogo dell’omonima provincia, in Umbria. Nel 496, papa Gelasio I la sostituì alla precedente festa pagana delle Lupercalia (in italiano “Lupercali”), una festa di purificazione che veniva celebrata a Roma dal 13 al 15 febbraio, in onore di Luperco, antico dio latino.

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(San Valentino di Lucas Cranach, Galleria delle arti figurative di Vienna. Crediti immagine Wikipedia)

San Valentino, secondo la leggenda, sarebbe stato il primo religioso a celebrare l’unione fra un legionario pagano e una giovane cristiana. Inoltre, si dice che, un giorno, vide due giovani fidanzati che litigavano e decise di farsi avanti, offrendo loro una rosa. Pregò loro di riconciliarsi, mentre i giovani insieme stringevano il gambo della rosa, facendo attenzione a non pungersi. Il Santo pregò anche il Signore che proteggesse e mantenesse vivo in eterno il loro amore.

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Dopo qualche tempo, la coppia gli chiese di benedire il loro matrimonio. Quando la storia si diffuse, la gente incominciò ad andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese, giorno destinato alle benedizioni. Dopo la morte di San Valentino, la data fu ristretta solo al mese di febbraio.

Comunque, come accade a tutte le festività di origini pagana, non è facile accertare, appunto, le origini di questa ricorrenza. Secondo un’altra tesi, forse la più affidabile, San Valentino sarebbe diventato il protettore degli innamorati grazie al circolo di Geoffrey Chaucer (1343 – 1400), uno scrittore, poeta, cantante, burocrate e diplomatico inglese, considerato il padre della letteratura inglese. Nel suo poema onirico Il parlamento degli uccelli, Geoffrey associa la ricorrenza al fidanzamento di Ricardo II d’Inghilterra con Anna di Boemia, per cui è visto come una delle prime prove del giorno di San Valentino come festività dedicata all’amore.

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(Biglietto d’auguri di san Valentino, circa 1910. Crediti immagine Wikipedia)

E quando ebbero inizio i festeggiamenti dedicati al giorno di San Valentino nel mondo? Nei paesi anglosassoni, le prime testimonianze risalgono al XIX secolo, con lo scambio delle famose “Valentine”, cartoline e bigliettini d’amore decorate con dei motivi romantici, esattamente come quelli che troviamo in commercio. Poi, con il passare del tempo, la tradizione di inviare delle cartoline d’amore si stese anche agli altri paesi. Oggi, oltre alle cartoline, gli innamorati si scambiano anche scatole di cioccolatini, fiori, profumi, pupazzi, gioielli, spesso durante una bella cenetta romantica.

Arrivederci e buon San Valentino a tutti!

Claudia Valeria Lopes

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