L’imperfetto indicativo e le sue particolarità

imperfetto _1Ciao a tutti!

Oggi cominceremo un percorso verbale molto interessante: studieremo più a fondo l’imperfetto indicativo (anche dal punto di vista etimologico), che solo apparentemente si presenta come uno dei tempi più semplici del modo indicativo. A proposito, tempo fa ho scritto un post in cui confrontavo l’uso del passato prossimo e dell’imperfetto, se non l’avete ancora letto, vi consiglio di farlo, poiché ci aiuterà nel nostro percorso d’ora in poi.

L’imperfetto indicativo è la forma verbale tipica delle lingue romanze (dette anche latine o neolatine), cioè che derivano direttamente dal latino. Il suo uso serve a indicare situazioni e abitudini che si sono verificate in un momento passato, per cui è la forma più adatta all’interno, appunto, del passato, usata per descrivere ed enunciare eventi ripetuti, abituali e in corso di svolgimento.

Nel latino questo tempo si chiamava imperfectum (cioè non compiuto) ed era usato in opposizione al perfectum, che corrispondeva all’attuale passato remoto, del quale abbiamo già parlato in un post che ho pubblicato qualche mese fa. Il verbo cantare, per esempio, in latino era coniugato: cantabam, cantabas, cantabat, cantabamus, cantabatis, cantabant. Una delle principali caratteristiche che segnalano il passaggio dal latino all’italiano è il cambiamento consonantico di /b/ a /v/ chiamato di lenizione. In poche parole, la b latina si indebolì compresa tra due vocali – argomento che sarà più approfondito nel prossimo post.

Come si coniugano i verbi all’imperfetto?

Se paragonato ad altri tempi, direi che la sua coniugazione è abbastanza semplice, poiché basta aggiungere alla radice del verbo le desinenze stabilite dalla grammatica italiana, che sono simili a quelle del presente, con una piccola particolarità: la presenza di v insieme alla vocale tematica, caratteristica di ciascuna delle tre coniugazioni, come vedremo di seguito.

Le tre coniugazioni regolari all’imperfetto

Amare – prima coniugazione

Io amavo
Tu amavi
Egli/ella (lui/lei) amava
Noi amavamo
Voi amavate
Essi/esse (loro) amavano

Prendere – seconda coniugazione

Io prendevo
Tu prendevi
Egli/ella (lui/lei) prendeva
Noi prendevamo
Voi prendevate
Essi/esse (loro) prendevano

Partire – terza coniugazione

Io partivo
Tu partivi
Egli/ella (lui/lei) partiva
Noi partivamo
Voi partivate
Essi/esse (loro) partivano

Alcune particolarità:

Avrete sicuramente notato che la coniugazione di questo tempo è, DI SOLITO, regolare, vero? I verbi fare, bere, produrre, che nell’italiano moderno hanno delle forme abbreviate, vengono coniugati seguendo il vecchio paradigma latino: lat. facĕre – facevo, facevi, faceva, facevamo, facevate, facevano;  lat. dicĕre – dicevo, dicevi, diceva, dicevamo, dicevate, dicevano;  lat. producĕre – producevo, producevi, produceva, producevamo, producevate, producevano. Il verbo essere, però, ha una coniugazione particolare: ero, eri, eravamo, eravate, erano.

Nel prossimo post parleremo dei principali usi dell’imperfetto come l’imperfetto narrativo, imperfetto ipotetico, imperfetto come futuro nel passato, ecc.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

Passato prossimo x Imperfetto

passato-prossimo-x-imperfetto

Ciao, ragazzi!

Nel nostro post di oggi, conosceremo le principali differenze tra il passato prossimo e l’imperfetto, due tempi molto usati nella lingua italiana sia nello scritto sia nel parlato. Sono certa che, teoricamente, non avete dei grossi dubbi a riguardo, soprattutto se li adoperate singolarmente. Magari le vostre difficoltà si presentano nel momento di usarli per fare riferimento a due azioni passate che sono avvenute contemporaneamente.

Prima di tutto, è importante ricordare che entrambi i tempi fanno parte del modo indicativo. Il modo è il paradigma della coniugazione del verbo – presente in tutte le lingue – che marca l’atteggiamento del parlante nei confronti dell’evento o dello stato delle cose (realtà o irrealtà). Nella lingua italiana, esistono quattro paradigmi: indicativo, congiuntivo, condizionale e imperativo.

Il passato prossimo, come sapete, indica avvenimenti, esperienze e fatti conclusi nel passato, i cui effetti durano ancora nel presente (azioni puntuali, non abituali e momentanee). Se volete approfondire il suo uso, potete leggere l’articolo Imparando il passato prossimo.

L’imperfetto indica avvenimenti successi nel passato in maniera continuativa (sono successi e continuavano a succedere nel passato, in modo abituale, ripetitivo e durativo) oppure che succedevano abitualmente. L’azione che viene indicata dall’imperfetto può essere contemporanea ad un’altra, anch’essa espressa da un tempo passato, come vedremo di seguito.

Le principali differenze tra passato prossimo e imperfetto:

Passato prossimo Imperfetto
Da adolescente, è andata solo una volta in discoteca. (azione non abituale) Da adolescente, tutti i sabati andava in discoteca. (azione abituale)
Mia nonna ha fatto l’uncinetto qualche volta prima di andare a letto. (azione puntuale) Mia nonna faceva sempre l’uncinetto prima di andare a letto. (azione ripetitiva)
Oggi il sole splende. Ieri ha piovuto un po’ (azione momentanea) Oggi il sole splende. Ieri pioveva. (azione durativa)

Credo che queste differenze siano ben note a tutti gli studenti stranieri e quindi non suscitano tanti dubbi.

Adesso cercheremo di capire come adoperare il passato prossimo e l’imperfetto insieme per far riferimento a due azioni contemporanee nel passato. Ecco i tre casi possibili!

A) Due azioni ugualmente lunghe all’imperfetto:

Mentre studiavo, ascoltavo la musica.
(imperfetto + imperfetto)

musica_2

(Credito dell’immagine: corrieredellasera.it)

B) Due azioni ugualmente puntuali e contemporanee.

Quando ho visto Carlo, ho fatto finta di conoscerlo.
(passato prossimo + passato prossimo)

C) Un’azione durativa mentre la quale avviene un’azione momentanea:

Mentre parlavo con Chiara al telefono, è arrivato mio fratello.
(imperfetto + passato prossimo)

Ora di lavorare!

1) Completate le seguenti frasi con l’imperfetto o il passato prossimo del verbo tra i parentesi:

a) Ieri sera Carlo non …………………….. (andare) al cinema perché …………………. (essere) stanco.
b) Mentre ……………….. (io – uscire) di casa, ……………….. (iniziare) a piovere.
c) Nell’estate scorsa, Mattia ……………………… (andare) al mare tutti i giorni.
d) Quando i bambini ………………… (essere) piccoli, ………………. (giocare) sempre in cortile.
e) Mentre mio marito …………………….. (preparare) la tavola, ……………………….. (arrivare) i suoi amici.
f) Quando ………………….. (io – vedere) quella scena, ……………………. (incominciare) a piangere.
g) Ieri mattina ……………………. (io – vedere) Anna, ma lei ……………………. (fare) finta di non vedermi.

Nel prossimo articolo, approfondiremo di più  l’uso dell’imperfetto anche in altri contesti. Per quanto riguarda le riposte dell’esercizio, le renderò pubbliche in un commento fra due giorni.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Imparando il passato remoto

passato-remoto

Ciao, ragazzi! Come va?

Qualche settimana fa, ho pubblicato un post sul passato prossimo, vi ricordate? Oggi, invece, tratteremo del passato remoto (entrambe forme verbali del modo indicativo).

Prima di tutto, vorrei dirvi che l’uso del passato remoto non è semplice nemmeno per gli italiani, poiché tantissimi verbi sono coniugati in modo irregolare, il che porta non pochi problemi e dubbi al momento di usarli.

In generale, possiamo dire che il passato remoto è molto più adoperato nell’Italia meridionale, soprattutto per l’influenza di alcuni dialetti. Nell’Italia settentrionale, invece, prevale l’uso del passato prossimo. Ho vissuto per ben sette anni in Salento, esattamente in provincia di Lecce, e, da quelle parti, la gente suole usare il passato remoto per far riferimento ad avvenimenti che hanno avuto luogo ventiquattro ore fa!

Dunque, appena arrivata in Italia, e con la testa piena di regole grammaticali, mi trovai immersa in un ambiente prevalentemente dialettale, dove l’uso del passato remoto e del passato prossimo era determinato da fattori dialettali, geografici e psicologici, come vedremo di seguito.

È interessante notare che l’uso del passato remoto è molto comune nella letteratura, specie in quella infantile, mentre nella lingua parlata prevale l’uso del passato prossimo. Leggete il seguente brano tratto dalla Favola di Biancaneve e i setti nani, dei Fratelli Grimm:

biancaneve-_1

Una volta, nel cuor dell’inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva, seduta accanto a una finestra, dalla cornice d’ebano.
E così, cucendo e alzando gli occhi per guardar la neve, si punse un dito, e caddero nella neve tre gocce di sangue.
Il rosso era così bello su quel candore, ch’ella pensò:
“Avessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come il legno della finestra!”
Poco dopo diede alla luce una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l’ebano; e la chiamarono Biancaneve.
E quando nacque, la regina morì.
Dopo un anno il re prese un’altra moglie; era bella, ma superba e prepotente, e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza.” (La favola di Biancaneve e i sette nani, Fratelli Grimm)

Il passato remoto, così come il passato prossimo, indica un’azione compiuta nel passato. Allora, qual è la differenza tra di loro? Sicuramente, avete già letto sui libri di grammatica italiana che la scelta tra l’uno e l’altro si basa su una distinzione molto semplice:

Il passato prossimo – come abbiamo visto nel post precedente   è una forma verbale che indica avvenimenti, esperienze e fatti compiuti nel passato, ma che mantengono ancora un legame con il presente. È formato dal presente di uno dei due verbi ausiliare, ESSERE o AVERE, più il participio passato del verbo principale:

A – Anna è andata via di casa dieci minuti fa.
B – Francesco ed io ci siamo lasciati due anni fa.
C – L’unificazione italiana è avvenuta nel secolo scorso.

La frase B illustra molto bene il significato di avere o no un legame con il presente, mentre parliamo di un avvenimento passato. L’io dell’enunciato si sente ancora legato, in qualche modo, a quel rapporto che si è spezzato due anni fa. Dall’alta parte, l’esempio C, tratto dal libro Parole e frasi: grammatica italiana, di Dardano e Trifone, ci dà perfettamente l’idea di ciò che è stato detto prima, giacché le conseguenze dell’unificazione italiana sussistono fino ai giorni nostri.

Il passato remoto indica un’azione compiuta nel passato, senza alcun legame con il suo svolgimento o con il presente. In realtà, non c’è una regola che preveda quanto tempo debba trascorrere prima che un’azione o avvenimento accaduti nel passato possano essere considerati vicini o lontani da chi parla. In poche parole, come abbiamo visto nell’esempio B, la distanza è, innanzitutto, psicologica e affettiva.

Adesso fate attenzione agli esempi:

A – Francesco ed io ci lasciammo un anno fa.
B – Andai a Parigi vent’anni fa.

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Entrambi gli enunciati fanno riferimenti ad avvenimenti lontani nel tempo. Quindi, qual è la differenza tra le frasi “Francesco ed io ci siamo lasciati due anni fa” e “Francesco ed io ci lasciammo due anni fa”? Nel primo esempio, la persona che parla si sente ancora molto legata a quel rapporto finito due anni fa e, magari, nutre qualche speranza che in futuro loro si possano riavvicinare.

Nel secondo esempio, invece, l’uso del passato remoto indica che non c’è più alcun tipo di legame affettivo o psicologico con ciò che è accaduto nel passato (la persona che parla non pensa più alla fine del rapporto con Francesco). Quindi, possiamo dire che siamo noi a decidere – oppure il nostro stato d’animo e psicologico – il tipo di rapporto che abbiamo con azioni e avvenimenti passati.

Ecco la coniugazione dei verbi al passato remoto!

Prima coniugazione: parlare

  • io parlai
  • tu parlasti
  • lei/lui parlò
  • noi parlammo
  • voi parlaste
  • essi parlarono

Seconda coniugazione: ricevere

  • io ricevetti(oppure: ricevei)
  • tu ricevesti
  • lei/lui ricevette(oppure: ricevé)
  • noi ricevemmo
  • voi riceveste
  • essi ricevettero(oppure: riceverono)

I verbi della seconda coniugazione (-ere) possono avere una forma alternativa alla prima e alla terza persona singolare (io, lui, lei) e terza plurale (loro). Tuttavia, ricevei, ricevé e riceverono sono forme rare, che troviamo soprattutto nei testi letterari.

Terza coniugazione: dormire

  • io dormii
  • tu dormisti
  • lei/lui dormì
  • noi dormimmo
  • voi dormiste
  • essi dormirono

I verbi della prima e della terza coniugazioni (-are e –ire) sono, NORMALMENTE, regolari. Quelli della seconda sono, IN GENERALE, irregolari. Per essere sicuri se un determinato verbo è regolare o irregolare, consultate un buon dizionario.

Avete notato che un verbo irregolare, coniugato al passato remoto, nella sua coniugazione integrale, presenta sia forme irregolari sia forme regolari, secondo la persona?

Fate attenzione alla coniugazione del verbo avere, in cui la seconda persona (singolare e plurale) e la prima persona plurale sono regolari, mentre le altre sono irregolari.

AVERE

  • io ebbi (irregolare)
  • tu avesti (regolare)
  • lui/lei ebbe (irregolare)
  • noi avemmo (regolare)
  • voi aveste (regolare)
  • loro ebbero (irregolare)

Il vero ESSERE, coniugato al passato remoto, è completamente irregolare:

ESSERE

  • io fui
  • tu fosti
  • lui/lei fu
  • noi fummo
  • voi foste
  • loro furono

Alcuni verbi irregolari raddoppiano la consonante finale della radice:

volere – volli;  cadere – caddi; bere – bevvi; tenere – tenni; rompere – ruppi; sapere – seppi, ecc.

Spero che abbiate capito le principali differenze tra passato prossimo e passato remoto. Alla prossima!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Imparando il passato prossimo

 

passato-prossimo-2Ciao a tutti! Come va?

Credo che adesso sia il momento di studiare il passato prossimo, usato nella lingua italiana per indicare avvenimenti passati (recenti o remoti).  A proposito di avvenimenti remoti, approfondiremo l’uso del passato remoto nel prossimo post.

Tempo fa ho pubblicato un post sugli usi dei verbi ausiliari essere e avere, quindi vi chiedo gentilmente di leggerlo, poiché vi sarà molto utile.

Il passato prossimo, di gran lunga usato sia nella lingua scritta sia nella lingua parlata, indica avvenimenti, esperienze e fatti conclusi nel passato, i cui effetti durano ancora nel presente. La sua formazione viene fatta con gli ausiliari ESSERE o AVERE, coniugati nell’indicativo presente, seguito dal participio passato dei verbi principali.

Il participio passato si forma sostituendo le desinenze dell’infinito con: –ATO, se il verbo principale appartiene alla prima coniugazione -are; –UTO, se il verbo principale appartiene alla seconda coniugazione -ere, –ITO, se il verbo principale appartiene alla terza coniugazione -ire.

Passato prossimo dei verbi AMARE, VENDERE E PARTIRE

Soggetto Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato
io ho amato ho venduto sono partito/a
tu hai amato hai venduto sei partito/a
lui – lei ha amato ha venduto è partito/a
noi abbiamo amato abbiamo venduto siamo partiti/e
voi avete amato avete venduto siete partiti/e
loro hanno amato hanno venduto sono partiti/e

Passato prossimo dei verbi ESSERE e AVERE

Soggetto Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato
io sono stato/a ho avuto
tu sei stato/a hai avuto
lui-lei è stato/a ha avuto
noi siamo stati/e abbiamo avuto
voi siete stati/e avete avuto
loro sono stati/e hanno avuto

passato-prossimo-1

Se avete fatto attenzione alle tabelle, vi sarete accorti che con l’ausiliare AVERE il participio passato non soffre alcun cambiamento. Dall’altra parte, con l’ausiliare ESSERE, il participio passato concorda in genere e numero con il soggetto.

Vi chiedo gentilmente di consultare una buona grammatica riferente alla vostra lingua materna, più specificamente il capitolo che tratta transitività dei verbi, va bene? Poiché d'ora in avanti sarà molto importante capire cosa sono i verbi transitivi e intransitivo. Potete anche leggere il post "La transitività: questa sconosciuta".

In generale, l’ausiliare AVERE viene utilizzato con i verbi transitivi, cioè, verbi che rispondono alle domande: Chi?Che cosa?

Esempi:

Ho mangiato  una mela. (cosa hai mangiato?)
Abbiamo incontrato Federico e Claudia. (chi avete incontrato?)

Il verbo ausiliare ESSERE viene usato con i verbi intransitivi, cioè che non rispondono alle domande Chi? – Che cosa? quali:

a) Verbi di moto: partire, uscire, tornare, andare, ecc. – Carla è partita per il Brasile ieri mattina; Francesco e Flavio sono usciti insieme dal corso di italiano; Francesco è tornato a casa; Alessandro e Tiziano sono andati in piscina.

b) Verbi riflessivi/pronominali: alzarsi, svegliarsi, lavarsi, ecc. – mi sono alzato presto; ti sei svegliato alle 5 del mattino.

c) Verbi di stato: stare, rimanere, restare, ecc.  – sono stata tutta la giornata a casa; sono rimasta in ufficio fino alle 5; a mio fratello sono restati pochi soldi.

d) Verbi che indicano cambiamenti: diventare, nascere, morire, ecc.   – Isabela è diventata nonna; Sofia è nata nel 2000; il mio cagnolino è morto mese scorso.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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