Il modo condizionale

Ciao a tutti!

Oggi parleremo del condizionale, uno dei modi dei modi finiti del verbo – spesso considerato in relazione con il congiuntivo – usato, soprattutto, per presentare un fatto come una possibilità, che può verificarsi a condizione che se ne verifichi un altro:

Verrei a casa tua oggi, se non dovessi lavorare.
(Io non posso venire oggi a casa tua perché devo lavorare.)

Il condizionale ha due tempi: uno semplice (presente) e uno composto (passato)

A) Si usa per esprimere una possibilità condizionata:

Se avessi fame, mangerei.  (presente)
Se avessi avuto fame, avrei mangiato. (passato – coniugato con gli ausiliari ESSERE e AVERE al condizionale presente + participio passato dei verbi principali)

B) Un dubbio riferito al presente, al futuro o al passato:

Che potrei (avrei potuto) fare?

C) Un desiderio riferito al presente o al passato:

Mangerei (avrei mangiato) volentieri un bel piatto di spaghetti.

D) Una richiesta cortese:

– Mi potresti aiutare?

E) Una notizia non data per certa:

Napoleone sarebbe stato avvelenato.

La congiunzione SE deve essere seguita, IN GENERE, dal congiuntivo e non dal condizionale: Rimarrei se potessi e MAI ... se potrei! Ma di questo parleremo nel prossimo post.
Condizionale del verbo mangiare
Mangiare
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io mangerei

 tu mangeresti

 lui/lei/Lei mangerebbe

 noi mangeremmo

 voi mangereste

loro/Loro mangerebbero

 io avrei

tu avresti

lui/lei/Lei avrebbe

noi avremmo

voi avreste

loro/Loro avrebbero

mangiato
Condizionale del verbo credere 
Credere
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io crederei

 tu crederesti

 lui/lei/Lei crederebbe

 noi crederemmo

 voi credereste

 loro/Loro crederebbero

 io avrei

tu avresti

lui/lei/Lei avrebbe

noi avremmo

voi avreste

loro/Loro avrebbero

creduto
Condizionale del verbo partire
Partire
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io partirei

 tu partiresti

lui/lei/Lei partirebbe

 noi partiremmo

 voi partireste

 loro/Loro partirebbero

 io sarei

tu saresti

lui/lei/Lei sarebbe

partito/a
 noi saremmo

voi sareste

loro/Loro sarebbero

partiti/e
Condizionale del verbo essere
Essere
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io sarei

 tu saresti

lui/lei/Lei sarebbe

 noi saremmo

 voi sareste

 loro/Loro sarebbero

 io sarei

tu saresti

lui/lei/Lei sarebbe

stato/a
 noi saremmo

voi sareste

loro/Loro sarebbero

stati/e
Condizionale del vero avere
Avere
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io avrei

 tu avresti

lui/lei/Lei avrebbe

 noi avremmo

 voi avreste

 loro/Loro avrebbero

 io avrei

tu avresti

lui/lei/Lei avrebbe

noi avremmo

voi avreste

loro/Loro avrebbero

avuto

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

Il congiuntivo presente

Ciao a tutti!

Come vi ho promesso nel post precedente, studieremo ogni singolo tempo del modo congiuntivo, cosicché possiate capire come e quando lo si usa. Oggi approfondiremo il congiuntivo presente e, quindi, è molto importante che conosciate bene le desinenze che compongono i verbi regolari:

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io arrivi

che tu arrivi

che lui/lei arrivi

che noi arriviamo

che voi arriviate

 che loro arrivino

che io prenda

che tu prenda

che lui/lei prenda

che noi prendiamo

che voi prendiate

che loro prendano

che io senta

che tu senta

che lui/lei senta

che noi sentiamo

che voi sentiate

che loro sentano

Sicuramente vi ricordate che per la coniugazione del presente indicativo ci sono alcuni verbi della terza coniugazione (-ire) detti incoativi, che presentano l’inserimento dell’interfisso –isc– tra la radice e la desinenza (io finisco, io guarisco, ecc.). Quindi nel congiuntivo presente lo stesso interfisso si ripresenta: FINIRE – che io finisca, che tu finisca, che lui/lei finisca, che noi finiamo, che voi finiate, che loro finiscano.

E come si forma il congiuntivo presente dei verbi irregolari?

Per fortuna, quasi tutti verbi irregolari si formano a partire dalla prima persone del verbo al presente indicativo:

a) io vengoche io venga, che tu venga, che lui/lei venga, che noi veniamo, che voi veniate che loro vengano

b) io muoio che io muoia, che tu muoia, che lui/lei muoia, che noi moriamo, che voi moriate, che loro muoiano

c) io faccioche io faccia, che tu faccia, che lui/lei faccia, che noi facciamo, che voi facciate, che loro facciano

d) io dicoche io dica, che tu dica, che lui/lei dica, che noi diciamo, che voi diciate, che loro dicano

Per quanto riguarda la coniugazione degli altri verbi, consultate un buon libro di verbi, un dizionario oppure fatevi aiutare da qualche coniugatore di verbi online.

ATTENZIONE! per quanto riguarda il verbo DOVERE, vi dovete basare sul presente dell’indicativo della forma meno usata (io debboche tu debba, che tu debba, che noi dobbiamo, che voi dobbiate, che loro debbano). Anche in questo caso, per fortuna, ci sono pochissimi verbi che presentano coniugazioni diverse, come il verbo ESSERE (che io sia, che tu sia, che lui sia, che noi siamo, che voi siate, che loro siano), AVERE (che io abbia, che tu abbia, che lui/lei abbia, ecc.). Per i verbi che finiscono in -care, – ciare, – cere, -gare, -giare, -gere il meccanismo di formazioni è lo stesso del presente indicativo: che io cerchi; che io schiacci; che io cominci, che io vinca, che io paghi.

Il congiuntivo nelle frasi subordinate

In congiuntivo presente viene in genere adoperato in frasi subordinate, introdotte da verbi di opinione come credere, pensare, ritenere, reputare oppure da verbi desiderativi (che esprimono un desiderio) come volere, sperare, augurare: 

a) Credo che ormai Carlo arrivi in ritardo.
b) Pensi che io sia pazza?
c) Speriamo che Maria riesca a superare l’esame.
d) Suppongo che lei finisca di lavorare verso le cinque.
e) Vogliamo che voi veniate al nostro matrimonio.

Inoltre, il congiuntivo presente viene introdotto da locuzioni congiuntive/congiunzioni come senza che, prima che, nonostante, malgrado, a meno che, a condizione che, affinché, ecc.:

a) Purtroppo Anna parte oggi sera senza che io possa salutarla.
b) Ho paura dell’esame di domani malgrado sappia bene l’argomento.
c) Ti chiedo gentilmente di fare i compiti di tedesco adesso, a meno che tu non sia già troppo stanca.
d) In quell’albergo si accettano animali, a condizioni che siano in buona salute.
e) Ti dico queste cose affinché tu ti accorga che stai sbagliando.

Il congiuntivo nelle frasi principali

Una particolarità del congiuntivo presente è che lo si può usare anche nelle frasi principali, cioè non subordinate, per indicare:

a) un desiderio o un augurio: che possiate essere felici, ragazzi!;

b) un dubbio o una supposizione: non l’ho ancora vista. Che abbia perso l’orario? 

c)  un’esortazione, un invitoche entri il prossimo!; figlio mio, sia ottimista, andrà tutto bene.

d) una concessione: mi abbia pure detto una bugia, ma è sempre una cara amica.

Certamente il testo non è esaustivo, ci sono altre sfumature del modo congiuntivo che ho deciso di non trattare in questo post per non confondervi. Adesso facciamo un po’ di esercizi? Per le soluzioni cliccate qui Esercizio – congiuntivo presente

Esercizio: Completate con i verbi al congiuntivo presente.

1. Credo che Anna (nuotare) __________ molto bene.
2. Non sono sicuro che il treno (arrivare) __________ sul binario 3.
3. Penso che Fernanda (uscire) __________ con Marcello.
4. Temo che questo non (essere) __________ il modo corretto di affrontare questo problema.
5. È probabile che loro non (venire) __________ alla festa di compleanno di Rocco.
6. Sandra aspetta che suo padre (telefonare) le __________.
7. Spero che tu _____________ (sapere) quello che stai facendo.
9. Che mi _______________ (lasciare-tu) in pace!
10. Suppongo che lui ____________ (andare) all’università.
11. Che _____________ (entrare) il prossimo candidato.
12. Malgrado ____________ (essere) preparato, non riesce a trovare un buon lavoro.
13. Penso che tu ____________ (dovere) fare i compiti di italiano.
14. Che _____________ (essere – tu) felice!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Sull’uso del congiuntivo – prima parte

Ciao a tutti!

Una delle vostre richieste più frequenti riguarda l’uso del congiuntivo, ormai “condannato a morte” nelle frasi dette dipendenti (subordinate) da tanti grammatici rinomati.

La verità è che l’argomento è assai polemico. Da quando ho cominciato a studiare la lingua italiana, confesso di aver sentito di tutto e di più: “il congiuntivo non serve a nulla”, “anche gli italiani lo sbagliano”, “il congiuntivo è ormai morto e sepolto”… la lista sarebbe piuttosto lunga. Sarà veramente così? Certo, non sempre è facile impararlo (e non mi riferisco soltanto agli stranieri). Prima di tutto, a mio vedere, sarebbe necessario conoscere per BENE le desinenze che lo compongono.

Il congiuntivo ha quattro tempi che servono a dare al verbo l’aspetto di una possibilità (anche irreale), una volontà, un desiderio, un timore, un’incertezza, un dubbio. I quattro tempi del congiuntivo sono:

a) presente e imperfetto (tempi semplici)
b) passato e trapassato (tempi composti coniugati con gli ausiliari ESSERE e AVERE)

Prima di studiare più a fondo il congiuntivo dobbiamo sapere come lo si coniuga, secondo il paradigma delle tre coniugazioni in –ARE, –ERE IRE:

Per quanto riguarda la coniugazione degli altri verbi, consultate un buon libro di verbi, un dizionario oppure fatevi aiutare da qualche coniugatore di verbi online.

1) Congiuntivo presente – forma verbale usata nelle frasi subordinate per indicare eventi e fatti visti come non reali o non obiettivi: spero che siate sinceri; pensi che io sia matta?; spero che loro arrivino al più presto; vuoi che io senta tutto quello che Paola ha da dire?

Coniugazione:

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io arrivi

che tu arrivi

che lui/lei arrivi

che noi arriviamo

che voi arriviate

 che loro arrivino

che io prenda

che tu prenda

che lui/lei prenda

che noi prendiamo

che voi prendiate

che loro prendano

che io senta

che tu senta

che lui/lei senta

che noi sentiamo

che voi sentiate

che loro sentano

ATTENZIONE.: Finire - che io finisca, che tu finisca, che lui/lei finisca, che noi finiamo, che voi finiate, che loro finiscano.

2) Congiuntivo imperfetto – forma verbale usata in genere nelle frasi subordinate, quando la principale, al passato, esprime insicurezza: speravo che lui dicesse tutta la verità. Il congiuntivo imperfetto può anche venire al primo piano nella formazione del periodo ipotetico: se mi dicessi ciò che è successo, mi faresti un grande piacere. 

Coniugazione:

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io arrivassi

che tu arrivassi

che lui/lei arrivasse

che noi arrivassimo

che voi arrivaste

che loro arrivassero

che io prendessi

che tu prendessi

che lui/lei prendesse

che noi prendessimo

che voi prendeste

che loro prendessero

che sentissi

che tu sentissi

che lui/lei sentisse

che noi sentissimo

che voi sentiste

che loro sentissero

3) Congiuntivo passato (composto) – forma verbale generalmente usata nelle frasi subordinate per indicare fatti e eventi passati o conclusi, visti come non reali o non obiettivi: loro pensano che io abbia capito tutto; lui pensa che Carlo abbia fatto un bel pasticcio; i ragazzi ancora credono che sia stato Babbo Natale a portargli i regali.

Coniugazione:

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io sia arrivato/a

che tu sia arrivato/a

che lui/lei sia arrivato/a

che noi siamo arrivati/e

voi voi siate arrivati/e

che loro siano arrivati/e

che io abbia preso

che tu abbia preso

 che lui/lei abbia preso

 che noi abbiamo preso

che voi abbiate preso

che loro abbiano preso

che io abbia sentito

che tu abbia sentito

 che lui/lei abbia sentito

che noi abbiamo sentito

che voi abbiate sentito

che loro abbiano sentito.

4) Congiuntivo trapassato (composto) – forma verbale generalmente usata per descrivere un fatto visto come non reale o non obiettivo, che si distingue per l’anteriorità temporale rispetto ad un momento passato: Carlo pensava che io fosse andata all’università; mia madre pensava che i ragazzi avessero rotto i vetri della finestra.

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io fossi arrivato/a

che tu fossi arrivato/a

che lui/lei fosse arrivato/a

che noi fossimo arrivati/e

che voi foste arrivati/e

che loro fossero arrivati/e

che io avessi preso

che tu avessi preso

che lui/lei avesse preso

che noi avessimo preso

che voi aveste preso

che loro avessero preso

che io avessi sentito

che tu avessi sentito

che lui avesse sentito

che noi avessimo sentito

che voi aveste sentito

che loro avessero sentito

Per oggi può bastare, credo di avervi dato molte informazioni nuove! Nei prossimi post studieremo la concordanza dei tempi del congiuntivo, cioè l’insieme di regole che stabiliscono l’uso dei tempi e dei modi delle frasi principali e delle frasi subordinate.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Verbi difficili – affacciare e affacciarsi

Ciao a tutti!

Oggi cominceremo a studiare, più da vicino, i verbi considerati dall’Accademia della Crusca come difficili non solo per gli stranieri ma anche per gli italiani.  Quindi fate molta attenzione agli esempi, va bene?

a) Affacciare

  • verbo transitivo (ausiliare avere), adoperato nell’ambito letterario con il significato di “mostrare, esporre qualcosa”; in senso figurato “far presente qualcosa”, sinonimo di palesare, avanzare, mostrare Carlo ha affacciato un dubbio.
  • verbo transitivo (ausiliare avere), esporre qualcuno o qualcosa alla vista, da finestre, balconi, ecc., sinonimo di “sporgere” – Il gatto affaccia il muso alla finestra.
ATTENZIONE: affacciare si adopera (solo nei tempi semplici) con il significato di "essere prospiciente", cioè "volto verso qualcosa", e vuole un soggetto inanimato, come appunto casa, finestra, palazzo:
- La villa affaccia sul lago.
- Il gatto affaccia il muso alla finestra.

b) Affacciarsi

  • Verbo riflessivo, “sporgersi a guardare da una finestra, una porta, un balcone – mi sono affacciata alla finestra.
  • In senso figurato, “partecipare per la prima volta a qualcosa: Francesco si è finalmente affacciato al mondo del lavoro; affacciarsi alla vita, iniziare a prenderne coscienza.

ATTENZIONE: affacciarsi, invece, può essere usato sempre con qualsiasi tempo e con qualsiasi soggetto:
- Anna si affacciò sulla porta di casa.
- Un gatto si è affacciato sul balcone.
- L'albergo si affaccia sul mare.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Il sistema verbale italiano: il modo

Ciao a tutti!

Oggi cominciamo a studiare il verbo, che ha un organico e complesso sistema di forme usate per esprimere il modo, il tempo, la persona, il numero, l’aspetto (puntuale, durativo, iterativo, ecc.), la diatesi (attiva o passiva), conosciute come “coniugazione”.

L'aspetto è il modo in cui è espressa l’azione del verbo (puntuale, durativo, iterativo, ecc.): in italiano l’imperfetto ha aspetto durativo o iterativo, il passato remoto aspetto puntuale.

Il modo

Il modo è la categoria della coniugazione verbale che indica la maniera in cui la l’azione o lo stato espressi dal verbo vengono presentati. La lingua italiana dispone di sette modi verbali:

a) Quattro modi finiti:

1 – Indicativo, che presenta l’azione o situazione descritta dal verbo come certa: io amo cantare; ieri ho mangiato una bella spaghettata.

2 – Congiuntivo, che presenta l’azione o situazione descritta dal verbo come incerta –  che io ami; che io cantassi;

3 – Condizionale, che presenta l’azione o situazione descritta dal verbo come un desiderio – io amerei; loro canterebbero;

4 – Imperativo,  che presenta l’azione o situazione descritta dal verbo come un ordine, un comando – ama finché puoi; vai via!

La diatesi è la categoria che indica la relazione del verbo con il soggetto e l’oggetto: diatesi attiva, media, passiva.

b) Tre modi indefiniti:

a) Infinito presente e passato: l’infinito è una modo verbale usato in quasi tutte le lingue indoeuropee. Normalmente, è la forma scelta per il lemma dei verbi che troviamo nei dizionari. In genere, non fa riferimento ad alcuna persona grammaticale (io, tu, lui, lei, ecc.): avere, avere avuto.

b) Participio presente e passato – modo verbale molto vicino all’aggettivo e al sostantivo. Deve il suo nome al fatto che partecipa (in latino partem capit, cioè prende parte) a queste categorie: amado; amante.

c) Gerundio (o forma nominale del verbo) – modo verbale utilizzato per indicare un processo considerato nei confronti di un secondo avvenimento: preferisco non parlare mangiando nello stesso momento.

Nel prossimo post approfondiremo l’uso del tempo, della persona e del numero.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Passato prossimo x Imperfetto

passato-prossimo-x-imperfetto

Ciao, ragazzi!

Nel nostro post di oggi, conosceremo le principali differenze tra il passato prossimo e l’imperfetto, due tempi molto usati nella lingua italiana sia nello scritto sia nel parlato. Sono certa che, teoricamente, non avete dei grossi dubbi a riguardo, soprattutto se li adoperate singolarmente. Magari le vostre difficoltà si presentano nel momento di usarli per fare riferimento a due azioni passate che sono avvenute contemporaneamente.

Prima di tutto, è importante ricordare che entrambi i tempi fanno parte del modo indicativo. Il modo è il paradigma della coniugazione del verbo – presente in tutte le lingue – che marca l’atteggiamento del parlante nei confronti dell’evento o dello stato delle cose (realtà o irrealtà). Nella lingua italiana, esistono quattro paradigmi: indicativo, congiuntivo, condizionale e imperativo.

Il passato prossimo, come sapete, indica avvenimenti, esperienze e fatti conclusi nel passato, i cui effetti durano ancora nel presente (azioni puntuali, non abituali e momentanee). Se volete approfondire il suo uso, potete leggere l’articolo Imparando il passato prossimo.

L’imperfetto indica avvenimenti successi nel passato in maniera continuativa (sono successi e continuavano a succedere nel passato, in modo abituale, ripetitivo e durativo) oppure che succedevano abitualmente. L’azione che viene indicata dall’imperfetto può essere contemporanea ad un’altra, anch’essa espressa da un tempo passato, come vedremo di seguito.

Le principali differenze tra passato prossimo e imperfetto:

Passato prossimo Imperfetto
Da adolescente, è andata solo una volta in discoteca. (azione non abituale) Da adolescente, tutti i sabati andava in discoteca. (azione abituale)
Mia nonna ha fatto l’uncinetto qualche volta prima di andare a letto. (azione puntuale) Mia nonna faceva sempre l’uncinetto prima di andare a letto. (azione ripetitiva)
Oggi il sole splende. Ieri ha piovuto un po’ (azione momentanea) Oggi il sole splende. Ieri pioveva. (azione durativa)

Credo che queste differenze siano ben note a tutti gli studenti stranieri e quindi non suscitano tanti dubbi.

Adesso cercheremo di capire come adoperare il passato prossimo e l’imperfetto insieme per far riferimento a due azioni contemporanee nel passato. Ecco i tre casi possibili!

A) Due azioni ugualmente lunghe all’imperfetto:

Mentre studiavo, ascoltavo la musica.
(imperfetto + imperfetto)

musica_2

(Credito dell’immagine: corrieredellasera.it)

B) Due azioni ugualmente puntuali e contemporanee.

Quando ho visto Carlo, ho fatto finta di conoscerlo.
(passato prossimo + passato prossimo)

C) Un’azione durativa mentre la quale avviene un’azione momentanea:

Mentre parlavo con Chiara al telefono, è arrivato mio fratello.
(imperfetto + passato prossimo)

Ora di lavorare!

1) Completate le seguenti frasi con l’imperfetto o il passato prossimo del verbo tra i parentesi:

a) Ieri sera Carlo non …………………….. (andare) al cinema perché …………………. (essere) stanco.
b) Mentre ……………….. (io – uscire) di casa, ……………….. (iniziare) a piovere.
c) Nell’estate scorsa, Mattia ……………………… (andare) al mare tutti i giorni.
d) Quando i bambini ………………… (essere) piccoli, ………………. (giocare) sempre in cortile.
e) Mentre mio marito …………………….. (preparare) la tavola, ……………………….. (arrivare) i suoi amici.
f) Quando ………………….. (io – vedere) quella scena, ……………………. (incominciare) a piangere.
g) Ieri mattina ……………………. (io – vedere) Anna, ma lei ……………………. (fare) finta di non vedermi.

Nel prossimo articolo, approfondiremo di più  l’uso dell’imperfetto anche in altri contesti. Per quanto riguarda le riposte dell’esercizio, le renderò pubbliche in un commento fra due giorni.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Imparando il passato remoto

passato-remoto

Ciao, ragazzi! Come va?

Qualche settimana fa, ho pubblicato un post sul passato prossimo, vi ricordate? Oggi, invece, tratteremo del passato remoto (entrambe forme verbali del modo indicativo).

Prima di tutto, vorrei dirvi che l’uso del passato remoto non è semplice nemmeno per gli italiani, poiché tantissimi verbi sono coniugati in modo irregolare, il che porta non pochi problemi e dubbi al momento di usarli.

In generale, possiamo dire che il passato remoto è molto più adoperato nell’Italia meridionale, soprattutto per l’influenza di alcuni dialetti. Nell’Italia settentrionale, invece, prevale l’uso del passato prossimo. Ho vissuto per ben sette anni in Salento, esattamente in provincia di Lecce, e, da quelle parti, la gente suole usare il passato remoto per far riferimento ad avvenimenti che hanno avuto luogo ventiquattro ore fa!

Dunque, appena arrivata in Italia, e con la testa piena di regole grammaticali, mi trovai immersa in un ambiente prevalentemente dialettale, dove l’uso del passato remoto e del passato prossimo era determinato da fattori dialettali, geografici e psicologici, come vedremo di seguito.

È interessante notare che l’uso del passato remoto è molto comune nella letteratura, specie in quella infantile, mentre nella lingua parlata prevale l’uso del passato prossimo. Leggete il seguente brano tratto dalla Favola di Biancaneve e i setti nani, dei Fratelli Grimm:

biancaneve-_1

Una volta, nel cuor dell’inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva, seduta accanto a una finestra, dalla cornice d’ebano.
E così, cucendo e alzando gli occhi per guardar la neve, si punse un dito, e caddero nella neve tre gocce di sangue.
Il rosso era così bello su quel candore, ch’ella pensò:
“Avessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come il legno della finestra!”
Poco dopo diede alla luce una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l’ebano; e la chiamarono Biancaneve.
E quando nacque, la regina morì.
Dopo un anno il re prese un’altra moglie; era bella, ma superba e prepotente, e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza.” (La favola di Biancaneve e i sette nani, Fratelli Grimm)

Il passato remoto, così come il passato prossimo, indica un’azione compiuta nel passato. Allora, qual è la differenza tra di loro? Sicuramente, avete già letto sui libri di grammatica italiana che la scelta tra l’uno e l’altro si basa su una distinzione molto semplice:

Il passato prossimo – come abbiamo visto nel post precedente   è una forma verbale che indica avvenimenti, esperienze e fatti compiuti nel passato, ma che mantengono ancora un legame con il presente. È formato dal presente di uno dei due verbi ausiliare, ESSERE o AVERE, più il participio passato del verbo principale:

A – Anna è andata via di casa dieci minuti fa.
B – Francesco ed io ci siamo lasciati due anni fa.
C – L’unificazione italiana è avvenuta nel secolo scorso.

La frase B illustra molto bene il significato di avere o no un legame con il presente, mentre parliamo di un avvenimento passato. L’io dell’enunciato si sente ancora legato, in qualche modo, a quel rapporto che si è spezzato due anni fa. Dall’alta parte, l’esempio C, tratto dal libro Parole e frasi: grammatica italiana, di Dardano e Trifone, ci dà perfettamente l’idea di ciò che è stato detto prima, giacché le conseguenze dell’unificazione italiana sussistono fino ai giorni nostri.

Il passato remoto indica un’azione compiuta nel passato, senza alcun legame con il suo svolgimento o con il presente. In realtà, non c’è una regola che preveda quanto tempo debba trascorrere prima che un’azione o avvenimento accaduti nel passato possano essere considerati vicini o lontani da chi parla. In poche parole, come abbiamo visto nell’esempio B, la distanza è, innanzitutto, psicologica e affettiva.

Adesso fate attenzione agli esempi:

A – Francesco ed io ci lasciammo un anno fa.
B – Andai a Parigi vent’anni fa.

collage_1

Entrambi gli enunciati fanno riferimenti ad avvenimenti lontani nel tempo. Quindi, qual è la differenza tra le frasi “Francesco ed io ci siamo lasciati due anni fa” e “Francesco ed io ci lasciammo due anni fa”? Nel primo esempio, la persona che parla si sente ancora molto legata a quel rapporto finito due anni fa e, magari, nutre qualche speranza che in futuro loro si possano riavvicinare.

Nel secondo esempio, invece, l’uso del passato remoto indica che non c’è più alcun tipo di legame affettivo o psicologico con ciò che è accaduto nel passato (la persona che parla non pensa più alla fine del rapporto con Francesco). Quindi, possiamo dire che siamo noi a decidere – oppure il nostro stato d’animo e psicologico – il tipo di rapporto che abbiamo con azioni e avvenimenti passati.

Ecco la coniugazione dei verbi al passato remoto!

Prima coniugazione: parlare

  • io parlai
  • tu parlasti
  • lei/lui parlò
  • noi parlammo
  • voi parlaste
  • essi parlarono

Seconda coniugazione: ricevere

  • io ricevetti(oppure: ricevei)
  • tu ricevesti
  • lei/lui ricevette(oppure: ricevé)
  • noi ricevemmo
  • voi riceveste
  • essi ricevettero(oppure: riceverono)

I verbi della seconda coniugazione (-ere) possono avere una forma alternativa alla prima e alla terza persona singolare (io, lui, lei) e terza plurale (loro). Tuttavia, ricevei, ricevé e riceverono sono forme rare, che troviamo soprattutto nei testi letterari.

Terza coniugazione: dormire

  • io dormii
  • tu dormisti
  • lei/lui dormì
  • noi dormimmo
  • voi dormiste
  • essi dormirono

I verbi della prima e della terza coniugazioni (-are e –ire) sono, NORMALMENTE, regolari. Quelli della seconda sono, IN GENERALE, irregolari. Per essere sicuri se un determinato verbo è regolare o irregolare, consultate un buon dizionario.

Avete notato che un verbo irregolare, coniugato al passato remoto, nella sua coniugazione integrale, presenta sia forme irregolari sia forme regolari, secondo la persona?

Fate attenzione alla coniugazione del verbo avere, in cui la seconda persona (singolare e plurale) e la prima persona plurale sono regolari, mentre le altre sono irregolari.

AVERE

  • io ebbi (irregolare)
  • tu avesti (regolare)
  • lui/lei ebbe (irregolare)
  • noi avemmo (regolare)
  • voi aveste (regolare)
  • loro ebbero (irregolare)

Il vero ESSERE, coniugato al passato remoto, è completamente irregolare:

ESSERE

  • io fui
  • tu fosti
  • lui/lei fu
  • noi fummo
  • voi foste
  • loro furono

Alcuni verbi irregolari raddoppiano la consonante finale della radice:

volere – volli;  cadere – caddi; bere – bevvi; tenere – tenni; rompere – ruppi; sapere – seppi, ecc.

Spero che abbiate capito le principali differenze tra passato prossimo e passato remoto. Alla prossima!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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