Il NE come avverbio e in funzione pronominale

Ciao ragazzi!

Siete pronti a tuffarvi nel mondo delle regole del NE? Ecco il nuovo video!

Il NE italiano deriva dall’avverbio di luogo latino ĬNDE che significa “di lì”:

- Domani andrò dal dentista e NE uscirò dopo due ore 

NE = di lì, dal dentista

Il NE può anche essere usato con valore PRONOMINALE, sostituendo pronomi di 3° e 6° persona o pronomi dimostrativi preceduti da “di” o “da” senza distinzione di genere o numero:

- Ogni sera mi avvicino a mio figlio e NE bacio la fronte

NE = di lui, pronome di 3° persona singolare

- Professore, ho un dubbio! - NE riparleremo domani

NE = di questa cosa, di ciò, pronome dimostrativo

Il NE può avere anche valore PARTITIVO, quando si riferisce ad una sola parte del tutto:

- Prese il piatto di frutta e NE mangiò solo metà

NE = dell’intero piatto di frutta

La lingua italiana, conta poi, numerose espressioni cristallizzate che fanno uso della particella NE

(Crediti immagine Pixabay)
ESPRESSIONI CRISTALLIZZATE

Locuzioni che sono state usate così tanto e per così tanto tempo che sono diventate immutabili e i cui elementi difficilmente vengono cambiati dai parlanti.

Ecco alcuni esempi:

  • VolerNE = provare risentimento;
  • ValerNE la pena = meritare;
  • Non poterNE più = non sopportare più qualcosa;
  • FarNE di cotte e di crude = non comportarsi molto bene;
  • CombinarNE di tutti i colori = combinare guai;
  • VederNE delle belle = assistere a sviluppi inaspettati di una situazione;
  • SaperNE una più del diavolo = essere molto furbi

All’interno del video troverete molti altri esempi a riguardo!

Qui sul blog trovate altri due post di approfondimento sull’argomento: La particella NE – prima puntata e La particella NE – seconda puntata. Mi raccomando, andate a dare un’occhiata!

Spero che il video e il post vi abbiano dato una mano a dissipare qualche dubbio. Se avete ancora delle domande in merito, scriveteci pure nei commenti, sotto al video YouTube o nella nostra pagina Facebook, saremo felici di rispondervi! 😊

Vi saluto con affetto,
Emma De Luca

Bibliografia:

  • Giuseppe PATOTA, Nuovi lineamenti di grammatica storica dell’italiano, Il Mulino, Bologna, 2002, p. 146.
  • Marcello SENSINI, Le forme della lingua, parole, regole e testi, la grammatica e la scrittura, A. Mondadori Scuola, Milano, 2010, pp. 169-170.
  • Luca SERIANNI, Grammatica italiana, italiano comune e lingua letteraria, UTET, Tornino, 2016, pp. 253-254.
  • Tullio DE MAURO, Dizionario Italiano, Paravia, 2002,  ad vocem.

 

Informazioni su Affresco!

Link al video sul canale Youtube: clicca qui

Cari amici e care amiche:

Alla fine dell’anno scorso, vi ho comunicato che mi sarei allontanata dalla pagina per motivi di salute ma non ce l’ho fatta! Nonostante il brutto periodo che sto vivendo (sto affrontato la chemioterapia), ho deciso di riprendere un po’ della mia vita normale, anche se non è del tutto facile: spesso mi sento molto stanca e ho poca concentrazione.

Tuttavia, vorrei dirvi che adesso c’è Emma De Luca, la mia sorellina del cuore, che si sta dedicando in modo incredibile ad Affresco, soprattutto al canale Youtube! Quindi, fate subito la vostra iscrizione, cliccando anche sul campanellino cosicché siate sempre aggiornati sui nuovi video!

Potete trovarci anche su:

Vi voglio un mondo di bene!

Claudia V. Lopes

Truccarsi con Affresco!

Ciao, ragazze!

Oggi imparerete il nome di alcuni cosmetici (e non solo) molto usati dalle donne, poiché a tante piace abbellire il viso e le unghie per un appuntamento quotidiano o per un’occasione speciale.

Quindi prendete nota di questi termini!

1 – l’eyeliner: in cosmesi, liquido denso perlopiù nero usato per sottolineare il contorno degli occhi
2 – le unghie finte
3 – le ciglia finte
4 – il lip gloss/lucidalabbra: cosmetico simile a un rossetto che rende lucide e talvolta lievemente colorate le labbra
5 – il fondotinta liquido
6 – il fondotinta in polvere
7 – lo smalto
8 – il mascara: cosmetico liquido o in pasta usato per colorare ed evidenziare le ciglia (rimmel)
9 – l’ombretto
10 – la matita per le labbra
11 – il fard: cosmetico applicato per colorire le guance
12 – la matita per gli occhi
13 – il rossetto

Alcune espressioni con il termine “cosmetico”:

prodotti cosmetici

acqua cosmetica – nome generico di soluzioni alcoliche, essenze, estratti odorosi usati per lavare, ammorbidire o profumare la pelle del viso e del corpo

industria dei cosmetici

fare uso di cosmetici

negozio di cosmetici


Anna riesce a mantenere l’aspetto giovanile a forza di cosmetici.

A me piacciono tantissimo la matita per gli occhi e il mascara. Quali cosmetici vi piacciono? Fateci sapere nei commenti!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Alcuni consigli per imparare la lingua italiana e altre lingue!

Ciao a tutti!

Il nostro post di oggi ha una tipologia molto diversa, poiché non parlerò di grammatica, letteratura, arte, etimologia, ecc. Oggi vi darò alcuni consigli utili per aiutarvi a studiare qualsiasi lingua straniera, in base, naturalmente, alla mia esperienza prima con l’inglese, poi con l’italiano e adesso con il tedesco.

Non è facile imparare una lingua straniera, vero? Soprattutto quando si è ormai adulti e si ha poco tempo da dedicare agli studi. Se si studia una lingua straniera all’università, si è di fronte a un programma molto preciso, a un vero è proprio percorso linguistico (grammatica, cultura, letteratura, civiltà, ecc.) che porterà gli studenti a un buon livello di conoscenza della lingua straniera. Sì, ho detto un “buon livello” e non un “ottimo livello”. Interiorizzare una nuova lingua, in tutti i suoi aspetti, non è una cosa che succede da un giorno all’altro, e tanto meno alla fine del percorso accademico. Se, invece, si decide di studiare una lingua straniera presso un normale corso di lingua, l’approccio sarà piuttosto comunicativo, molto diverso da quell’universitario.

grammatiche
Alcune delle mie grammatiche

Affresco della Lingua Italiana, fra pochi mesi, compirà due anni! Ormai ho imparato a conoscervi, soprattutto attraverso i vostri commenti in cui spesso lasciate trasparire il vostro stato d’animo. Frequentemente mi accorgo che siete ansiosi di parlare bene l’italiano, magari perché le vostre prestazioni linguistiche non hanno ancora raggiunto il livello desiderato o perché “sbagliate” in cose che “dovreste” già sapere. Ed è esattamente della gestione dei vostri “sbagli” che vorrei parlare per primo:

1) Non vi preoccupate eccessivamente degli sbagli che commettete, perché loro saranno una costante nella vostra vita (ancora oggi inciampo in cose che so bene nella lingua italiana!).

2) Si sbaglia per tanti motivi: perché si è distratti, stanchi, perché non si conoscono bene determinati argomenti oppure perché non sono stati ancora studiati.

3) Sbagliare fa parte di qualsiasi processo di apprendimento, soprattutto quello legato all’acquisizione di una lingua straniera. Se non sbagliate, significa che non state mettendo in pratica le vostre conoscenze.

4) Non chiedete mai scusa se qualcuno vi corregge, dite semplicemente “grazie”. Chiedere scusa è importante nella nostra vita, ma non quando commettiamo degli errori linguistici!

dizionari
Alcuni dei miei dizionari

Alcuni consigli e riflessioni sull’apprendimento di una lingua: 

a) Prima di tutto, chiedete a voi stessi perché studiate la lingua italiana (o un’altra lingua): per lavoro, passione, perché siete discendenti, ecc. Avere chiaro il motivo e lo scopo per cui studiamo una lingua straniera ci aiuta a trovare la strada didattica/metodologica più adatta alle nostre esigenze.

b) Praticate la lingua senza paura di sbagliare e ricordatevi: sbagliare fa parte della nostra crescita linguistica e personale.

c) Iscrivetevi ai gruppi/pagine di lingua italiana (quelli buoni!) sulle reti sociali e cercate di fare amicizia con altri studenti. Magari potete fare un tandem linguistico – un metodo di apprendimento delle lingue straniere molto utilizzato in tutto il mondo. Basta trovare un partner madrelingua con il quale poter attivare una conversazione via Skype e il gioco è fatto. Normalmente, ciascun dei due partecipanti è madrelingua della lingua che l’altro vuole imparare.

d) Non limitatevi soltanto al vostro metodo/grammatica, se seguite un normale corso di lingua italiana. Studiate anche un po’ della storia, cultura, politica, gastronomia, geografia: lo studio di una lingua straniera va molto oltre le infinite regole grammaticali che troviamo sui libri.

Alcuni dei miei libri che mi aiutano a scoprire di più sull’Italia

f) Ascoltate la radio! Se avete un cantante preferito, scegliete alcuni dei suoi testi (parole) e cercate di tradurli nella vostra lingua madre. Nelle parole delle canzoni ci sono tantissimi vocaboli di uso quotidiano ed espressioni idiomatiche che arricchiranno, sicuramente, il vostro lessico.

g) Se studiate la lingua italiana da autodidatti, vi consiglio di comprare un metodo e di studiarlo dall’inizio alla fine (dall’A1 al C2). I materiali che trovate in rete vi aiuteranno ad approfondire le vostre conoscenze, ma non possono essere il vostro metodo esclusivo di studio, altrimenti vi sentirete persi in mezzo a un mare di siti e blog.

h) Comprate un buon dizionario bilingue e un monolingue: l’uso quotidiano del dizionario vi aiuterà nella acquisizione di nuovi vacaboli.

i) Leggete sempre, cercando di scegliere dei libri adatti al vostro livello e ricordatevi: la lettura è fondamentale nell’acquisizione di una lingua straniera. I libri per bambini sono molto utili, poiché vengono scritti con delle strutture molto semplici che saranno la base per quelle più complesse.

I libri per bambini ci aiutano a imparare nuove paroline

Dopotutto, l’apprendimento di una lingua straniera dev’essere divertente e piacevole, non una tortura! Quindi spero che d’ora in poi vi rilassiate un po’ di più e affrontiate lo studio della lingua italiana (o di un’altra) con più gioia. Ricordatevi che l’apprendimento di una seconda lingua è un processo di costruzione quotidiana: ogni giorno un pezzettino come se fosse un grande puzzle, solo così raggiungete la padronanza linguistica. Oramai sono più di vent’anni che studio la lingua italiana e vi dico con tutta sincerità: ho ancora tanti dubbi e tanto ancora da imparare insieme a voi.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fateci sapere nei commenti!

Fino (sino) e finché – qual è la differenza?

fino-e-finche

Ciao a tutti!

Qualcuno di voi mi ha chiesto di spiegare qual è la differenza tra “finché” e “fino”. Prima di tutto, dovremo capire quale funzione possono svolgere all’interno della frase e se possono essere sinonimi, va bene?

1) Finché è una congiunzione che indica “fino a quando, per tutto il tempo che” ed è usata per introdurre proposizioni temporali con il verbo al modo indicativo o congiuntivo:

a) Anna, puoi rimanere qui finché vuoi/vorrai, mi farebbe molto piacere avere la tua presenza ancora per un po’.

b) Amore mio, ti aspetterò finché tu sia pronta, sei la donna della mia vita.

c) Non è riuscito a riconoscerlo finché non ha visto una sua foto sul giornale.

d) Finché c’è vita c’è speranza.

Attenzione: in questo caso, “finché” può essere sostituito da “fin quando/fino a quando“.

2) Fino è un avverbio ed è adoperato davanti a un altro avverbio o forma avverbiale, con alcune preposizioni o espressioni dal valore preposizionale. Sicuramente avete già visto le forme tronche fin e sin (fino e sino).

Il troncamento o apocope (dal greco apokopḗ ‘taglio, amputazione’) è la caduta di uno o più suoni in fine di parola: fior per fiore, san per santo.

L’avverbio fino introduce il termine ultimo di una distanza, nello spazio o nel tempo:

a) Fin dove vuoi arrivare con tutta questa storia?

b) Sin dove va la sua cattiveria?

c) Non ce l’ho fatta ad arrivare fino a casa con tutta quella neve.

Può essere usato anche come sinonimo di “persino, pure, anche“, spesso in unione con l’avverbio troppo:

a) Sono stato fin troppo buono con te; non meritavi il mio aiuto.

A proposito, nell'italiano contemporaneo la grafia giusta è "finché" e non "fin ché o fin che". Quindi la grafia separata è da considerarsi errata, è stata in uso soltanto fino all'Ottocento: "Sentivano un certo rimorso, fin che non avessero fatto il loro dovere" (Alessandro Manzoni, I promessi sposi). Comunque, in alternativa, possiamo usare "fino a che": fino a che c'è vita c'è speranza.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti.

Misurando il tempo

tempo

Ciao a tutti!

Forse una delle principali necessità in assoluto dell’essere umano, sin dall’inizio dei tempi, è stata quella di misurare il tempo. Il primo strumento di misurazione, almeno così ci racconta la storia, è stato il sole, poi, con il passare dei secoli, si sono sviluppati dei sistemi sempre più avanzati e precisi. I romani misuravano il tempo avvalendosi della meridiana, un orologio solare, formato da un’asta (gnomone) che proiettava l’ombra del sole sulle linee orarie tracciate sul quadrante.

meridiana-romana

(meridiana – web)

Nel XVII secolo, fu inventata la clessidra (chiamata anticamente clepsidra o orologio a sabbia), un strumento usato per la misurazione del tempo, costituito da due recipienti (o vasi) di forma conica sovrapposti e collegati tra loro, tra i quali possono scorrere acqua o sabbia. L’intervallo impiegato dall’acqua o dalla sabbia per scendere dal recipiente superiore in quello inferiore dà la misura del tempo.

clessidra

Ai nostri giorni misuriamo il tempo per mezzo di un orologio che può essere da polso, da muro, da tasca, ecc. Nel commercio, ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti, eccone alcuni:

collage_-orologio

Negli eventi sportivi il tempo è misurato con un orologio di precisione più comumente conosciuto come cronometro (dal greco chrónos, χρόνος: tempo e métron, μέτρον: misura).

Le parti dell’orologio:

le-parti-dellorogio
Una curiosità: l'orologio da polso fu inventato alla fine del XIX secolo da Patek Philippe & Co., un'azienda svizzera produttrice di orologi di lusso, tra le più antiche e prestigiose del mondo. Inizialmente fu considerato un accessorio femminile; gli uomini usavano, di solito, l'orologio da tasca.
 Alcune espressioni con il vocabolo “orologio”

a) un’ora d’orologio – un’ora esatta;

b) essere un orologio – (fig.) detto di congegno, meccanismo, funzionare perfettamente;

c) stare con l’orologio in mano – (fig.) essere estremamente precisi e puntuali e pretendere che lo siano anche gli altri.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti.