Sull’avverbio di negazione “no” – seconda parte

Ciao a tutti!

Oggi continueremo i nostri studi sull’avverbio di negazione “no” che, come abbiamo visto nel post precedente, è molto diverso dall’altro avverbio di negazione: “non”. Se non avete ancora letto la prima parte, fate ancora in tempo!

Adoperiamo l’avverbio di negazione “no” nei seguenti casi:

1) Integrato in frasi che possono essere:

a) enunciative, cioè basate su un contrasto tra due situazioni:

Francesco era d’accordo su tutto, mentre/invece Paola no.

b) interrogative disgiuntive:

Fatemi sapere se venite alla cena o no, così mi posso organizzare con le spese.

c) dichiarative, preceduto dalla preposizione “di”:

Dobbiamo sapere dire di no più spessoaltrimenti non ci facciamo rispettare dagli altri.
Esci stasera?
– Penso di no, sono molto stanca.

2) Aggiunto a un sostantivo indica l’opposto:

– Alla festa sono entrati tutti, invitati e no.

3) In risposte sotto forma di domande retoriche o esclamazioni:

– Verreste a fare una passeggiata con noi domani?
– Perché no?
–  Ti interessa questo libro?
– Come no!

4) In funzione di segnale discorsivo:

a) posto alla fine di un enunciato o come inciso – con intonazione interrogativa – esprime attesa di conferma o approvazione:

Sei nata a Rio de Janeiro, no?
Ho fatto bene, no, a dirgli tutto ciò che pensavo?

b) come manifestazione di meraviglia, sorpresa o disappunto:

– Mamma, ho preso un brutto voto all’esame di matematica.
– Ma no! (anche con “o” di durata lunga: Nooo!)

Crediti immagine: Web

5) Con funzione di sostantivo invariabile, con o senza articolo:

Un no deciso è il miglior modo di porre fine ad una situazione sgradevole.
– Non insistere! Se è no è no e basta!
– Gli altri partiti propendono per il no.

a) per indicare i voti contrari nelle elezioni:

– Ci sono stati 150 sì e 200 no.

Anche col significato di manifestazione in opposizione a un progetto o a un’idea:

– Dobbiamo dire no alle armi.

I partiti del no - schieramenti politici che combattono una proposta, di solito referendaria, facendo propaganda per il voto contrario.

b) in funzione di aggettivo invariabile, nel senso di sfavorevole, infausto:

– Com’è andata oggi?
– È stata effettivamente una giornata no!

Credo di aver detto “quasi tutto” sull’avverbio di negazione “no”. Qualora aveste dei dubbi, consultate un buon dizionario, va bene?

Tutte le mie ricerche sulla lingua italiana, fino adesso (ormai da più di 20 anni), si sono basate praticamente sulla consultazione quotidiana di dizionari e grammatiche: l’unico modo di imparare le principali sfumature di una lingua straniera. La lingua viva, quella parlata ogni giorno dai parlanti è, in alcuni contesti, molto diversa dalle regole che la sistematizzano, ecco perché è necessario uno studio più approfondito.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

Sull’avverbio di negazione “no” – prima parte

Ciao a tutti!

Nei due post precedenti, abbiamo studiato alcuni aspetti molto importanti riguardanti l’avverbio di negazione “non”. Oggi, invece, studieremo l’altro avverbio di negazione: “no”, che suscita non pochi problemi agli studenti stranieri. Ricordatevi, però, che il miglior modo di interiorizzare i diversi usi di una lingua straniera è semplicemente parlare, senza paura di sbagliare.

Quindi, adoperiamo l’avverbio di negazione “no” nei seguenti casi:

a ) Come risposta negativa diretta a una domanda o a una richiesta:

– C’è Francesco?
– No.

– Hai finito di leggere il libro?
– No, non ho avuto tempo.

b) Con la ripetizione dell’elemento principale e con una spiegazione successiva può negare solo in parte:

– Fa caldo oggi?
– Caldo no, si boccheggia come i pesci!

Possiamo anche combinare con:

a) Avverbi e altre espressioni di tempo, luogo, modo ecc.:

– Posso parlarti.

– Adesso no.

– Possiamo sedere qui insieme a te.

– Qui no. Vorrei rimanere da sola.

– Faccio così?

– Così no, non va bene.

b) Interiezioni che indicano fastidio, sorpresa, incertezza, ecc.:

ah no!
beh no!

c) Frasi negative che traducono esplicitamente il loro significato:

– Allora, ti piace il dolce.
– No, non mi piace. (no che non mi piace)

d) Avverbi che intensificano o attenuano (anche con valore frasale):

– Andrai in Brasile l’anno prossimo?
– No di certo/forse no.

Spero che il post vi sia piaciuto! Credo di farne ancora due, poiché ci sono altre sfumature che vorrei vedere insieme a voi. Ricordatevi di consultare il dizionario ogni qualvolta abbiate un dubbio linguistico.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

 

Sull’avverbio di negazione “Non” – prima parte

Ciao a tutti!

Oggi studieremo un po’ più da vicino alcuni aspetti dell’avverbio di negazione non, i cui usi sono molto diversi dal cugino no. Prima di tutto, vorrei dirvi che per scrivere quest’articolo ho consultato alcuni dei dizionari cartacei che ho a casa, nonché alcuni dizionari disponibili in rete. Quindi, vi consiglio di fare lo stesso ogni qualvolta avrete un dubbio linguistico.

Confesso, però, che ho imparato a usare non e no semplicemente parlando, leggendo, praticando; miglior modo di interiorizzare alcuni casi e strutture complessi della lingua italiana, e anche di altre lingue straniere.

L’avverbio di negazione non deriva dal latino nōn e viene adoperato nei seguenti casi:

1) davanti a un verbo, dandogli significato negativo e, di conseguenza, trasformando un’affermazione in una negazione, a volte anche insieme ad altre parole di significato negativo come nessuno, niente, nulla, alcuno, ecc:

– Carla non dorme di pomeriggio.
– Non ha detto una parola per tutta la serata.
– Non c’è (alcun) problema.
– Non c’era nessuno a casa.
– Non vedo nulla di male.
– Non abbiamo mai visto niente di simile.
Non è se non una bugiarda (non è altro che una bugiarda, è proprio una bugiarda).
– Non che io ci creda, ma…  (non intendo dire che ci credo, ma…)

Può essere anche rafforzato da affattoper nientemica:

– Non ti ho capito affatto.
– Non mi dispiace per niente.
– Non l’ho visto mica.

In espressioni familiari e volgari può essere rafforzato dalle espressioni un fico, un’acca, un cazzo, una sega, ecc.

Non m’importa un fico di te.
– Non ci capisco un’acca.
– Non c’entra un cazzo ciò che hai detto.
– Non m’importa una sega.

Espressione:

Non poter non... (non poter fare a meno di): 
 - Non posso non esprimere il mio dolore per quello che è successo.

2) Nelle contrapposizioni, anche con il verbo sottinteso:

– Carlo non è bello, ma simpatico.
– Tu, non lui, devi essere aiutata.
– Farò questo lavoro domani, non oggi.
– Lui è stato per me non un amico, ma un fratello.
– Che Anna venga o non venga, faremo la festa.

(ATTENZIONE: non si usa quando non è ripetuto il primo elemento: che Anna venga o no, faremo la festa. Studieremo questi casi, quando approfondiremo gli usi di “no“).

Per adesso credo che possa bastare! Oggi abbiamo imparato solo alcuni casi in cui adoperiamo l’avverbio di negazione “non” (ce ne sono altre), a breve pubblicherò la seconda parte.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fateci sapere nei commenti!