Un patrimonio ereditario importante – il latino e il fiorentino

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, faremo un viaggio linguistico nel tempo (diacronico), siete pronti? Sapete qual è l’origine della lingua italiana? Perché ci sono tante parole simili nelle lingue dette romanze (o neolatine) come il portoghese, lo spagnolo, il catalano, il francese, il rumeno, l’italiano, ecc? Anche nelle lingue appartenenti ad altri gruppi linguistici, come l’inglese e il tedesco, riscontriamo tantissime parole derivate dal latino.

scuola-latino

Una comune classe latina

Il latino è un’antica lingua indoeuropea appartenente al ramo italico, originariamente parlata nel Lazio (Lătĭŭm in latino), almeno dagli inizi del I millennio a.C. Fu diffuso principalmente nell’Europa occidentale, come lingua ufficiale della Repubblica Romana, dell’Impero Romano e, dopo la conversione al cristianesimo, dalla Chiesa Cattolica Romana.

Sicuramente avete letto o sentito dire che la “vera” lingua italiana si parla in Toscana. In realtà, a Siena e a Firenze ma anche nelle altre città toscane, il linguaggio comune e quotidiano non è molto diverso dall’italiano che italiani e stranieri studiano sui libri, nelle scuole e nei corsi. In Toscana, a differenza di quasi tutte le regioni italiane, non esiste un dialetto distinto, e lo sapete perché?

Nel 1300, esistevano tantissime lingue (o dialetti) parlate nelle diverse regioni d’Italia. Nonostante esse avessero tanti aspetti comuni – perché derivavano, appunto, dal latino -, si distinguevano in modo sostanziale tra di loro. In questo stesso secolo, per coincidenza, tre grandissimi scrittori toscani – Dante, Petrarca e Boccaccio – decisero di scrivere le loro opere non in latino, ma nella lingua che oramai il popolo parlava da qualche tempo, cioè il dialetto toscano, più precisamente il fiorentino:

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Statue di Dante, Boccaccio e Petrarca nel loggiato degli Uffizi (Firenze)

1 – Dante scrisse la Divina Commedia;
2 – Petrarca scrisse il Canzoniere, raccolta con 366 componimenti poetici;
3 – Boccaccio scrisse il Decameron.

Queste opere, ormai patrimonio letterario dell’umanità, ebbero tantissima fortuna, tanto da far divenire il dialetto fiorentino lingua letteraria. Nel medesimo secolo, le città di Pisa, Lucca, Siena e Firenze divennero il centro economico della regione grazie ai ricchissimi mercanti banchieri, che potevano prestare soldi ai re e al papa. Essi viaggiavano non solo in tutta Italia ma anche all’estero e, così, fecero conoscere la lingua toscana anche nel mondo degli affari: il toscano da dialetto regionale, originario dal latino, divenne lingua nazionale italiana.

Ma torniamo alla lingua latina! Alla base della lingua italiana ci sono prevalentemente vocaboli ereditati dal latino, pervenuti in due modi molto distinti:

1) Direttamente dal latino parlato (o volgare), soprattutto attraverso vocaboli di uso popolari, che sono stati usati nel corso dei secoli, ma che hanno subito mutamenti fonetici e morfologici:

mátrem – madre
àrborem – albero

Nel passaggio dal latino all'italiano, si sono verificati dei cambiamenti importanti di significato: la parola casa, per esempio, in origine significava capanna, poi è passata ad indicare casolare, più genericamente abitazione. Nel latino classico, con il significato di casa, si usava domus, da cui derivano i vocaboli domestico e duomo.

2) Direttamente dal latino classico (o letterario), detti vocaboli dotti o latinismi presi dal latino scritto, per un certo periodo di tempo non adoperati, ma rivisitati e riutilizzati a partire dal Duecento. Questi vocaboli furono definiti dotti non perché fossero usati da persone dotte, ma perché non subirono delle trasformazioni attribuite innanzitutto all’uso quotidiano:

usa(m) – causa
poéta(m) – poeta
amáre – amare

limpero-romano

L’Impero Romano alla sua massima espansione (Wikipedia)

Con l’espansione dello Stato Romano, il latino svolse un ruolo di grande rilievo nella vita politica, sociale e culturale non solo nella penisola italica, ma nelle terre conquistate, poiché era la lingua ufficiale dell’Impero, radicatasi, in seguito alle conquiste, in gran parte dell’Europa e dell’Africa Settentrionale. Dunque tutte le lingue romanze (e tantissimi dialetti italiani) discendono dal latino volgare – cioè parlato dal popolo -, benché si riscontrino spesso, in molte lingue moderne, appartenenti ad altri ceppi, vocaboli di origine latina. Anche dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, per più di un millennio, il latino continuò a essere adoperato, nel mondo occidentale, come la lingua della cultura e della letteratura.

Intorno al XVII/XVII secolo, il latino fu sovrapposto da alcune lingue europee vive di quel tempo:

1- In alcuni ambienti letterari e nella diplomazia fu sovrapposto dal francese, che, essendo una lingua romanza, continuò a influenzare altri idiomi fino ai primi decenni del Novecento, tramandando tantissimi vocaboli di origine latina;

2 – Nel medesimo periodo (XIX), prese il sopravvento la lingua inglese, denominata lingua franca. Nonostante appartenga al ceppo germanico, presenta un numero significativo di vocaboli (75%) ereditati dal latino, grazie soprattutto alla diffusione di termini dotti tramandati dai monaci predicatori del cristianesimo, e più tardi alla conquista dell’Inghilterra dai Normanni francesizzati.

Il nostro viaggio linguistico finisce qui, quindi alla prossima!

Claudia V. Lopes

Arrivederci e buono studio!

Se il post di oggi vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

11 pensieri su “Un patrimonio ereditario importante – il latino e il fiorentino

  1. Pingback: Una lingua o tante lingue: i prestiti linguistici – Affresco della Lingua Italiana

  2. “In Toscana, a differenza di quasi tutte le regioni italiane, non esiste un dialetto distinto” in realta’ se sentite parlare un toscano un bel po’ di differenze ci sono 🙂
    “il toscano da dialetto regionale, originario dal latino, divenne lingua nazionale italiana”. Questa affermazione e’ troppo radicale. L’italiano e’ comunque un “mix” il cui ingrediente principale e’ il toscano, ma non certo l’unico!

    Piace a 1 persona

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