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Cari amici e care amiche:

Alla fine dell’anno scorso, vi ho comunicato che mi sarei allontanata dalla pagina per motivi di salute ma non ce l’ho fatta! Nonostante il brutto periodo che sto vivendo (sto affrontato la chemioterapia), ho deciso di riprendere un po’ della mia vita normale, anche se non è del tutto facile: spesso mi sento molto stanca e ho poca concentrazione.

Tuttavia, vorrei dirvi che adesso c’è Emma De Luca, la mia sorellina del cuore, che si sta dedicando in modo incredibile ad Affresco, soprattutto al canale Youtube! Quindi, fate subito la vostra iscrizione, cliccando anche sul campanellino cosicché siate sempre aggiornati sui nuovi video!

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Claudia V. Lopes

Scena di vita quotidiana – Al cinema

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Ciao, ragazzi!

Nel nostro post precedente, siamo andati con Anna e Francesca dalla parrucchiera e abbiamo visto che cosa dobbiamo dire se vogliamo un taglio, una piega, una permanente, ecc. Oggi, invece, andremo con le due amiche al cinema e impareremo dei termini molto utili. Siete pronti?

È sabato sera. Anna telefona a Francesca e la invita per andare al cinema.

Francesca – Pronto!
Anna – Ciao, Francesca! Come stai?
Francesca – Ciao, Anna! Sto bene e tu?
Anna – Ti va di venire al cinema con me stasera?
Francesca – A che ora?
Anna – Magari verso le 20.
Francesca – Sai se c’è qualcosa di bello da vedere?
Anna – Sinceramente non lo so, ma possiamo guardare in Internet.
Francesca – Pensavo che già avessi qualche idea.
Anna – Quale genere di film ti piacerebbe vedere? Una commedia, un thriller, un film di fantascienza?
Francesca – Mi piacerebbe vedere un bel film romantico.
Anna – Ve bene, anche se non è molto il mio genere di film. Adesso cerco su internet.

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(fonte immagine – web)

Un’ora dopo al cinema

Anna – I critici del cinema dicono che questo film sia veramente molto bello, oltre che un forte concorrente dell’Oscar.
Francesca – E poi l’attore principale è bravissimo!
Anna – Prendo dei popcorn?
Francesca – Sì, certo, ma dolci. E anche due bottigliette di acqua minerale.
Anna – Dove ci sediamo?
Francesca – Magari nell’ultima fila.
Anna – No, a metà, altrimenti non vedo nulla!
Francesca – Ma cosa dici? Ti servono per caso dei binocoli?
Anna – Spiritosa…

Two young women watching movie in a movie theatre

(Fonte immagine – dal sito Lettera Donna)

Anna e Francesca tornano a casa dopo il film

Francesca – E allora, il film ti è piaciuto?
Anna – Sì, mi è piaciuto tantissimo, ma la prossima volta vedremo un film di azione.

Vocabolario e frasi utili:

Il film ti è piaciuto?; la trama ti è piaciuta?; gli attori ti sono piaciuti?
Il film era bellissimo; era davvero molto bello; non era male.
Penso che sia una vera spazzatura; che non valga nulla.
Secondo me (non) aveva una bella trama.
È film più bello che io abbia mai visto in vita mia.
La trama era abbastanza complessa/semplice/confusa.
La recitazione degli attori era eccellente/buona/mediocre.
Gli attori sono bravissimi.

Generi di film

una commedia
una commedia romantica
un film horror
un documentario
un film di animazione
un film di guerra
un film di fantascienza
un film western
un film straniero

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Parlare e dire: qual è la differenza?

Parlare e dire

Ciao a tutti! Come va?

Oggi parleremo di due verbi che causano non poche confusioni agli studenti non italofoni che studiano la lingua italiana: parlare e dire, che non sono sinonimi come accade spesso in alcune lingue neolatine. Se farete una piccola ricerca su qualsiasi dizionario monolingue d’italiano, troverete tantissimi significati e usi diversi del verbo “parlare”, di cui elenchiamo alcuni:

1 – Esprimersi con la voce articolando i suoni in modo compiuto: è piccolina, ma parla già così bene; Anna era così emozionata, che non riusciva a parlare; cerca di parlare in modo corretto; parlare in modo sgarbato, forbito.

2 – Comunicare per mezzo del linguaggio, esprimere i pensieri e i sentimenti attraverso le parole: posso cominciare a parlare?; mentre parlo, non mi interrompa!; perché parli senza riflettere?;

3 – Rivolgersi a qualcuno: mi hai sentito? Sto parlando con te!;

4 – Conversare, avere un colloquio con qualcuno: sono stata tutta la sera a palare con Anna; avrei bisogno di parlarti al più presto;

5 – Senso figurato: di cosa, essere particolarmente espressivo: i tuoi occhi parlano; suscitare determinati sentimenti: lei è una persona che parla al cuore della gente, ecc.; di cose, sentimenti, idee e sim., manifestarsi con fatti o con parole: lasciar parlare la coscienza.

Alcune espressioni con il vocabolo “parlare”

Parliamo d’altro? Cambiamo discorso?
I fatti parlano da soli. Non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni.
Non se ne parla neanche! Nemmeno per idea!
Non si parlano più. Hanno litigato/non si rivolgono più la parola.
Parlare a braccio, a braccia. Parlare senza l’aiuto di un testo scritto, improvvisando.
Parlare del più e del meno. Parlare di argomenti diversi e poco importanti.
Se ne parla in giro. È un fatto di cui tutti parlano.
Bada a come parli. Attento a quello che dici.

Adesso faremo un piccolo elenco dei principali significati e usi del verbo “dire“, che, come vedrete, è molto diverso dal verbo “parlare”:

1 – Comunicare a parole (cioè per mezzo del palare), enunciare: posso dirti una cosa?ha parlato per ore e ore e alla fine non ha detto nientedevi dire tutto quello che sai;

2 – Dichiarare, esporre: non ho più nulla da dirti; spiegare, dimostrare: fatti di dire come dobbiamo risolvere il problema; descrivere: dimmi com’è la tua stanzetta;

3 – Raccontare, trattare: mi puoi dire quello che hai fatto?; mi hai detto una bugia, per caso?;

4 – Affermare; dico che è ora di prendere una decisione; intendere: quella ragazza, dico, non quell’altra; riferire: per favore, non dirlo a nessuno;

5 – Esprimere: come si dice “casa” in tedesco?; essere grammaticalmente corretto; non si dice “se io avrei”; essere conveniente: questo non si dice!

Alcune espressioni con il vocabolo “dire”

Dire di sì, di no. Affermare, negare.
Vuole sempre dire la sua intervenire, mettere bocca
Per meglio dire per essere più precisi
È tutto dire! Non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni
Dire la Messa. Celebrarla.
Aver da dire, a che dire con qualcuno. Avere ragioni di diverbio.
Non faccio per dire. Faccio sul serio.
Dirla lunga su qualcosa o qualcuno, Significare molto.

Arrivederci e buono studio!

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Cosa significa il termine BREXIT?

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Oggi è un giorno molto importante per la Gran Bretagna, poiché i suoi cittadini dovranno scegliere di rimanere nell’Unione Europea oppure votare per la Brexit e uscirne. Bruxelles ormai ha dato il suo verdetto: “chi è fuori, è fuori, nessun altro compromesso è possibile”, quindi gli inglesi dovranno decidere il futuro della Gran Bretagna, senza alcuna possibilità di tornare indietro. Ma cosa significa il termine Brexit?

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L’anno scorso abbiamo visto spesso il termine Grexit – coniato dagli analisti Willen Buiter e Ebahin Rahbri su Global Economics View, del 6 febbraio 2012 – su tutte le testate italiane. Il vocabolo nasce dalla lunghissima espressione Greek Euro Area Exit, cioè “uscita greca dall’area euro”. Quindi Brexit nasce da British Euro Area Exit, termine diventato corrente sia nella lingua inglese sia in altre lingua, entrato nella lingua italiana come prestito, così come Grexit.

Il filologo e linguista Bruno Migliori (Rovigo, 19 novembre 1896 – Firenze, 18 giugno 1975) denominava queste abbreviazioni di “parole macedonia”, cioè casi in cui “una o più parole maciullate sono state messe insieme con una parola intatta” come, appunto, exit.

Si deve dire la Brexit o il Brexit? Cerchiamo di ragionare insieme: exit è la forma verbale latina, adoperata in inglese come prestito nella formazione di didascalie teatrali (exit v.1 nell’Oxford English Dictionary), ma anche un sostantivo, che corrisponde all’italiano “uscita”, per cui l’Accademia della Crusca raccomanda che Brexit e Grexit siano adoperate come vocaboli femminili, preceduti dall’articolo “la”: la Brexit e la Grexit.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Ancora o già?

dubbio

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, conosceremo ALCUNI USI di ancora” e “già” come avverbi di tempo, poiché ce ne sono tantissimi altri che studieremo in un altro momento. Pertanto ho fatto – come le altre volte – una piccola ricerca sulle grammatiche e sui dizionari che ho a casa o in rete. Quindi fate attenzione alle spiegazioni e agli esempi!

ANCORA [an-có-ra]” è un avverbio che deriva dal latino lat. nc hōra(m) ‘a quest’ora‘.

a) “ancora” può esprimere la continuità di un’azione o fatto che NON si sono, appunto, conclusi, ma si protraggono nel presente (anche ora, tuttora, ancora adesso):

– Tu ancora pensi a Carlo?
– Sì, ci penso ancora.

– Quando eri piccola, avevi l’abitudine di scrivere poemi.
– Ancora li scrivo.

P.S.: in questo contesto, potremmo usare anche alcuni sinonimi di “ancora” come tuttora, finora, a tutto oggi, ecc.

b) nelle frasi negative o interrogative negative, “ancora” esprime lo stupore o una certa insofferenza nei confronti del prolungarsi di un’azione (finora, per ora):

– Francesca non è ancora arrivata. Sarà successo qualcosa?
– Credo che arriverà fra non molto, non ti preoccupare.

– Il pranzo non è ancora pronto?
– No, non è ancora pronto! 

“GIÀ” deriva dal latino iăm.

a) “già” indica un fatto o evento compiuto, un tempo che ormai è giunto a compimento:

– Sofia, hai fatto i compiti per domani?
– Sì, mamma, li ho già fatti.

– Maria è già arrivata dall’università?
– Sì, è arrivata mezz’ora fa.

b) in frasi esclamative o interrogative, specialmente negative, “già” esprime meraviglia, gioia o rammarico che un fatto si verifichi o si sia verificato prima del previsto:

Eccomi qua!
– Sei già di ritorno?

– Siamo già a Pasqua!
– Sì, i mesi volano…

P.S.: in tanti contesti, già è sinonimo di ormai.

Adesso cercheremo di usarli insieme, va bene? Solo così capirete la differenza tra l’uno e l’altro:

– Francesca non è ancora arrivata dall’università?
– Sì, è già arrivata mezz’ora fa.

– Il pranzo non è ancora pronto?
– È già pronto da due ore! 

– Sofia, non hai ancora fatto i compiti per domani?
– Sì, mamma, li ho già fatti!/li ho ormai fatti! (qui potremmo anche adoperare l’avverbio “ormai“).

– Siamo ancora ad aprile! Non vedo l’ora che arrivi agosto, ho bisogno di ferie.
– Vedrai che in un batter d’occhio agosto sarà già arrivato. (il compimento dell’azione si prospeta verso il futuro.)

Credo che per oggi possa bastare, ormai avete assorbito troppe informazioni. L’uso degli avverbi ancora e già è molto ampio in Italia e, purtroppo, ci sono tantissime sfumature che possono confondere gli studenti. Comunque, vorrei dirvi che l’uso del dizionario è fondamentale e utile per coloro che si affacciano allo studio di una qualsiasi lingua straniera. Il dizionario deve essere visto come un nostro grande amico, sempre pronto a darci una mano nei momenti di difficoltà. Abituatevi ad usarlo!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Leggete anche il post su Ormai e Adesso.

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Magari o forse?

magari o forse

Pochi giorni fa, su un forum di lingua italiana, ho letto una domanda di uno studente che chiedeva chiarimenti sugli usi di magari e forse, e mi sono subito ricordata che anch’io, all’inizio dei miei studi d’italiano, avevo tanti dubbi nel momento di usarli. Mi capitava spesso di usare l’uno al posto dell’altro, anche se, a volte, potevo usare sia l’uno sia l’altro. Pertanto ho fatto una piccola ricerca su due dizionari italiani, nient’altro, solo per cercare di capirli meglio, cosicché io sia in grado di aiutarvi. Quindi fate attenzione agli esempi:

Magari [dal gr. makárie, vocativo di makários ‘felice, beato’]

a) Esclamazione – viene usata da sola nelle risposte o anteposta per rinforzare una frase ottativa (che esprime un augurio) con il verbo al congiuntivo; esprime auspicio, desiderio o rimpianto per qualcuno o qualcosa:

– Allora, andiamo domani al cinema?
Magari! (Magari potessi venire!), ma devo studiare per l’esame di storia che si terrà lunedì mattina.

– Ti piacerebbe venire in Brasile con me il mese prossimo?
Magari!/Magari potessi venire con te!

 – Quindi lui ti manca così tanto?
– Tantissimo. Magari lo potessi rivedere.

– Magari fossi ricca!,; Magari potessi prendermi un anno di vacanza!

b) Avverbio

Piuttosto, perfino, addirittura; introduce una frase che ha preferenza rispetto a un’altra frase, introdotta generalmente da “ma” (coordinata avversativa):

– Che cosa farai dei libri del tuo ex?
Magari li butterò nella spazzatura, ma non glieli restituirò!

– Adesso come farai a vivere?
Magari vado a chiedere l’elemosina, ma a lei i soldi non li chiederò.

Anche se, con valore concessivo:

– Ci compreremo una casa nuova, magari (anche se) a rate.

Forse, probabilmente, con valore frasale:

– Perché Claudio non ti ha rivolto la parola alla festa?
– Che ne so! Magari (forse) si è offeso.

– Quando ci sentiamo?
Magari (forse) ti chiamo domani mattina.

Oss.: Avete notato che ho messo tra parentesi “forse”, perché, in realtà, se io dico “magari ti chiamo”, le possibilità che io lo faccia sono ridotte rispetto a “forse ti chiamo”. Lo stesso vale per “forse si è offeso” e “magari si è offeso”.

Eventualmente, semmai: 

– Veniamo da te il prossimo fine settimana, va bene?
Magari chiamatemi prima di venire.

Forse [dal lat. rsit, comp. di rs ‘sorte’ e t ‘sia’]

a) Probabilmente, chissà, può darsi (esprime incertezza), si contrappone a certamente, sicuramente:

– Scusami se non ti ho dato retta ieri sera, forse (magari) avevi ragione.

Il suo significato si proietta sull’intera frase, anche quando è posposto a essa:

– Sai dov’è Carlo?
– Lui è a Parigi, forse.

b) Indica eventualità:

– Partirai sabato prossimo?
Forse.

c) Seguito da un numerale equivale a circa, pressappoco:

– Quante persone hai invitato al tuo compleanno?
Forse ne ho invitate 40; ho invitato 40 persone.

– Quanti libri hai comprato ieri?
Forse una decina.

Adesso facciamo il punto della situazione. Prima di tutto, ci tengo a dirvi che, a mio vedere – e considerando che ormai sono quasi vent’anni che mi dedico agli studi d’italiano -, impariamo a usare forse e magari, soprattutto, vivendo in Italia, leggendo molto e parlando con gli italiani e in italiano.  Sono vocaboli “emotivi” e “intuitivi”, poiché siamo noi, come abbiamo visto dagli esempi, che stabiliamo e sappiamo se saremmo in grado di fare una determina cosa, quali probabilità abbiamo, se siamo, appunto, nella sfera del forse o del magari.

Arrivederci e buono studio!

 Claudia V. Lopes

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La particella ci (vi) – seconda e ultima puntata

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Ciao, ragazzi!

Nel nostro post precedente, abbiamo visto alcune delle tante sfaccettature che può assumere la piccola particella multiuso “ci”. Se non avete avuto il tempo di leggerlo, vi chiedo gentilmente di farlo, in modo che possiate capire bene il nostro post di oggi. Comunque, facciamo un piccolo ripasso:

Ci con valore avverbiale – vai spesso a Roma? Ci vado due volte all’anno; vieni tutti i giorni in palestra? No, ci vengo tre volte alla settimana.;

Ci come complemento indiretto – hai parlato con tuo marito? Sì, ci ho parlato stamattina; posso contare su di loro, se avrò bisogno? Certo che ci puoi contare.;

Ci che funge da pronome dimostrativo – Anna, hai pensato a quello che ti ho detto? Sì, certo che ci ho pensato.

Adesso cercheremo di capire e interiorizzare altri usi della nostra, ormai conosciuta, particella “ci”, che, inoltre, viene usata con i verbi vedere e sentire:

vederci – Possiamo cambiare posto? Da qui non ci vedo nulla! Magari ho bisogno di un paio di occhiali nuovi.
sentirci – Perché il nonno ascolta la radio a tutto volume?
– Perché non ci sente molto bene.

Attenzione! I verbi sentire e vedere, quando non accompagnati da “ci”, cambiano significato e hanno bisogno del complemento oggetto:

– Dalla finestra del salotto vedo un bel bosco;
– Vedo che ti sei ripresa dal raffreddore;
– Hai sentito questo rumore?
– Sento che non andrò bene all’esame di fisica domani.

Quindi, la particella “ci”, alla fine dei verbi sopra indicati, cambia il loro significato e indica che siamo in grado di sentire e vedere in modo assoluto oppure in una situazione specifica:

– Ho cambiato occhiali e non ci vedo nulla lo stesso!
– Non ci vedo più dalla fame! Vado a mangiare un panino.
– Perché gridi sempre? Ci sento bene!
– Da qui non ci sento molto bene. Mi puoi alzare il volume della TV?

Infine, abbiamo i verbi volerci e metterci e l’espressione mettercela tutta:

volerci
essere necessario, opportuno – *ci vuole/ci vogliono/ci sono voluti/ci sono volute
– Quante ore ci vogliono in aereo da Boston a Parigi?

– Scusami, quanto ci vuole per finire questo film?

– Per comprare una casa ci vogliono tanti soldi.

Ci sono volute tre ore per finire l’esame di letteratura.

Ci sono voluti tanti sacrifici per finire di pagare la casa.

 

metterci
impiegare (riferito anche al tempo trascorso)
– Quante ore ci metti in macchina da Bologna a Roma?

Ci metto, di solito, 3 ore.

*ci ho messo, ci hai messo, ci ha messo, ci abbiamo messo, ci avete messo, ci hanno messo. PS.: Non usate la forma tronca “c’ho messo, c’hai messo, ecc., poiché considerata sbagliata. – Quanto ci avete messo per arrivare a casa mia?

Ci abbiamo messo 40 minuti.

 

mettercela tutta (dare un contributo personale, dedicarsi, impegnarsi a fondo, fare il possibile) – Dai, metticela tutta! Vedrai che ce la fai a superare l’esame!

– Sì, ce la metterò tutta!

Anche i verbi volere e mettere quandro transitivi e non accompagnati da “ci”, cambiano significato e hanno bisogno del complemento oggetto:

– Vorremo una macchina nuova, ma non abbiamo soldi per comprarla.
– Ho messo tutti i libri nello scaffale.

PS.: per motivi fonetici e stilistici, si può usare “vi” al posto di “ci”:

Claudia è a casa? Sì, c‘è/v‘è.

Ci sono/vi sono molti tipi di pasta in Italia

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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