L’ortografia della lingua italiana: -CE e -CIE

ortografia italiano

Ciao a tutti!

Oggi studieremo ce e cie, il cui uso, come vedremo, segue una regola abbastanza fissa, anche se ci sono delle eccezioni.

A) Si usa ce:

– in sillaba finale, nei plurali dei nomi e degli aggettivi in –cia, se la c è preceduta da una consonante: freccia – frecce, arancia – arance, bocciabocce.

Arance

B) Si usa cie:

– in sillaba finale, nei plurali dei nomi e degli aggettivi in –cia, se la c è preceduta da una vocale: camicia – camicie, valigia – valigie, socia – socie.

C) In sillaba finale, nei plurali dei nomi in –cìa (con la ì accentata): farmacia – farmacie.

camice ospedaliero
Camice ospedaliero

 

Comunque, quando ce e cie si trovano all’interno delle parole, non sempre è facile scriverle in modo corretto. In caso di dubbio, non esitate a consultare il dizionario! Le parole più diffuse sono: cielo, cieco, superficie, sufficiente, sufficienza, coscienza, specie, società, socievole, arciere, artificiere, crociera, braciere, paciere.

ATTENZIONE: ci sono delle parole che hanno il doppio plurale come camicia (pl. -cie o -ce), audacia (pl. -cie o -ce), ferocia (pl. -cie o -ce), ecc.
In alcuni casi, il mantenimento della i può essere utile per evitare qualsia tipo di confusione con il sostantivo càmice e con gli aggettivi audace e feroce. La libertà di scelta, come vedete, è ampia. Possiamo sempre affidare la compressione del senso al contesto al quale siamo inseriti.

Spunti tratti dal libro Datti una regola, di Rosetta Zordan.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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L’ortografia della lingua italiana – “li” e “gli”

 

ortografia italiano

Ciao a tutti!

Oggi studieremo le combinazioni “li” e “gli” che, a volte, confondono un po’ non solo gli stranieri ma anche gli italiani. Quindi fate attenzione alle regole per non sbagliare!

1) Si usa “li”:

a) all’inizio di parola: liana, lievito, lieto. Eccezione: l’articolo gli e i pronomi gli (= a lui), glielo, gliela, gliele, gliene;

b) quando la l è doppia: mollica, sollievo, allievo;

c) nelle parole in cui l’accento cade sulla i e nei loro derivati: malia (ammaliare), regalia, balia;

d) nelle parole che mantengono l’originaria grafia latina: milione, ciliegia, esilio, olio;

e) in tutti i nomi propri di persona: Virgilio, Aurelia, Emilio, Attilio. Eccezione: Guglielmo, Gigliola;

f) in alcuni nomi geografici di origine latina: Sicilia, Italia, Versilia.

2)  Si usa “gli” nei nomi geografici di origine straniera (Siviglia, Marsiglia) e in tutti gli altri casi: giglio, maglione, luglio, consiglio, famiglia.

La parola famigliare si può scrivere anche familiare.

Spunti tratti dal libro Datti una regola, di Rosetta Zordan.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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L’ortografia della lingua italiana: cqu, ccu, qqu

ortografia italiano

Ciao a tutti!

Chissà quante volte vi sarà capito di avere dei dubbi ortografici (italiani compresi!) nel momento di scrivere. Per scrivere correttamente le parole vi dovete attenere a delle regole molto precise, che trovate su tutti i libri di grammatica. In alcuni casi, bisogna fare leva sulle vostre conoscenze di base oppure adottare l’abitudine di consultare il dizionario ogni qualvolta sorgeranno dei dubbi.

Oggi studieremo le combinazioni cqu, ccu, qqu, la cui realizzazione fonetica è praticamente la stessa. Siete pronti?

a) Usiamo cqu:

  • nella parola acqua e in tutti i suoi derivati e composti – acquazzone, annacquare, acquedotto, acquerello, acquaio, acquolina , acquaragia, ecc);

  • nelle parole acquistare, acquisto, acquisire, acquirente, nacque, tacque, piacque, giacque e in poche altre.

b) Usiamo ccu quando subito dopo viene una consonante: accusa, accumulo, accurato, accucciato, ecc.

c) Usiamo qqu SOLO nella parola soqquadro.

(Libri consultati: Datti una regola, di Rosetta Zordan, e Parole e frasi, di Dardano e Trifone).

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. DUCI, Gianfranca e DI ROSA, Silvana – Grammatica pratica e scrittura. Petrini Editore, Borgaro (BO), 2009.
  5. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  6. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

L’ortografia della lingua italiana

ortografia italiano

Ciao a tutti!

Oggi comincerete lo stesso percorso ortografico che fanno gli studenti italiani, quando iniziano la scuola secondaria di primo grado. Dunque imparerete a scrivere correttamente le parole, evitando i famosi errori ortografici ai quali tutti noi siamo soggetti. Siete pronti?

Sapete che cos’è l’ortografia? Il vocabolo ‘ortografia’ viene dal latino orthograpia(m), che alla sua volta deriva dal greco ‘ὀρϑογραϕία’ (orthós ‘corretto’ e graphía ‘grafia’). L’ortografia della lingua italiana è l’insieme delle convenzioni che governano la scrittura per quanto riguarda i grafemi, cioè le lettere che usiamo per scrivere le parole, e i segni paragrafematici (accenti grafici, apostrofi, l’uso della lettera maiuscola e la divisione sillabica) .

Adesso vi chiedo di fare una piccola verifica, va bene? Potete scaricarla direttamente in formato doc cliccando qui verifica di ortografia! Le riposte degli esercizi le troverete in fondo alla pagina.

1) Nelle seguenti coppie indica la parola ortograficamente corretta:

  1. pasticceria/pasticcieria
  2. sbadilio/sbadiglio
  3. frange/frangie
  4. temporale/tenporale
  5. coscenza/coscienza
  6. acquedotto/ aquedotto
  7. gniente/niente
  8. acuto/aquto
  9. celeste/cieleste
  10. ragiogniere/ ragioniere
  11. disciesa/discesa
  12. igiene/igene
  13. oqqupare/occupare
  14. imbucare/inbucare
  15. sognare/sogniare
  16. miliardo/ migliardo
  17. socquadro/soqquadro
  18. abilità/abbilità
  19. proffressore/professore
  20. abbraccio/abraccio
  21. familia/famiglia
  22. rispettabile/ rispettabbile
  23. equilibrio/ecuilibrio
  24. emergienza/emergenza

2) Nella seguente barzelletta sono stati inseriti 5 errori nell’uso della lettera h. Individuali e correggili:

Lucia chiede a Maria: “Quanti anni ai?”
“Ne o ventidue” risponde Maria.
“Ho! Che strano!” esclama Lucia “anche l’altro hanno al mare mi dicesti che ne avevi ventidue, ho sbaglio?”
E Maria: “Mia cara, io non sono una di quelle che oggi dicono una cosa e domani un’altra!”

(Proposta di esercizi tratta dal libro Datti una regola, Fabbri editore)

Fatemi sapere come è andata questa piccola verifica e se avete commesso troppi errori. Ogni qualvolta che avrete dei dubbi ortografici, consultate un buon vocabolario.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Cos’è l’apostrofo e a che cosa serve?

apostrofo

Ciao a tutti!

Alzi la mano chi non ha mai avuto problemi al momento di usare l’apostrofo (italiani compresi)! Cos’è l’apostrofo e quando lo dobbiamo usare?

Nell’ortografia italiana, l’apostrofo () viene usato quando occorre l’elisione (dal lat. elidĕre, comp. di ĕx- ‘via da’ e edĕre ‘danneggiare’.), cioè, la caduta della vocale atona finale di una parola di fronte alla vocale iniziale della parola successiva. L’elisione è normale con gli articoli una, lo, la, con gli aggettivi (adoperati al singolare) quello e bello: la artel’arte, una ape – un’ape, sullo usciosull’uscio, nello internonell’interno, quello uomoquell’uomo, bello uccellobell’uccello, ecc.

Da questo punto, credo che sia interessante ripassare l’uso dell’apostrofo dopo l’articolo indeterminativo. Quindi fate attenzione!

Un va adoperato davanti ai nomi maschili che cominciano per consonante, tranne s impura, z, x e i gruppi pn, ps, i digrammi gn, sc, con uso corrispondente a quello dell’articolo determinativo il: un libro, un giocatolo, un liquore, un elmo, ecc.

Uno va adoperato davanti ai nomi maschili che cominciano per s impura, z, x, i gruppi pn, ps, i digrammi gn, sc e la semiconsonante i, con uso correspondente a quello dell’articolo determinativo lo: uno scivolo, uno xilofono, uno pneumatico, uno psicologo, uno gnomo, uno schiavo.

Una (un’) va adoperato davanti ai nomi femminili, elidendosi in un’ davanti a vocale (ma non davanti a i semiconsonante), con uso analogo a quello dell’articolo determinativo la: una casa, una donna, una favola, una iena, ma un’amica, un’isola, un’arena.

ATTENZIONE!

UN senza l'apostrofo si usa davanti a parola maschile che comincia per vocale:

un uomo, un anno, un uccello.

UN' con l'apostrofo si usa davanti a parola femminile che comincia per vocale:

un'amica, un'idea, un'aiuola.

L’apostrofo viene usato anche per indicare alcuni casi di trocamento nella seconda persona dell’imperativo dei verbi dare, dire, fare, stare, andare (dai – da’, dici -di’, fai -fa’, stai -sta’).

ATTENZIONE!

un uomo e NON un’uomo

nessun altro e NON nessun’altro

alcun amico e NON alcun’amico

buon appetito e NON buon’appetito

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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