Come si salutano gli italiani?

Esistono tanti modi per salutarsi in Italia, dai più formali ai più informali; i loro usi dipendono dall’età e dal livello di confidenza che abbiamo con i nostri interlocutori.


In Italia, le persone si salutano con un gesto, con una stretta di mano (ovviamente, prima della pandemia) oppure con un bel sorriso. Gli italiani sono conosciuti in tutto il mondo per la gestualità e l’espressività corporea: hanno, infatti, una particolare attitudine nel parlare con le mani. Il saluto, inoltre, cambia a seconda dell’interlocutore, del momento della giornata e delle circostanze. Come vedremo, non ci sono regole fisse nell’utilizzo dei saluti, considerando che esistono delle varianti regionali e anche personali che li determinano.

La forma di saluto e di augurio standard (formale e informale) che si usa in Italia durante la mattinata, quando incontriamo o ci congediamo da qualcuno, è “buongiorno”, ma possiamo anche dire “buondì” o “dì”, anche se li dovremmo usare con persone con le quali abbiamo almeno un po’ di confidenza. Tuttavia, esiste il più informale “ciao”, che non può essere usato in tutte le situazioni, poiché è un modo assai confidenziale di salutare, sia quando arriviamo sia quando andiamo via. Possiamo dire “ciao” soltanto agli amici e ai nostri familiari ed è un saluto che va bene sempre, sia di mattina, pomeriggio, sera o notte. Ma la lingua italiana ci dà anche altre possibilità per congedarsi in modo informale! Esistono, per esempio: “a presto!”, “a domani!”, “alla prossima!”, “ci vediamo!”, “a risentirci!”.

Il saluto, inoltre, cambia a seconda dell’interlocutore, del momento della giornata e delle circostanze.

Quando siamo incerti su quale registro usare (cioè formale o informale) possiamo rincorrere al saluto neutro “salve” (dal latino salvus), che un tempo era usato dalla gente come augurio di buona salute. La buona notizia è che lo possiamo usare in tutti momenti della giornata per salutare tutte le persone che incontriamo.

Il periodo che va dal mezzogiorno al tramonto del sole è chiamato “pomeriggio”, dall’una alle cinque circa. Quindi, durante queste ore del giorno diciamo “buon pomeriggio”, che, tuttavia, è una forma saluto ormai rara, quasi esclusivamente usata in televisione e nella letteratura.

É difficile stabilire il momento della giornata in cui si passa dal “buongiorno” al “buonasera”, poiché la percezione del tempo varia molto da persona a persona e da una regione all’altra: in Toscana, per esempio, la gente si saluta con “buonasera” già dal primo pomeriggio. In Sardegna, invece, la gente si saluta con “buonasera” subito dopo il pranzo, a prescindere dall’ora in cui ha finito di mangiare! Per l’ultima parte della giornata l’italiano ci offre due possibilità: “buonasera” e “buonanotte” – saluti considerati leggermente più formali, ma che possono essere usati anche in situazioni informali. Non sono rare le volte in cui sentiamo una forma mista del tipo “Ciao, buongiorno!” o “Ciao, buonasera!”, che stabilisce, fin dai primi momenti, un tono informale. Tuttavia, “buonanotte” si utilizza esclusivamente per augurare un sereno riposo all’interlocutore oppure se noi stessi intendiamo andare a dormire, congedandoci dalla persona con cui stiamo parlando. Se decidiamo di continuare la serata da qualche altra parte, possiamo anche dire “buona serata”, “buona nottata” o “buon proseguimento.

Ciò nonostante, le formule di congedo mediamente più utilizzate dagli italiani sono “buona giornata” e “buona serata”. A quanto pare, sono espressioni che assumono un’importanza maggiore dei più comuni “giorno” e “sera”, perché coinvolgono non una porzione del tempo, ma tutto l’arco della giornata, cioè le 24 ore, compresi lavoro, vita personale, divertimento ecc.

Non sono rare le volte in cui sentiamo una forma mista del tipo “Ciao, buongiorno!” o “Ciao, buonasera!”, che stabilisce, fin dai primi momenti, un tono informale.

Un’altra espressione di saluto (formale e informale) molto usata tra persone che si separano con la certezza o la speranza di rivedersi è, appunto, “arrivederci”. Il termine “arrivederci” ha un’aria formale, poiché non lo usiamo mai quando ci congediamo da un amico o familiare. Quando ci rivolgiamo a una persona con la quale non abbiamo confidenza oppure che ha una certa età, usiamo la forma più cortese “arrivederla”, adoperata sia per la donna sia per l’uomo.

L’interiezione “addio” è una forma di saluto un po’ in disuso ed è utilizzata nell’italiano standard come saluto enfatico, quando ci separiamo da qualcuno in modo definitivo. In toscana “addio” é usato dalle persone più anziane con il senso di “arrivederci”.

Arrivederci e alla prossima!

Claudia V. Lopes


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Pubblicato da Affresco della Lingua Italiana

Cláudia Valéria Lopes è nata a Rio de Janeiro, Brasile. Nel 2001 si laureò in Lingue straniere (portoghese e italiano) presso l’UFRJ – Universidade Federal do Rio de Janeiro. È traduttrice e insegnante di portoghese e italiano. Ha vissuto in Italia per sette anni, periodo in cui ha potuto approfondire le sue conoscenze della lingua italiana e dare continuità ai suoi studi. Ha lavorato per due anni come lettrice di lingua portoghese (norma brasiliana ed europea) presso l’Università degli Studi di Bari. Dal 2009 vive in Svizzera, dove lavora nel campo dell’e-learning, traduttrice (le sue lingue di lavoro sono: portoghese, italiano, inglese e tedesco) e insegnante di portoghese e italiano. Claudia è fondatrice, amministratrice e redattrice del Blog, della pagina Facebook di Affresco della Lingua Italiana e del canale Youtube. Attualmente segue un Master in Didattica della Lingua Italiana come Lingua Seconda/L2 (E-Campus)

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